Movimento dei Focolari
Angeli con un’ala sola: la sfida EdC in Messico

Angeli con un’ala sola: la sfida EdC in Messico

20140826-06«L’Economia di Comunione è un modo di pensare, sentire e agire diversamente!» Non usa mezzi termini Galo Pozo, consulente d’impresa dell’Equador, nel definire il progetto EdC, invitando i giovani partecipanti a «giocarsi la vita nel modo migliore possibile, per questo progetto». Sembra dica queste cose prima di tutto a se stesso Galo Pozo: in fondo è uno di loro, uno dei partecipanti alla “Summer School” di Economia di Comunione (EdC) che si è svolta dall’11 al 15 Agosto a “El Diamante”, la cittadella dei Focolari a una manciata di Km da Puebla, Messico centrale. Pozo è uno di loro perché, come ha detto Luigino Bruni, Coordinatore della Commissione Internazionale EdC, «Qui non ci sono insegnanti e allievi, ma persone che imparano le une dalle altre nella comunione». E così 60 persone, tra studenti, imprenditori e specialisti di Economia di Comunione sono accorsi da Stati Uniti, Canada, Messico, Honduras, Panama, Costa Rica, Colombia, Argentina, Brasile ed Equador oltre che da Francia, Svizzera e Italia, per approfondire i diversi aspetti della teoria e della pratica di questo progetto economico. Il programma della scuola ha offerto delle lezioni in plenaria, grazie ai contributi dei già citati Bruni e Gozo, ma anche dell’economista svizzero Luca Crivelli, della francese Anouk Grevin e dell’imprenditore brasiliano Armando Tortelli (membri della Commissione Internazionale EdC). 20140826-07Non sono mancate visite a realtà concrete che sul territorio già operano nello spirito dell’Economia di Comunione, come la Scuola Santa Maria, nella vicina città di Actipan, che rappresenta una forte testimonianza di quello che si può realizzare: in un contesto di grande povertà e degrado di tutti i tipi, è nata una scuola, frequentata oggi in armoniosa convivenza da ragazzi e ragazze di diverse estrazioni sociali e condizioni economiche. Qui tutta la comunità educativa è impegnata attivamente, a partire dalle famiglie, tutti insegnano e ciascuno impara ciò che è più importante nella vita, sperimentando la pienezza come persone in tutte le dimensioni: fisica, intellettuale, psicologica ed spirituale. Un’applicazione concreta che mostra come i nostri comportamenti nella vita dell’impresa, caratterizzati da creatività, innovazione e un forte amore per i poveri, possono davvero trasformare la realtà che ci circonda. 20140826-04Fondamentali sono stati anche i momenti di comunione e scambio di esperienze, che hanno contribuito a creare reti di collaborazione tra tutti, allo scopo di rafforzare e sviluppare le proprie iniziative imprenditoriali, quelli che sono i propri “sogni”: piattaforme digitali per trovare finanziamenti, produzioni di abbigliamento, gallerie d’arte, una scuola di formazione ai mestieri, negozi online, sono alcune delle iniziative emerse per la centralità data alla comunione dei beni, l’impegno sociale e la centralità della persona. «Siamo arrivati qui con idee, professioni e realtà nazionali molto diverse – scrivono i giovani nel loro manifesto conclusivo – L’Economia di  Comunione ci invita a guardare a tutte queste singolarità con occhi nuovi e senza frontiere, a percepire le molteplici dimensioni della povertà ed a impegnarci liberamente a cambiare il mondo giorno dopo giorno. (…) Non facendoci limitare dalle frontiere, desideriamo trovare alternative all’attuale modello di economia che non è in grado di rispondere al nostro profondo desiderio di una società più fraterna e giusta, dove l’amore sia il più grande strumento di trasformazione. Siamo “angeli con una sola ala” che per volare devono abbracciarsi gli uni agli altri». (altro…)

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Vangelo vissuto: la risposta di Dio

Gravidanza e lavoro 2014_07_gravidanzaAlla notizia che aspettavo un bambino, nonostante le promesse ricevute, l’azienda nella quale lavoravo non è stata più disposta a darmi permessi, indennità, garanzie per il futuro. Al che ho dovuto licenziarmi. A questo punto un amico mi ha offerto un posto nel suo studio professionale. Sarebbe stata un’assunzione fittizia: non avrei potuto lavorare, ma mi sarebbero stati riconosciuti i diritti delle madri lavoratrici. Stavo già preparando i documenti quando la mia coscienza si è ribellata: uscita dalla legalità, stavo organizzando un furto nei confronti dello Stato, mentre io volevo essere una madre onesta per il figlio che attendevo. Ho dunque rifiutato quella proposta, affrontando il parere contrario dei parenti. Anche loro però, giorni dopo, sono rimasti stupiti da come Dio ha risposto con la sua provvidenza: un nuovo corso professionale per mio marito, lettino, carrozzina e vestitini per il bambino, e un nuovo lavoro per me. M. L. – Sicilia L’asse da stiro Da poco tempo mio figlio è andato a vivere da solo. Spesso viene a trovarmi e un giorno, vedendomi stirare, mi fa: «Sai una cosa? Mi manca proprio un asse da stiro». Non sono stata tanto a pensare: gli ho offerto il mio. Lui è andato via contento, ma più felice mi sono sentita per avergli procurato qualcosa che veramente gli serviva. Dopo un paio di giorni una mia amica mi ha chiesto: «Ti servirebbe un asse da stiro? Io ne ho uno in cantina che non uso più». Sono rimasta di stucco: era anche più comodo di quello che avevo donato. R. B. – Svizzera Il compagno di scuola Un giorno, un mio compagno di classe ha cominciato a buttare per aria libri e quaderni, imprecando contro Dio: «Perché non ci sei quando mi servi? Cosa stai a fare lassù?». Non capivo perché facesse così, finché ho saputo che la sua mamma doveva essere operata di cancro. Gli sono stata vicina, condividendo con lui questo grande dolore, e alla fine, insieme, abbiamo chiesto a Gesù che l’intervento andasse bene. Anche le altre compagne hanno pregato. La classe sembrava trasformata: questo episodio ci aveva reso più uniti. L’intervento poi è riuscito e tutti ne abbiamo ringraziato Dio. J.S. – Germania Lavoro di traduzioni 2014_07_interpreteAvevo necessità di soldi ed ero riuscita a trovare un lavoro: fare delle traduzioni. Un giorno una mia amica mi ha confidato che stava passando un momento difficile economicamente. Le ho offerto allora di condividere con me il lavoro che stavo facendo. Lo stesso giorno mi è arrivata l’offerta di un altro lavoro che mi avrebbe fatto guadagnare il doppio di quanto avevo condiviso con la mia amica. E. M. – Azzorre (altro…)

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Cos’è il Collegamento CH?

Collegamento CH Website

www.focolare.org/collegamentoch

 «Il Collegamento CH. Una famiglia nel mondo. Connessa». Questo è l’annuncio con cui si presenta sul web il Collegamento, una delle caratteristiche originali dei Focolari sotto l’aspetto della comunicazione. E così si spiega: Quando. Nasce nel 1980. È l’11 agosto, festa di S. Chiara d’Assisi. Quel giorno, nel suo onomastico, Chiara Lubich si trova in Svizzera insieme a una manciata di persone che le fanno gli auguri: è una festa di famiglia. Si crea una comunione profonda. Chi. Nei giorni seguenti, dalla stessa casa di Chiara, si attiva una catena di telefonate che alimenta la realtà percepita, di essere un’unica famiglia. Si comunicano le notizie che giungono dalle comunità dei Focolari nei vari paesi del mondo. A questo gruppo di persone Chiara propone un pensiero spirituale per vivere insieme, con intensità crescente, la spiritualità dell’unità. Come. In quei giorni si scopre l’esistenza in Svizzera (CH) del servizio “conferenza telefonica collettiva” e se ne fa subito uso. Tale collegamento, nelle settimane successive, si estende ad altre nazioni, fino a raggiungere tutti i Paesi dove sono presenti i Focolari.
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https://vimeo.com/96678742

Perché. Nel tempo e con il veloce evolversi delle telecomunicazioni, si passa dalla conferenza telefonica allo streaming e al satellite, perché, affermava Chiara, “un’Opera, che ha per ideale l’unità”, una famiglia “disseminata ormai su tutto il pianeta” deve condividere “tra tutti, con i mezzi più rapidi e adeguati”, “gioie, dolori, speranze, progetti”, sperimentare “l’amore che va e che torna”, fare insieme il viaggio, “il santo viaggio” della vita. Per un mondo unito. Si fa l’esperienza forte e gioiosa dell’“unità e dell’universalità” che lega centinaia di migliaia di persone, sparse nei cinque continenti, orientate alla fratellanza universale. (altro…)

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Lo sguardo che sa vedere

Il nemico «La nostra figlia più piccola ha un carattere forte e atteggiamenti che indispongono. Una sera, dopo i ripetuti richiami a mettersi a dormire, mi avvio nella sua stanza con l’intenzione di darle una bella lezione. Mentre vado verso di lei penso che questa figlia sta diventando una minaccia per i miei nervi, per il rapporto con mia moglie che non sopporta di vedermi nervoso. Insomma è il mio “nemico”. Quando però sono davanti al suo letto, cambio atteggiamento: mi chino su di lei e mi metto in ascolto di cosa mi vuol dire. Poi le racconto una storia, le canto una canzone: tutto sembra sparito. La bambina ha ritrovato il sonno e io quella pace che viene dall’amore». F.S. – Svizzera In carcere «Antonio, un nostro giovane amico paraguaiano, era finito in carcere per traffico di droga: in realtà era stato un compagno di viaggio a mettergliela nello zaino, dove la polizia l’aveva trovata. E lui ora era capitato insieme a delinquenti considerati pericolosi, senza assistenza giuridica. Ci siamo messi in contatto con la madre, siamo andati a trovarlo sovente e gli abbiamo procurato un bravo avvocato. Dopo mesi, il processo, che abbiamo seguito con un gruppo di amici. Prima della sentenza, abbiamo pregato insieme. Antonio era sereno. Quando i giudici hanno dichiarato la sua innocenza, nell’aula c’è stata un’esplosione di gioia. Uno degli avvocati aveva le lacrime agli occhi. Anche le due guardie carcerarie che l’accompagnavano erano commosse. Ora vogliamo aiutarlo a riprendere una vita normale, dopo la dura esperienza vissuta». A.F.-Argentina Nadine vuol dire io? «Dopo un anno di matrimonio abbiamo saputo che non potevamo avere figli. E qui sono cominciati anche i problemi con i parenti di mio marito, che già mi consideravano una straniera perché provengo da un altro villaggio. Avremmo voluto adottare un figlio, ma nel paese nessuno avrebbe compreso questa scelta. Un giorno un’amica ci chiama: c’era una neonata i cui genitori erano morti in un incidente; i nonni non potevano occuparsene… Siamo andati a prenderla. Tutti i nostri parenti erano contrari, ma noi eravamo felici di avere Nadine con noi. Dopo un po’, anche loro hanno cominciato a volerle bene e lei è cresciuta nella serenità. Spesso le raccontavo la storia di Nadine con Amet e Haila; e lei: «Nadine vuol dire io?». Le rispondevo di sì. Ora ha cinque anni e mi ha detto: «Mamma, voglio una sorellina». Le ho risposto che, come sapeva, non potevo avere figli. Ha precisato: «Voglio una sorellina che ha perso i genitori in guerra, una come me». Io e mio marito ci siamo guardati: lei aveva capito benissimo in che modo era “nostra figlia”. Ora nel villaggio due altre famiglie hanno, come noi, adottato un bambino». A.H.K. – Siria Tratto da: Il Vangelo del giorno, Città Nuova Editrice (altro…)