Movimento dei Focolari
Ave Cerquetti: fare della bellezza una via verso Dio

Ave Cerquetti: fare della bellezza una via verso Dio

Si è spenta il 3 luglio 2026 a Padova (Italia), all’età di 95 anni, Silvana “Ave” Cerquetti, artista, scultrice e figura di rilievo del Movimento dei Focolari. Nata a Roma il 9 agosto 1930, ha dedicato la sua intera esistenza alla ricerca del bello come via verso Dio, lasciando un’impronta profonda.

Fin dall’infanzia, trascorsa tra Roma e Montefalco (Umbria- Italia) durante gli anni difficili della guerra, Ave mostrò una sensibilità straordinaria verso il creato. Proprio nel borgo umbro avvenne il primo incontro con l’arte: per ore osservava il lavoro di un vasaio, fino a intuire che quella stessa creta poteva diventare strumento per dare forma al mondo che portava dentro di sé. Con il sostegno della madre realizzò un grande presepe che attirò l’attenzione dell’intero paese, anticipando una vocazione destinata a svilupparsi negli anni successivi.

Dopo gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diplomò in scultura nel 1953, si impose ben presto come una delle giovani promesse dell’arte italiana. Già nel 1952 una sua opera era stata selezionata per rappresentare gli studenti dell’Accademia alla Biennale di Venezia. Ma il successo professionale non bastava a colmare la sua ricerca interiore.

L’episodio che avrebbe segnato definitivamente il suo cammino avvenne durante una visita a una mostra di Georges Rouault a Palazzo Venezia. Davanti a un volto di Cristo dipinto dall’artista francese, Ave visse un’esperienza che lei stessa descrisse come folgorante: comprese che l’arte poteva diventare uno strumento per comunicare Dio agli uomini. Da quel momento nacque la convinzione che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita: “Farò arte sacra”.

Negli anni successivi si dedicò soprattutto alla ritrattistica, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti nell’ambiente artistico romano e una posizione di riguardo nelle esposizioni in via Margutta, la strada degli artisti romani. Chi osservava le sue opere ne sottolineava la capacità di cogliere l’interiorità delle persone. Per Ave, infatti, ogni volto meritava un rispetto quasi sacrale, perché riflesso dell’opera creatrice di Dio.

Una tappa decisiva arrivò nel 1955, durante un soggiorno a Sassari (Sardegna- Italia) in un momento di grande ricerca interiore. Qui conobbe il Movimento dei Focolari tramite una visita al focolare della città che descrisse come il ritrovamento di quell’armonia e di quella bellezza che aveva sempre cercato. Ad accoglierla festosamente Marisa Cerini e Caterina Ruggiu. Ave racconta: “Eravamo ancora nel piccolo ingresso ed ebbi subito la sensazione straordinaria di entrare in quell’unità, armonia e bellezza della creazione che più volte avevo contemplato, e mi dissi tra me: Qui è Dio, qui è la Chiesa!” È l’episodio culminante della sua ricerca di un ritorno nella chiesa cattolica, dato che tutta la sua famiglia aveva ad un certo punto aderito alla chiesa Valdese. È per questo che Ave porterà per sempre un amore speciale per l’ecumenismo, non dimenticando mai un giorno di pregare per l’unità delle Chiese.

Tra il 1958 e il 1960 visse un’intensa esperienza in America Latina. Invitata a San Salvador per uno scambio culturale, si affermò rapidamente. Ave insegnò scultura all’Accademia di Belle Arti, ricevendo vari riconoscimenti, partecipò alla nascita della prima galleria permanente di arte contemporanea del Paese e realizzò opere di grande rilievo, tra cui una monumentale statua di Sant’Ignazio. Il successo professionale fu notevole, ma ancora più significativa fu la maturazione della sua vocazione. L’impegno cristiano continuò a guidare ogni sua scelta e durante il viaggio di ritorno in Italia, sostando presso i santuari di Guadalupe, Lourdes e Montserrat, maturò la decisione di consacrare totalmente la propria vita a Dio nel focolare, avventura che ebbe inizio nel maggio del 1961.

Accogliendo l’invito di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, a non abbandonare l’arte e la scultura ma a metterla pienamente al servizio di Dio, sentì dentro sé il desiderio di non creare più da sola ma di lavorare in comunione con altre artiste che condividevano lo stesso cammino spirituale.  E fu così che insieme a Tecla Rantucci, scultrice, e Marika Tassi, pittrice, diede vita al Centro Ave, il primo atelier, così battezzato dalla Lubich perché ogni opera potesse essere vissuta come un dono a Maria. Fu in quel momento che Silvana prese il nome di Ave, nella vita e nell’arte. L’atelier nacque dapprima in un semplice garage romano, successivamente si trasferì a Grottaferrata, cittadina poco distante dalla capitale, e poi a Loppiano (Firenze).

Sotto la sua guida il Centro Ave divenne negli anni un importante laboratorio internazionale di arte sacra. Nacquero opere entrate nell’immaginario di molti ambienti ecclesiali, come la Bella Accoglienza, la Madonna del Buon Cammino, la Madonna della Neve e numerose rappresentazioni di Cristo e della Vergine diffuse in tutto il mondo. Parallelamente si svilupparono studi di progettazione architettonica e liturgica che portarono alla realizzazione di chiese, complessi parrocchiali e importanti interventi di riqualificazione ecclesiale.

Al Centro Ave venne riconosciuto un riferimento stilistico chiaro dalla critica e nella chiesa, dove l’architettura abbraccia la scultura e si lascia avvolgere dalla luce colorata delle vetrate, in un perfetto equilibrio tra le arti. E Ave era sempre la prima e instancabile custode di questa esperienza di unità che partiva dall’impegno di ciascuna a lasciar vivere il Maestro, Dio, tra loro a partire proprio da questa dimensione comunitaria.

“Sazia questa sete di bellezza che il mondo sente – affermò Chiara Lubich nel 1961 riferendosi a questa realtà- manda grandi artisti, ma plasma con loro grandi anime che, con il loro splendore, possano guidare gli uomini verso il più bello dei figli degli uomini: Gesù!”.

Questa visione trovò una delle sue espressioni più alte nel Santuario Maria Theotokos di Loppiano dove si ritrova il suo speciale contributo, considerato da lei stessa il coronamento di una vita artistica e spirituale. Anche negli ultimi giorni di vita, raccontano le persone che le sono state accanto, il solo sentirne pronunciare il nome illuminava il suo volto.

Accanto alla creatività, le tante persone che nel corso degli anni hanno lavorato con lei, ricordano soprattutto la sua capacità di valorizzare gli altri. Ave sapeva riconoscere il bene nascosto nelle persone e incoraggiarlo a crescere. Per molte generazioni di artisti fu maestra non solo di tecnica, ma soprattutto di sguardo: uno sguardo capace di vedere la bellezza anche nelle realtà più semplici e quotidiane.

Nel 1999 contribuì inoltre, insieme a Michel Pochet e Liliana Cosi, alla nascita della Commissione Centrale dell’Inondazione dell’Arte, un’espressione bellissima coniata da Chiara Lubich per descrivere l’impatto della spiritualità dell’unità anche sulla cultura artistica contemporanea, iniziativa oggi estesa in una rete mondiale di artisti itinerante e viva.

Ave Cerquetti, con la sua scomparsa,  lascia un’eredità viva fatta di opere, comunità artistiche e relazioni umane. Una vita interamente spesa per tradurre nel linguaggio della materia, della forma e della luce quella Parola del Vangelo divenuta suo programma di vita: “Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.” (1Gv 4,7).

A cura della redazione

Foto © Centro Ave/Archivio Loppiano

Per una politica di fraternità

Per una politica di fraternità

“Vi esorto a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini… Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo”.

© Vatican Media

Con queste parole, Papa Leone non ha semplicemente incoraggiato cento giovani leader politici riuniti a Roma: ha “riconosciuto” la loro missione. Ha visto in loro ciò che troppo spesso la politica tradizionale fatica a vedere: che il futuro nascerà da processi inclusivi, non da contrapposizioni; da comunità vive, non da strutture rigide; da una fratellanza che non è sentimento ingenuo, ma categoria politica concreta.

Il 31 gennaio scorso erano in cento, all’udienza, di 36 Paesi; a Roma per la settimana conclusiva del primo anno della scuola politica pluriennale “One Humanity, One Planet”. Sette giorni che hanno confermato in loro che la fraternità non è un ideale: è già metodo, stile, pratica quotidiana. Provenivano da un percorso di lavoro online in 16 comunità di apprendimento, si sono ritrovati per un hackathon politico – letteralmente una maratona creativa e collaborativa – dedicato a ciò che oggi ferisce di più il tessuto sociale globale: corruzione, disuguaglianze, violenza diffusa, transizione digitale senza etica, emergenza ecologica, partecipazione civica in declino. Il programma, promosso dal Movimento Politico per l’Unità e dall’ONG New Humanity con la Pontificia Commissione per l’America Latina, punta a restituire ai giovani un ruolo attivo nei processi decisionali, dal locale al globale.

Il Santo Padre ha offerto una visione tanto esigente quanto liberante. Ha chiesto ai giovani di guardare il mondo attraverso la lente dell’ascolto e della collaborazione tra culture e fedi diverse; di cercare la pace non come concetto astratto, ma come scelta quotidiana nei luoghi dove vivono, studiano e lavorano; di costruire politiche capaci di coinvolgere tutti i cittadini, uomini e donne, nelle istituzioni. Ha ricordato che la pace è dono, alleanza e promessa insieme, e che nessuna società potrà dirsi giusta se continua a escludere i deboli, ignorare i poveri, restare indifferente ai profughi e alle vittime della violenza.

Alcuni degli interventi durante l’Hackathon – © Agenzia WARFREESERVICE (3)

La presidente dei Focolari, Margaret Karram, incontrandoli, ha parlato loro di una cultura politica nuova, fondata sulla fraternità, sulla scia di quanto aveva detto Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. Li ha incoraggiati a “vivere” una leadership che metta al centro il noi, che genera fiducia, che cerca convergenza nella diversità. Non un metodo per pochi, ma un approccio esportabile ovunque: nelle istituzioni, nei partiti, nei movimenti sociali, nella società civile.

Le testimonianze dei partecipanti lo confermano con forza. Cristian, dall’Argentina, racconta: “E’ la esperienza di fraternità universale più importante della mia vita… ognuno, con la sua lingua, le sue danze e il suo carisma ha creato la sinfonia di una armonia globale”. Per Joanna, polacca residente in Italia, l’esperienza è stata “uno stimolo all’impegno concreto”, alimentato da laboratori, buone pratiche e incontri con parlamentari italiani e coreani. Zé Gustavo, dal Brasile, parla di una “esperienza intensa e provocatoria”, capace di riaccendere una speranza adulta, lucida, nata non dall’ingenuità ma dalle cicatrici della politica vissuta. E Uziel, dal Messico, riassume tutto in una frase semplice e vera: “Questa è la vera globalità”.

I giovani partecipanti in diversi momenti – © Agenzia WARFREESERVICE (3)

Ora la scuola entra nella sua seconda fase, coinvolgendo 600 giovani dei cinque continenti per continuare a condividere visioni, strumenti e azioni di impatto reale.

Roma, per una settimana, è stata un laboratorio vivo di ciò che la politica potrebbe tornare a essere: un luogo generativo. Una palestra di fraternità. Uno spazio in cui le differenze smettono di essere muri e diventano la materia prima del futuro. Una testimonianza, concreta e credibile, che un’altra politica non solo è possibile, ma è già cominciata.

Stefania Tanesini

Foto di copertina: © Joaquín Masera – CSC Audiovisivi

“One humanity, one planet: synodal leadership”

“One humanity, one planet: synodal leadership”

Si terrà dal 26 gennaio al 1° febbraio 2026 la settimana residenziale conclusiva del programma biennale di formazione all’azione politica promosso da New Humanity ONG del Movimento dei Focolari in collaborazione con la Pontificia Commissione per l’America Latina.

L’evento, con la metodologia dell’Hackathon, vedrà la partecipazione di 100 giovani leader dei cinque continenti, impegnati nei propri Paesi in ambito politico e sociale, di diverse culture e convinzioni politiche. Dopo mesi di intenso lavoro online, i giovani si ritroveranno a Roma in presenza per tradurre il percorso di apprendimento, che hanno condiviso da remoto, in proposte di incidenza politica: la sfida che dovranno affrontare è quella di ideare processi e strumenti idonei ad affrontare i punti di crisi che emergono nell’esercizio del potere politico, nelle relazioni e nelle istituzioni politiche.

Si darà grande attenzione alla dimensione partecipativa delle policies, fino a definire piste condivise che saranno valutate e presentate nella serata aperta al pubblico, a giovani e politici interessati.

“Oggi ci troviamo di fronte a problemi gravissimi – spiega Javier Baquero, giovane politico colombiano, presidente Movimento politico per l’unità/Mppu internazionale -. Ciò che va coltivata è una cultura politica che guardi all’umanità che è una e al pianeta come casa comune. A nostro parere, c’è un diverso paradigma che dobbiamo esplorare e sperimentare insieme, imparando a comporre le nostre diverse visioni a partire da alcuni valori universali”.

“Una risposta alta alle domande dei nostri popoli non potrà venire solo dalla riforma delle formule istituzionali o da un trattamento manageriale, che spesso appare vuoto di contenuti democratici” – conferma Argia Albanese, presidente Mppu Italia. “Il nostro punto di partenza resta il legame sociale e comunitario, la fraternità e la sororità universale”.

La settimana conclude la formazione interdisciplinare – centrata su ecologia integrale, economia civile, governance collaborativa e comunicazione generativa – che ha preso avvio nel maggio 2025 con il supporto di esperti qualificati provenienti da varie istituzioni accademiche: Rotterdam School of Management/Netherlands, Universidade de Coimbra/Portogallo, Universidad Nacional de La Plata/Argentina, Georgetown University/Washington DC, University of the Philippines, Universidade de Ribeirão Preto/Brasile, Escuela Superior de Administración Pública Bogotá/Colombia, University of Dschang/Cameroon, Istituto Universitario Sophia/Italia.

Questa la struttura principale della settimana romana:

  • Due giornate di Hackathon, in cui i giovani, suddivisi in gruppi linguistici, dovranno trovare soluzioni a problemi collettivi assegnati.
  • Dialoghi con esperti e decisori politici per connettere la riflessione e le proposte in un ampio quadro internazionale.
  • Un meeting pubblico per presentare i lavori dell’Hackathon e conoscere l’esperienza di politici impegnati a vari livelli e di diverse ispirazioni.
  • Visite e attività laboratoriali nella capitale presso centri di ricerca e di impegno sociale (a favore dei migranti, per i diritti delle donne, la giustizia climatica, il lavoro, sul tema degli armamenti…)
  • Workshop per impostare la rete globale del II anno e la sua governance.

Sabato 31 gennaio è già in calendario l’attesa udienza con papa Leone XIV in San Pietro. Vi parteciperanno anche i rappresentanti dei Centri Mppu che verranno a Roma per l’occasione e avranno modo di valutare con i giovani gli esiti dell’esperienza e programmare le nuove tappe.

Che cos’è un Hackathon dedicato alla ricerca di soluzioni politiche

E’ un laboratorio intensivo in cui è possibile lavorare per trovare soluzioni a problemi collettivi. L’idea viene dal mondo dell’innovazione digitale applicando alla sfera civica la logica del “fare insieme e rapidamente”.

Integrando competenze politiche, amministrative, economiche, comunicative, sociali, tecnologiche, si articola in fasi diverse: analisi dei problemi e dei bisogni, definizione delle priorità e degli attori, sviluppo di proposte operative e strumenti per l’azione pubblica.

Nella cornice dei temi approfonditi lungo l’anno, i partecipanti dovranno affrontare alcune sfide: ad esempio, corruzione, governance oligarchica, monopoli mediatici, polarizzazione, crisi della rappresentanza, astensionismo elettorale…

Nel tempo disponibile, con il sostegno dei coach, ogni gruppo passerà dalla diagnosi alla proposta, costruendo mappe dei problemi, analizzando dati disponibili, progettando idee implementabili. Al termine, i gruppi presenteranno le soluzioni raggiunte: prototipi di piani di intervento, iniziative politiche e progetti di impatto culturale, modelli partecipativi, strumenti e piani di comunicazione…

Il valore aggiunto non sta solo nelle idee elaborate, ma nel metodo, che mostra come le soluzioni ai problemi pubblici possano essere co-progettate con creatività e rigore, valorizzando e integrando prospettive diverse, nella ricerca di soluzioni efficaci per far crescere la qualità e le qualità di una politica al servizio dell’unità della famiglia umana.

A cura della Redazione

Foto: © William Fortunato – Pexels

Il nostro impegno per la pace

Il nostro impegno per la pace

Castel Gandolfo (Roma), 27 settembre 2025

A tutti gli appartenenti del Movimento dei Focolari nel mondo

Noi, dirigenti del Movimento dei Focolari, riuniti a Roma, in rappresentanza degli appartenenti al Movimento nei 140 Paesi in cui è presente, esprimiamo il nostro grande dolore per il continuo aggravarsi dei conflitti armati che stanno devastando il Medio Oriente e tante altre parti del mondo.

Manifestiamo la nostra convinta e concreta vicinanza alle persone, ai popoli che soffrono, condannando altresì ogni forma di violenza, ingiustizia, oppressione.

Consapevoli che la pace comincia dai nostri gesti quotidiani, vogliamo invitare tutti ad abbracciare e sottoscrivere con la propria vita i seguenti impegni:

•          essere “artigiani della pace”, disposti a superare ideologie e contrapposizioni;

•          promuovere e sostenere reti di solidarietà per fornire sostegno materiale, psicologico e spirituale alle vittime di tutte le guerre;

•          far sì che ogni nostra comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo e la comprensione reciproca, dove si pratica la giustizia e si costruisce il perdono;

•          favorire programmi educativi per infondere, soprattutto nelle nuove generazioni, la cultura di pace, l’inclusione e la non violenza;

•          incoraggiare ogni iniziativa locale e globale che genera l’incontro, il dialogo interreligioso e interculturale, fondamentali per la riconciliazione. 

Ci impegniamo affinché perdono, dialogo, fraternità non siano parole, ma diventino vie reali che aprono il futuro e impediscono alla violenza di avere l’ultima parola.

Salga da ogni angolo della terra una preghiera incessante e fiduciosa al Dio della pace, perché illumini i cuori di chi può agire per fermare ogni conflitto.

Scarica il PDF con la Dichiarazione e la Preghiera per la pace nel mondo