New Gate alla Hope University, del Centro Ave Arte
Oggi a “Hope Park”, a Liverpool, al posto delle alte mura che storicamente separavano i due college della Hope University, sorge il “New gate”, un portale architettonico che collega le due strutture universitarie, l’una cattolica e l’altra anglicana che danno vita alla prima e unica università ecumenica d’Europa. L’opera, inaugurata il 28 settembre scorso, è stata realizzata a Loppiano, presso gli studi del Centro Ave Arte dove lavorano sette artiste che puntano ad esprimere nelle loro opere gli ideali di unità e fratellanza che hanno ispirato Chiara Lubich. Il sodalizio con lo studio d’arte è nato in occasione di una visita del prof. Pillay, Vice-Cancelliere e Rettore, presso il Centro internazionale di Loppiano, per una conferenza tenuta all’Istituto Universitario Sophia. Nel corso dell’inaugurazione il Vice-Cancelliere ha spiegato che il portale s’ispira nella struttura e nei tratti pittorici alla tradizione dei popoli australi, e precisamente i Maori presso i quali un “Waharoa”, un cancello aperto diventa simbolo del villaggio e segno di accoglienza nella comunità di ospiti e visitatori. “Allo stesso modo – ha continuato il professore – questo nuovo portale segna l’ingresso per studenti e docenti nella ‘community life’ della Hope University, finalizzata – secondo gli orientamenti formativi del card. John Henry Newman – ad una formazione culturale e umana globale, capace cioè ‘di cogliere il valore della propria disciplina entro il contesto di tutte le altre”. La dott.ssa Nunzia Bertali del Consolato italiano, inaugurando ufficialmente il ‘New Gate’ con il taglio del nastro, ha espresso gioia e soddisfazione per il contributo artistico offerto ad un’istituzione prestigiosa come la Hope University: “Non posso che essere orgogliosa di questo legame tra l’Inghilterra e l’Italia, una fantastica idea e una grande opportunità per collegare i due paesi”. Guarda il Video Il “New Gate”: ispirazione e forma a servizio dell’unità. Erika Ivacson, scultrice del Centro Ave Arte, spiega così il significato del portale bianco: “Vuol essere un arco, un ponte che nasce dall’incontro tra due elementi simili ma distinti. Nel linguaggio scultoreo le due forme distinte hanno raggiunto una armonia e un’unitarietà pur nella diversità. Attraversando il “New Gate” chiunque dovrebbe trovarsi coinvolto in un’esperienza totalizzante che rimanda a qualcosa di più grande e indica un’appartenenza, un’identità. I testi biblici inseriti all’interno della scultura ne confermano il messaggio. E, come è scritto nella targa apposta accanto alla scultura: ‘L’atto stesso di attraversare ogni giorno questa porta, diventa una affermazione vivente della fondazione ecumenica dell’università'”.
L’arte per gli altri: “Oltre la fatica”
«Evitando la tentazione romantica e sentimentale – spiega Manuel Fanni Canelles, regista video, formatore teatrale e produttore
indipendente italiano –, “Oltre la fatica” è un documentario che non provoca, non mira a stupire nell’immediato, ma affonda le proprie radici nella fatica del gesto ripetuto; stabilendo un colloquio con la vita e il suo continuo allenamento; come una ricerca estetica radicata nelle pieghe dell’umano. In questo senso le camere si immergono nello spazio insieme ai danzatori, sentendosi parte della loro danza; nell’ascolto dei movimenti, dei gesti, dei suoni, degli sguardi; un lavoro di seria e rigorosa contemplazione». Il breve documentario è stato pensato e meditato insieme a Liliana Cosi, nota ballerina nata a Milano, fondatrice dell’Associazione Balletto Classico con sede a Reggio Emilia.
«Si tratta di un documentario sulla fatica, sull’allenamento, sulla dedizione, sull’attimo presente – sottolinea Canelles –. In sintesi: un film sulla vita. Per questo abbiamo deciso di intitolarlo “Oltre la fatica”». Liliana Cosi, nel presentarlo, evidenza «Quanto costa far sognare la gente…, ci vogliono anni e anni di lavoro… perché chi danza lo fa per gli altri». «Nel mio mestiere – continua il regista –, i progetti nascono in tanti modi e spesso si è immersi nel vortice delle tante “cose da fare”, tutta la produzione procede di corsa. Il tempo passa e il progetto si conclude, ma in fondo al cuore a volte rimane un vuoto. Ed è proprio da questo vuoto che parte il nostro progetto, nato dal bisogno di dilatare i tempi e dialogare con il silenzio». Manuel Canelles ricorda quando ha conosciuto Liliana Cosi ad un incontro sulla “Spiritualità dell’unità nell’arte”, promosso nell’ambito di “Clartè, artisti in dialogo”, legato al Movimento dei Focolari. «È il febbraio 2013 – racconta – quando è venuta l’idea di far incontrare danza e cinema tramite un documentario girato tra i ballerini; poi l’idea è cresciuta nel silenzio, lentamente. Come l’amore quello vero, che ha bisogno di crescere lentamente, in un allenamento continuo, andando oltre la fatica».
Ora il documentario è pronto, e per sostenere le spese hanno optato per un sistema di donazioni raccolte su Internet. «Forse l’esperienza dell’unità si costruisce anche attraverso l’arte – conclude il Canelles – e quale mezzo migliore che rendere concreto questo progetto attraverso il contributo di tanti?». Vedere il film Per contribuire alle spese di produzione (altro…)

