25 Nov 2019 | Ecumenismo
Un anniversario importante festeggiato con un incontro nella cittadella ecumenica di Ottmaring e suggellato con una cerimonia nel Municipio di Augsburg (Germania). Un rinnovato impegno ad essere ambasciatori di riconciliazione e segni di speranza nelle diverse Chiese e nella società.

Foto: © Ursula Haaf
Più di 300 membri della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) di 55 Movimenti e comunità da 25 Paesi si sono riuniti dal 7 al 9 novembre nella cittadella internazionale dei Focolari di Ottmaring e nella città di Augsburg in Germania. Un appuntamento che quest’anno ha ricordato anche i 20 anni di vita di “Insieme per l’Europa”. Era il 31 ottobre 1999, in occasione della solenne firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” avvenuta nella Chiesa di S. Anna ad Augsburg, quando un gruppo di responsabili di vari gruppi cristiani di diverse confessioni si riunì ad Ottmaring prendendo coscienza della responsabilità comune per una convivenza ecumenica in Europa. Dopo che i rappresentanti della Federazione mondiale luterana e della Chiesa cattolica avevano suggellato con un documento comune che le secolari condanne dottrinali non erano più valide, i rappresentanti dei carismi delle diverse confessioni decisero di conoscersi meglio e lavorare per conciliare le diversità nelle loro Chiese, nella società e in politica. Con questo impegno dettero vita a “Insieme per l’Europa”. Una piccola pianticella oggi diventata un’iniziativa europea, alla quale si sono aggiunte negli anni più di 300 comunità, movimenti e ministeri. “Così tanti Paesi come questa volta non sono mai stati rappresentati ai nostri incontri annuali – ha costatato uno dei rappresentanti del gruppo degli amici della rete di “Insieme per l’Europa “ presente quest’anno – e a 20 anni dalla sua nascita sono nati tanti rapporti profondi anche tra persone di nazioni diverse. I rappresentanti delle Chiese come e anche i politici apprezzano il nostro contributo”, 
Foto: © Ursula Haaf
Lo testimonia anche la grande stima che l’iniziativa di “Insieme per l’Europa” gode ormai ad Augsburg. La città ha infatti invitato i rappresentanti dell’Europa presenti all’incontro ad un ricevimento nella “Sala d’oro” del Municipio e il sindaco, Stefan Kiefer, ricevendoli ha sottolineato nel suo discorso i numerosi punti di contatto e gli obiettivi comuni che la rete ha con la città. In occasione del suo giubileo, la città aveva messo a disposizione per l’incontro il Municipio, esprimendo così apprezzamento e gratitudine. Allo stesso tempo, la presenza di autorità civili e religiose ha dimostrato che la rete svolge un’importante funzione di “ponte” nelle Chiese e nella società. “Dobbiamo diventare cittadini attivi, avere il coraggio di difendere i deboli, alzare la voce per la giustizia”, è stato l’invito del senatore ceco Pavel Fischer. La commovente conclusione con una preghiera ecumenica nella chiesa luterana di Sant’Anna e una processione di luci sul piazzale antistante alla chiesa, ha ricordato a molti le forze pacifiche che proprio lo stesso giorno 30 anni fa avevano portato alla caduta del muro di Berlino e ad una nuova era in un’Europa unita. Gerhard Proß, moderatore dell’iniziativa, ha visto un “filo d’oro” che lega questi eventi e una missione per il futuro: “In tempi di allontanamento e tendenze alla demarcazione vogliamo essere con “Insieme per l’Europa” un segno profetico per una convivenza e una collaborazione credibile in Europa”. https://www.together4europe.org/
Andrea Fleming
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24 Nov 2019 | Ecumenismo
“In un mondo diviso, uniti in Cristo” è il titolo dell’annuale incontro tenutosi dal 21 al 25 ottobre scorsi, che da trentotto anni raccoglie Vescovi di varie Chiese. Un appuntamento ecumenico che tanti hanno definito storico per la terra d’Irlanda. “È davvero profetico che Belfast abbia ospitato questo evento ecumenico internazionale con riflessioni di grande speranza, pur in mezzo a tanta divisione. Lo Spirito Santo soffia!”. È Darren O’Reilly, co-responsabile della comunità Koinonia che ha sede a Belfast, l’autore di questo tweet che ben riassume il cuore – ma anche l’eccezionalità – di quanto è successo dal 21 al 25 ottobre scorsi in Irlanda del Nord, in occasione del trentottesimo appuntamento dei Vescovi di diverse Chiese amici dei Focolari. Focus di questa edizione è stata la condivisione di riflessioni e testimonianze sulla sfida dell’unità in Cristo, in un mondo diviso come quello attuale.
Questi incontri, promossi dai Focolari, offrono ai Vescovi uno spazio di dialogo e di condivisione attorno alla spiritualità dell’unità. Per questa edizione i 30 Vescovi appartenenti a 18 Chiese, arrivati da 14 Paesi, si sono incontrati nelle città di Larne e Belfast, scegliendo come ogni anno, per il loro convegno annuale, un luogo simbolo. Quest’anno un luogo dove i Vescovi hanno potuto constatare il “peace process”, cioè l’impegno per la riconciliazione in una società divisa. I partecipanti hanno potuto conoscere la storia e l’attuale cammino ecumenico dell’Irlanda restando molto ammirati da rapporti costruttivi e con notevoli frutti. Il Vescovo anglicano Trevor Williams della Chiesa d’Irlanda, che ha offerto un apprezzato intervento sulla storia del cristianesimo in Irlanda, commentava: “È stato incoraggiante sentire la preoccupazione dei Vescovi per i nostri ‘affari incompiuti’ di costruzione della pace e la loro gioia di assistere a tante attività intraprese da cristiani di diverse tradizioni per sanare il divario”. Anche il Vescovo del luogo Noel Treanor di Down e Connor, ha dato un importante contributo per tracciare il panorama ecclesiale, sociale e politico. A Belfast i Vescovi hanno visitato luoghi significativi per la riconciliazione e la pace come il Centro metodista in Belfast Est dove li ha accolti il pastore Brian Anderson che è anche il Presidente del Consiglio delle Chiese d’Irlanda, ed hanno partecipato ai servizi liturgici nelle chiese presbiteriana, anglicana e cattolica. E nella Chiesa cattolica di San Patrizio, davanti ai fedeli, i Vescovi hanno dato testimonianza di come vivono il “Comandamento nuovo” di Gesù, rinnovando un “patto”, un solenne l’impegno ad amare la Chiesa altrui come la propria. Questo patto è, ogni volta, uno dei momenti più alti di questi appuntamenti.
Ma sarà il pomeriggio aperto del 23 ottobre nella sessione tenutasi a Larne a restare nel cuore di molti: un momento definito “storico”. Un pomeriggio che il Vescovo cattolico di Limerick, Brendan Leahy, ha così descritto: “E’ stata come l’esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus che hanno visto i loro cuori bruciare mentre Gesù tra loro spiegava e parlava con loro”. Vi hanno partecipato oltre un centinaio di persone da tutta l’Irlanda, da molte Chiese (Apostolica Armena, la Chiesa d’Irlanda (anglicana), Ortodossa (Patriarcato di Antiochia), Presbiteriana, Cattolica, Metodista, Moraviana, Luterana e Siro Ortodossa). Presenti il Presidente della Chiesa metodista in Irlanda e il rappresentante del Moderatore della Chiesa Presbiteriana in Irlanda, rappresentanti del Consiglio irlandese delle Chiese, del Comitato delle Chiese in Irlanda, del Consiglio delle Chiese di Dublino, oltre a diversi movimenti e gruppi. Questo appuntamento con la partecipazione di Vescovi di varie Chiese ha messo in luce i frutti del “dialogo della vita” che Chiara Lubich ha sempre incoraggiato a vivere: un dialogo fatto dal popolo che include anche i suoi pastori; un popolo unito in Cristo per l’amore vissuto da tutti. Un esempio è stata la testimonianza di vera amicizia in Cristo e di collaborazione dei due Arcivescovi di Armagh, Eamon Martin, cattolico e Richard Clarke, anglicano, entrambi primati di tutta l’Irlanda. Un “dialogo della vita” che, in Irlanda, si concretizza anche in impegno per le sfide e le ferite sociali e civili, come l’adesione ad “Embrace Northern Ireland” che si occupa di accoglienza ai rifugiati; l’organizzazione al “Four Corners Festival” (“Il Festival dei 4 angoli”) che sostiene l’incontro e l’amicizia oltre le barriere geografiche e settarie ancora presenti a Belfast; la partecipazione agli incontri del Consiglio delle Chiese di Dublino al quale collaborano 14 Chiese. Il pastore Ken Newell, già moderatore della Chiesa presbiteriana in Irlanda, ha descritto l’evento come una “nuova Pentecoste, in cui i cristiani di diverse Chiese di tutto il mondo erano uniti nello Spirito, dove si sentiva l’unità della Chiesa per il benessere del mondo”.
Stefania Tanesini
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18 Nov 2019 | Ecumenismo
Il contributo del Movimento dei Focolari al dialogo fra le Chiese cristiane. L’intervento di Maria Voce all’Angelicum, a Roma, a 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint “Tutto muove dalla scoperta che Dio è Amore”. Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, individua così il punto di partenza del percorso che ha portato alla progressiva intuizione e definizione della spiritualità dell’unità, che anima il Movimento fondato da Chiara Lubich.
Nel suo intervento all’Università San Tommaso d’Aquino, in Roma, nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicato ai 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint, la Presidente dei Focolari evidenzia il contributo che il carisma donato da Dio a Chiara Lubich, e la spiritualità di comunione che ne è scaturita, offrono al cammino di unità fra le Chiese cristiane. I cardini di questa spiritualità individuano i passi della strada che porta all’unità della famiglia umana. A realizzare la preghiera di Gesù sulla Croce «…che tutti siano uno», “che è divenuta lo scopo del Movimento dei Focolari”. La scoperta dell’Amore di Dio che è Padre suscita la consapevolezza che siamo tutti fratelli. E dunque, spiegava Chiara Lubich, «Amare Dio come figli significava amare i fratelli» . Deriva da ciò – afferma Maria Voce – un altro dei cardini della spiritualità dell’unità: l’amore al prossimo. Che nel concreto si muove seguendo le vie del Vangelo. «Il carisma dell’unità – cita la Lubich – Lo abbiamo percepito subito come […] luce per comprendere meglio il Vangelo, fonte d’amore e d’unità, e forza per viverlo con decisione». Presto ci si accorse – racconta – che il comandamento nuovo di Gesù, “…che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34), indicava la misura dell’amare. Quel “come” significava “dare la vita fino ad esser pronti a morire per l’altro”, come fece Cristo. Iniziarono così i primi focolarini a vivere nell’amore reciproco, stipulando fra loro quel patto di unità che costituisce “l’esordio del particolare stile di vita che lo Spirito Santo proponeva: uno stile comunitario”.
Mettendo in pratica l’amore vicendevole, Chiara e le sue compagne fecero l’esperienza della presenza di Gesù fra loro. La Presidente dei Focolari cita la Lubich: «Abbiamo avvertito nella nostra anima un balzo di qualità: una pace nuova […] Ci siamo rese conto di quanto stava accadendo, quando abbiamo letto nel Vangelo le parole: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). La vicendevole carità ci aveva unito […] Gesù presente sigillava fra noi l’unità». È da questa ricerca della presenza di Gesù – spiega Maria Voce – che nasce il nome con cui è conosciuto il Movimento dei Focolari: “Opera di Maria”, come espressione della tensione a farne un modello. Come Maria ha generato Cristo, così i focolari vivono cercando di generare fra loro e con gli altri la presenza di Gesù. Nel vivere la spiritualità dell’unità, presto ci si è resi conto che essa poteva trovare applicazione in vari contesti. “All’inizio degli anni ’60 – racconta – Chiara Lubich entra in contatto con fratelli e sorelle della Chiesa luterana, poi con anglicani, battisti, metodisti, ortodossi e membri delle Chiese orientali ortodosse, e si scopre che questa presenza di Gesù in mezzo può essere stabilita anche tra cristiani di Chiese diverse”. È la scoperta che avvierà percorsi di dialogo, sia a livello teologico che sul piano “della vita”, supportati dall’esperienza concreta di unità fra cristiani di Chiese diverse che all’interno del Movimento era già realtà. Non è raro, tuttavia, fare esperienza di una mancata unità. Una condizione che per i focolari è però l’occasione per “lavorare” a ricostruirla. E “la strada per realizzare l’unità – spiega Maria Voce lasciando la parola a Chiara Lubich – è Gesù Abbandonato” sulla Croce: «Poiché Gesù s’è ricoperto di tutti i nostri mali, noi possiamo scoprire dietro ad ogni dolore […] un suo volto, abbracciare Lui, in certo modo, in quelle sofferenze […] e dirgli il nostro sì come ha fatto Lui. […] ed Egli vivrà in noi, come Risorto». Più tardi – continua – Chiara scorgerà Gesù abbandonato anche nelle divisioni fra le Chiese cristiane: operare, anche qui, per sanare l’unità spezzata è «la principale opera del Movimento dei Focolari». In questa prospettiva, Maria Voce evidenzia infine il contributo che un’esperienza di unità fra teologi di varie Chiese “potrebbe offrire al dialogo ecumenico”: “Se i teologi si lasciano guidare dall’essere uno in Cristo” Gesù “faciliterà la comprensione dei diversi punti di vista teologici” e “la verità verrà riscoperta insieme”. Un ultimo passaggio è dedicato al carisma dell’unità come via di santità. Maria Voce ricorda che si è appena conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di Chiara Lubich, ora allo studio in Vaticano.
Claudia Di Lorenzi
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28 Giu 2019 | Ecumenismo
29/06/2019 Un gruppo di 60 persone di varie Chiese insieme per celebrare i 500 anni della Riforma in Svizzera. Un viaggio tra storia e memoria, un percorso di conoscenza e dialogo di vita per conoscere le radici della Chiesa riformata e le sue attuali sfide. “In questo fine settimana ho sperimentato che, attraverso la presenza di Gesù tra coloro che si amano, è sempre più possibile una ‘vita di pienezza’, sia nella Chiesa riformata che nella Chiesa cattolica. Voglio contribuire in modo completamente nuovo e più consapevole alla costruzione di ponti tra le due confessioni”. Con queste parole uno dei partecipanti sintetizza il senso delle tre giornate dedicate alla “Zurigo della Riforma” promosse nella città svizzera dal Movimento dei Focolari per conoscere le cause della Riforma in questa città,. Nel gennaio di 500 anni fa infatti, Huldrych Zwingli (1484-1531), allora ancora sacerdote cattolico, iniziò a predicare per la prima volta sul pulpito del Grossmünster interpretando il Vangelo di Matteo. Un momento considerato il primo segnale dell’inizio della Riforma a Zurigo. L’obiettivo di queste tre giornate era far incontrare persone di diverse confessioni e far loro conoscere la storia e le specifiche ricchezze della Chiesa riformata. Per amare la “Chiesa del prossimo come propria” (Chiara), bisogna prima conoscerla. Vi hanno partecipato 60 persone provenienti da Germania, Austria, Italia, Slovacchia e da varie parti della Svizzera.
Il primo evento ha avuto come cornice la semplicità della chiesa riformata di Baar, tutta centrata sulla Bibbia, sul fonte battesimale e sul pulpito. Il dialogo con il pastore locale ha permesso ai partecipanti una profonda comprensione della spiritualità riformata. Non ha nascosto le difficoltà della sua Chiesa, ma ha trasmesso la sua passione nel cercare orientamento e sostegno solo nella Parola di Dio, non in un’istituzione. Gli eventi successivi si sono svolti a Zurigo. Al Seminario Teologico, Dr. Gergely Csukás, assistente senior dell’Istituto svizzero di storia della Riforma, ha descritto la situazione sociale, politica e religiosa di Zurigo nel Medioevo, mettendo in evidenza le aspirazioni di Zwingli come riformatore e ne ha sottolineato l’attualità. “I cristiani riformati mi sono più vicini che mai. – diceva uno dei partecipanti – Attraverso la storia e tutto ciò che ci è stato comunicato, la bellezza, ma anche il dolore per quello che è successo, sono stato profondamente impressionato. Si tratta della vita di cristiani insieme. Voglio ricominciare e andare avanti”. E un altro: “Mai prima d’ora avevo ricevuto una spiegazione e una comprensione così chiara delle aspirazioni di Zwingli, che non hanno perso di attualità. Ho imparato ad apprezzare lui, i suoi primi compagni e i riformatori che hanno offerto la vita per il Vangelo”. Nonostante le previsioni meteorologiche sfavorevoli, è stato possibile camminare attraverso i luoghi nei quali ha lavorato il riformatore di Zurigo: dalla Grossmünster alla Wasserkirche, dal Lindenhof alla lapide che ricorda l’annegamento dei primi anabattisti nel fiume Limmat. E proprio del lavoro di riconciliazione con gli anabattisti e gli Amish negli Stati Uniti ha parlato il pastore Peter Dettwiler, mentre la pastoressa Catherine McMillan, ha offerto un quadro della Chiesa riformata oggi nel mondo. A conclusione una preghiera nella cripta del Grossmünster. “Quando, la prima sera, sono entrata nella sobria chiesa di Baar, sono rimasta scioccata – ha raccontato una delle partecipanti – Quello spazio non mi sembrava irradiasse nulla di solenne o sacro per me. Poi, nella cripta scura del Grossmünster, dove eravamo riuniti per la preghiera come sorelle e fratelli in Cristo, è stato come se una luce interiore illuminasse improvvisamente le grigie e le mura secolari. Ho sentito profonda gioia e riverenza”. L’ultimo giorno, la lettura di alcuni testi di San Nicola da Flue, patrono della Svizzera, e di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, hanno costituito la base spirituale per la celebrazione della Santa Cena. “L’essere il corpo comune di Cristo nella diversità – è stata la riflessione di uno dei presenti – era un’anticipazione dell’unità visibile della Chiesa. Era l’incontro con Cristo! Spero che nella convivenza della vita e nel dialogo teologico faremo ulteriori passi avanti l’uno verso l’altro”.
Stefania Tanesini
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21 Gen 2019 | Chiara Lubich
Oggi 22 gennaio il Movimento dei Focolari ricorda la nascita di Chiara Lubich avvenuta in questo giorno nel 1920. Una data che cade al cuore della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” (celebrata in Europa). Un’occasione per ricordare la Fondatrice dei Focolari e la sua passione per l’unità attraverso la “preghiera ecumenica” da lei pronunciata nel 1998 ad Augsburg (Germania). Se noi cristiani diamo uno sguardo alla nostra storia di 2000 anni ed in particolare a quella del secondo millennio, non possiamo non rimanere ancora addolorati nel costatare come essa è stata spesso un susseguirsi di incomprensioni, di liti, di lotte. Colpa certamente di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali…; ma anche del venir meno fra i cristiani di quell’elemento unificatore loro tipico: l’amore. (…) Ma, se Dio ci ama, noi non possiamo certo rimanere inerti di fronte a tanta divina benevolenza; da veri figli e figlie dobbiamo contraccambiare il suo amore anche come Chiesa. Ogni Chiesa nei secoli si è, in certo modo, pietrificata in se stessa per le ondate di indifferenza, di incomprensioni, se non di odio reciproco. Occorre perciò per ognuna un supplemento di amore. Amore, dunque, verso le altre Chiese e amore reciproco fra le Chiese, quell’amore che porta ad essere ognuna dono alle altre, poiché si può prevedere che nella Chiesa del futuro una ed una sola sarà la verità, ma espressa in maniere diverse, osservata da varie angolazioni, abbellita da molte interpretazioni. Amore reciproco però che è veramente evangelico, e quindi valido, se praticato nella misura voluta da Gesù: amatevi gli uni gli altri – egli ha detto -, come io vi ho amato. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri fratelli.” (cf Gv 15,13). (..) So, anche per esperienza, che, se noi tutti vivremo così, ci saranno frutti eccezionali, si avrà soprattutto un particolare effetto: vivendo assieme questi diversi aspetti del nostro cristianesimo avvertiremo di formare, sin d’ora, in certo modo, un solo popolo cristiano che potrà essere un lievito per la piena comunione tra le Chiese. Sarà quasi l’attuarsi di un altro dialogo, dopo quello della carità, quello teologico e della preghiera: un dialogo della vita, il dialogo del popolo di Dio. Dialogo più che urgente ed opportuno se è vero, come la storia insegna, che vi è poco di garantito in campo ecumenico, quando non vi è coinvolto il popolo. Dialogo che farà scoprire con maggior evidenza e valorizzare tutto il grande patrimonio già comune fra noi cristiani, costituito dal battesimo, dalla Sacra Scrittura, dai primi Concili, dai Padri della Chiesa, ecc. Attendiamo di vedere realizzarsi questo popolo, popolo che già qua e là nel mondo cristiano sta apparendo e che abbiamo fiducia che apparirà pure qui. (Chiara Lubich, Augsburg-Germania, 29 novembre 1998) Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)