Movimento dei Focolari

Fare della Resurrezione un’esperienza di popolo

Gli auguri di Maria Voce, presidente dei Focolari, per questa Pasqua: sperimentare il continuo passaggio dalla morte alla resurrezione attraverso l’amore al fratello. Solo così supereremo questo doloroso tempo della pandemia e ogni altro dolore. Santa Pasqua 2020 Carissime e carissimi tutti, quest’anno il passaggio di Gesù dalla morte ad una vita del tutto nuova ci interroga e ci trova in ascolto. Ed è proprio qui che la fede e il nostro carisma ci vengono in aiuto: in Gesù crocefisso e abbandonato, il Dio di questo presente che non comprendiamo, troviamo la risposta. Anche la solitudine, in cui ora forse siamo costretti a vivere, vissuta con Lui può essere popolata e riempita dal Suo Regno [1] . Solo scegliendolo, abbracciandolo in ogni dolore ed amandolo in modo esclusivo, noi e tutta l’umanità troveremo la strada verso la luce, verso una nuova nascita. GESÙ È RISORTO! Facciamo questa esperienza di passare continuamente dalla morte alla risurrezione e proponiamola a molti, a tutti. Così prepariamo il domani e mettiamo solide basi al mondo che sarà, quando torneremo a incontrarci e ad abbracciarci di persona. BUONA PASQUA!       [1] Vedi Chiara Lubich, “Dov’è la schiavitù?”, Fermenti di unità, pg. 130, ed. 1963. (altro…)

Tempo di Pasqua: isolati, ma sempre proiettati verso un mondo più unito

L’emergenza Coronavirus ha imposto varie restrizioni in tanti Paesi e non si può uscire di casa. L’isolamento può essere un problema, ma la forza della solidarietà e la voglia di rimanere uniti e collegati grazie ai social sono più forti. Ecco gli auguri di Pasqua in giro per il mondo. https://vimeo.com/406299503 Tempo di Pasqua: isolati, ma sempre proiettati verso un mondo più unito from focolare.org on Vimeo. (altro…)

Le 4 parole

“Quest’anno per molti cristiani i giorni della Settimana Santa e di Pasqua – che le Chiese occidentali celebrano il 12 aprile, mentre le Chiese ortodosse e le Chiese orientali ortodosse il 19 aprile – saranno un’esperienza speciale. A causa della pandemia del Coronavirus non potranno partecipare fisicamente alle celebrazioni liturgiche. Nel seguente testo del 2000 Chiara Lubich fa delle proposte su come vivere questi “giorni sacri”. Oggi è il Giovedì Santo. E noi che, a motivo della nostra spiritualità fiorita dal carisma donatoci dallo Spirito Santo, lo avvertiamo specialissimo, non possiamo oggi non fermarci un po’ a meditare, a contemplare, a cercare di rivivere i misteri che svela, assieme a quelli di venerdì e sabato santo e di domenica di Pasqua. Ognuno di questi giorni, lo possiamo intanto intitolare con una parola che dice – anzi, vorrei dire –, grida da più di 50 anni nel Movimento il nostro dover essere: Amore il Giovedì Santo; Gesù abbandonato domani, il Venerdì Santo; Maria il Sabato Santo; il Risorto la Domenica di Pasqua. Oggi, dunque, Amore. Il Giovedì Santo, giorno nel quale, durante gli anni, abbiamo sperimentato spesso la dolcezza d’una particolare intimità con Dio, ci ricorda quella profusione di amore che il Cielo ha riversato sulla Terra. Amore innanzitutto l’Eucaristia, donataci in questo giorno. Amore il sacerdozio che è servizio d’amore e ci dà, fra il resto, la possibilità dell’Eucaristia. Amore l’unità, effetto dell’amore, che Gesù, come oggi, ha implorato dal Padre: “Che tutti siano uno come io e te” (cf Gv 17,21). Amore il comandamento nuovo che Egli ha rivelato in questo giorno prima di morire: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). Comando che ci permette qui in terra una vita sul modello della Santissima Trinità. Domani: Venerdì Santo. Un solo nome: Gesù abbandonato. Ho scritto un libro su di Lui in questi giorni intitolato: “Il grido”. L’ho dedicato a Lui con l’intenzione di scriverlo anche a nome vostro, a nome di tutta l’Opera di Maria “Come – questa è la dedica – una lettera d’amore a Gesù abbandonato”. In esso si parla di Lui che, nell’unica vita data a noi da Dio, un giorno, un preciso giorno, diverso per ciascuno di noi, ci ha chiamati a seguirlo, a donarci a Lui. E si capisce – lo dichiaro lì – come tutto ciò che voglio dire in quelle pagine, non può essere un tema, pur familiare, caldo, intimo, sentito; ma vuol essere un canto, un inno di gioia e soprattutto di gratitudine verso di Lui. Aveva dato tutto: una vita accanto a Maria nei disagi e nell’obbedienza. Tre anni di predicazione, tre ore di croce, dalla quale dà il perdono ai carnefici, apre il Paradiso al ladrone, dona a noi la Madre. Gli rimaneva la divinità. La sua unione col Padre, la dolcissima e ineffabile unione con Lui, che l’aveva fatto tanto potente in terra, quale figlio di Dio, e tanto regale in croce, questo sentimento della presenza di Dio doveva scendere nel fondo della sua anima, non farsi più sentire, disunirlo in qualche modo da Colui col quale Egli aveva detto di essere uno, e grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Dopo domani: Sabato Santo. Maria è sola. Sola, con il suo figlio-Dio morto. Un abisso incolmabile di angoscia, uno strazio infinito? Sì, ma Ella sta ritta in piedi, divenendo un esempio eccelso, un monumento di tutte le virtù. Lei spera, lei crede: le parole di Gesù che, durante la vita annunziavano la sua morte, ma anche la sua risurrezione, se altri le hanno scordate, Lei non le ha mai dimenticate: conservava queste, con altre, nel suo cuore e le meditava (cf Lc 2,51). Perciò non soccombe al dolore: attende. E, finalmente: Domenica di Pasqua. È il trionfo di Gesù risorto che conosciamo e riviviamo, anche in noi nel nostro piccolo personalmente, dopo aver abbracciato l’abbandono, o quando uniti veramente nel suo nome, sperimentiamo gli effetti della sua vita, i frutti del suo Spirito. Il Risorto deve essere sempre presente e vivo in noi in questo anno 2000, in cui il mondo attende non solo persone che credono e lo amano in qualche maniera, ma testimoni autentici che possano dire in tutta verità, come già la Maddalena agli apostoli dopo averlo incontrato nei pressi della tomba, quelle parole che conosciamo, ma che sono sempre nuove: “L’abbiamo visto!” Sì, noi l’abbiamo scoperto nella luce con cui ci ha illuminato; l’abbiamo toccato nella pace che ci ha infuso; l’abbiamo sentito nella sua voce in fondo al cuore; abbiamo gustato la sua gioia senza confronto. Ricordiamoci allora in questi giorni 4 parole: amore, Gesù abbandonato, Maria, il Risorto.

Chiara Lubich

https://vimeo.com/405772195  (in una conferenza telefonica, Castel Gandolfo, 20 aprile 2000)  Tratto da: “Le 4 parole”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 588. Città Nuova Ed., 2019. (altro…)

Chi ha visto di più?

La Risurrezione! Giovanni e Pietro vanno al sepolcro vuoto e trovano le bende a terra ed il sudario in disparte. Maddalena si sofferma e piange e vede due angeli, uno al posto del capo di Gesù, l’altro al posto dei piedi. Parla con loro, poi, voltatasi, vede Gesù. Gli Apostoli non lo hanno visto e fra essi c’era colui che Gesù prediligeva, certo anche per la sua innocenza. Maria, la peccatrice, vede gli angeli e Gesù. «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt. 5,8) Chi ha visto di più in quest’occasione? La Maddalena. Le lacrime che fluivano in continuazione dagli occhi, l’attesa fuori del sepolcro, segno d’un amore che tutto crede e vuole; e poi, il colloquio cogli angeli e con colui che credeva l’ortolano, quasi che Gesù fosse una persona di cui lei sola era interessata, avevano purificato quel cuore forse più degli altri: tanto che meritò di vedere esseri celesti e Gesù risorto. Ed ecco qui il significato della Risurrezione. Il riscatto è compiuto. La morte è vinta. Il peccato è subissato dalla misericordia versata in sovrabbondanza dall’albero della croce.

Chiara Lubich 

(Da: Chiara Lubich, L’essenziale di oggi. Scritti spirituali / 2, Roma 1978, pag 67.)

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