Impariamo dai piccoli
Facevo un certo lavoro in casa, quando mi sono fatto un taglio profondo alla mano sinistra. Mentre cercavo di fermare il flusso di sangue prima di farmi accompagnare dai miei al pronto soccorso, il nostro nipotino Emanuel di circa sei anni, che trascorreva quel giorno da noi, assisteva partecipe alla mia sommaria fasciatura: “Ti fa tanto male, nonno?”. L’ho tranquillizzato e lui per aiutarmi mi ha dato… una caramella! Poco dopo: “Vuoi un’altra caramella, nonno? Ti farà bene”. Ricucito, fasciato e con un tutore al pollice sinistro (per fortuna il tendine era salvo), al mio ritorno mi è venuto incontro: “Nonno, adesso come va? Forse ti farebbe bene prendere un caffè”. “Grazie, Emanuel, dopo pranzo: adesso andiamo a tavola”. Mia moglie aveva preparato le salsicce che a lui piacciono tanto. Dopo aver mangiato la sua, ne ha presa un’altra dal piatto di portata, l’ha tagliata e senza dir niente l’ha messa nel mio piatto. Dopo queste attenzioni fatte con commovente semplicità, ho ricordato che Gesù ci ha indicato come modello proprio i bambini.
(Giovanni C. – Italia)
Una vacanza provvidenziale
“Oltre noi”, un’associazione che si occupa di disabili, tra le altre attività organizza una vacanza a San Bernardino. La presidente, che conosco da anni, mi propone: “Perché non mandi Benedetta con noi?”. La proposta è allettante, ma la struttura ospitante sarà adatta a persone in carrozzina come mia figlia? Da un sopralluogo, ci sembra di sì. Inoltre, la nostra amica Daniela si è resa disponibile come accompagnatrice e in più c’è l’aiuto di un infermiere. Benedetta si dimostra entusiasta. Non mi sembra vero. Prima della partenza partecipiamo ad una cena per conoscere gli altri vacanzieri. L’ambiente è allegro. Il 3 agosto Benedetta e Daniela partono a bordo della nostra auto per gli spostamenti in loco. Spero tanto che la mia amica non si stanchi troppo… Mi fido e affido tutto a Gesù. Le prime notizie da parte di entrambe sono rassicuranti. Al ritorno non riconosco più mia figlia: è rilassata e strafelice soprattutto per aver potuto partecipare tutti i giorni alla messa, celebrata proprio nella camera sua e di Daniela. Dio vince sempre in generosità!
(M.B. – Svizzera)
Quando non si è autosufficienti
Quello appena trascorso è stato un mese di “passione”, nel senso più carnale del termine. Un mese eccezionale, in cui il dolore del corpo è stato cullato dalla tenerezza dei fratelli. La fretta di guarire – quel peccato d’orgoglio di chi vuole sentirsi sempre autosufficiente – mi aveva tradito. Il post-operatorio si era complicato, il ginocchio gonfiato e il medico era stato perentorio: riposo e ghiaccio. In quella borsa del ghiaccio ho trovato una strana forma di preghiera. Mi sono ritrovato “piccolo”, dipendente dal fratello per un bicchiere d’acqua o per un passaggio in auto. Ma è proprio in questa fragilità che ho riscoperto il tesoro della comunità sacerdotale in cui vivo. Ho capito che la fraternità non è solo mangiare insieme, ma è avere la fiducia di dire: “Ho bisogno di te”
La dipendenza dagli altri non è una sconfitta, ma il certificato della nostra umanità. Oggi, nel mio orticello di prete pensionato, coltivo i miei pochi metri quadri di mondo. E finché avrò voce (e una stampella a sorreggermi), il mio orto sarà sempre aperto a chi cerca speranza.
(Don Peppino G. – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta
tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno XII– n.3 – maggio-giugno 2026)
Foto ©Tieffenbrucker456, Alexandra Koch-man, Codi Punnett – Pixabay




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