A 60 anni da Nostra Aetate condividiamo la storia di un’amicizia unica: Silvina, Nancy e Cecilia. Tre donne. Silvina è una rabbina di una comunità ebraica a Buenos Aires, Nancy, musulmana, dirige un centro per il dialogo interreligioso e Cecilia, cristiana, è membro del Movimento dei Focolari. Un rapporto costruito su azioni concrete e sul desiderio di superare ogni possibile barriera.
Un quadro sintetico delle linee generali dell’impegno formativo del Movimento dei Focolari. Questo in sintesi il contenuto del documento sulla Formazione permanente e integrale del Movimento deiFocolari che offre un primo elenco delle numerose ed eterogenee esperienze formative rivolte agli appartenenti al Movimento, ma anche alle scuole e alle agenzie culturali ed educative aperte dai Focolari nei più diversi contesti.
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Esso si rivolge quindi a quanti sono impegnati nell’ambito educativo nelle diverse diramazioni e agenzie formative del Movimento dei Focolari, nelle proprie Chiese o comunità cristiane; nella propria religione; nella società.
Pur nella coscienza di essere ancora agli inizi nella riflessione e attuazione, questo documento si rivolge anche a quanti sono impegnati in altri enti e organizzazioni che si occupano di formazione, come stimolo per un confronto e un arricchimento reciproci.
In alcune mozioni dell’Assemblea Generale del 2021 era stato espresso il desiderio di mettere a fuoco la pedagogia che scaturisce dal carisma dell’unità e di favorire sinergie all’interno e all’esterno del Movimento su questo fronte. Alla vigilia dell’Assemblea 2026 viene reso disponibile questo primo documento che è pubblicato on-line – e non stampato – per sottolinearne la caratteristica di documento in progress, aperto, da arricchire e aggiornare.
Nella prima parte vengono indicati i destinatari, i princìpi ispiratori, gli obiettivi e i protagonisti della formazione, segue poi una sintesi dei contenuti e del metodo e infine una raccolta delle agenzie e dei programmi formativi offerti dal Movimento dei Focolari.
«La risposta duratura della Chiesa agli abusi richiede più che semplici riforme strutturali, essa esige la partecipazione attiva di tutti, a tutti i livelli della vita della Chiesa». Potrebbe essere questa una delle frasi chiave del secondo Rapporto Annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa in materia di tutela(safeguarding). Nel Rapporto, corposo e dettagliato, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori documenta le sue risultanze e raccomandazioni per il periodo di riferimento 2024, ringraziando il Santo Padre Leone XIV per il pieno supporto al lavoro.
Una seconda frase chiave potrebbe essere questa: «Le vittime devono essere al centro delle nostre priorità». Per questo, l’ascolto diretto di vittime e sopravvissuti di abusi è stato esteso in questo secondo rapporto. «Al di là del ruolo limitato e spesso insufficiente del risarcimento finanziario, in un approccio integrale alla riparazione sono fondamentali strumenti di riparazione come i seguenti:
assicurare centri di ascolto accoglienti per vittime/sopravvissuti-e ove queste possano essere ascoltate dalle autorità ecclesiastiche;
fornire servizi di supporto psicologico di tipo professionale;
riconoscimento pubblico e scuse;
comunicazione proattiva e trasparente con le vittime/sopravvissuti-e volta a fornire aggiornamenti tempestivi sui loro casi;
coinvolgimento delle vittime/sopravvissuti-e nello sviluppo delle politiche e delle procedure di tutela della Chiesa».
Nella presentazione alla stampa del Rapporto è stato sottolineato il dialogo vivo in corso, da parte della Commissione, con le conferenze episcopali di tutto mondo, dialogo focalizzato soprattutto su prevenzione, trasparenza, protocolli di protezione applicabili. Importante la disponibilità di ambienti sicuri per gestite le situazioni in modo preventivo.
Conferenza Stampa di presentazione del Secondo Rapporto Annuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Dalla sinistra: Prof. Benyam Dawit Mezmur, giurista, membro della Pontificia Commissione; S.E. Mons. Luis Manuel Alí Herrera, Vescovo titolare di Giubalziana; Segretario della Pontificia Commissione; S.E. Mons. Thibault Verny, Arcivescovo di Chambéry, Vescovo di Saint-Jean-de- Maurienne e Tarentaise, Presidente; Dott.ssa Maud de Boer-Buquicchio, giurista, incaricata del Rapporto Annuale; Matteo Bruni, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
Non sono stati nascosti i ritardi culturali in molti Paesi e i casi di resistenza ad affrontare le situazioni e ascoltare le persone che hanno subito degli abusi. Serve professionalità e un dialogo strutturato nei servizi a livello locale, perché le vittime o sopravvissuti spesso non si sentono accompagnate adeguatamente e denunciano mancanza di rispetto. C’è anche l’esigenza di una procedura canonica più chiara per la dimissione e/o rimozione di leader/responsabili o personale della Chiesa in casi di abuso o negligenza. C’è comunque coscienza diffusa di questi ritardi e si sta agendo per acquisite le competenze necessarie, con molta serietà.
Per quanto riguarda la comunicazione, questo è un aspetto critico sottolineato soprattutto dalle vittime, che ricordano sempre la sofferenza che provoca la mancanza di trasparenza a livello della Chiesa universale e delle chiese locali. Si è rilevata anche l’’importanza di costruire percorsi formativi e informativi per le famiglie sui diritti educativi.
Nel Rapporto la Commissione avvia uno studio sulle associazioni laicali, in particolare con l’elaborazione di una metodologia pilota per assistere il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita nell’accompagnamento degli aspetti inerenti alla tutela all’interno di dette associazioni. Tale metodologia è illustrata nel Rapporto, insieme con una iniziale applicazione nel caso del Movimento dei Focolari.
«La Commissione accoglie con favore le importanti riforme in materia di tutela recentemente attuate dal Movimento dei Focolari. Pur sottolineando specifiche raccomandazioni, la Commissione evidenzia anche alcune buone prassi, tra cui: l’istituzione di una Commissione Centrale Indipendente per la gestione dei casi di abuso all’interno del Movimento dei Focolari; una Politica dell’Informazione sugli abusi sessuali su minori e adulti/e vulnerabili; e Linee Guida di sostegno e riparazione finanziaria in caso di abusi sessuali».
Tra i miglioramenti richiesti e le raccomandazioni: proceduredi revisione e controllo esterno e un piano sistematico di revisione indipendente, pur tenendo conto dell’operato dell’Organo di Vigilanza, che comunque è una utile disposizione all’interno del sistema di tutela del Movimento.
L’inserimento nel nuovo Protocollo di una clausola che dichiari che le persone vittime/sopravvissuti-e siano informati in modo proattivo e affermativo del loro diritto di denunciare il proprio caso alle autorità civili; armonizzare le diverse e disaggregate politiche del Movimento in un documento unico e coerente, pur accogliendo con favore un documento consolidato di prossima pubblicazione.
I Focolari esprimono sincera gratitudine per l’accompagnamento ricevuto dalla Commissione Tutela Minorum che nell’ultimo anno ha seguito i lavori del Movimento in merito alla formazione, alla prevenzione e alla creazione di un sistema di norme e protocolli, offrendo la propria competenza. Ora il lavoro prosegue con lo studio delle raccomandazioni proposte dalla Commissione nel presente rapporto; alcune saranno implementate già nei prossimi mesi e ne verrà data notizia nel prossimo Resoconto sulla tutela della persona nel Movimento dei Focolari che verrà pubblicato entro febbraio 2026.
A 60 anni da Nostra Aetate condividiamo un servizio del Collegamento del 13 giugno 2020, un dialogo con Vinu Aram, Direttrice del Centro internazionale Shanti Ashram, organizzazione Gandiana Internazionale di Sviluppo che lavora nelle aree più povere e disagiate del Tamil Nadu in India. Fondata nel 1986 dai suoi genitori, Dr. M. Aram e Mrs. Minoti Aram, svolge un lavoro di rilievo a fianco di persone e comunità nella lotta contro povertà e disuguaglianze, con uno sguardo particolare all’infanzia. Un’amicizia di lunga data con il Movimento dei Focolari e un cammino condiviso nel dialogo interreligioso e nella costruzione della pace.
“Che le religioni non vengano usate come armi o muri, ma piuttosto vissute come ponti e profezia: rendendo realizzabile il sogno del bene comune, accompagnando la vita, sostenendo la speranza e diventando lievito di unità in un mondo frammentato”.
Sono le parole finali pronunciate da Papa Leone XIV nel video realizzato per le intenzioni di preghiera di ottobre 2025, dedicate nello specifico alla “collaborazione tra le diverse tradizioni religiose”. Nel mese in cui ricorre il 60.mo anniversario del documento conciliare, Nostra Aetate (letteralmente Nel nostro tempo), sui rapporti tra la Chiesa e le religioni non cristiane, il Pontefice nell’esortare a riconoscersi “come fratelli e sorelle, chiamati a vivere, a pregare, a lavorare e a sognare insieme”, delinea alla perfezione quelli che sono stati i punti centrali di questa dichiarazione figlia del Vaticano II, rivelandone la grande importanza e attualità.
Lo spirito di rinnovamento conciliare ha aperto vie sconosciute, fornito nuovi sguardi su molte cose e in questi sei decenni la Nostra Aetate ha certamente guidato e ispirato i passi per procedere sulla via del dialogo, motivando prima la conoscenza e poi l’accoglienza tra le varie religioni.
Per questa ragione il Dicastero per il Dialogo Interreligioso invita ad una Celebrazione commemorativa per riflettere sull’eredità di “Nostra Aetate” il 28 ottobre, dalle ore 18.30 alle 20.30 presso l’Aula Paolo VI (Città del Vaticano), alla presenza del Santo Padre. L’evento si potrà seguire attraverso i canali di Vatican Media.
La Chiesa, come si legge nel documento, “nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini ed anzi tra i popoli, in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino. I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità”.
Rivelazione, quella di vivere come “un’unica famiglia umana” che Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, ha accolto nel profondo. Il Movimento, infatti, fondato su una profonda spiritualità incentrata sull’unità tra tutti gli esseri umani, è impegnato in varie forme di dialogo, tra di essi anche quello interreligioso. Da oltre cinque decenni stabilisce – attraverso il suo Centro per il Dialogo Interreligioso (CDI) e i suoi centri presenti impegnati Paesi – intensi e fraterni rapporti di dialogo con migliaia di fedeli e numerose istituzioni, associazioni, movimenti e organizzazioni delle più diverse religioni, nella convinzione che l’amicizia fra persone di diverse fedi sia un potenziale vitale per la costruzione della fratellanza universale.
Condividiamo di seguito un breve video che racconta l’intuizione della Lubich e il cammino portato avanti nella via del dialogo.
Maria Grazia Berretta Foto: Una sessione del Concilio Vaticano II