19 Ott 2012 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo
“Una bella notizia”. Non potevano scegliere titolo più azzeccato gli organizzatori di un convegno internazionale svoltosi stamane in Campidoglio presso la sala della Protomoteca. Roma capitale, col suo sindaco, Gianni Alemanno, offre ai suoi cittadini una giornata di confronto e dialogo sulla nuova evangelizzazione. Ospiti alcuni padri sinodali presenti in città in queste settimane per partecipare ai lavori dell’assise indetta da Benedetto XVI proprio sulla nuova evangelizzazione e alcuni laici chiamati come uditori al Sinodo stesso: Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, Francesco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica e Chiara Amirante, fondatrice e presidente della Comunità Nuovi orizzonti.
In effetti non solo di una bella notizia si è trattato, ma di tante belle notizie. Chi pensava che il cristianesimo fosse una cosa noiosa ha sentito parlare qui di gioia; chi riteneva che l’evangelizzazione fosse l’imposizione di divieti di una religione del “non si può fare”, ha visto che il Vangelo vissuto porta con sè una forza trasformante; chi credeva che la religione fosse un fatto privato ha appreso che essere laici impegnati vuol dire cambiare la vita personale, ma incidere anche nella società. E se qualcuno pensava che il Sinodo fosse un appuntamento per addetti che si svolge tra le mura del Vaticano e lì finisce, oggi ha potuto sperimentare che il Sinodo è venuto in città. (…) Il tema della città e di Roma in quanto città emerge dunque fortemente. Questa Roma, che coi suoi soli monumenti, con le sue basiliche antiche racconta le radici millenarie del cristianesimo, ne testimonia da sé la bellezza anche a chi vi giunge da posti dove il Vangelo non è ancora conosciuto; ma occorre che tutto ciò non rimanga un «museo», come suggerisce padre Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa Vaticana, che si comprenda quanto «l’evangelizzazione che dà speranza, non sia un tema estraneo ad una grande città come Roma».
Un tema, questo, che torna anche nell’intervento di Maria Voce, la quale, oltre a raccontare come il Movimento dei focolari sia nato dal Vangelo e da esso tragga il senso profondo del suo operare nei più vari ambiti dell’agire umano ad ogni latitudine, ricorda che Chiara Lubich stessa, ricevendo nel gennaio del 2000 la cittadinanza onoraria di Roma, aveva dato impulso ad un’opera di evangelizzazione della città portata avanti dai membri romani dei Focolari, quella che viene chiamata Operazione Roma Amor. (Continua su Città Nuova online) Fonte: Città Nuova online 18-10-2012 (altro…)
18 Ott 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Movimento dei Focolari – presente nei cinque continenti in 194 Paesi, nei più diversi strati della popolazione, di ogni età, in ambienti religiosi o laici, spesso in zone di frontiera – insieme a tutta la Chiesa si è impegnato con nuovo slancio e ardore nell’evangelizzazione. Convinto dell’importanza di essere evangelizzati per evangelizzare, cura la formazione dei suoi membri affinché possano essere luce, lievito, sale. “Cellule d’ambiente”, formate da due o più in uno stesso luogo, portano la presenza viva del Risorto dovunque, nei caseggiati, nelle fabbriche, nei luoghi di amministrazione pubblica, negli ospedali, nelle scuole e nelle università. A livello territoriale le “comunità locali” rendono visibili nei quartieri e nelle città i rapporti di fraternità suscitati dal Vangelo. Per il suo carisma proprio, quello dell’unità invocata da Gesù nel suo testamento (Gv 17, 21), il Movimento predilige le forme di testimonianza collettiva, come le giornate o manifestazioni internazionali, le Mariapoli e le Cittadelle, dove la legge degli abitanti è il comandamento nuovo. Si serve anche della stampa, come Città Nuova, e dei nuovi media e social networks. Una via privilegiata è quella dei dialoghi: ecumenico, interreligioso, con coloro che non si riconoscono in alcuna convinzione religiosa e con la cultura contemporanea, dove il Movimento offre il suo contributo per illuminare di luce cristiana i vari ambiti culturali della società. (altro…)
18 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
«Numerose rivoluzioni nella storia hanno avuto inizio in modo inatteso. I giovani si sono spesso trovati al centro. Immerso come tanti nei problemi delle mega-città dei nostri Paesi, anch’io mi sono chiesto: quando verrà il cambiamento? Ne discutevo con altri amici, studiavo i percorsi dei grandi protagonisti della storia, mi ponevo tante domande. Quando ho cominciato a lavorare come giornalista presso la sede dell’ANSA a Sâo Paulo, non perdevo occasione per far emergere nei miei articoli i segnali della crisi, cercando la verità. Mi sentivo carico di grandi aspirazioni. Eppure mano a mano che facevo esperienza, sentivo che la spinta dell’idealismo non bastava… La complessità del mondo contemporaneo mi metteva di fronte ad una domanda di competenza e di esperienza a cui non mi sentivo in grado di rispondere. Tanto più in una situazione di crisi galoppante come quella delle nostre società interdipendenti, con i problemi del lavoro, della finanza internazionale, i conflitti, con meccanismi istituzionali obsoleti. Ho avvertito che il rischio era quello di lavorare… fuori rotta, mentre la storia corre verso scenari che non sapevo decifrare. La decisione di iscrivermi all’Istituto Universitario Sophia (IUS), si è innestata su questa riflessione. Ho deciso di investire nel biglietto aereo e nei preparativi tutto quello che avevo e di dedicare due anni della mia vita a percorrere una strada che mette insieme teoria e azione quotidiana, per approfondire una nuova cultura, quella dell’unità. Mi sono iscritto all’indirizzo politico e sono entrato in un laboratorio di vita in cui, giorno dopo giorno, con studenti e docenti di diverse provenienze, affrontiamo un intenso programma di studio che declina la cultura dell’unità in numerosi ambiti delle scienze e dell’azione umana. Allo IUS facciamo esperienza che un obiettivo alto di cambiamento sociale si può, anzi si deve accompagnare ad una preparazione approfondita: serve formarsi professionalmente, servono conoscenze multidimensionali, apprendere un metodo di dialogo a 360 gradi, per rapportarsi con persone e popoli vicini e lontani e saper gestire la rete delle interdipendenze che caratterizza il nostro tempo. Il fitto confronto tra le discipline, illuminato dal carisma di Chiara Lubich, è sostenuto dallo sforzo quotidiano di tradurre in pratica le intuizioni e i risultati accademici che raggiungiamo in aula. Tutto ciò mi ha coinvolto e mi ha dato prospettive assai diverse e strumenti nuovi. Giunto alla fine del percorso posso dire di aver acquisito alcune competenze specialistiche che mi aiuteranno nel mio lavoro di giornalista, non solo a scrivere pezzi più elaborati tecnicamente, ma soprattutto a cogliere elementi di quei fatti che prima probabilmente mi sarebbero sfuggiti. Ho capito che il “nuovo” che cerco si costruisce nel rapporto con le persone, con i colleghi di lavoro, con quanti intervisto, con il pubblico che mi legge: verrà solo da una intensa vita di dialogo, di condivisione e di verifica comunitaria. E valorizzando i segni di quella tensione all’unità, viva e operante nella storia, che trovo ovunque nelle storie che racconto. Aspirare ad un mondo migliore è qualcosa di molto importante, ma cercare gli strumenti adeguati è altrettanto fondamentale. Allo IUS ho capito che non si può improvvisare, che dobbiamo dedicare tempo e risorse per mettere le condizioni necessarie». (Fonte: Istituto universitario Sophia online) (altro…)
16 Ott 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Hanno per protagonisti giovani e ragazzi, famiglie, professionisti, operai, dirigenti, religiose, sacerdoti, che affrontano col Vangelo le situazioni del quotidiano e le sfide della società. Un popolo che crede, vive, muove, coinvolge, nel rispetto delle convinzioni e dell’esperienza altrui, consapevole che ogni persona può dare un contributo alla grande famiglia umana”. Così viene presentato il libro, edito da Città Nuova, a cura di Chiara Favotti. Pubblichiamo, come piccolo ‘assaggio’, una delle storie raccolte in “Una buona notizia, gente che crede, gente che muove”.
«Sono africano e sto studiando nel Nord Italia. Qualche tempo fa avevo letto su una rivista un articolo, in cui l’autore diceva che una “notte” sta pervadendo la cultura occidentale in tutti i suoi ambiti, portando a una perdita degli autentici valori cristiani. Sinceramente non avevo capito molto il senso di questo scritto, finché non mi capitò un fatto che mi fece aprire gli occhi. Era sabato pomeriggio. Alcuni ragazzi, miei vicini di casa, mi propongono di uscire con loro e di trascorrere una serata insieme. Vogliono fare qualcosa di diverso. Siamo in sei o sette. Per iniziare, andiamo a ballare in un locale. All’inizio mi diverto, mi dicono che ho la musica nel sangue, che so ballare bene. Ben presto però mi accorgo che intorno a me alcuni ballano senza alcun rispetto né per se stessi né per gli altri. Non ballano per puro divertimento, ma per lanciare messaggi ambigui. Dentro di me avverto una voce sottile, che mi chiede di andare controcorrente e di ballare con dignità e per amore. Dopo qualche ora, i miei compagni propongono di cambiare locale. Mi fido di loro, in fin dei conti sono miei amici, e accetto. Entriamo in un altro locale. Il tempo di rendermi conto dove sono, tra musica ad altissimo volume, luci psichedeliche e un odore acre che entra forte nel naso, e rimango subito sconvolto. Questa non è una normale discoteca, qui delle ragazze si prostituiscono. Sono molto deluso e arrabbiato. Senza dire una parola mi giro ed esco dal locale. Uno dei miei amici mi insegue. Mi insulta, mi dà del ritardato. Non gli rispondo. Passano pochi minuti, ne esce un altro, questa volta non per insultarmi, ma per darmi ragione. Infine un altro amico si sfila dal locale e anche lui mi dà ragione. Rimango sorpreso, avevo creato una catena di controcorrente. Senza aver parlato né degli ideali cristiani in cui credo, né di Dio, gli altri mi avevano visto e avevano capito. Passa qualche mese. Non pensavo più da un pezzo a quell’episodio. Un giorno un ragazzo, che era stato con noi quella sera, viene da me, mi dice di essersi pentito e di non voler più frequentare quel tipo di locali. Questa esperienza mi ha aiutato a capire più radicalmente la necessità di rischiare e di dire “no” a certe proposte». (Yves, Camerun) Hai anche tu una buona notizia da segnalarci? (altro…)
16 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Guarda la trasmissione sul sito di TV2000
Da piccola “avevo come motto della mia vita: “Il mio popolo un giorno non avrà fame e neanche sete. E fare questo sarà la mia vita”. A raccontarlo è Angela Luce Silva, focolarina originaria di Masejo, Brasile, durante i giorni di LoppianoLab a Tv2000. Una storia, la sua, in cui il donarsi totalmente a Dio le ha svelato un popolo ancor più ampio e l’ha condotta dal Brasile all’Italia, dalla Thailandia all’Indonesia dello tsunami nel 2004, all’impegno con l’Amu (Ong del Movimento dei Focolari). Riportiamo alcuni stralci dell’intervista – Guarda qui il video integrale in italiano. Il Brasile è una grande potenza, ma in quegli anni non era facile… “Erano gli inizi degli anni ’80, e proprio mentre mi ponevo tante domande ho conosciuto i giovani del Movimento dei Focolari. Per me è stato bellissimo, un grande cambiamento perché lì, fra di loro vedevo già una società nuova, diversa e vivevano come i primi cristiani, mettevano in comune le loro necessità, i loro beni, le loro cose. Per me era vedere un Vangelo fatto vita”. Tutto è partito quando avevi 15-16 anni e ti trovavi in Brasile. C’è un luogo che mi ha colpito ascoltando il tuo racconto… “È a Recife, vicino al mare. Si chiamava l’Isola dell’Inferno perché quando veniva l’alta marea questa località si riempiva di fango”. Ma c’era anche un altro tipo di fango… “È una regione dove ci sono le favelas, i mocambos, e le persone vivono sulle palafitte. Una vita di esclusione e di impoverimento: spaccio di droga, prostituzione. Avevo finito l’università, volevo stare con queste persone, così insieme ad altri giovani siamo andati ad abitare lì, insieme a queste persone. Con loro cercavamo di capire quale era il processo di sviluppo che potevamo fare insieme”. Oggi l’isola non si chiama più Isola dell’Inferno, ma Isola di Santa Teresinha (di Lisieux). Ora tutto è trasformato. 
Angela Luce Silva lavora con
“Azione per un mondo unito”
La storia di Luce poi procede verso altre destinazioni perché nel ’90 lasci il Brasile e vieni in Italia… “Ad un certo punto non era per me sufficiente dare solo la mia conoscenza o le mie cose materiali. Sentivo che c’era un grande richiamo di Dio a vivere un’avventura con Lui, di donarmi a Lui”. Ma arriviamo ad oggi, l’Azione per il Mondo Unito, l’Amu oggi è la tua vita, il tuo impegno. Cosa significa? “Lavorare all’Amu è una sfida grandissima, una chance, l’opportunità di realizzare il sogno della fraternità universale perché all’Amu lavoriamo per i progetti di sviluppo in 56 Paesi. Mi occupo del settore dell’educazione allo sviluppo. Cerchiamo di dare anche qui in Italia il senso della speranza ai giovani, perché bisogna cambiare tanti stili di vita. Capire che al Sud tanti problemi esistono perché al Nord stiamo troppo bene. ‘Ma come – mi dirai – siamo in crisi!’. Ma è vero e no, perché se pensiamo a certi Paesi allora i nostri problemi si ridimensionano”. (Fonte: Tv 2000) (altro…)