1 Apr 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Paray-le-Monial, cittadina della Borgogna, non è distante da altri posti dal ricco patrimonio spirituale, Cluny e Taizé, e reca in sé l’eredità artistica dei luoghi di culto che vi soggiornarono (qui ebbe origine l’architettura cluniacense e cistercense), posta com’è sulle “vie della cultura romanica”, quelle che conducono i pellegrini a Santiago di Compostela. Qui, inoltre, dalle apparizioni di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque, si è generata la spiritualità del Sacro Cuore. 14 tra Movimenti e nuove Comunità, oltre una settantina di persone di età ed esperienze diverse che, spinti da un’amicizia fraterna e dal desiderio di accrescere la conoscenza, hanno voluto darsi appuntamento dal 3 al 6 marzo scorso, per un incontro dal titolo “Comunione e misericordia – Esperienze e sfide”, presente anche il vescovo di Le Mans, Mons. Yves Le Saux. La scelta del luogo è scaturita dall’invito della Comunità dell’Emmanuele che qui, nel 1975, inizia una tappa importante per la sua storia e per la sua diffusione a livello internazionale. Qualcuno proveniva già dalla precedente esperienza dello scorso anno, vissuta nei pressi di Firenze, a Loppiano, altri alla prima volta. «L’unità si vive come un poliedro – aveva detto papa Francesco alla Catholic Fraternity nel 2014 -. Ci invita a meravigliarsi di ciò che siamo. È in uno spirito di meraviglia che contempliamo i visi delle vostre comunità», così Laurent Landete, della Comunità dell’Emmanuele, nel suo saluto. Misericordia è il nome stesso di Dio, lo afferma il papa che ne ha indetto il Giubileo, un ambito dove ognuna delle quattordici realtà si è introdotta per declinarlo con la sua testimonianza. Sanare le ferite dell’handicap, per l’Arche; la Comunità deve diventare luogo di perdono: fragili e vulnerabili, possiamo sperimentare la misericordia del Padre. Condivisione con i più poveri, imparare il perdono, per l’Associazione Papa Giovanni XXIII. Scendere nelle piaghe più profonde della dipendenza e della fragilità esistenziale per portare resurrezione, misericordia e riconciliazione con sé stessi e il mondo, per la Famiglia della Speranza, Nuovi Orizzonti, Comunità Cenacolo. Parrebbero mere azioni sociali, ma quando si ascolta la narrazione di quei vissuti, trapela la profonda spiritualità che muove dalla pedagogia del Vangelo.
Misericordia è, per la Comunità Canção Nova, usare i mezzi di comunicazione per arrivare a portare il lieto annuncio all’umanità. Unità è per i Focolari, quella da riscegliere attimo dopo attimo, uomo accanto a uomo con l’inevitabile alternanza di luci e ombre. L’amore al fratello e un “patto di misericordia” aiutano a risaldare la meta. Riconciliazione con le proprie ferite e santificarsi insieme, per Via Pacis. Per la Comunità Cattolica Shalom la misericordia è missione, in situazioni inedite, come tra i carri del carnevale di Rio. Condivisione del percorso per individuare ed esprimere al meglio la propria fisionomia ecclesiale negli Statuti, per la Comunità delle Beatitudini. Per il Regnum Christi, l’accompagnamento nel discernimento della Chiesa e l’amicizia fraterna in Gesù sono punti di luce. I fatti di attualità vanno a contrassegnare gli apporti che arricchiscono l’incontro. La Comunità dell’Emmanuele rende partecipi tutti delle iniziative nel dialogo interreligioso, specie con i musulmani. Un fatto importante se si pensa ai gravi attentati avvenuti nel Paese. Sulla stessa onda la Comunità di Sant’Egidio che ribadisce l’importanza della Pace, l’acquisizione di una visione in cui il mondo si riscopra fraterno e in sinergia con sé stesso. La condivisione, in Chemin Neuf, rinforza la comunione, fa sperimentare la misericordia straordinaria del Padre che è la sorgente della loro missione: l’unità. «Diversi carismi, nel caleidoscopio delle testimonianze, sono apparsi come mani dell’Amore di Dio tese verso l’umanità di oggi», dichiara Lina Ciampi che vi ha partecipato a nome dei Focolari. In tutti il desiderio di ritrovarsi è forte, insieme alla volontà di restare in contatto e di pregare gli uni per gli altri. Un patto di benevolenza tra tutti ha concluso l’incontro. (altro…)
31 Mar 2016 | Centro internazionale

Foto © CSC Audiovisivi
«Il dialogo è un vero segno dei tempi, ma rappresenta una realtà che dobbiamo approfondire in tutti sensi. Sulla scia di Giovanni Paolo II e di altri pensatori contemporanei, Chiara Lubich ha descritto la nostra epoca, almeno in Occidente, con la categoria di “notte culturale”, non una notte definitiva, ma una notte che, secondo la Lubich, nasconde una luce, una speranza. Potremmo dire allora che nella notte culturale, che è anche una “notte del dialogo”, si occulta una luce, ossia la possibilità di elaborare insieme una nuova cultura del dialogo. Per fare questo – secondo me – la prima cosa è riscoprire che esso è così radicato nella natura umana che in tutte le culture possiamo trovare quello che chiamerei “le fonti del dialogo”. Queste fonti sono raccolte nelle grandi Scritture e sono fondamentalmente due: la fonte che sgorga dall’esperienza religiosa e quella che nasce dalla ricerca filosofica dell’umanità. In questa linea dovremmo parlare di fonte biblica, coranica, vedica, ecc. Vuol dire che in tutte le Scritture delle tradizioni religiose troviamo fortemente l’accento sul dialogo. Dovremmo attingere anche alla filosofia greca, alla metafisica islamica, alle Upanisad, al pensiero buddista, ecc. In Occidente nel secolo scorso si è sviluppata una vera scuola di pensiero dialogico di radice ebraica e cristiana. Attingo, in modo particolare, a questa ultima fonte per offrirvi alcuni principi di una antropologia del dialogo. Primo. Il dialogo “è iscritto nella natura dell’uomo” fino al punto che si può dire che è la definizione stessa dell’uomo. Secondo. Nel dialogo “ogni uomo è completato dal dono dell’altro”, cioè abbiamo bisogno gli uni degli altri per essere noi stessi. Nel dialogo io regalo all’altro la mia alterità, la mia diversità. Terzo. Ogni dialogo “è sempre un incontro personale”. Quindi non si tratta tanto di parole o di pensiero, ma di donare il nostro essere. Il dialogo non è semplice conversazione, né discussione, ma qualcosa che tocca il più profondo degli interlocutori. Quarto. Il dialogo “richiede silenzio e ascolto”. Questo è decisivo, perché il silenzio è importante non solo per il retto parlare, ma anche per il retto pensare. Come dice un proverbio: “Quando parli fa che le tue parole siano migliori del tuo silenzio” (Dionigi il Vecchio). Quinto. Il vero dialogo “costituisce qualche cosa di esistenziale” perché rischiamo noi stessi, la nostra visione delle cose, la nostra identità. A volte sentiamo che perdiamo la nostra identità culturale, ma è solo un passaggio perché in realtà l’identità viene arricchita immensamente nella sua apertura. Noi dovremmo avere una “identità aperta”. Questo vuol dire sapere chi siamo; ma anche essere convinti che “quando mi capisco con qualcuno… so meglio anch’io chi sono” (Fabris). Ancora altri principi. Il dialogo autentico “ha a che fare con la verità”, è un approfondimento della verità. Per i greci antichi il dialogo era il metodo per arrivare alla verità. Questo significa che la verità ha sempre bisogno di essere completata, nessuno possiede la verità, è lei che ci possiede. Quindi non si tratta di relatività della verità, ma di “relazionalità della verità” (Baccarini). “Verità relativa” vuol dire che ognuno ha la sua verità che è valida solo per sé. “Verità relazionale”, invece, vuol dire che ognuno partecipa e mette in comune con gli altri la sua partecipazione alla verità, che è una per tutti. Diverso è il modo come noi arriviamo e come partecipiamo alla verità. Per questo è importante dialogare: per arricchirci delle varie prospettive. Nella relazione ognuno scopre aspetti nuovi della verità come fossero propri. Come dice Raimond Panikkar: “Da una finestra si vede tutto il paesaggio, ma non totalmente”. È quello che dicevamo prima: dobbiamo concepire la differenza come un dono e non come un pericolo. Uno dei grandi paradossi di oggi è che in questo mondo globalizzato abbiamo paura della differenza, dell’altro. Il dialogo, poi, “richiede una forte volontà”. L’amore alla verità mi porta a cercarla e a volerla, e per questo mi metto in dialogo. Due ultimi principi. Il dialogo “è possibile solo tra persone vere”, e solo l’amore ci fa veri. In altre parole, l’amore prepara le persone al dialogo facendole vere. Ciò che fa fecondo il parlare è la santità di chi parla e la santità di chi ascolta. Ecco la responsabilità del dialogo in tutta la sua portata: richiede persone vere e fa le persone più vere. E infine: la cultura del dialogo “conosce solo una legge che è quella della reciprocità”. Ci vuole questo percorso di andata e ritorno perché ci sia vero dialogo. In definitiva, oggi si parla molto di interculturalità. Penso che una vera interculturalità è possibile se cominciamo a vivere questa cultura del dialogo. Nessuno ha mai detto che dialogare sia facile. Si richiede ciò che oggi è difficile pronunciare: sacrificio. Richiede uomini e donne “maturi per la morte” (Maria Zambrano), cioè morire a se stessi per vivere nell’altro». Jesús Morán, Università di Mumbai, 5 febbraio 2016 (altro…)
30 Mar 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Foto: Flickr CC / NC_20 CNA
Lahore è la seconda città del Pakistan, nella provincia del Punjab, nel nord-est del Paese. «Da tempo in tutto il paese scuole e università sono protette come delle fortezze, chiese e moschee sono sorvegliate da guardie armate: certamente un parco pubblico non avrebbe potuto essere presidiato così. Colpisce che la maggior parte delle vittime siano bambini e intere famiglie, molte delle quali in festa per la ricorrenza della Pasqua», scrivono dalla comunità dei Focolari a Lahore. Erano le 19, ora locale, del 27 marzo, quando un kamikaze si è fatto esplodere nel Gulshan-e-Iqbal Park. Un crimine “vile e insensato”, lo ha definito papa Francesco al Regina Coeli, ricordando la Pasqua nel Pakistan “insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti”, di cui 29 bambini e tante donne. «Insieme con tutti – scrivono ancora da Lahore – vogliamo nuovamente abbracciare questo volto di Gesù Abbandonato perché Lui possa trasformare questo grande dolore in nuovo slancio d’amore, generare Luce che illumini le menti e dare forza a tutte le persone di buona volontà. Stiamo pregando per tutte le vittime, i feriti e tutte le famiglie coinvolte e soprattutto che l’odio non produca altro odio». «Stavo andando con i nipotini al parco e ad un certo punto ho sentito di ritornare a casa ed andare un’altra volta», testimonia un’amica che con questo cambiamento di programma non è stata coinvolta nella strage. «C’erano anche nostri parenti al momento dell’esplosione, ma non hanno avuto danni. Tra loro, un ragazzo di 18 anni che ha soccorso un bambino che è morto poco dopo tra le sue braccia». «Invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari», ha detto ancora il Papa, appellandosi poi «alle autorità civili e a tutte le componenti sociali» del Pakistan «perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili». «Colpisce con quale sacralità e dignità si vive il dolore – testimoniano dalla città colpita – e quanta solidarietà ci sia: i feriti sono stati portati con veicoli privati, senza paura, negli ospedali circostanti. Il personale ospedaliero ha lavorato senza sosta; all’appello di donare il sangue, si sono formate lunghe file negli ospedali. La sofferenza in cui si vive da tempo e che sembra arrivata al culmine fa nascere un nuovo atteggiamento nel sopportare e nell’agire, una nuova speranza che si esprime in piccoli gesti che dimostrano un unico desiderio: Pace». «In vari posti la gente è uscita sulle strade ed ha acceso candele. Anche le proteste si sono svolte pacificamente. In molte testate in tutto il mondo si parla di attentato contro i cristiani e forse è partito anche così, ma qui lo viviamo come un attacco contro l’uomo e non ci sono differenze. Le vittime sono musulmane e cristiane. Sono stati accolti molto bene i gesti di solidarietà dall’estero, come l’aver spento le luci della torre Eiffel. Hanno fatto sperimentare – concludono – che il Pakistan non è isolato nel soffrire questa tragedia così dolorosa e assurda». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
30 Mar 2016 | Focolari nel Mondo
Sul sito del Collegamento CH, i giorni precedenti l’appuntamento sarà disponibile il sommario delle notizie. Sullo stesso sito è possibile accedere anche alle edizioni integrali e alle singole notizie dei precedenti Collegamenti CH. (altro…)
30 Mar 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Proteggere i minori è un dovere civico che si inscrive nel più ampio rispetto dei diritti umani. Un atto dovuto, quindi, ma anche carico di lungimiranza, proprio per il valore inestimabile che rappresentano le nuove generazioni. A scorrere i vari articoli della legge salvadoregna, entrata in vigore nel 2011, si coglie tutta la novità rispetto a quella precedente, che poneva attenzione soltanto ai casi di forti carenze come sopravvivenza, disabilità, abbandono. In questa nuova normativa, che recepisce le linee-guida dei trattati internazionali, è prevista la protezione a tutti i bambini, dal concepimento fino al 18° anno di età, garantendo adeguate opportunità per uno sviluppo integrale ed una vita ispirata ai canoni della dignità umana. Come in tanti Paesi, anche in El Salvador non sono assenti fenomeni sociali che a volte mettono a repentaglio tali principi, proprio per la tipica vulnerabilità cui è esposto il settore infanzia e adolescenza. E come in ogni altro luogo del pianeta, anche qui c’è bisogno che la popolazione collabori attivamente con le Istituzioni per salvaguardare ogni diritto umano, ma specialmente quei diritti di cui ogni bambino al mondo è portatore. È del 2014 un Documento, elaborato dal Centro internazionale dei Focolari, “per la promozione del ben-essere e la tutela dei minori” che ha suscitato in tutto il Movimento nel mondo una rinnovata sensibilizzazione a questa responsabilità. Grazie anche a tale iniziativa, la comunità salvadoregna del Focolare sta ora dando il suo valido contributo per una capillare conoscenza dei diritti del bambino e di come ci si deve disporre per promuoverne lo sviluppo integrale e il benessere psico-fisico-spirituale. Smascherando anche certe forme nascoste e sottili con le quali, involontariamente, genitori ed educatori potrebbero col loro operato danneggiarne la crescita armonica. Un’azione, quella dei Focolari, che trova ampio consenso nella locale Chiesa cattolica, che a sua volta incoraggia le associazioni ad adottare tutti i mezzi per aiutare a prevenire ogni azione che possa ledere tali diritti. Il programma formativo dei Focolari prevede una lettura della legge secondo l’ottica dell’amore evangelico, nella prospettiva di concorrere alla formazione di nuove generazioni sempre più consapevoli, libere, capaci di scelte autonome improntate ai valori. In questo programma trova spazio anche il recente “Progetto Up2me” messo a punto dai Focolari e modulato secondo le diverse fasce dell’età evolutiva. Un lavoro appassionante da fare con adulti, giovani, ragazzi e bambini, per aprire con tanti un dialogo su temi oggi più che mai sentiti. (altro…)