2 Set 2016 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
La Mariapoli 2016 nigeriana – 400 persone che dal 2 al 7 luglio hanno vissuto un’intensa comunione fra giovani e adulti, bambini, sacerdoti, persone di altre Chiese o di altre religioni – si è svolta lontano dai riflettori. Perché il bene non fa rumore. E anche perché della Nigeria, i media hanno spesso da riferire eventi di tutt’altro segno: violenze, soprusi, rapimenti, attentati. Eppure, occorre riconoscere anche l’altro volto di questo grande Paese. Per esempio attraverso la struttura in cui la Mariapoli si è svolta: il Brigard National Seminary di Enugu, che è il più grande seminario maggiore al mondo della Chiesa cattolica. Il che la dice lunga sulla fede vissuta in questo paese con grande intensità. A dare inizio ai lavori sono stati i giovani, una cinquantina, che affollando il palco, hanno eseguito un medley a base di gospel, cantati e ballati con forza e grande ritmo. A sorpresa essi poi si sono suddivisi in due ali da cui sono sbucate numerose coppie che indossavano gli abiti tradizionali delle diverse regioni del Paese. E mentre queste sfilavano, i gruppi corrispondenti venivano identificati e applauditi. La coreografia si è conclusa con l’inno nazionale cantato da tutta la sala. È stata un’esplosione di gioia, che ha rispecchiato anche visivamente l’invito del Vescovo di Enugu, Callistus Chukwuma Valentine Onaga, lanciato nell’omelia a vivere con “energia creativa, tipica della gioventù” il tema della Mariapoli: “Unità: dono, impegno, traguardo”. Un tema, questo dell’unità, a lui tanto caro perché si tratta di un valore, ha detto, “tanto necessario qui in Nigeria”. Il Vescovo ha poi incoraggiato tutti a vivere l’unità nel Paese secondo tre obiettivi: solidarietà, sussidiarietà, bene comune.
Con un inizio così alto, i temi di spiritualità e della sua applicazione nel vissuto concreto, hanno davvero trovato terreno fertile. Efficaci in particolare modo le testimonianze, alcune anche commoventi, offerte da persone singole o coppie, impegnate a vivere il Vangelo nelle loro quotidiane avventure e disavventure. Particolarmente significativa quella di un membro di una Chiesa pentecostale e di un giovane musulmano, che hanno dato un contributo alla comprensione dei temi che via via venivano esposti. I pomeriggi sono stati dedicati ad una grande varietà di workshop, ciascuno dei quali metteva in luce come l’unità sia in grado di migliorare la vita personale e quella della società circostante. Un gruppo ha discusso sui tesori e le sfide della vita familiare, un altro ha riflettuto su come vivere l’unità tra le attuali difficoltà che attraversa la nazione, e così via. Nel frattempo ha trovato spazio anche una serie di attività nelle quali veniva offerto ai partecipanti l’opportunità di acquisire nuove competenze: un mini corso per elettricisti, uno per estetiste, per parrucchiere, ecc. Iniziative che sono state recepite dai partecipanti come un dono che veniva offerto loro per migliorare le proprie capacità, richiamando alla loro mente la visione di Chiara Lubich e il suo progetto di Economia di Comunione. “Non si tratta di persone ricche – aveva detto la fondatrice dei Focolari a Piacenza (Italia) nel 1999 – che agiscono filantropicamente, ma di condivisione, quando cioè ognuno di pari dignità dà e riceve in un contesto di reciprocità”. Durante la Mariapoli, per suggellare il proposito di vivere per l’unità, tutti i partecipanti hanno voluto varcare la Porta Santa (l’ingresso alla Cappella del Seminario) abbracciando la grazia di questo anno speciale della misericordia di Dio e rinnovando l’impegno, consapevole e solenne, di essere misericordia gli uni gli altri e con tutti. Video con immagini della Mariapoli di Enugu https://vimeo.com/181015319 (altro…)
23 Ago 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
L’attesa è durata due anni, e il costo ha raggiunto i 409.559 €: è il nuovo reparto maternità del Centro medico «Moyi mwa Ntongo» nella capitale congolese, inaugurato proprio il giorno del 10° anniversario del Centro stesso. Il primo bambino è nato lo scorso 19 luglio! Un servizio essenziale, se si considera che – come ha affermato il direttore sanitario Arthur Ngoy – le cifre della mortalità infantile e materna in Congo sono ancora molto alte: «846 i decessi materni su ogni 100mila nati vivi» – mentre la media mondiale è di 216 – «e 104 su 1000 sono i decessi infantili», un tasso tra i più elevati al mondo. Il nuovo reparto é stato costruito grazie agli sforzi di diverse persone e agenzie legate al Movimento dei Focolari, come la Fondazione Giancarlo Pallavicini e le Signore Albina Gianotti e Vittorina Giussani, finanziatori del Centro medico sin dagli esordi, e da Amu Lussemburgo e AECOM Congo – insieme ai loro sostenitori: tante persone del Lussemburgo, compresi bambini che hanno realizzato e venduto lavoretti per guadagnare qualcosa, anche in pieno inverno. «Questo centro medico ci dà l’occasione di rispondere concretamente all’invito della Chiesa nel documento Africae Munus (n.140), che “le istituzioni sanitarie della Chiesa e tutte le persone che vi lavorano a diverso titolo si sforzino di vedere in ogni malato un membro sofferente del Corpo di Cristo», ha affermato Damien Kasereka, corresponsabile insieme ad Ghislaine Kahambu, del Movimento dei Focolari in Congo.
«È una grande soddisfazione – continua il dott. Ngoy – soprattutto per le mamme che dopo 9 mesi di consulti prenatali nel nostro centro, dovevano essere trasferite in un’altra struttura per partorire. Si sentivano abbandonate nel momento in cui avevano più bisogno di noi». «Ma anche perché possiamo rispondere alle richieste del governo congolese, di offrire cure complete, continue e di qualità. Per questo diciamo grazie a Chiara Lubich che ha dato il via a questo centro». All’inaugurazione, il 9 luglio scorso, insieme al corpo medico, ai malati, alle autorità civili e religiose, l’architetto e la sua équipe, giornalisti, era presente una piccola delegazione di Amu Lussemburgo. La messa di ringraziamento è stata celebrata dal vescovo ausiliare di Kinshasa Mons. Bodika, mentre il taglio del nastro è stato dato dal ministro della salute Vital Kabuiku, insieme al nunzio apostolico Luis Mariano Montemayor e al vescovo ausiliare. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
28 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Dalla diocesi di Verona sono 5 i pullman di ragazzi diciasettenni in partenza per la Polonia, accompagnati da sacerdoti, animatori e famiglie. Il campo scuola che li aspetta a Cracovia nel quadro della GMG, è indirizzato esclusivamente a loro. Fra questi ci sono anche dei Gen3, entusiasti di fare anch’essi un’esperienza del genere. «Una tappa del viaggio è prevista il 22 luglio a Monaco – racconta d. Stefano Marcolini dei Focolari, uno dei sacerdoti che accompagna il gruppo –, per visitare l’ex campo di concentramento nazista di Dachau. La sera, ritornati a Monaco, optiamo per un giro turistico nella città, ignari che sarebbe diventata teatro di un attentato terroristico. Grazie a Dio non siamo nelle vicinanze del centro commerciale dove avviene la sparatoria, ma la confusione è tale che tutta la città (metropolitane, bar e luoghi pubblici) è in preda al panico. La paura è tantissima, così pure la difficoltà di ritrovarsi. Meno male che funzionano i cellulari e Google maps. Finalmente, alle 3 del mattino, ci ricongiungiamo tutti, generosamente accolti dalla chiesa locale che ci ospita offrendoci anche un’abbondante colazione. Contattato il Ministero degli Affari Esteri italiano, abbiamo però l’ordine di ritornare in Italia, dato che il gruppo è composto da minorenni».
Ma i ragazzi non si danno per vinti. Incoraggiati dalle parole con le quali papa Francesco aveva invitato i giovani alla GMG: “Non lasciatevi rubare la speranza”, una volta rientrati in Italia vogliono ugualmente prendere parte ad un campo scuola – quello che avrebbero dovuto fare a Cracovia – che il vescovo in tutta velocità fa allestire in un bel posto in montagna. «Il Papa, venuto a sapere della loro avventura, incoraggia i ragazzi a non arrendersi e dice loro che li aspetta tutti a Cracovia. Intanto tre di loro, accompagnati da un sacerdote, vengono invitati a Cracovia per partecipare, al Festival dei giovani dell’Italia. E sono loro che, insieme ad altri giovani, vengono scelti per porre, in un collegamento con papa Francesco, una domanda proprio sui fatti di Monaco». «Rispondendo all’invito personale del Papa – continua d. Stefano –, al termine del campo scuola i pullman ripartiamo per la Polonia, per arrivare giusto in tempo per partecipare – il sabato 30 mattina – ad un’udienza privata con lui, che per loro modifica i suoi programmi precedenti. Ma non solo. Per il grande incontro di sabato sera, al quale sono attesi 2 milioni di giovani, i ragazzi di Verona hanno il pass per sedersi in “prima fila”. E tutto questo perché, come ci dice Riccardo, uno dei Gen3, “non ci siamo fatti rubare la speranza!”». (altro…)
27 Lug 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Il progetto in corso da alcuni anni portato avanti dall’AMU (Azione per un mondo unito) nella Repubblica di Kiribati, si rivolge alla popolazione di Buota, uno dei villaggi più poveri dell’isola di Tarawa, nel piccolo stato insulare oceanico. Lo scopo del progetto è quello di migliorare le condizioni di vita della comunità, attraverso iniziative rivolte principalmente a donne e bambini. I bambini che hanno frequentato la scuola materna sono 61, sia cattolici che di altre confessioni e fedi religiose. Quindici bambini hanno concluso il percorso prescolastico e hanno ottenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione l’attestato che certifica il livello di conoscenze e competenze acquisite e li qualifica per iniziare la scuola primaria. «La scuola materna è un’attività che contribuisce a rafforzare la collaborazione fra i membri della comunità – ci scrivono i referenti locali -. Ad esempio le madri degli alunni lavorano spesso in gruppo per fornire il supporto necessario. Oltre ad alcune raccolte fondi realizzate con la vendita di pane e di blocchi di ghiaccio, hanno contribuito alla costruzione di una nuova aula intrecciando la paglia per il tetto. Tutta la comunità dei Focolari in Buota, che ha avuto l’idea del progetto, si è fatta carico volontariamente di costruire una nuova aula per rispondere all’aumento di presenze».
Il progetto di Kiribati prevede anche diverse attività di formazione per le donne. «A volte sono state piuttosto difficili da organizzare a causa dello stato in cui versano le strade: le vie di comunicazione per Buota non sono sempre praticabili e raggiungere il villaggio può essere molto impegnativo. Tuttavia anche questo aspetto è stato portato avanti». Lo scorso anno 4 persone del Ministero della Salute hanno condotto un breve workshop sulla nutrizione dei bambini. In quell’occasione si è parlato dell’importanza di un’alimentazione nutriente per lo sviluppo fisico e mentale, di igiene, di pianificazione familiare con metodi naturali e anche di orti biologici. Per incoraggiare l’adozione di stili di vita salutari, l’équipe locale del progetto ha organizzato un workshop di 2 giorni su come coltivare un orto biologico, anche con la collaborazione di personale qualificato del dipartimento di Agricoltura. Si è sottolineata la necessità che molte persone si dedichino a questa attività, in modo da condividere le esperienze e apprendere più facilmente come ottenere un terreno ricco di componenti organiche. Dall’isola hanno riferito che, verso la fine del 2015, si sono cominciati a vedere in diverse abitazioni di Buota i primi orti biologici con cavoli e pomodori! È un aspetto importante in questo contesto, dove il progressivo aumento del livello del mare limita fortemente l’area delle terre che possono essere destinate all’agricoltura. Fonte: AMU online (Associazione per un mondo unito). (altro…)
22 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Oggi si parla di Amazzonia soprattutto perché preoccupati della sua deforestazione e dello sfruttamento delle sue innumerevoli risorse da parte di politici ed economisti senza scrupoli. Ma sono in pochi a conoscere i problemi delle comunità che vivono sulle rive del suo immenso, omonimo fiume, così prezioso per il nostro pianeta malato. Sono grandi le difficoltà per accedere a qualsiasi forma di assistenza sanitaria. Ad esempio ad Óbidos (quasi 50.000 abitanti), l’unico ospedale esistente, retto dal Terz’Ordine Francescano, dispone di un solo medico per assistere i casi più urgenti, mentre per visite specialistiche occorre recarsi a Santarém , a 6 ore di navigazione. A sollecitare risposte concrete è la Conferenza episcopale brasiliana (CNBB), preoccupata anche per la scarsa assistenza spirituale ad una popolazione di natura profondamente religiosa. Un appello che ha risvegliato l’interesse di centinaia di persone dei Focolari (giovani e adulte di tutto il Paese), e non solo, che dal 2005 stanno dando vita al “Progetto Amazzonia”. Esse, di anno in anno, nel periodo delle vacanze, si mettono in viaggio per visitare le diverse comunità rivierasche della regione. Sono professionisti dell’area sanitaria, ma anche gente comune, che vanno lì per ascoltare i problemi della gente, curare i malati, giocare con i bambini, in una tacita ma esplicita testimonianza di Vangelo vissuto. In questo mese di luglio si stanno svolgendo missioni di questo tipo in tre diverse località: Óbidos (Pará), Magnificat (Maranhão) e Barreirinha (Amazonas).
A Óbidos sono andati in 22 volontari, fra cui 4 medici, un dentista, una fisioterapista e uno studente di medicina. I quali, con l’appoggio logistico degli abitanti e della prefettura, nei 7 giorni della loro instancabile permanenza sul posto sono riusciti a visitare sette comunità, prendendosi cura complessivamente di oltre 1000 persone. Sono andati di casa in casa, ospitati per la notte dalla generosità della gente, che non ha esitato a mettersi a fianco dei volontari per dare loro una mano, creando così un clima di grande fraternità fra tutti. E al momento di separarsi, ogni volta la scena era la stessa: nessuno voleva credere che all’indomani i “missionari” sarebbero partiti per un’altra comunità, come nessuno poteva dire chi avesse provato più gioia per quell’intenso giorno vissuto assieme. Perché, se è vero il detto che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” è altrettanto vero che – a detta dei volontari – chi ha ricevuto di più sono stati loro, per aver conosciuto da vicino una popolazione così genuina, così ricca di valori, di coraggio, di fede autentica. Ogni partenza è stata suggellata dalla promessa di tornare il prossimo anno, accompagnati da nuovi amici contagiati dal loro entusiasmo. Significativa la testimonianza di un giovane volontario di Benevides che ringraziava per essere “cresciuto spiritualmente ed umanamente”. E quella di una ragazza di Belém che, colpita “da queste persone straordinarie che ha conosciuto”, ha dichiarato che una volta tornata a casa “raccomanderà a tutti una simile esperienza”. Un giovane venuto da Belém commentava: “Vivo in una società interessata soltanto all’ultimo modello di Smartphone, mentre qui ho visto bambini felici per aver ricevuto una semplice matita. Ho visto gente mettersi in fila senza la certezza di riuscire a farsi visitare dai medici, mentre da noi se appena c’è da aspettare un po’ cominciamo a reclamare. Eppure, anche se in situazioni sfavorevoli, in questa gente la gioia non manca. Ascoltando le loro storie, mi sono convinto che alcuni di essi meriterebbero una laurea ad honorem”. Vedi anche: http://projetoamazonia2016.blogspot.com.br/ (altro…)