Movimento dei Focolari

Incontro delegati dei Focolari (America e Oceania)

  • Dal 7 al 17 settembre per America Latina, Nord America e Oceania
  • Dal 28 settembre all’8 ottobre per Africa, Asia e Medio Oriente
  • Dal 15 al 23 ottobre per l’Europa

Sono circa un centinaio i partecipanti previsti per ogni incontro (Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, RM) con un programma in parte comune e in parte con argomenti diversi a seconda degli interessi ed esigenze di ogni area geografica. Si spazia dal tema dell’inculturazione in Africa, all’emergenza profughi e dialogo con l’Islam in Europa; si guarderà alle sfide in America Latina, Asia, Medio Oriente, Nord America e Oceania in ambito sociale ed ecclesiale, dalla prospettiva della famiglia, delle nuove generazioni, dei dialoghi ecumenico ed interreligioso, tra gli altri. (altro…)

Di silenzi e di parole.  L’arte della preghiera

Di silenzi e di parole. L’arte della preghiera

Di silenzi e di parole Che cos’è la preghiera? Cosa significa pregare? Anna Maria Cànopi ci fa entrare nella vera dimensione della preghiera, comunione con Dio che è Amore. Cerca di accostare il lettore a parole che nascono dal silenzio, che siano piene di significato, e che, in qualche misura, siano un’espressione dell’ineffabile mistero di Dio e di tutto il creato chiamato all’esistenza della sua Parola Pregare significa rompere tutti gli argini della logica e portare quel che sembra il reale in un’altra dimensione della vita concreta. Per comprendere la preghiera bisogna immergersi in una fiamma che consuma. Parlarne è necessario perché equivale a parlare di Dio e dell’uomo, cercando di penetrare nella nube luminosa di un mistero. Editrice: Città Nuova

“Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto”

“Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto”

Amatrice_clocktower«Quel campanile della torre civica di Amatrice che segna le 3.36, è un’immagine forte per dire che cosa è accaduto questa notte. Quel minuto è stato l’ultimo per le tante vittime, sarà un minuto ricordato per sempre perché inciso nella carne e nel cuore dei loro famigliari, e sarà ricordato dal nostro Paese, la cui storia recente è anche una serie di orologi fermati per sempre dalla violenza degli uomini o da quella della terra. Anch’io lo ricorderò per sempre, perché questo urlo della terra ha raggiunto anche la casa dei miei genitori di Roccafluvione, a una ventina di km da Arquata del Tronto, dove mi trovavo per visitarli. Una lunga notte di paura, di dolore, di pensieri per Amatrice, Arquata, Accumuli, paesi della mia infanzia, vicino ai paesi dei miei nonni, borghi dove nelle estati accompagnavo mio padre che lì lavorava come venditore ambulante di polli. E poi ancora pensieri, pensieri che non facciamo mai, perché si possono fare solo nelle notti tremende. Pensavo che quel tempo misurato fino alle 3.36 dall’orologio del campanile, che era lì bloccato, morto, era solo una dimensione del tempo, quella che i greci chiamavano kronos, ma che era solo la superficie, il suolo del tempo. Nel mondo c’è il nostro tempo gestito, addomesticato, costruito, usato per vivere. AmatriceMa al di sotto c’è un altro tempo: è il tempo della terra. Questo tempo non-umano, a volte dis-umano, comanda il tempo degli uomini, delle mamme, dei bambini. E pensavo che non siamo noi i padroni di questo tempo altro, più profondo, abissale, primitivo, che non segue il nostro passo, a volte è contro i passi di chi gli cammina sopra. E quando queste notti tremende avvertiamo quel tempo diverso sul quale noi camminiamo e costruiamo la nostra casa, nasce tutta nuova la certezza di essere “erba del campo”, bagnata e nutrita dal cielo, ma anche inghiottita dalla terra. La terra, quella vera e non quella romantica e ingenua delle ideologie, è assieme madre e matrigna. L’humus genera l’homo ma lo fa anche tornare polvere, a volte bene e nel momento propizio, ma altre volte male, troppo presto, con troppo dolore. L’umanesimo biblico lo sa molto bene, e per questo ha lottato molto contro i culti pagani dei popoli vicini che volevano fare della terra e della natura una divinità: la forza della terra ha sempre affascinato gli uomini che hanno cercato di comprarla con magia e sacrifici. E così, mentre cercavo, invano, di riprendere sonno, pensavo ai libri tremendi di Giobbe e di Qohelet, che si capiscono forse durante queste notti. Quei libri ci dicono che nessun Dio, nemmeno quello vero, può controllare la terra, perché anche Lui, una volta che entra nella storia umana, è vittima della misteriosa libertà della sua creazione. Neanche Dio può spiegarci perché i bambini muoiono schiacciati dalle antiche pietre dei nostri paesi, e non può spiegarcelo perché non lo sa, perché se lo sapesse sarebbe un idolo mostruoso. Dio, che oggi guarda la terra delle tre A (Arquata, Accumuli, Amatrice), può solo farsi le stesse nostre domande: può gridare, tacere, piangere insieme a noi. E magari ricordarci con le parole della Bibbia che tutto è vanità delle vanità: tutto è vapore, soffio, vento, nebbia, spreco, nulla, effimero. Vanitàin ebraico si scrive hebel, la stessa parola di Abele, il fratello ucciso da Caino. Tutto è vanità, tutto è un infinito Abele: il mondo è pieno di vittime. Questo lo possiamo sapere. Lo sappiamo, lo dimentichiamo troppo spesso. Queste notti e questi giorni tremendi ce lo fanno ricordare». Luigino Bruni Fonte: Città Nuova (altro…)

Parola di vita – Settembre 2016

Siamo nella comunità dei cristiani di Corinto, vivacissima, piena di iniziative, animata al suo interno da gruppi legati a differenti guide carismatiche. Da qui anche tensioni tra persone e gruppi, divisioni, culto della personalità, desiderio di primeggiare. Paolo interviene con decisione ricordando a tutti che, nella ricchezza e varietà di doni e leader che la comunità possiede, qualcosa di molto più profondo li lega in unità: l’appartenenza a Dio. Risuona, ancora una volta, il grande annuncio cristiano: Dio è con noi, e noi non siamo spaesati, orfani, abbandonati a noi stessi, ma, figli suoi, siamo suoi. Come un vero padre egli ha cura di ciascuno, senza farci mancare niente di quanto occorre per il nostro bene. Anzi è sovrabbondante nell’amore e nel dono: “Tutto vi appartiene – come afferma Paolo – il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro!”. Ci ha donato addirittura suo Figlio, Gesù. Che fiducia immensa da parte di Dio nel porre ogni cosa nelle nostre mani! Quante volte abbiamo invece abusato dei suoi doni: ci siamo creduti padroni del creato fino a saccheggiarlo e deturparlo, padroni dei nostri fratelli e sorelle fino a schiavizzarli e massacrarli, padroni delle nostre vite fino a sciuparle nel narcisismo e nel degrado. Il dono immenso di Dio – “Tutto è vostro” – domanda gratitudine. Spesso ci lamentiamo per quanto non abbiamo o ci rivolgiamo a Dio soltanto per chiedere. Perché non guardarci attorno e scoprire il bene e il bello da cui siamo circondati? Perché non dire grazie a Dio per quanto ci dona ogni giorno? Il “tutto è vostro” è anche una responsabilità. Essa richiede da noi premura, tenerezza, cura per quanto ci è affidato: il mondo intero e ogni essere umano; la stessa cura che Gesù ha per noi (“voi siete di Cristo”), la stessa che il Padre ha per Gesù (“Cristo è di Dio”). Dovremmo saper gioire con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto, pronti a raccogliere ogni gemito, divisione, dolore, violenza, come qualcosa che ci appartiene, condividerla, fino a trasformarla in amore. Tutto ci è donato perché lo portiamo a Cristo, ossia alla pienezza di vita, e a Dio, ossia alla sua meta finale, ridando ad ogni cosa e ad ogni persona la sua dignità e il suo significato più profondo. Un giorno, nell’estate 1949, Chiara Lubich avvertì un’unità tale con Cristo da sentirsi legata a lui come sposa allo Sposo. Le venne allora da pensare alla dote che avrebbe dovuto portare in dono e comprese che doveva essere tutta la creazione! Da parte sua egli avrebbe portato a lei in eredità tutto il Paradiso. Ricordò allora le parole del Salmo: “Chiedimi e ti darò per tua eredità tutte le genti, per tuoi possessi fino agli ultimi confini della terra…” (cf Sal 2,8). «Credemmo e chiedemmo e ci diede tutto da portar a Lui ed Egli ci darà il Cielo: noi il creato, Egli l’Increato». Verso la fine della vita, parlando del Movimento a cui aveva dato vita e nel quale rivedeva se stessa, Chiara Lubich così scrisse: «E quale il mio ultimo desiderio ora e per ora? Vorrei che l’Opera di Maria [il Movimento dei Focolari], alla fine dei tempi, quando, compatta, sarà in attesa di apparire davanti a Gesù abbandonato-risorto, possa ripetergli – facendo sue le parole che sempre mi commuovono del teologo francese Jacques Leclercq: “… il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di Te… Verrò verso di Te, mio Dio (…) e con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia”». (1) Fabio Ciardi (1 )Chiara Lubich, Il grido, Città Nuova, Roma 2000, p. 129-130 (altro…)