Chiara Lubich e Gen Verde: la fede in musica
https://www.youtube.com/watch?v=8gP-vONchI0
https://www.youtube.com/watch?v=8gP-vONchI0
«L’esperienza più importante vissuta in questi due giorni con il Gen Rosso è stata vedere realizzarsi il mio sogno: sentirmi forte, carica, senza bisogno di usare la violenza», è l’impressione di Veronica, una dei 200 ragazzi che hanno partecipato ai tre giorni di workshop organizzati dalla band internazionale, nel suo passaggio per Montevideo (Uruguay), in una tournée che include anche l’Argentina, Bolivia e Paraguay. Promotore dell’iniziativa la Fazenda da Esperança. «“Forti senza violenza” – spiegano gli artisti del Gen Rosso – è un progetto indirizzato a ragazzi e giovani per una formazione alla cultura della pace, della legalità; prevenzione al dilagante fenomeno della violenza nelle scuole in varie sue forme, della vendetta, del bullismo, del suicidio e del disagio giovanile, della dispersione scolastica». Già sperimentato con esito positivo in varie nazioni, questo progetto anche a Montevideo ha coinvolto circa 200 ragazzi e giovani di zone a rischio della capitale uruguaiana. Una di queste associazioni è il Centro Nueva Vida: «Ricordo quando siamo arrivati in questa zona periferica, nel marzo del 2001– racconta Luis Mayobre, presente dagli inizi e attuale direttore –; siamo stati ricevuti con il lancio di sassi da parte di ragazzi. Vedere i nostri giovani oggi sul palco in piena azione, insieme a tanti altri coetanei e lanciando un messaggio di non violenza, mi ha commosso». Infatti la grande novità del progetto artistico “Forti senza violenza” sta proprio nel coinvolgimento di ragazzi e giovani che, dopo i workshop di danza, musica, scenografia e preparazione insieme agli artisti, salgono insieme sulla scena e diventano tutti protagonisti.
«Impressionante! È stato coinvolgente – confida Inés, ancora presa dalla commozione –. Si sono realizzati due concerti, il 21 e 22 maggio, con la sala del Teatro Clara Jackson (1.200 posti) strapiena, una quantità molto significativa dalle nostre parti; e non si distinguevano i nostri ragazzi dagli artisti del Gen Rosso: erano pienamente integrati». Tutti questi centri che lavorano in questa zona a rischio, come il Centro Nueva Vida dei Focolari fanno crescere i giovani dando loro prospettive di un futuro positivo, lontano dalle droghe ed altri pericoli. Lo spettacolo “Streetlight”, ambientato nella Chicago degli anni ‘60, racconta la storia vera di Charles Moats, giovane afroamericano dei Focolari ucciso da una banda rivale a causa del suo impegno per la costruzione di un mondo più unito. Charles con la sua scelta della non-violenza segnerà il suo destino. Però la sua coerenza fino all’estremo farà scoprire agli amici orizzonti nuovi e impensati per la loro vita. «Dal mio punto di vista, forse il concerto più riuscito del Gen Rosso», sottolinea ancora Luis. «Frasi del tipo “se tu lo vuoi, lo puoi”, “tutto vince l’amore”, “se vuoi conquistare una città all’amore, raduna gli amici che la pensano come te …” – osserva un altro dei partecipanti – sembrava che cadessero come piccole gocce che irroravano i cuori dei presenti. Il tutto espresso con una tale forza che ti scuoteva. C’era grande empatia tra il palco ed il pubblico. Avevo invitato un’amica che, dopo un po’ piangeva commossa. Credo che Dio abbia bussato forte alle nostre porte». La stampa uruguaiana, di forte impronta laica, si è fatta eco dell’insolito evento. “200 giovani uruguaiani si preparano in intensi workshop per una presentazione musicale, insieme al gruppo internazionale Gen Rosso”, il titolo non privo di orgoglio di uno dei tanti giornali della capitale. «Felice di vedere mio figlio sul palco! – scrive la madre di uno dei ragazzi diventati artisti –. Ringrazio il Centro Nueva Vida che ha sempre puntato a dargli le opportunità per farlo crescere come persona». E Patty: «Quel “se lo vuoi, tu lo puoi” resterà segnato a fuoco in ciascuno di questi ragazzi e di tutti i presenti. Grazie! Ci avete caricato le pile e trasmesso un’energia contagiosa». https://www.youtube.com/watch?v=s5eR25VL53M&feature=youtu.be (altro…)
«Ero impiegato da ispettore merceologico, ovvero, controllo qualità, quantità, peso, ma per motivi aziendali, sono stato licenziato. Ho perso tutto: lavoro, famiglia, dignità. Dopo alcuni mesi mia moglie mi ha inviato la lettera di separazione, portandosi via la nostra unica figlia di 5 anni. Come se non bastasse e per avere ascoltato anni prima un consiglio del suocero, sono stato arrestato per truffa, millantato credito, associazione a delinquere. In realtà, però, non avevo fatto nulla! Ho provato una vergogna infinita, anche per i miei cari, e una rabbia smisurata! Dov’è, mi chiedevo, quel Dio che tutti proclamavano buono e che, invece, permetteva ingiustizie come questa? Sono stato 15 giorni in carcere, di cui 5 giorni in isolamento, chiuso in una cella di 2m per 2, privato di tutto: della libertà di aprire una finestra, di vedere o parlare con chiunque. Poi, una volta uscito dall’isolamento, mi sono dovuto confrontare con spacciatori, tossici, ladri, violentatori, rapinatori. Erano uomini. In carcere sono stato rispettato da tutti perché avevano la certezza – anche senza conoscermi – che ero del tutto innocente, che quello non era il mio posto. Era il loro modo per restituirmi la dignità che mi era stata tolta. Ho imparato molto dai carcerati. Ero in libertà provvisoria quando i miei familiari mi hanno convinto a partecipare ad una Mariapoli, dicendomi che andavamo a riposarci 4 giorni. Ho incontrato una nonna dai capelli bianchissimi che mi parlò di Dio Amore. Proprio a me che avevo fortemente dubitato di quel Dio buono. Mi si è illuminato un mondo nuovo e immenso, come se già lo conoscessi, ma non l’avevo mai esperimentato prima. Ho capito che per camminare per la strada dell’amore, non si può prescindere da quello che allora chiamavo dolore e che ora identifico con le sofferenze di Gesù sulla Croce. Quando si vive nel dolore più profondo siamo più disposti ad ascoltare Dio, il quale ci dona una vita più piena e più grande. Oggi non serbo rancore per la mia ex moglie, il suocero e per mia figlia, che in questi anni non mi aveva più voluto vedere. Sono stato assolto con formula piena, perché 3 anni dopo hanno appurato che ero del tutto estraneo ai fatti contestatimi. Non potevo tenere per me quello che la mia vita mi aveva insegnato, sentivo forte dentro di dovermi donare agli altri, soprattutto ai giovani. Ho iniziato con 5 ragazzi di 11/12 anni, che non sapevano nulla di fede, né loro né i genitori. Ho cominciato giocando a calcio per ore, poi riaccompagnandoli a casa, chiedevo loro solo di fare un semplice gesto d’amore verso la famiglia. Oggi questi giovani sono cresciuti, alcuni sono entrati nel mondo del lavoro ma, soprattutto, anche loro hanno voluto ridonare ad altri quello che hanno ricevuto, portando la certezza dell’amore di Dio a tanti. Non finirò mai di ringraziare Dio per avermi concesso di amare senza pregiudizi, conoscere che Lui è Amore, che ama ciascuno di noi personalmente e che tutti siamo uguali, tutti figli suoi». (Erasmo – Italia) (altro…)
Dal 17 al 19 giugno prossimi, a Girona (Spagna) si terrà il primo workshop europeo per manager e responsabili d’azienda. Promosso dalla Commissione Economia e Lavoro del Movimento Umanità Nuova (Movimento dei Focolari) il laboratorio si presenta come un’opportunità di confronto e approfondimento su tematiche tipicamente gestionali, alla luce del paradigma della reciprocità, risorsa quanto mai attuale per l’immissione di strumenti e prassi di sussidiarietà, cooperazione e collegialità, che migliorano le modalità di lavoro e i risultati dell’impegno professionale. Il programma prevede diversi panel di lavoro in sessioni plenarie e in circoli minori per un totale di due giorni e mezzo di impegno comune, anche con contributi culturali da docenti dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Firenze-Italia): si parlerà di strumenti professionali nell’ambito del management, dalla comunicazione all’integrazione produttiva, la gestione del gruppo, la gestione della leadership. Temi che si integreranno con quelli della cooperazione tra imprese, relazione, collegialità nelle decisioni, inclusione della persona, oltre ad approfondire aspetti culturali dell’impegno professionale in ambito gestionale. Una vera e propria chance per aumentare consapevolezza e disponibilità di strumenti in grado di far sperimentare un nuovo approccio antropologico ed economico. L’idea del workshop nasce dall’esperienza di un gruppo di manager spagnoli impegnati nelle diverse responsabilità- dal marketing alle risorse umane, dall’amministrazione alla logistica – che da qualche anno si ritrovano insieme per dialogare, scambiarsi idee ed esperienze su temi specifici, convinti che questa condivisione arricchisca il loro impegno professionale e possa contribuire a migliorare il contesto economico e organizzativo. Un vero e proprio “laboratorio” il cui funzionamento prevede sessioni tematiche tenute da esperti, a partire dai quali si innestano il dialogo e la riflessione personale, nella concretezza dei problemi e delle esperienze di successo, cui segue una sintesi comune. Elisa Golin è Presidente della Commissione Economia e lavoro del Movimento Umanità Nuova: «Con il workshop di Giugno questo laboratorio si apre a una dimensione europea, sarà un modo per rivalutare la “persona” con le sue risorse prima di tutto, che può riscoprire in sé stesso, nei colleghi e nelle persone che lui gestisce, delle persone il cui valore supera la funzione operativa, un arricchimento di visione e di strumenti che fa bene al singolo e ha ricadute operative anche nella professione». Per info: newhumanity@focolare.org Vedi sito: https://sway.com/H32Hs6UQRDhtwlYR
Nunzio in Kenya dal gennaio 2013, mons. Balvo è anche il primo nunzio apostolico nominato per il Sud Sudan, stato indipendente solo dal 2011, provato da guerra, povertà e migrazioni. Lo scorso 20 maggio Maria Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari, lo hanno incontrato alla sede della Nunziatura a Nairobi, nel corso della loro visita in Kenya (14 maggio-1° giugno). Un incontro cordiale, con un’immediata atmosfera di famiglia, che fa da sfondo allo scambio di una varietà di notizie, ma anche alla condivisione di preoccupazioni e speranze sulle sfide della regione, soprattutto nella zona del Sud Sudan. Tra gli argomenti trattati, la sua conoscenza con Chiara Lubich, che risale al suo viaggio in Medio Oriente nel 1999 quando mons. Balvo prestava servizio in Giordania; la scuola di inculturazione alla Mariapoli Piero, in corso in quei giorni; l’avventura di aver dato il suo benvenuto al Papa in Kenya, e poi la sua visita nella Repubblica Centrafricana, dove “cristiani e non cristiani”, ha detto, “sono rimasti impressionati perché il Papa non è corso via dalle loro difficoltà, e, a dispetto delle sfide per la sicurezza, ha trascorso una notte in questo Paese”. E ancora, l’aggiornamento su alcune notizie riguardanti i Focolari, come la recente visita a sorpresa di papa Francesco alla Mariapoli di Roma. “Papa Francesco è il Papa delle sorprese”, ha commentato mons. Balvo. Ma il focus si sposta presto sul dramma del Sud Sudan. Parlando della crisi di questa regione il Nunzio ha sottolineato le tante sfide: povertà e analfabetismo, tra le altre, peggiorate dalla mancanza di pace. Nel 2007, il Movimento dei Focolari attraverso l’AMU, aveva dato il via ad un progetto nel deserto intorno a Khartum per la costruzione di una scuola destinata proprio ai figli degli sfollati provenienti dal Sud Sudan, che abitavano in un campo nella parrocchia di Omdurman. Il progetto, durato alcuni anni, era inserito in un’azione della diocesi chiamata “Salvare il salvabile”; la scuola è stata costruita, ma in seguito molte delle famiglie sono rientrate in Sud Sudan, prima che diventasse uno stato autonomo.
“In una regione così ricca di risorse, sarà difficile poterle sviluppare fin quando non si arriverà a una pace stabile”, ha affermato mons. Balvo. “È veramente difficile promuovere la società, con generazioni di persone che hanno conosciuto solo la violenza”. Da lì è spaziato sulla storia di questo Paese, nel quale viaggia spesso, a dimostrazione di quanto gli stia a cuore la sorte del popolo sud sudanese. Il Sud si è separato dal Nord il 9 luglio 2011, in seguito al referendum del gennaio dello stesso anno, vinto con larga maggioranza dei sì dei sud sudanesi. Il referendum era uno dei punti chiave dell’accordo di pace che nel 2005 pose formalmente fine ai 21 anni di guerra civile tra il governo di Khartoum e il gruppo che lottava per l’indipendenza del Sudan del Sud. La separazione del Sud rimane carica di tensioni e punti critici. Tra questi la linea di demarcazione al confine nord-sud, lo status della regione di Abyei, ricca di petrolio e contesa da entrambi i Paesi, e tensioni continue sull’esportazione del petrolio. All’interno del Sud Sudan poi, gruppi armati minacciano la pace, e scontri etnici per questioni di terra, acqua, bestiame, sono all’ordine del giorno. Nel Dicembre 2013 è scoppiato un conflitto tra le forze governative e le forze leali all’ex vicepresidente Riek Machar. Nel gennaio 2014 si è firmato il primo cessate il fuoco e il 26 aprile 2016 Riek Machar è ritornato nella capitale e ha giurato come vicepresidente. Maria Voce ha espresso la sua grande speranza che questo passo riporti il Sud Sudan sul sentiero dell’unità e della prosperità. (altro…)