28 Set 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
“La vera generosità è uno scambio dalle conseguenze imprevedibili. È un rischio, perché mescola i nostri bisogni e i nostri desideri con i bisogni e i desideri degli altri.” A. Phillips e B. Taylor, Elogio della gentilezza. «Le imprese e tutte le organizzazioni restano luoghi di vita buona e intera se e fino a quando lasciano vivere virtù non economiche accanto a quelle economico-aziendali. Una coesistenza decisiva ma tutt’altro che semplice, perché chiede ai dirigenti di rinunciare al controllo totale dei comportamenti delle persone, di accettare una componente di imprevedibilità nelle loro azioni, di essere disposti a relativizzare anche l’efficienza, che sta diventando il vero dogma della nuova religione del nostro tempo. La generosità è una di queste virtù non economiche, ma essenziali anche a ogni azienda e istituzione. La radice della generosità si trova nella parola latina genus, generis, un termine che rimanda a stirpe, famiglia, nascita – è questo il primo significato della parola genere. Questa antica etimologia, oggi perduta, ci dice cose importanti sulla generosità. Innanzitutto ci ricorda che la nostra generosità ha molto a che fare con la trasmissione della vita: con la nostra famiglia, con la gente attorno a noi, con l’ambiente nel quale cresciamo e impariamo a vivere. La riceviamo in eredità venendo al mondo. È una dote che ci lasciano i nostri genitori e parenti. La generosità si forma dentro casa. Quella che ci ritroviamo dentro dipende molto dalla generosità dei nostri genitori, da come e quanto si sono amati prima che nascessimo, dalle scelte di vita che hanno fatto e di quelle che fanno mentre noi incominciamo a guardarli. Dalla loro fedeltà, dalla loro ospitalità, dal loro atteggiamento con i poveri, dalla loro disponibilità a “sprecare” tempo per ascoltare e aiutare gli amici, dal loro amore e dalla riconoscenza per i genitori. Questa generosità primaria non è una virtù individuale, ma un dono che entra a far parte della dotazione morale e spirituale di quello che si chiama carattere. È un capitale con cui arriviamo sulla terra, che si è formato prima della nostra nascita e che si alimenta della qualità delle relazioni nei primissimi anni di vita. Dipende anche dalla generosità dei nostri nonni, dei bisnonni, dei vicini di casa, e da quella di molti altri che pur non componendo il mio DNA sono comunque presenti, in modi misteriosi ma realissimi, nella mia generosità (e non generosità). È influenzata dai poeti che hanno nutrito il cuore della mia famiglia. Dalle preghiere della mia gente, dai musicisti che amo e ascolto, dai cantastorie nelle feste di paese, dai discorsi e dalle azioni dei politici, dalle omelie dei predicatori. Dai martiri di tutte le resistenze, da chi ieri ha donato la sua vita per la mia libertà di oggi. Dalle generosità infinite delle donne dei secoli passati (c’è una grande affinità tra donna e generosità), che molte volte hanno messo la fioritura della famiglia a cui hanno dato vita prima della propria – e continuano a farlo. La generosità genera riconoscenza per chi ci ha resi generosi con la sua generosità. Vivere con persone generose ci rende più generosi – proprio come accade con la preghiera, con la musica, con la bellezza …. Coltivare la generosità produce molti più effetti di quelli che riusciamo a vedere e a misurare – e lo stesso accade con la non-generosità nostra e degli altri. Lo stock di generosità di una famiglia, di una comunità, di un popolo è una specie di somma della generosità di ciascuno. Ogni generazione incrementa il valore di questo stock o lo riduce, come sta accadendo oggi in Europa, dove la nostra generazione impoverita di ideali e di passioni grandi sta dilapidando il patrimonio di generosità che ha ereditato. Un Paese che lascia metà dei suoi giovani senza lavoro, non è un paese generoso». (leggi tutto) di Luigino Bruni Pubblicato sul giornale Avvenire il 23/08/2015. (altro…)
25 Set 2015 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Susanne Janssen – Direttrice Living City Magazine
«È un segno di speranza per un nuovo slancio nella Chiesa, perché la Chiesa ha sempre bisogno di rinnovarsi per andare incontro alle persone di oggi. Papa Francesco, con la sua autenticità, sicuramente può dare degli impulsi perché la Chiesa degli Stati Uniti possa diventare più come Gesù la vuole: una Chiesa povera, accogliente e senza divisioni. Penso anche che il Papa riesca a spalancare la nostra mente a guardare il mondo. Alcune cose non sono così importanti se pensiamo al dramma dei profughi, alle guerre, ai poveri…». Leggendo i giornali, questo è un viaggio che attrae non solo i cattolici. Cosa si attendono gli americani? «Penso che, come in tutto il mondo, il Papa attragga le persone anche non cattoliche e non cristiane perché osa dire le verità che non sono comode. Così, gli americani si aspettano una grande sincerità, toccando anche aspetti controversi; ma soprattutto si aspettano di toccare da vicino l’amore di Papa Francesco per ciascuna persona. Il “New York Times” si aspetta che i momenti più memorabili della sua visita non verranno dagli incontri di Francesco con uomini politici o vescovi, ma con i giovani, i senzatetto, gli immigrati, per ridare speranza al Paese. Varie testate, come “US Magazine”, “Life Magazine” hanno preparato edizioni speciali su di lui. La Cnn farà un documentario e anche gli altri canali televisivi parlano tanto del Papa». Susanne, tu sei newyorkese: come New York attende il Papa? «Direi, in grande stile, come gli abitanti di New York sanno fare… C’è grande attesa, anche se milioni di abitanti non vedranno il Papa di persona: gli incontri all’Onu e a “Ground Zero” sono riservati. Però, il Papa passerà dalla strada che attraversa il Central Park e ci sarà la al Madison Square Garden, con rappresentanti di diverse nazioni e compagnie. Per la difficoltà di selezionare le persone a cui dare i biglietti, la città stessa ha organizzato lotterie pubbliche via Internet, dando ogni volta 10 mila biglietti. La cosa straordinaria è che appena aperta la pagina web sono stati distribuiti tutti i biglietti in 30 secondi!». Molti capi di Stato e di governo sono a New York per la 70.ma Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove parlerà il Papa. Cosa ti aspetti? «È veramente una possibilità unica. Se c’è qualcuno che può dare una nuova vita alle Nazioni Unite, tante volte impotenti davanti alle crisi, forse è il Papa. È un’autorità morale rispettata anche fuori dalla Chiesa cattolica, credibile perché vive ciò che dice. Speriamo che possa ispirare tanti politici a guardare ai poveri e agli emarginati e a sottolineare che siamo responsabili dei nostri fratelli e più che mai tutti collegati».
Massime sono le misure di sicurezza: come vivete, voi, questo momento? «Non è una cosa insolita qui. Per gli americani – soprattutto a New York e Washington – fa parte della normalità avere queste misure di super-sicurezza. Si pensa che sia meglio fare di più che di meno». La presenza del Papa porta un seme di speranza? «Decisamente sì. Lui porta la speranza perché rimette in evidenza l’importanza assoluta di lavorare per la pace. Il Papa distingue chiaramente tra la religione e l’uso di una religione per fare la guerra. Lui è a favore del dialogo: è una cosa importantissima nel mondo di oggi. Non possiamo fermarci dalla paura dell’altro, dal diverso da noi. Siamo chiamati tutti ad essere fratelli e sorelle». Se potessi dire qualcosa al Papa, cosa gli diresti? «Grazie. Grazie per il suo coraggio e la sua autenticità. Lui dà alla Chiesa un volto nuovo eppure antico: quello di una famiglia in cui ci sono regole, sì, ma soprattutto prevalgono l’amore, la compassione e la benevolenza». Fonte: Radio Vaticana
24 Set 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
LoppianoLab dirette streaming: Venerdì 25 Settembre ore 10,15 -13,00 Convention EdC Loppiano Venerdì 25 Settembre ore 21,00 -22,30 “Nuove idee di società, economia, e politica ripartono dall’uomo”. In dialogo con Mons. Nunzio Galantino, segretario generale CEI, Paolo Pombeni, storico e Vittorio Pelligra, economista. L’appuntamento culturale di LoppianoLab promosso dall’Istituto Universitario Sophia Sabato 26 Settembre ore 9,00 – 13,00 Convention EdC Loppiano Sabato 26 Settembre ore 10,00 – 13,00 Laboratorio: L’impegno per la giustizia sociale nelle nostre Periferie esistenziali: al centro sarà il dramma della povertà nel nostro Paese ma anche nelle diverse aree del pianeta. Si affronteranno anche le tematiche dell’emarginazione e dell’infanzia. Promotore di questo incontro come degli altri due laboratori, dialogo con l’Islam, identità sociale e comunicazione che all’interno della manifestazione fungono da punto di raccordo tra idee, progetti e prassi, è il Gruppo Editoriale Città Nuova, che, sempre il 26 settembre prossimo, presenterà attività e progetti nel corso di un incontro dal titolo “Un anno con Città Nuova”. Sabato 26 Settembre 15,30 – 17,45 Convegno centrale “OLTRE LA PAURA – Cultura del dialogo, cittadinanza attiva, economia civile”. Tanti gli ospiti. LA NOVITA’: INTERVIENI IN DIRETTA AL CONVEGNO Sarà possibile interagire con i relatori, facendo arrivare – sabato pomeriggio in tempo reale – domande tramite SMS, Whatsapp, Facebook, Twitter, E-mail. Ecco qui di seguito i contatti: Facebook: www.facebook.com/loppianolab Twitter:@LoppianoLab E-mail: convegno.loppianolab@loppiano.it Cell. e Whatsapp: 389 3452230 Ufficio stampa LoppianoLab: Elena Cardinali – mob: 347/4554043 – ufficiostampa@cittanuova.it Stefania Tanesini- mob: 338/5658244 – sif@loppiano.it Blog: http://www.loppianolab.blogspot.it Facebook: www.facebook.com/loppianolab – Twitter: @LoppianoLab
24 Set 2015 | Chiesa, Focolari nel Mondo
«Il sogno del “mondo unito” lo abbiamo sentito fortemente in questi giorni di grazia per la presenza di Papa Francesco a Cuba. Il suo passaggio ha letteralmente lasciato una scia di luce! Già la preparazione per la sua visita è stata ricca di entusiasmo e novità. Nelle 3 diocesi che avrebbe visitato tutte le comunità si sono attivate con varie iniziative: veglie di preghiera nelle chiese, nelle “case di missione”, gruppi di giovani nei parchi, riunioni del vicinato per far conoscere il Papa; insomma, una Chiesa felice, in attesa! E, come mai era successo, i mezzi di comunicazione (statali) hanno offerto un’ampia copertura per preparare il popolo cubano a questa visita così importante – anche dal punto di vista politico – per il noto apporto del Santo Padre nel ristabilimento dei rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Radio, televisione, stampa davano continuamente annunci sulla visita, piccole “catechesi” sul Papa e la Chiesa, documentari sia sulla vita di Papa Francesco che degli altri due Papi che avevano visitato l’Isola. Sorpresa e gioia, per una Chiesa che ha avuto le porte dei mezzi di comunicazione chiuse per tanti anni!». «Il Papa è arrivato come “missionario della misericordia”. Con gesti e parole semplici – spesso delicati però incisivi – ha detto ai cubani e al mondo che senza il perdono, senza praticare la cultura dell’incontro e del dialogo, è impossibile avere speranza nel futuro. Già le sue prime parole ci hanno aperto orizzonti nuovi: «Geograficamente, Cuba è un arcipelago con un ruolo straordinario di ‘chiave’ fra il nord e il sud, fra l’est e l’ovest. La sua vocazione naturale è di essere punto di incontro perché tutti i popoli siano uniti dall’ amicizia (…). Siamo testimoni di un evento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione dei rapporti fra due popoli, dopo anni di lontananza. È un segno della vittoria della cultura dell’incontro, del dialogo». Ha invitato tutti a «continuare ad avanzare su questa strada e a sviluppare tutte le sue potenzialità, come prova dell’importante servizio a favore della pace e del benessere dei suoi popoli e di tutta l’America, come esempio di riconciliazione per il mondo intero». Nella Messa nella Plaza de la Revolución, a L’Avana, ha detto tra l’altro: «La vita autentica si vive nell’impegno concreto con il prossimo, cioè servendo», richiamando soprattutto al servizio dei più deboli. «Tutti siamo chiamati per vocazione cristiana al servizio e ad aiutarci mutuamente a non cadere nella tentazione del servizio che si serve», ha segnalato.
Nel suo incontro con i giovani, l’empatia è stata immediata. All’anelito espresso da uno di loro di «non voler presentarle solo i nostri sogni, ma di chiederle qualcosa di speciale, che rinnovi in noi la speranza…”, Francesco ha risposto con forza: «Sogna che se darai il meglio di te, aiuterai a far sì che questo mondo sia diverso. Non lo dimenticate: sognate. E raccontate i vostri sogni. Parlate delle cose grandi che desiderate».
«Tanti di noi – continuano – abbiamo avuto occasione di salutarlo personalmente, cominciando dalle focolarine che lavorano in Nunziatura, ma anche famiglie, giovani, nelle diverse città dove si è recato». Il Focolare è presente a Cuba dal 1998 ed il servizio che cerca di offrire alla Chiesa ed alla società è quello di tessere una rete di fraternità, portare l’ “amicizia sociale” che il Papa ha presentato ai giovani e favorire “la cultura dell’incontro”, da percorrere come cammino di speranza. «Molti siamo stati in servizi concreti prima e durante la visita: chi ha aiutato coi mezzi di comunicazione, nell’organizzazione degli eventi, chi concedendo interviste o semplicemente stando nei posti dove il Papa sarebbe passato, per salutarlo. In accordo con la nostra vocazione all’unità, insieme a credenti e non credenti, abbiamo vissuto e partecipato di questi giorni di grazia». Nel Santuario della Madonna della Carità, Papa Francesco ci ha lasciato un programma: «Come Maria vogliamo essere una Chiesa che sappia accompagnare tutte le situazioni “imbarazzanti” della nostra gente, impegnati nella vita, nella cultura, nella società, non nascondendoci ma camminando con i nostri fratelli, tutti insieme. Tutti insieme, servendo, aiutando». (altro…)
24 Set 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Abbiamo delle possibilità di reagire alla situazione attuale con forme di riorganizzazione, se vogliamo anche imperfette, ma che mettono insieme i Paesi, e persone di vario ambito. In Europa abbiamo un problema di una unità imperfetta, che bisogna portare avanti, e che oggi con l’emigrazione sentiamo essere indispensabile per il nostro futuro». Lo dichiara Romano Prodi, due volte Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana e già Presidente della Commissione Europea, economista, accademico e politico, in un’intervista a margine dell’incontro dei delegati dei Focolari nel mondo. E continua: « Le ragioni di speranza le dobbiamo costruire in modo diverso, a seconda delle diverse parti del mondo. Quindi abbiamo bisogno di energie che vengono dal basso. In Medio Oriente c’è bisogno invece che i potenti della terra dialoghino fra di loro perché se no non si risolve nulla». È il 21 settembre, e ha inizio al Centro internazionale di Castel Gandolfo la seconda settimana di lavoro, con una sessione dal titolo: “Il mondo tende all’unità. Uno sguardo socio-politico”. Argomento impegnativo, ma coerente e integrato con il tema dell’unità, approfondito quest’anno dai Focolari, e che è trasversale a tutto il programma.
Insieme a Romano Prodi, c’è Pasquale Ferrara, diplomatico, segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze, con attività accademica e di ricerca nell’ambito delle relazioni internazionali. «La globalizzazione ha degli effetti positivi – afferma -. Però ha un problema: che non è universale, rappresenta il tentativo di estendere a tutto il mondo un unico modello economico, il modello liberista, e un unico modello che è quello della democrazia liberale in ambito politico». Da qui il suo invito ad «ascoltare le esigenze di tutti i popoli della terra», perché non esistono «popoli di serie A e di serie B, membri del Consiglio di Sicurezza e tutto il resto. Dobbiamo tenere conto di tutte le esigenze espresse da tutti i popoli». Una proposta? «Partire dal basso, costruire la società civile, internazionale. Abbiamo troppa fiducia nelle istituzioni, nei governi, nelle organizzazioni, nelle autorità, che sono importanti. Ma in molte situazioni, soprattutto in società divise all’interno dei Paesi che devono affrontare, ad esempio, processi di riconciliazione, è fondamentale che quest’opera parta dai rapporti interpersonali, dai rapporti intercomunitari, con la consapevolezza che si sta facendo un’opera di ricostruzione politica, civile, sociale e istituzionale». Interventi stimolanti e in dialogo con una platea realmente rappresentativa di tutte le aree del mondo, con le proprie attese, sfide e risorse. I due esperti hanno offerto una lettura documentata sull’attuale situazione sociopolitica mondiale, complessa e in continuo mutamento. Un contributo che ha arricchito la riflessione circa l’ apporto reale di quanti fanno propri gli ideali dei Focolari e desiderano concorrere alla realizzazione della fraternità universale e alla costruzione della pace. Guarda l’intervista completa in italiano: https://vimeo.com/140062041 (altro…)