Movimento dei Focolari
La forza delle religioni per l’ambiente

La forza delle religioni per l’ambiente

Il ruolo delle comunità di fede nel guidare il cambiamento climatico e la costruzione del futuro. Le potenzialità e l’umiltà. Il programma Faith Plans. Il ruolo dei Focolari. Intervista a Martin Palmer La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 26) a Glasgow si è conclusa a novembre 2021. Martin Palmer, ex segretario generale dell’Alliance of Religions and Conservation (ARC) e attuale CEO di FaithInvest ci aiuta a svelare il potenziale che le comunità di fede hanno nel guidare il cambiamento climatico e il ruolo che i Focolari possono giocare in questo contesto. Martin Palmer è un esperto internazionale delle maggiori tradizioni e culture religiose e autore di più di 20 libri su temi religiosi e ambientali. Collabora regolarmente con la BBC ed è un predicatore laico della Chiesa d’Inghilterra. Qual è il ruolo specifico delle comunità di fede di fronte a una crisi ecologica senza precedenti? “Le grandi fedi non sono solo fonti di antica saggezza spirituale. Sono anche tra gli attori più importanti del pianeta. Senza il lavoro educativo, medico, assistenziale e caritatevole delle comunità di fede attraverso le scuole, gli ospedali, il lavoro con i giovani, le agenzie assistenziali ecc. la società civile crollerebbe in poche settimane. Così, mentre l’aspetto spirituale è vitale perché ci dà la prospettiva più ampia del tempo, dello spazio e del significato, se ignoriamo il nostro ruolo come azionisti per la costruzione del nostro futuro finiamo a stare in disparte a gridare e sperare che qualcuno ci stia a sentire. È importante un ruolo attivo delle comunità di fede nel guidare il cambiamento. Ha notato un cambiamento di atteggiamento negli ultimi anni? “Vedo un enorme cambiamento. Per la prima volta tutti i principali gruppi ambientali religiosi come GreenFaithEco-SikhDaoist Ecological Temple NetworkHazon – il più grande gruppo ambientale ebraico e naturalmente ora il Vaticano attraverso il Movimento Laudato Si’ e i Focolari – stanno lavorando insieme, fianco a fianco portando il meraviglioso pluralismo di diverse credenze, valori e reti insieme, specialmente attraverso il programma Faith Plans”. Nell’ottobre 2021, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, papa Francesco e altri leaders religiosi tra cui l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, hanno lanciato un appello sul cambiamento climatico e un impegno pubblico a creare piani per l’ambiente. Perché è importante fare un piano? “Affinché le fedi siano davvero efficaci, abbiamo bisogno non solo delle meravigliose parole e della saggezza tratta dalle grandi correnti spirituali, ma abbiamo anche bisogno di sapere dove potrebbero essere artefici del cambiamento. Questo significa sapere quanto è esteso il loro ruolo nell’educazione in ogni luogo o paese; quante cliniche e ospedali hanno; dove sono i loro investimenti; quanta terra possiedono; quale gamma di competenze professionali ci sono nella comunità di fede e così via”. Qual è, secondo lei, il contributo specifico dei Focolari nel realizzare questa conversione ecologica? “Il ruolo dei Focolari è unico. Non solo siete una grande organizzazione di laici in una delle fedi più gerarchizzate del mondo, ma siete un’ispirazione che va ben oltre i vostri membri. Per decenni avete lavorato attraverso l’Economia di Comunione sulla realtà di vita e di lavoro della fede nella pratica del mercato. Creare nuovi modelli e iniziative sembra essere connaturale per voi, il vostro stile di condividere quello che fate è un’ispirazione. Avete decenni di lavoro interreligioso e una profondità e integrità che non si trova facilmente nel mondo interreligioso, spesso superficiale. I vostri legami con altre fedi mostrano una gioia per il pluralismo che non si trova spesso in organizzazioni religiose della portata e dell’impatto dei Focolari. Infine, sembra che abbiate già coinvolto alcune delle persone più carismatiche, altamente motivate, abili e premurose per il mondo, che sono già in azione”.

Nino Puglisi per cittanuova.it

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Cantiere Hombre Mundo planetario

Cantiere Hombre Mundo planetario

Dal 25 al 27 febbraio 2022 un progetto mondiale ideato e realizzato dai ragazzi che punta alla fraternità universale. Azioni locali e globali per favorire la conoscenza tra culture e religioni diverse, sviluppare una cittadinanza attiva, concretizzare l’impegno dei ragazzi per le grandi sfide del pianeta, da quella ambientale all’eliminazione di fame e povertà. “Abbiamo capito che dobbiamo accettarci l’un l’altro nonostante le nostre differenze che sono un’enorme ricchezza. È un modo per promuovere i valori e bandire gli anti-valori”. Claire Mulimbi è una gen3 – i ragazzi dai 10 ai 17 anni del Movimento dei Focolari – e vive nella Repubblica Democratica del Congo. Con queste parole racconta la sua esperienza dopo aver organizzato due giorni di “Hombre Mundo” nel mese di settembre 2021. “È stata un’esperienza molto bella di scambio di culture attraverso canzoni, danze, poesie e indovinelli. Con alcuni ambientalisti abbiamo imparato nozioni sull’ecologia, poi abbiamo piantato alcuni alberi”. Hombre Mundo è un progetto che coinvolge migliaia di ragazzi e ragazze del Movimento dei Focolari in tutto il mondo. Lo scopo è quello di formarsi alla fraternità universale favorendo la conoscenza di coetanei di altre culture e religioni, scoprendo e condividendo le ricchezze di ogni popolo, impegnandosi insieme per le grandi sfide del pianeta. Hombre Mundo infatti non è solo occasione di incontro e conoscenza, ma si basa anche su azioni concrete per sviluppare la cittadinanza attiva per il bene comune della comunità dove sono inseriti i ragazzi o in gemellaggio con altri. Hombre Mundo prevede quindi azioni a livello locale e mondiale accanto ad appuntamenti planetari, come quello che si terrà dal 25 al 27 febbraio 2022. Il primo Cantiere Hombre Mundo si è svolto nel 2014 in Argentina, poi nel 2017 nell’Europa Orientale se ne sono tenuti tre (in Croazia, Serbia e Polonia): si tratta di laboratori “laboratorio” internazionali per imparare a conoscere, amare, rispettare la patria dell’altro come la propria. Il programma viene pensato e realizzato direttamente dai ragazzi dalla scelta delle tematiche da affrontare alle testimonianze, dai testi alle canzoni. Questa edizione avrebbe dovuto avere due eventi centrali in Kenya e Costa d’Avorio e molti eventi locali in tanti Paesi del mondo. Per la prima volta invece, a causa della pandemia, sarà completamente online. Anche nella preparazione il web è stato un grande aiuto. Gašper Jošt, Gen3 dalla Slovenia racconta: “Ci siamo divisi in gruppi più piccoli per fuso orario e lingua. Noi della Slovenia ci siamo ritrovati con i alcuni ragazzi di Malta e Irlanda. Abbiamo così scritto una canzone. Miha ha scritto il testo e Anja la melodia. Con questo brano vogliamo incoraggiare le persone a continuare a costruire un mondo più bello e dire che finché ci sarà anche una sola persona che cercherà di farlo, questo incoraggerà gli altri e porterà loro speranza”. I gen3 di tutto il mondo inoltre hanno avviato anche varie azioni concrete per vivere e diffondere una cultura del dare e del condividere. Così i ragazzi di alcuni Paesi dell’Africa centro-orientale, del Vietnam, dell’Indonesia e del Myanmar hanno ricevuto materiale utile alla loro formazione. In India invece sono stati destinati fondi alla prevenzione al lavoro minorile, per costruire luoghi sicuri dove i bambini possano partecipare ad attività per ritrovare la loro autostima, socializzare con gli altri, sviluppare i propri talenti. Diventare sempre di più uomini e donne-mondo, cioè persone con un cuore aperto su tutta l’umanità con le sue ricchezze e le sue sfide da raccogliere e vincere, è l’obiettivo della tre giorni di quest’anno. Ogni giorno si approfondirà una tematica. Si partirà dalla vita personale per poi allargare lo sguardo intorno alle comunità nelle quali i ragazzi vivono e al pianeta. Il 25 febbraio sarà dedicato allo stile di vita che caratterizza questi ragazzi, l’arte di amare proposta da Chiara Lubich sarà al centro delle loro riflessioni e testimonianze, con particolare riferimento al periodo che stiamo vivendo: come viverla durante la pandemia? Come continuare ad amare nel mondo virtuale e dei social media? Il secondo giorno invece si approfondirà il loro impegno per l’ecologia integrale fino ad arrivare all’Obiettivo “Fame Zero”, il secondo dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030. Il terzo giorno il titolo sarà “Che tutti siano uno” e l’attenzione si focalizzerà sulla bellezza dell’incontro tra i popoli ed il comune impegno per costruire un mondo di pace e unità. Al Cantiere 2022 parteciperanno anche il complesso internazionali Gen Verde, con un workshop di percussioni che coinvolgerà 60 ragazzi e ragazze della zona interamericana ed il Gen Rosso con un concerto per la pace il 26 febbraio alle ore 12:30 (ora italiana), in diretta dall’isola italiana di Lampedusa, famosa per l’accoglienza dei migranti. Prima del concerto, alle ore 12:00 (ora di Greenwich) ci sarà un collegamento mondiale per pregare tutti insieme per la pace. “Ogni uomo sul pianeta Terra è dotato di sfaccettature, facoltà, abilità e capacità che lo rendono un’opera d’arte inimitabile – afferma Granville di Bangalore (India) – Perciò, ogni volta che ci troviamo fianco a fianco, supportati da uno spirito di unità, costruiamo una galleria d’arte impressionante. Cosa significa Hombre Mundo per me? Una parola, credo, risponda perfettamente a questa domanda: unità. Non ci può essere unità senza amore. L’amore è il ponte sopra gli abissi della divisione. L’amore abbatte i muri che ci frammentano e ci unisce. È solo attraverso l’amore per il mio prossimo che posso fare la mia parte per creare un mondo in cui ognuno di noi, opere d’arte, si unisce per creare una galleria d’arte sinergica”. Per maggiori informazioni visita teen4unity.org

Lorenzo Russo

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Chiara Lubich: costruire la civiltà dell’amore

Le parole di Chiara Lubich sulle quali oggi proponiamo di meditare sono di una straordinaria attualità che non ci lasciano indifferenti e, senza dubbio, ci portano a guardarci intorno per agire in favore di ogni fratello. (…) Gesù durante la sua vita terrena ha sempre accolto tutti, in modo particolare i più emarginati, i più bisognosi, i più lontani. È l’amore con cui Gesù ha offerto a tutti la sua fiducia, la sua confidenza, la sua amicizia, abbattendo ad una ad una le barriere che l’orgoglio e l’egoismo umano avevano eretto nella società del suo tempo. Gesù è stato la manifestazione dell’amore pienamente accogliente del Padre celeste verso ciascuno di noi e dell’amore che, di conseguenza, noi dovremmo avere gli uni verso gli altri. È questa la prima volontà del Padre su di noi; per cui non potremmo rendere al Padre una gloria più grande di quella che gli rendiamo quando cerchiamo di accoglierci gli uni gli altri a quel modo con cui Gesù ha accolto noi. (…) Richiama la nostra attenzione su uno degli aspetti del nostro egoismo più frequente e, diciamo pure, più difficile da superare: la tendenza ad isolarci, a discriminare, ad emarginare, ad escludere l’altro in quanto è diverso da noi e potrebbe disturbare la nostra tranquillità. Cercheremo allora di vivere (…) innanzitutto all’interno delle nostre famiglie, associazioni, comunità, gruppi di lavoro, eliminando in noi i giudizi, le discriminazioni, le prevenzioni, i risentimenti, le intolleranze verso questo o quel prossimo, così facili e così frequenti, che tanto raffreddano e compromettono i rapporti umani ed impediscono, bloccandolo come una ruggine, l’amore vicendevole. E poi nella vita sociale in genere, proponendoci di testimoniare l’amore accogliente di Gesù verso qualsiasi prossimo il Signore ci metta accanto, specialmente quelli che l’egoismo sociale tende più facilmente ad escludere o ad emarginare. L’accoglienza dell’altro, del diverso da noi, sta alla base dell’amore cristiano. È il punto di partenza, il primo gradino per la costruzione di quella civiltà dell’amore, di quella cultura di comunione, alla quale Gesù ci chiama soprattutto oggi.

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, in Parole di Vita, Città Nuova, 2017, pag. 512-514) (altro…)

Vangelo Vissuto: La forza creativa della misericordia

Chiara Lubich in una sua meditazione scrive che “la  misericordia  è  l’ultima espressione della carità,  quella che la compie[1]. Non un sentimento, dunque, ma un’azione concreta che, unita ad un’intenzione interiore, ci spinge ad allontanarci da noi e volgere lo sguardo all’altro. Un moto rivoluzionario che cura e genera vita. Non perdere l’occasione In stazione, avevo comprato un biglietto di andata e ritorno per una certa città. Arrivo trafelato al binario, ma con mio disappunto costato che il treno è appena partito. Torno alla biglietteria per il cercare di ottenere il risarcimento e per altre informazioni, ma la signora addetta mi fa notare che con tanta gente non può perdere tempo con me. Contrariato, sto per andar via con tanta rabbia quando, all’atto di conservare i biglietti nell’agenda, leggo una frase che mi ero segnato la mattina: “Non perdere nessuna occasione”. Mi blocco e rifletto. Poi la decisione: “Non devo perdere l’occasione di amare!”. Torno dalla signora della biglietteria, e quand’è il mio turno mi dico dispiaciuto se sono stato troppo esigente con lei e che comprendo la sua reazione. Lei cambia volto e tono di voce e, senza bisogno di essere esortata, si mette a sbrigare la mia situazione. Non solo: mi cerca un’alternativa di viaggio per permettermi di raggiungere la mia destinazione. In fondo, basta poco per ritrovare un’armonia di rapporti. (R.J. – Romania) L’elenco dei nemici Gesù vuole che noi, suoi seguaci, amiamo i nostri nemici, vuole che perdoniamo. Per tanto tempo ho pensato che ciò non mi riguardasse. Ho una vita tranquilla, una posizione sociale buona, una famiglia serena. Non facciamo male a nessuno e cerchiamo di proteggerci dal negativo nella società. Eppure quella frase non mi lasciava in pace. Nemici? A pensarci bene, ne avevo avuti e ne avevo ancora, ma li relegavo a una zona del cervello dove non potessero darmi fastidio. Ad una ad una, mi si sono presentate alla mente situazioni in cui, più che affrontare la contrarietà dovuta a un “nemico”, fuggivo. La fuga era diventata una vera e propria abitudine. Ma Gesù esige ben altro. Al che mi sono fatto un elenco dei “nemici” per i quali impegnarmi a fare qualcosa: una telefonata, un messaggio, un incontro, per dire che ciascuno di loro esisteva nella mia vita. Non è stato facile, di continuo ostacoli e ragionamenti mi facevano da freno. Ora che ho vinto me stesso, posso dire che quel comando di Gesù ha raggiunto il suo scopo, quello di farmi sentire un uomo vivo. (G.R. – Portogallo)

A cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VIII, n.1, gennaio-febbraio 2022) [1] C. Lubich, “Quando si è conosciuto il dolore”, in  La dottrina  spirituale, Città Nuova, Roma 2006, pp. 140-141 (altro…)

Una vita di fedeltà

Una vita di fedeltà

Darci Rodrigues è l’esempio di chi, in modo “mariano”, ha saputo spendere la propria vita per la causa dell’unità. Dal primo istante in cui Darci Rodrigues, focolarina brasiliana, è deceduta lo scorso 10 febbraio, e nelle ore che hanno seguito il suo funerale, le reti social sono state inondate di espressioni di gratitudine. Era una figura molto nota sia in Brasile che oltre oceano per i numerosi incarichi che ha ricoperto nel Movimento dei Focolari, cosa che le ha permesso di coltivare un numero infinito di relazioni. ” Una vita impegnata e impegnativa come la sua non le ha comunque mai impedito di conservare una sana normalità e – a detta di molti – una grande profondità spirituale. “E proprio per questo era amata da tutti”, ha scritto di lei Saad Zogheib Sobrinho, un focolarino brasiliano. Un commento che sembra riassumere il pensiero di molte persone che hanno vissuto con lei. Darci  ha conosciuto il carisma di Chiara Lubich ancora molto giovane, nel 1963, durante una “Mariapoli”, un incontro di più giorni tenutosi nella città di Garanhuns, nello stato di Pernambuco. “È stata un’esperienza molto forte, sono rimasta affascinata, soprattutto perché li ho visto ‘vivere’ il Vangelo”, ha detto la stessa Darci, raccontando il primo contatto con i Focolari. All’ epoca, era studentessa di Storia all’università diRecife, “un ambiente impregnato di idee marxiste e di forti critiche alla Chiesa”, dice. E’ per questo che il suo incontro con Dio e la sua adesione al carisma dell’Unità sono stati così travolgenti da decidere di consacrarsi, e diventare focolarina. A seguito di questa decisione, Darci lascia il fidanzato, la famiglia e gli studi per frequentare la scuola di formazione per focolarini in Italia dal 1964 al 1966. Al suo ritorno in Brasile, inizia a lavorare intensamente al servizio dei Focolari. Da Belo Horizonte, si sposta alla periferia dell’attuale Vargem Grande Paulista, vicino San Paolo, per dar vita alla Mariapoli Araceli (oggi Mariapoli Ginetta), uno dei tre centri del Movimento dei Focolari in Brasile. Da lì si reca a San Paolo, dove lavora per 20 anni alla guida del Movimento nella regione che, a quel tempo, comprendeva diversi stati brasiliani nel sud-est e centro-ovest del Paese. Nel 2002 viene eletta consigliera del Movimento per il Brasile e successivamente, dopo la morte della fondatrice, Chiara Lubich, nel 2008, viene rieletta consigliera e nominata dall’allora presidente dei Focolari, Maria Voce, delegata centrale, con un ruolo importante nella governance del Movimento a livello internazionale. “A volte ho dovuto affrontare questioni difficili, ma ho sempre sentito la pace in quei momenti e un aiuto speciale dallo Spirito Santo”, racconta la stessa Darci. “Spesso avevo un’idea già pronta, ma ad un certo punto Gesù mi faceva capire, attraverso qualcuno, che voleva qualcos’altro, forse il contrario di quello che pensavo io. Era importante per me fidarmi della presenza di Gesù tra noi, non solo del mio buon senso”, dice. Nel maggio 2012, le viene diagnosticato una grave malattia ai polmoni. “Dopo alcuni esami -racconta – la diagnosi risultava molto grave: il medico mi disse che dovevo armarmi di grande coraggio per combattere e perseverare. Dentro di me c’era la forte convinzione che nulla accade per caso e che Dio ha un piano d’amore per ognuno di noi”.

Il trattamento ebbe un risultato sorprendente, con grande meraviglia dei medici. Di questo periodo di cura, la sua segretaria di allora, Gloria Campagnaro, dice: “La vita è andata avanti con la solennità e la pace di sempre, tra terapie, passeggiate consigliate dal medico e lavoro per il Movimento, con un orario ridotto; una vità che portava fecondità e unità”.

Nel maggio 2020, improvvisamente, c’è una ricaduta della malattia. Arrivano nuovi ricoveri, fino a quando, in condizioni di salute irreversibili, Darci vive i suoi ultimi momenti circondata dall’affetto e dalle preghiere di tutta la comunità dei Focolari. In un video registrato in questo periodo, prima di Natale, lei stessa ha riaffermato la convinzione che l’ha guidata durante tutta la sua vita: “Abbiamo Gesù in mezzo a noi”. “Lascia una lezione esemplare del vivere pienamente l’ideale di unità e fraternità di cui l’umanità ha tanto bisogno”, ha dichiarato Luiza Erundina, deputata federale alla notizia della sua morte. Nelle molte espressioni di gratitudine per il dono della vita di Darci, sono comuni i riferimenti alla serenità e alla gioia accogliente che ha trasmesso a chiunque durante la sua vita, ovunque fosse. In una sola parola, una presenza mariana.

Luís Henrique Marques Caporedattore della rivista Cidade Nova

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