29 Mar 2023 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Sociale, Vite vissute
Domus nasce dal desiderio di alcune famiglie argentine di vedere realizzato, come molti, il diritto a possedere una casa propria; sogno reso possibile grazie al progetto di autocostruzione partecipata di alloggi, avviato nel comune di Lincoln (Argentina) nel 2019. Persone di tutte le età, con l’aiuto di professionisti, hanno unito le forze e si sono formate nell’arte della costruzione, generando reciprocità, cittadinanza e comunità fraterna. https://www.youtube.com/watch?v=Fk4RJGw0L6c Copyright 2023 © CSC Audiovisivi – All rights reserved. (altro…)
27 Mar 2023 | Testimonianze di Vita, Vite vissute
Amare il prossimo non sempre richiede grandi gesti. A volte basta semplicemente guardare all’altro con attenzione per scoprire che rispondere al suo bisogno con gioia non costa nulla. All’improvviso, da quel seminare amore, raccoglieremo tutti frutti bellissimi. Alla fermata del bus Incontro Karim alla fermata del bus. Lo conosco appena, non so neanche il suo Paese d’origine, anche se credo sia nordafricano, e nell’attesa scambiamo due chiacchiere. Io vado su in città, lui al mare e non certo per nuotare (lo si vede dallo scarso assortimento di articoli balneari da vendere che porta con sé). Noto però che è privo di un cappello per proteggersi dal sole, un accessorio indispensabile in questa estate torrida per chi come lui passerà alcune ore sulla spiaggia assolata. “L’ho dimenticato a casa”, risponde. Mi viene spontaneo offrirgli il mio. L’ho comprato da poco, ma non importa: “Prendilo, ne ho altri due. Dove vado posso trovare l’ombra, mentre tu…”. Spiazzato, Karim mi guarda quasi incredulo. Più volte insiste per non accettarlo, poi finalmente cede vedendo che lo faccio di cuore. Nel frattempo, arriva il mio bus. Ci salutiamo. “Buon lavoro, Karim!”. “Ancora grazie per il cappello!”. Solo adesso mi viene in mente di aver fatto quel dono a Gesù in lui. Fatto sta che l’episodio del cappello illumina tutta la mia mattinata. (Saverio – Italia) L’ombrello Dal Vangelo avevo imparato che dietro i poveri e gli emarginati è Cristo che chiede di essere amato. Ricordo un semplice episodio. Nel bar vicino casa, avevo notato un povero, soprannominato Penna, bagnato fradicio perché quel giorno pioveva. Sapendo che aveva avuto la tbc, e superando una certa resistenza a farmi vedere in sua compagnia, l’ho invitato a casa, per cercargli qualcosa di asciutto. I miei restano sorpresi. “Babbo, servirebbero dei vestiti…”. All’inizio mio padre non sembrava molto entusiasta, poi però ha procurato un paio di pantaloni, mentre io rimediavo una giacca. Ma la pioggia non accennava a finire… Ed io, tornando alla carica: “E se gli dessimo anche un ombrello?”. Anche l’ombrello è arrivato. Felice il povero, ma più felice io, perché ci eravamo mossi insieme per aiutarlo. Ma la cosa non è finita lì. Giorni dopo, Penna è tornato per restituirci l’ombrello. Veramente non era quello che gli avevamo dato, era migliore. Era successo che il nostro glielo avevano rubato e qualcuno gliene aveva regalato un altro. Aveva voluto così ricambiare. (Francesco – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno IX – n.1- marzo-aprile 2023) (altro…)
24 Mar 2023 | Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Nuove Generazioni
“Together – Raduno del Popolo di Dio” è la veglia di preghiera ecumenica che si terrà il 30 settembre 2023 a Roma in vista dell’Assemblea sinodale di ottobre. Damian, cattolico polacco, e Masha, ortodossa russa, sono due giovani del Movimento dei Focolari ed hanno recentemente partecipato all’ incontro di preparazione per l’evento al quale è seguita un’udienza privata con il Papa. Pregare insieme riuniti sotto la stessa tenda per scoprirsi fratelli e sorelle in Cristo. È questo il cuore della veglia di preghiera ecumenica che si svolgerà il 30 settembre 2023 in Piazza San Pietro, evento annunciato durante l’Angelus del 15 gennaio 2023 da Papa Francesco per affidare a Dio i lavori della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema della Sinodalità, che si svolgerà in ottobre 2023. Un vero e proprio raduno del Popolo di Dio e l’invito, come spiega anche il nome pensato per questo momento (Together), a camminare insieme; ad “allargare lo spazio della tua tenda”, come indica il versetto di Isaia (cfr. Is 54, 2) scelto per l’occasione. Animata dalla Comunità di Taizé, la veglia, che si svolgerà alla presenza di Papa Francesco e dei rappresentanti di varie Chiese cristiane, nonché molte realtà e organizzazioni, è aperta a tutti, in particolare ai giovani che sono invitati dal venerdì sera fino alla domenica pomeriggio, e saranno accolti per un fine settimana di vera condivisione.
Nel team che si occupa dell’organizzazione di Together ci sono anche Damian Skłodowski, polacco, e Masha Iasinskaia, dalla Russia, due giovani del Movimento dei Focolari che dal 12 al 15 marzo 2023 hanno avuto modo di incontrarsi con tante altre persone per cominciare a portare avanti i lavori. Masha, che momento è stato per te? Questo incontro di preparazione è stato davvero forte per me, soprattutto perché sono rimasta piacevolmente impressionata nel vedere tante persone appartenenti a diverse Chiese, a varie confessioni, lavorare insieme. Io sono ortodossa e, facendo parte da quando sono nata del Movimento dei Focolari, ho sempre vissuto nella normalità del dialogo tra le varie Chiese, ma sono stata felice di sorprendermi questa volta. Ho scoperto che in tantissimi, ciascuno nella propria realtà, sentono questa necessità di fratellanza e lavorano fortemente per raggiungere questo obiettivo nelle loro comunità. Damian, come vi siete suddivisi dal punto di vista organizzativo? Il weekend di Together sarà un cammino a tappe. La mattina del 30 settembre saranno organizzati dei percorsi tematici, laboratori, in varie zone di Roma. Seguirà un tempo dedicato alla preghiera per tutti i giovani adulti nel centro della città e poi la marcia che ci condurrà tutti in Piazza San Pietro. Questo momento di preparazione è stato un modo certamente per conoscerci, fare un po’ brainstorming sui temi e capire come dividere il lavoro tra noi. Io e Masha ci occuperemo di preparare uno dei workshop per la mattina. Masha, in questo contesto che ruolo ha per te la parola “Together”? La prima volta che ho sentito di vivere a pieno questo “insieme” è stato in Ungheria, durante il GenFest del 2012, un raduno che coinvolge i
giovani dei Focolari ogni 5 anni. Un evento diverso da quello che organizziamo qui, ma ciò che non potrò mai dimenticare è quel mandato che ci è stato consegnato ad essere “ponti”. Il ponte rappresenta qualcosa che unisce, capace di creare un legame tra noi, tra i nostri Paesi, le nostre Chiese, le nostre differenze, e più saremo uniti più questo ponte sarà incrollabile. Penso che questo essere “insieme” sia una necessità, soprattutto per me, per il mio Paese. Io sono fortunata perché ho avuto la gioia di ricevere questo mandato, ma è necessario farsi testimonianza, diventare davvero ponti e questa veglia può essere una bellissima occasione. Damian, secondo te qual è il punto di partenza per stabilire un vero rapporto di comunione? Il punto di partenza è incontrare davvero l’altro, mettere al centro la persona, conoscersi e chiedersi “come stai?”. Bisogna crearlo quel rapporto. Si, è vero, siamo diversi, ci sono differenze tra le varie Chiese, tra le confessioni, tra le religioni ma anche tra le persone, in generale. Prima di trovare soluzioni o fare grandi discorsi ciò che è importante è l’ascolto. Io, cattolico, e Masha, ortodossa, lo stiamo sperimentando già nella condivisione di questo lavoro e anche durante i pranzi e le cene di questi giorni di preparazione, è stato bello incontrarsi con gli altri in un momento di convivialità, senza troppe pretese, con tanta semplicità. Anche Papa Francesco, nell’accoglierci in udienza privata e ringraziandoci per la nostra disponibilità, ha più volte usato la parola “sinodalità”. È questo il cammino del popolo di Dio: camminiamo, apriamo il nostro cuore, i nostri orecchi per ascoltare, i nostri occhi per vedere e per procedere man mano insieme.
Maria Grazia Berretta
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17 Mar 2023 | Testimonianze di Vita
La Parola di Dio, incarnata, vissuta concretamente e nel nostro tempo, ci dà la possibilità di fare della nostra vita una fonte di luce capace di illuminare ogni tenebra, portando il nostro contributo in ogni nostra attività. Uno sguardo nuovo sulle cose che traccia un sentiero di speranza per noi e per chi ci sta accanto. Una pace che porta luce Tutto cominciò quando mio figlio ebbe i primi sintomi della Sla. Come madre mi ero sempre spesa per i figli e anche per i nipoti, ma non poter far niente per arginare un male così subdolo fu terribile. Un giorno ero in chiesa e piangevo. Sull’altare maggiore le sculture della crocifissione con Giovanni, la Maddalena e Maria ai piedi di Gesù fermarono il mio sguardo. Immaginando cosa provasse Maria davanti al Figlio così ridotto, mi vidi come lei, impotente e schiacciata dal dolore. Non ebbi la forza di pregare ma rimasi lì a contemplare, a pensare… e una pace insolita mi rasserenò. Da quel giorno, ogni volta che l’angoscia mi stringe il cuore, torno lì e sembra che Maria mi ripeta: “Stai con me, accogli il mistero e partecipa con me alla Redenzione”. La pace che traggo dalla sua vicinanza cerco di donarla in famiglia. Una mattina in cui mio figlio, alzandosi, si accorse di nuovi limiti, mi telefonò per dirmi: “Mamma, non so cosa sarà domani, ma sostenuto dalla tua forza sento di poter ringraziare Dio di tutto ciò che mi ha dato”. Fu per me un balsamo. (T.F. – Italia) Le redini del futuro Una rimpatriata tra ex allievi, cinquant’anni dopo la maturità. Capelli bianchi o perduti, bastone, malattie, delusioni… ma anche tanta gioia di ritrovarsi. È stato inevitabile ricordare quelli di noi passati all’altra vita. Poi i discorsi hanno toccato speranze e progetti, i giovani, i figli… e qui il punctum dolens da cui scaturiva la stessa grave domanda: “Dove abbiamo sbagliato? Quale futuro abbiamo costruito?”. Uno del gruppo, che aveva consacrato la sua vita a servizio dei poveri, parlando delle varie solitudini incontrate, si è detto convinto che in questo mondo malato, come dice papa Francesco, i giovani sono a rischio perché respirano aria di indifferenza e non si rendono più conto della realtà. E concludeva: “Tocca a noi prendere in mano le redini del futuro”. Ci siamo lasciati con la sensazione (ce lo siamo poi detto) che quell’incontro ci aveva svelato un nuovo obbligo, un compito, secondo le condizioni e le possibilità di ciascuno. Quanto a me, mi sono impegnato a comunicare ai miei nipoti quello che i loro stessi genitori non riescono a trasmettere. (L.A. – Spagna)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno IX – n.1- marzo-aprile 2023) (altro…)
28 Feb 2023 | Dialogo Interreligioso, Ecumenismo
Il 1 febbraio 2023 il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, ha avuto la gioia di accogliere la Rabbina argentina Silvina Chemen, amica di lunga data impegnata nel dialogo interreligioso. In un dialogo aperto e fraterno ha raccontato della partecipazione al Forum dei leaders religiosi in Indonesia (R20) svoltosi poco prima del G20 e di un pellegrinaggio in Terra Santa con un gruppo di ebrei e cristiani. “Se do uno sguardo a quella che è la mia vita, il mio impegno nel dialogo interreligioso, posso dire che tutte le strade cominciano qui, con il Movimento dei Focolari”.
Parole di estrema felicità, quelle che la Rabbina Silvina Chemen, in visita all’inizio di febbraio 2023 presso il Centro Internazionale di Rocca di Papa (Italia), ha pronunciato dinanzi ad una folta assemblea di persone desiderose di darle un saluto e porle qualche domanda. Argentina, di Buenos Aires, Silvina Chemen è professoressa presso il Seminario Rabbinico latino-americano e svolge il suo servizio nella comunità Bet-El fondata dal Rabbino Marshall Meyer. Il suo impegno nel dialogo tra le fedi è una scelta che radicalmente pervade la sua vita e che l’ha portata a conoscere profondamente il carisma nato da Chiara Lubich, condividendo il desiderio profondo del “ut omnes” lavorando intensamente in favore della pace e della fraternità universale. A novembre del 2022 Silvina ha partecipato all’R20, il Forum delle religioni in Indonesia, un momento storico che, alla presenza di tantissimi capi religiosi, ha definito a gran voce quanto le religioni possano davvero essere partner e aiutare alla costruzione di una società più pacifica. “Noi- afferma la Chemen- i religiosi del mondo, siamo parte della società e abbiamo tantissimo da offrire ad un mondo così ferito. È vero, in questo momento storico, a livello internazionale, politico e religioso, stiamo muovendo i primi passi verso un dialogo comune, ma dobbiamo fare un altro passo, guardando maggiormente a quelli che sono i problemi della gente comune”. È un cammino lungo ma che nel tempo, pazientemente, è capace di lasciar intravedere i frutti più belli, valorizzando le differenze l’uno dell’altro, custodendole, porgendo l’orecchio con interesse e guardando tutti verso un unico obiettivo. Così, ricorda Silvina, come è accaduto nelle prime esperienze di dialogo tra persone di diverse religioni che ha potuto vivere: “La mia tradizione, la tradizione ebraica, non è solo un insieme di precetti, rituali o una liturgia, ma si impasta con la quotidianità, con ogni istante della vita dell’uomo, i nostri comportamenti, azioni, con quello che siamo. È una cosmovisione di vita reale, per cui l’ebraismo non si vive solo dentro la Sinagoga, ma fuori. Essere comunità coese e testimoniare con la nostra vita: è questo quello che credo valga per tutti. Spesso si pensa che noi persone di varie religioni non siamo parte integrante della società e che dobbiamo vivere dentro le mura delle nostre comunità. Io penso invece che non possiamo perdere questa opportunità di parlare al mondo e di parlare di dialogo, di quello che abbiamo imparato con la nostra esperienza, non per convincere qualcuno, ma per piantare semi di bene, avere un’incidenza sulla realtà. Io sono innamorata di questa possibilità di leggere una religione con gli occhi dell’attualità. Siamo qui per scomodare i comodi e per sostenere gli scomodi. Quando uno si sente troppo comodo significa che è completamente scollegato dalla realtà, che per natura è scomodissima. Ecco, la nostra missione è scomodarci”.
Silvina ha da poco concluso un pellegrinaggio in Terra Santa, frutto di un percorso cominciato nella sua città, Buenos Aires, circa sette anni fa, dal nome “letture condivise”: “Ogni primo lunedì del mese ci siamo incontrati, ebrei e cristiani, per studiare i testi della Bibbia- racconta -. Uno spazio di verità e di conoscenza, che ha visto la partecipazione anche di un teologo cattolico, José Luis D’Amico, dell’ordine delle suore di Sion, un centro biblico di Buenos Aires. In alcuni momenti abbiamo avuto la gioia anche di avere tra noi dei fratelli mussulmani e abbiamo potuto leggere insieme la Torah, il Vangelo e alcuni passi del Corano. Questa esperienza ha portato ciascuno di noi ad avere un sogno: un pellegrinaggio in Terra Santa insieme per far rivivere i testi nel loro contesto di riferimento”. È così che dal 9 al 22 gennaio 2023, 45 persone, tra ebrei e cristiani cattolici, accompagnate da una guida israeliana, hanno vissuto questa esperienza davvero intensa: partecipare alla commozione gli uni degli altri nei posti che per ciascuno avevano un valore e comprendere il messaggio ultimo dei testi che si leggevano. “Ci siamo recati tra Gerico e Gerusalemme- racconta Silvina- nel luogo dove si racconta sia avvenuto l’incontro tra il buon samaritano e il moribondo, un testo che per noi ebrei è un po’ problematico, che potrebbe far passare gli ebrei come persone senza pietà, così come vengono descritti il levita, il sacerdote della parabola. Era importante confrontarci con questo testo in quel luogo, dare una lettura diversa e capire che la misericordia era la chiave di quella Parola così come si legge anche nell’ Ecclesiaste: meglio due che uno, perché se uno cade, l’altro lo aiuta (cfr. Ec 4,9-10). Subito dopo abbiamo fatto un esercizio, quello di parlare con qualcuno con il quale durante il viaggio non avevamo ancora parlato. È stato un momento davvero unico: avere l’opportunità di ascoltarsi, confrontarsi e trovare un messaggio comune. Non eravamo un “noi” e un “voi” separati, ma eravamo insieme. Un momento prezioso, direi anche profetico, di un mondo veramente unito”.
Maria Grazia Berretta
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