22 Set 2015 | Cultura, Spiritualità
L’unità è testimonianza della presenza di Dio nella comunità cristiana. È costitutiva dell’identità della Chiesa, la quale dal Concilio Vaticano II è definita “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”(LG 1). L’unità ne è dunque l’aspirazione più profonda e la sua stessa testimonianza. Allo stesso modo, se c’è una parola che caratterizza il carisma di Chiara Lubich questa è proprio “unità”. Poco più che ventenne, ella attinge dalla Scrittura e ne fa il suo programma di vita. I testi della Lubich contenuti in questa antologia vanno infatti alle origini della sua comprensione e della sua esperienza del mistero dell’unità, indissociabile per lei dal mistero della Trinità. All’interno di tale visione, l’unità non è solo ecclesiale, ma un progetto che si traduce nella “fraternità universale” e riguarda ogni essere umano. Ed.Città Nuova
22 Set 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Per dare concretezza alla mia scelta di vivere la spiritualità dell’unità, in rete con altri politici che come me cercano di impegnarsi per il bene comune e per far emergere come categoria politica la fraternità, ho accettato l’incarico». Racconta Maria Elena Loschiavo, vice-sindaco con delega alle Politiche sociali e Scuola, in un Comune con poco più di 7.000 abitanti. Lo scorso anno scolastico viene a sapere di diversi bambini e ragazzi che presentano difficoltà di apprendimento e che per motivi vari non possono contare sul supporto della famiglia. «Vorrei inventare qualcosa per loro, ma gli amici dell’Amministrazione mi fanno ben ricordare che non ci sono risorse. Mi confronto allora con mio marito, poi ne parlo con amiche e colleghe in pensione, chiamo dei giovani che conosco. Alla mia disponibilità segue a ruota quella di un bel gruppetto di persone provenienti da culture e tradizioni religiose differenti. Con loro nasce l’idea di un dopo-scuola, ogni pomeriggio, dalle 15 alle 17. È una bella scommessa perché cominciare qualcosa significa portarla a termine. Significa anche dare addio, per mesi e mesi, al nostro bel riposino pomeridiano. Ma vogliamo tentare, vogliamo entrare nel cuore delle famiglie che si sentono ai margini». Appena l’avviso comunale viene esposto al pubblico, arrivano tante richieste, ma il limite è di 25 alunni. «Ognuno di loro è una storia a sé, con ambienti famigliari disagiati che purtroppo non facilitano l’inclusione nel processo di apprendimento. Appena il tempo di organizzarci e il 9 marzo, con grande entusiasmo, partiamo. In modo forse un po’ naif, senza sapere esattamente a cosa andremo incontro. Ma a fine anno i risultati si vedono, eccome! Sia da parte delle famiglie, che a gran voce chiedono che l’esperimento si ripeta anche il prossimo anno, ma soprattutto sui ragazzi». «Come amministratore di una cittadina devo ammettere che creare un team di persone disposte a dare, non è cosa facile. Ma neppure un’impresa impossibile. Sicuramente è stato entusiasmante vedere come ciascuno del gruppo abbia accettato di mettersi insieme per amare questi piccoli, dando ad essi un brano della propria vita. Per poi sperimentare, insieme, che aprirsi alla gratuità è sì una strada faticosa, ma che ti fa sentire un costruttore della fraternità universale, a partire da quella nel tuo comune di residenza».
A ottobre si ripartirà col progetto che avrà nuovi sviluppi, sempre a costo zero, sia per l’Amministrazione che per l’utenza. «In questo secondo anno – spiega M. Elena – si potrà contare su un più grande numero di insegnanti e quindi di bambini che possono accedere al programma. La sede sarà presso la scuola, il che faciliterà un lavoro in sinergia con l’insegnante di classe, che può segnalare le difficoltà del bambino consentendoci di lavorare più puntualmente sul problema. Sempre grazie al volontariato potremo avvalerci anche di un laboratorio medico-psico-pedagogico. I ragazzi avranno dei momenti ludici (in paese ci sono piccoli/grandi talenti nel campo dell’animazione, pittura, danza, ecc…) e per le mamme ci sarà un’ora a settimana di yoga. Non mancheranno poi, col supporto delle Associazioni sportive del territorio, attività di educazione motoria». «Le idee che si stanno realizzando sono tante, ma sono sicura che ne verranno altre, proprio perché, come qualcuno mi aveva detto un giorno, nel campo della solidarietà basta muovere il primo passo. Poi sarà lei a guidare quelli successivi». (altro…)
21 Set 2015 | Focolari nel Mondo
Sofferenza, ricerca di senso, speranza, sfida del dolore. Tematiche impegnative e quanto mai attuali oggi, mentre forme svariate di disagio entrano nel nostro quotidiano sia direttamente che attraverso i media. È per questo che il convegno “La sofferenza umana. Speranze di cura e ricerca di senso” è rivolto proprio a tutti: a partire dagli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario, fino a chi opera nel volontariato, in campo giovanile e a contatto con varie forme di disagio. L’Associazione “Salve! Health to Share Onlus” con sede presso il Polo Lionello Bonfanti propone questo appuntamento a partire dall’esperienza e in ricordo di un pioniere della terapia del dolore, il dott. Enrico Cavallini, fra i padri fondatori della moderna anestesiologia. Scarica la locandina Scarica la brochure
21 Set 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
«La Summer School si è tenuta a Tonadico, nelle Dolomiti, sia per lo stupendo scenario che essa offre che per il legame che esiste fra Chiara Lubich e quelle località montane. In quei luoghi, infatti, nel 1949, con alcune giovani che erano con lei, Chiara ha vissuto momenti che tanto hanno significato nella storia dell’Opera da lei iniziata.
L’idea di una scuola estiva su “Religioni in un mondo globale” è nata lo scorso aprile al termine di un seminario interdisciplinare tenutosi all’Istituto Universitario Sophia. In quell’occasione un gruppo di esperti aveva dato vita ad una riflessione interdisciplinare, interreligiosa (erano presenti studiosi cristiani, musulmani sciiti e sunniti, un esperto di buddhismo oltre ad un rappresentante del pensiero laico) ed interculturale (c’erano studiosi del Nord-Africa, Turchia, Iran, Cina e Stati Uniti, oltre agli europei). Il programma della Scuola prevedeva sei sessioni generali di cui quattro a porte chiuse e due aperte alla partecipazione della cittadinanza. Alle lezioni frontali facevano seguito momenti di dibattito e gruppi di lavoro.
Lo spirito di Sophia è proprio quello di saldare la dicotomia fra vita e pensiero, tra esperienza spirituale e ricerca scientifica. In questa prospettiva, è emersa l’esigenza di chiarire come armonizzare la propria comprensione della verità con quella di persone di altre religioni e culture. Una studentessa slovacca ha messo in evidenza quanto la ricerca del sapere non possa più essere individuale o monodisciplinare, ma un impegno accademico comunitario che unisca, nello sforzo della ricerca, docenti e studenti e coniughi con lo studio anche un impegno di vita. Si è progressivamente creato un ambiente in cui i contenuti culturali e le dimensioni della vita si sono armonizzati, saldando non solo le tradizionali dicotomie, ma favorendo anche l’abbattimento di barriere culturali e religiose. Anche i momenti di relax sono stati occasione di profonda condivisione, per affacciarsi sulla profonda diversità dei propri mondi e dare così uno spessore concreto al dialogo, rendendolo possibile e sostenibile. Sulla cima a 2500 metri, i cristiani si sono raccolti per la celebrazione della Messa, mentre i musulmani facevano la loro preghiera rituale. La conclusione della Scuola ha visto studenti molto diversi trovarsi accomunati in una profonda esperienza di fratellanza. Non sono sparite le differenze, ma si è evidenziato come esse possano essere fonte di ricchezza. Al suo rientro, una giovane musulmana sciita ha scritto: “Vorrei dedicare il mio primo post di Facebook allo straordinario gruppo con cui ho avuto la fortuna di vivere la Summer School di Sophia. Ho potuto presentare la mia fede nella sua forma autentica, un’opportunità che non era scontata di fronte alle false rappresentazioni che vengono trasmesse della mia religione. Parimenti, anch’io ho potuto fare una profonda immersione nella loro vita, nella fede dei miei fratelli e sorelle. L’esperienza che ho fatto nella magica cornice delle Dolomiti mi ha permesso di fare una nuova scoperta della religione cattolica: prego perché possiamo continuare questo lavoro così importante”». Fonte: Istituto Universitario Sophia (altro…)
20 Set 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo
“Vedo e scopro la mia stessa Luce negli altri, la Realtà vera di me, il mio vero io negli altri (magari sotterrato o segretamente camuffato per vergogna), e ritrovata me stessa mi riunisco a me resuscitandomi”. Chiara Lubich, La resurrezione di Roma. La misericordia è stato il cemento con cui abbiamo impastato nei secoli passati la nostra civiltà. Senza conoscere e amare la misericordia non comprendiamo la Bibbia, l’Alleanza, il libro dell’Esodo, Isaia, il vangelo di Luca, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Francesca Cabrini, don Bosco, le opere sociali cristiane, la Costituzione italiana, il sogno europeo, la vita insieme e gli amori dopo i campi di concentramento, le famiglie che vivono unite fino alla fine. È la misericordia che fa maturare e durare i nostri rapporti, che trasforma l’innamoramento in amore, simpatia e sintonie emotive in progetti robusti e grandi, che fa avverare i nostri “per sempre” pronunciati in gioventù, che impedisce alla maturità e alla vecchiaia di diventare solo una nostalgica narrazione di sogni infranti. La misericordia vive di tre movimenti simultanei: quello degli occhi, quello delle viscere (il rachàm biblico) e quello delle mani, della mente, delle gambe. Il misericordioso è prima di tutto qualcuno/a capace di vedere più in profondità. La prima misericordia è uno sguardo, che ricostruisce dentro la persona misericordiosa la figura morale e spirituale di chi le suscita misericordia. Prima di fare e di agire per “prendersi cura di lui”, il misericordioso lo guarda e lo vede diversamente. Scorge il “non ancora” oltre il “già” e il “già stato” che appare a tutti. Prima di essere un’azione etica, la misericordia è un moto dell’anima, con il quale riesco a rivedere l’altro nel suo disegno originale, prima dell’errore e della caduta, e lo amo al fine di ricrearlo alla sua natura più vera. Riesce a ricostruire dentro l’anima l’immagine spezzata, a ricomporre la trama interrotta. Vede che c’è una solidarietà inter-umana più profonda e vera di qualsiasi delitto, crede che la fraternità non viene cancellata da nessun fratricidio. Rivede ancora Adamo dopo Caino. E mentre gli appare la purezza nell’impurità, la bellezza nella bruttezza, la luce dentro il buio, si muove anche il corpo, vengono toccate le carni. Si commuovono le viscere. La misericordia coinvolge tutto il corpo, è un’esperienza totale, qualcosa di simile al parto di una nuova creatura – se non ci fosse la misericordia, a noi maschi l’esperienza del parto resterebbe totalmente inaccessibile: e invece possiamo intuire qualcosa di questo mistero, il più grande di tutti, quando ridoniamo la vita con la misericordia. La misericordia si sente, si patisce, c’è travaglio. È una esperienza incarnata, corporale. Per questa ragione chi conosce la misericordia conosce anche lo sdegno: se non soffro visceralmente per l’ingiustizia e il male attorno a me, non posso essere misericordioso. Sono le stesse viscere che si muovono oggi per l’indignazione e la rabbia di fronte ai bambini morti asfissiati nei Tir o annegati in un braccio di mare, e domani per il tradimento di un amico bisognoso di perdono. (leggi tutto) di Luigino Bruni Pubblicato sul giornale italiano Avvenire il 06/09/2015 (altro…)