4 Ott 2017 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
World Trade Centre
Metro di Manila, Filippine, 6-8 luglio 2018. L’appuntamento è per migliaia di giovani da tutto il mondo, mossi da un’idea che, come un chiodo fisso, informa la loro vita e le azioni sociali cui danno vita: costruire un mondo unito e solidale. Il Genfest 2018 Beyond all borders è un invito a far crollare i confini, i limiti, le barriere che ostacolano questo processo. Nato nel 1973 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, in oltre 40 anni il Genfest ha raccolto decine di migliaia di giovani. Quella del 2018 sarà l’undicesima edizione, la prima fuori dall’Europa. Nella sua lunga storia, ogni Genfest ha segnato una tappa e visto la concretizzazione di molti progetti: tra questi l’idea delle Giornate mondiali della gioventù, iniziate nel 1985; la nascita nello stesso anno dei Giovani per un Mondo Unito (GMU); la Settimana Mondo Unito, operativa dal 1996, per evidenziare le iniziative che promuovono l’unità, a ogni livello, nel mondo; e infine, dal 2012, l’United World Project, grande osservatorio permanente di tutte le buone pratiche a livello planetario. Il prossimo Genfest precederà di poco il Sinodo sui giovani, che si svolgerà a ottobre 2018. Incontrando gli organizzatori, presenti in questi giorni a Castelgandolfo (Roma) all’incontro dei delegati nel mondo del Movimento dei Focolari, abbiamo raccolto notizie “di prima mano”. Ding Dalisay rappresenta all’assemblea le Filippine: «Con grande gioia abbiamo avuto l’appoggio del presidente della Conferenza episcopale filippina che ci incoraggia a lavorare per portare la realtà del Genfest a più giovani possibili. Già da un po’ di tempo i giovani delle Filippine stanno girando con dei caravan per presentare il Genfest nelle parrocchie, nelle università e in altri posti. Abbiamo una grande speranza che tanti giovani verranno». Carlo Gentile, delegato delle Filippine insieme a Ding: «Sarà il primo Genfest in Asia, quindi sarà molto importante per l’aspetto dell’interculturalità. Chiara Lubich definiva il Genfest una “cascata di Dio”. Ci aspettiamo un evento meraviglioso, preparato per offrire a tutti i giovani che vengono dall’Asia, ma non solo, un’esperienza profonda, immersa nella cultura asiatica».
Una mobilitazione mondiale è già cominciata. Molti i contatti con altri Movimenti, come quelli con i giovani della Rissho Kosei-kai, associazione laica buddhista giapponese, con sei milioni di seguaci, e con lo Youth World Peace Forum, che celebrerà il proprio meeting annuale a Manila nello stesso periodo del Genfest. In alcune aree del mondo si pensa a replicare il Genfest con delle iniziative locali. Una commissione composta da 30 giovani, rappresentanti delle diverse aree geografiche del mondo, con il coordinamento della segreteria internazionale dei Giovani per un Mondo Unito, è già al lavoro. Kiara Cariaso e Diego Lopez spiegano: «Stiamo lavorando per poter far arrivare al Genfest di Manila giovani da tutto il mondo. Ci sono già tante attività, non solo nelle Filippine, perché sarà un evento planetario, lo costruiamo tutti insieme». «Infatti – le fa eco Diego – raccogliamo idee che arrivano da giovani di tutti i Paesi, lavoriamo insieme, e le facciamo arrivare nelle Filippine». Spiegano: «Il Genfest 2018 si articolerà in tre fasi: la prima, precedente alla manifestazione, con la possibilità per molti giovani di varie parti del mondo di conoscere le culture asiatiche. Un’esperienza interculturale, interreligiosa e sociale unica, che si svolgerà in diversi Paesi del continente asiatico. A questa seguirà l’evento centrale di Manila, dal 6 all’8 luglio, a cui desideriamo possano partecipare giovani da ogni parte del mondo, in modo da rendere in qualche modo presente la propria realtà e allo stesso tempo riportare alla comunità di origine l’esperienza e l’impegno preso a Manila. Infine, un “post Genfest”, soprattutto per i giovani asiatici, che darà modo di testimoniare un’“Asia unita per un mondo unito”. Sarà un’esperienza bellissima per 800 giovani nella cittadella di Tagaytay». Sito ufficiale: y4uw.org/genfest (altro…)
3 Ott 2017 | Focolari nel Mondo
Il gruppo musicale internazionale Gen Verde si è esibito a Stadthagen (Germania) lo scorso 9 settembre, in occasione dei 500 anni della Riforma luterana. «Un migliaio di persone, nonostante la pioggia battente caduta fino a poco prima dell’inizio del concerto – scrivono –, ha gremito la piazza della bella cittadina di Stadthagen, nella Bassa Sassonia. Il nostro concerto On the Other Side ha portato una nota di fraternità e internazionalità. Già nei giorni precedenti avevamo condiviso dei bei momenti con il vescovo luterano Dr. Manzke che ci aveva invitate, e coi suoi collaboratori. E il giorno del concerto un gruppo di giovani con i loro pastori ci hanno aiutato nel montaggio, bagnati dal diluvio ma felici». «Ci rimane nel cuore – concludono le giovani del Gen Verde – quella gente in piazza sotto un mare di ombrelli, al freddo, che ascoltava, gioiva, cantava e perfino ballava con noi! Grazie Stadthagen, insieme abbiamo tessuto e vissuto momenti di vera famiglia». (altro…)
3 Ott 2017 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Fili staccati «Nei primi anni di matrimonio accadeva spesso che il dialogo fra me e mio marito s’interrompesse per diversità di opinioni. A volte, dopo scontri verbali piuttosto duri, si arrivava al silenzio totale anche per giornate intere. La breve pausa pranzo, al rientro dai rispettivi lavori, veniva occupata dai notiziari TV che Gaetano seguiva con passione. Un giorno, confidando nell’aiuto di Dio, decisi di mandargli un messaggio chiaro: ritornai presto da scuola e preparai un buon pranzetto, la tavola più bella del solito con fiori e una candela accesa. Poi staccai tutti i fili della TV. Arrivando, Gaetano mi chiese stupito se c’era qualche ricorrenza da festeggiare. Ci mettemmo a tavola e, come al solito, cercò di accendere il televisore, ma capì subito che non si trattava di un guasto. Ridendo mi abbracciò, chiedendomi scusa, e insieme ci promettemmo di correggerci sempre per amore l’uno dell’altro. Fu quello un momento importante di crescita nel nostro rapporto». (Giulia – Italia) In cucina «Nel mio turno in cucina non sopportavo i confratelli che passando assaggiavano quello che stavo preparando. Ogni volta ero sempre in difesa per non far toccare nulla. Un giorno, leggendo nel Vangelo il brano della pagliuzza nell’occhio degli altri e della trave nel proprio, mi sono reso conto che il giudizio che mi ero formato verso i miei confratelli mi impediva di voler bene loro. Da allora, quando qualcuno passava in cucina, lo invitavo ad assaggiare quello che stavo preparando e chiedevo consigli, se ad esempio dovevo aggiungere sale o altro. Da allora l’aria nel monastero è cambiata». (Padre Krzysztof – Polonia)
Amare è rischiare «Qualche tempo fa un ragazzo quindicenne analfabeta, già ben avviato sulla strada del furto, ha cominciato a frequentare la nostra casa. Molti ci avevano consigliato di stare attenti ad accoglierlo e valutare bene se non fosse più giusto aiutarlo tenendolo a distanza. Noi però eravamo convinti che in lui c’era Gesù, e bisognava amarlo a fatti, anche a costo di rischiare. Spesso quel ragazzo si tratteneva da noi, usciva con noi, giocava con i nostri figli. Dopo diversi mesi, l’istinto del furto si è fatto sentire di nuovo e ha portato via da casa nostra dei soldi. Quando lo abbiamo scoperto, abbiamo deciso di parlargli. Dopo le prime resistenze lui ha ammesso il fatto e piangendo ci ha chiesto scusa, promettendo di restituire quanto rubato. Ma soprattutto si è rasserenato sapendo che poteva continuare a contare sulla nostra amicizia e che se avesse avuto bisogno di soldi doveva soltanto chiederceli. Ora non ruba più e ha trovato anche un lavoro». (D. L. – Italia) Collega difficile «Sembrava che un collega mi avesse preso di mira, qualsiasi cosa io facessi lui la contrastava. Finché si trattava di piccoli interventi, sopportavo. Ma a volte, di fronte a realizzazioni impegnative dell’impresa, si metteva contro tutti. Il lavoro era diventato insopportabile. Cosa fare? Il sacerdote con cui ne ho parlato mi ha consigliato innanzitutto di liberarmi dal rancore e dai ricordi negativi, e cercare di guardare il collega con occhi nuovi. Ho provato. Fatto imprevedibile, al successivo incontro di lavoro era diventato un’altra persona! Evidentemente non dipendeva soltanto da lui». (F. L. – Serbia) (altro…)
2 Ott 2017 | Chiara Lubich, Cultura, Spiritualità
Coll’emergere in tempi più recenti del «profilo mariano» della Chiesa, l’esperienza della Lubich offre inoltre ricchi spunti di approfondimento su tale tema, introducendo anche questioni attuali come quella del ruolo della donna. Soprattutto, però, Maria, desolata ai piedi della Croce, si rivela “madre dell’unità”, che con il suo esempio insegna agli uomini a vivere per cooperare, personalmente e socialmente, all’avvento di un mondo rinnovato. Il libro, a cura di:
Brendan Leahy e
Judith Povilus raccoglie le riflessioni, in parte inedite, tratte da appunti, lettere, discorsi, diari stesi dalla Fondatrice del Movimento dei Focolari lungo il corso della sua vita.
Città Nuova Editrice
2 Ott 2017 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
La salute come bene comune e la sostenibilità dei sistemi di assistenza sono temi che gli operatori sanitari si pongono a livello planetario, specialmente con il progressivo aumento della durata media della vita e l’aumento del fabbisogno di cure. Come prendere in carico, in maniera efficace ma al tempo stesso sostenibile, la persona malata? E anche: c’è un nesso tra spiritualità e salute globale della persona? Di questi temi si è parlato al convegno organizzato da Health Dialogue Culture, rete internazionale di professionisti della sanità, nata nel 2003 per contribuire, attraverso un confronto vitale con la scienza, a una cultura rispettosa della vita, della dignità e integrità di ogni persona, in una prospettiva di promozione della salute, individuale e sociale. Ispirata al carisma dell’unità del Movimento dei Focolari, Health Dialogue Culture propone spazi di riflessione sempre collegati alla prassi, da cui trarre linee di pensiero, come contributo al dibattito sulla necessità di creare nuovi paradigmi dei sistemi sanitari. Il congresso si è svolto in continuità con altri precedenti eventi sullo stesso tema, e in particolare con quello svoltosi a Padova (Italia), nel 2013, dal titolo Quale medicina: tra globalizzazione, sostenibilità e personalizzazione delle cure, e con la Carta etica che ne aveva raccolto i risultati.
Tra i nuovi paradigmi di cura della persona malata, sta assumendo un ruolo sempre più strategico la dimensione relazionale, ovvero il complesso di relazioni, a molteplici livelli (con i pazienti, fra professionisti sanitari, con le istituzioni) che ruotano attorno al tema della cura. Troppo a lungo ignorata nell’elaborazione di modelli socio-assistenziali, anche la dimensione spirituale, laddove applicata, esercita una influenza sostanziale sulla qualità della vita e sui risultati delle cure. Al congresso di San Paolo si è visto un programma articolato, con relazioni, laboratori, workshop,condivisione di esperienze e buone pratiche, con un dibattito proficuo su nuove metodologie per raggiungere equità e accessibilità dei servizi sanitari, a livello locale e globale.
«La vera scommessa di questo convegno – dicono gli organizzatori – è stata la ricchezza culturale e professionale dovuta alla pluralità dei relatori e dei partecipanti (oltre 270) e alla loro provenienza da Paesi che hanno standard assistenziali molto diversi, come Congo, Camerun, Norvegia, Venezuela, Cile, Paraguay, Uruguay, Benin, Amazzonia, Brasile, Repubblica Dominicana, Spagna, Regno Unito, Italia, Austria. Una particolare attenzione è stata rivolta ai temi della disabilità, dell’invecchiamento, come anche alle modalità per affrontare il dolore e la sofferenza mediante le cure palliative e la formazione degli operatori (la cura di chi cura). Durante il Congresso è stato attivato un programma specifico con sessioni interattive per studenti e giovani professionisti dell’area biomedica. Un giovane studente di medicina così commenta a conclusione dei lavori: «Esco da questo congresso con un cambiamento del mio pensiero sulla medicina, con idee diverse che mi rendono una persona migliore e con la certezza che queste idee mi faranno diventare anche un professionista migliore». Un medico brasiliano: «La scienza non è fredda e distante. Abbiamo imparato che si può fare scienza senza dimenticare l’essenza che ci unisce: l’amore». Maria Voce, presidente dei Focolari, ha inviato ai partecipanti un messaggio con l’augurio di «vivere la professionalità con un amore che genera la fraternità, tutti protesi al bene della famiglia umana». E ricordando una frase di Chiara Lubich: «L’equilibrio dell’amore sta nell’amare la singola persona vicina e lavorare per la comunità intera dal nostro angolo di vita». (altro…)