Movimento dei Focolari
“Frammenti di reciprocità “

“Frammenti di reciprocità “

Domenico Mangano_Frammenti di reciprocita'“Il cristiano è colui che riesce a vivere l’ordinario in modo straordinario”. Questa definizione, espressa da Giovanni Paolo II, ci può aiutare ad accostarci alla storia di Domenico Mangano, pubblicata dall’editrice Città Nuova sotto il titolo Frammenti di reciprocità. “Una storia segnata dalla carità. La vita di un uomo che ama di cuore e intelligenza, con spirito di iniziativa ad ampio ventaglio, sempre in generosità senza limiti”. Così lo presenta Tommaso Sorgi, sociologo, già deputato al Parlamento, nella prefazione al libro. È infatti proprio sullo sfondo delle vicende politiche italiane degli ultimi 40 anni che si muove la figura di Domenico Mangano, un laico appassionato, mosso dal desidero instancabile di coniugare le sfide del Vangelo dentro la quotidianità della famiglia, del lavoro, della politica.(…) La sua genuina ricerca lo aveva reso in grado di cogliere la novità e la preziosità della spiritualità comunitaria nell’incontro con i Focolari: “Trovai un’aria di pace, il sorriso sulla bocca di tutti: – raccontò Domenico – c’erano amministratori comunali come me, ma anche politici di livello molto più in alto del mio. E sorridevano. Io per le preoccupazioni della politica ero sempre arrabbiato “. Lo colpì in particolare la testimonianza di una giovane donna francese, che, senza alcuna preparazione specifica, ma animata dall’amore ai suoi concittadini, seppe risolvere una difficile situazione civica. “Mi accorsi lì – spiegò Domenico – del mio fallimento di politico: lei, senza alcuna esperienza specifica, aveva fatto tanto. La invidiavo di cuore: io che stavo sempre a leggere e studiare, avevo un bilancio personale così povero e non avrei avuto nulla da raccontare di quello che avevo fatto”. Il percorso politico, cominciato nella sua città, porterà, negli anni, Domenico a spendersi nella costruzione del nascente “Movimento politico per l’unità”, espressione dei Focolari, realtà promotrice della fraternità universale, fra uomini politici, fra i partiti, fra le nazioni. Una nuova grave malattia, che lo porterà alla morte in breve tempo, colpì Domenico quando ormai si dedicava a tempo pieno alla costruzione di questo progetto,(…) “Domenico ha saputo vivere con pienezza… – scriverà di lui Chiara Lubich – e ha trasmesso a tanti la sua passione per l’unità, valorizzando ogni momento del vivere quotidiano”. Una biografia che si legge d’un fiato e che ci fa davvero godere della compagnia di Domenico, attraverso un racconto partecipe e vivace.

Dall’articolo di Paolo Crepaz:”Costruire ovunque frammenti di reciprocità” del 21 ottobre 2002

Giornata mondiale dei Diritti umani

Il 10 dicembre 1948 venne proclamata la Dichiarazione universale dei Diritti umani. Da allora ogni anno, lo stesso giorno, si ricorda tale Dichiarazione, elaborata dalla Commissione per i diritti umani, organo dell’ONU, presieduta all’epoca da Eleanor Roosevelt, moglie del presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin D. Roosevelt, per richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza e la difesa della dignità della persona. Il documento costituisce una sorta di cesura tra l’epoca precedente al 1948, in cui l’indignazione per le iniquità nel mondo veniva affidata a qualche sporadico intervento, e quella successiva, in cui veniva fermamente riconosciuta, per la prima volta, la necessità di contrastare le diseguaglianze, in tutti gli Stati del mondo. Riconoscendo la validità di tale Carta e applicandone alla lettera i 30 articoli, molti aspetti deviati della nostra società scomparirebbero: schiavitù, tortura, guerra, razzismo, violenza di genere, maltrattamento sui minori, sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, ma anche depauperamento, abuso e inquinamento delle risorse ambientali. (altro…)

Un mezzo indispensabile alla fraternità

Nel mondo moderno, l’obbedienza non è più apprezzata nella sua giusta misura. Il soffio di libertà, di fraternità e di uguaglianza che si è sprigionato dalla rivoluzione francese è entrato ormai nei nostri giornali, nei nostri cortili, nelle nostre case, ed anche nelle nostre parrocchie e nei nostri conventi. (…) Non è raro perciò trovare nel nostro inconscio un larvato senso di diffidenza nei confronti di questa preziosa virtù, quasi  che essa sia in contrapposizione alla scoperta evangelica che siamo tutti fratelli in Cristo. (…) L’obbedienza non implica un’abdicazione della propria personalità, un’umiliazione inumana. Essa al contrario ci aiuta ad essere veramente noi, a sviluppare il nostro io, poiché ci inserisce in un contesto sociale che è indispensabile umanamente e divinamente alla vera manifestazione delle nostre capacità. Quando la volontà di colui che è superiore a me legittimamente nel governo civile od ecclesiastico. mi indica quello che devo volere o quello che devo tralasciare, anche se ciò urta con i miei progetti, con il mio modo di pensare, mi eleva sempre ad un piano più vasto e generale, al piano del bene comune. Quella menomazione che provo, quella frizione per il contrasto che v’era, è il contributo necessario a tale mio innalzamento. In quel momento la mia umanità cresce, è più piena. E più mi trovo unito agli altri, più riscopro la mia fratellanza con gli altri. Essa infatti è frutto di comunione. L’obbedienza, lungi dall’essere in contrasto, diventa perciò mezzo indispensabile alla fraternità umana. (…) Molte volte, nel parlare di questa virtù, se ne presentano solo gli aspetti ascetici: quanto progredisce l’anima che rinunzia alla propria volontà, quanto si liberi dalle passioni, ecc. È certamente vero, ma essa ci dà qualcosa di meglio, ci fa partecipi dell’umanità di Cristo misticamente, ci permette di provare nel nostro cuore gli stessi sentimenti di Cristo (cf Fil. 2,5). Maria Santissima è il modello per eccellenza di questa obbedienza interiore. Quando risponde all’angelo: “Ecco la serva del Signore”; quando, per seguire l’editto dell’imperatore romano, si reca a Betlemme; quando “in tutta fretta” segue l’ispirazione di andare ad assistere Elisabetta; quando alle nozze di Cana chiede a Gesù il miracolo; quando sul Calvario dona il Figlio di Dio per stare con Giovanni; quando in mezzo agli apostoli prega in attesa amorosa dello Spirito Santo: la sua vita è un continuo obbedire a Dio solo, obbedendo agli uomini e alle circostanze. E rivivendo in noi Maria, parteciperemo della sua stessa intimità, della sua stessa docilità. Come il focolarino Andrea Ferrari che morente, con il sorriso sulle labbra, a chi lo preparava ad accettare la volontà di Dio, diceva sorridente con un’arguzia che manifestava la sua intima unione: “Abbiamo imparato a riconoscerla sempre, anche nel rosso di un semaforo”.   Da: PASQUALE FORESI – Parole di Vita – Città Nuova 1963 – pp 197-8-9-200 (altro…)