Movimento dei Focolari

Afghanistan: Un’amicizia che salva la vita

A partire dall’accoglienza di un gruppo di afghani in una struttura del Movimento dei Focolari in Italia, il racconto dell’amicizia che ha reso possibile il loro arrivo. L’amicizia tra Costanza Quatriglio, regista italiana e due attori afgani, Basir Ahang e Mohammad Jan, che sono di etnia Hazara, da molti anni vittima di persecuzioni. https://vimeo.com/620774962 (altro…)

Chiara Lubich: meglio di ieri

Se cerchiamo di migliorare ogni giorno, possiamo essere anche noi costruttori di pace come ci invita a fare la Parola di Vita di questo mese di novembre 2021. Noi tendiamo – perché così vuole il nostro Ideale – all’unità del mondo intero. E per questo (perché ci sia pace dovunque) preghiamo ogni giorno nel time-out. Ora, uno dei mezzi che abbiamo per arrivare a ciò è convogliare allo scopo (all’unità e quindi alla pace) più persone possibili, proprio in quanto fedeli di una religione (…) . Per cui, inviterei tutti a ravvivare i rapporti con loro. E fedeli delle più varie religioni ce ne sono un po’ dovunque: Certamente, è sempre una rivoluzione quella che ci domanda la volontà di Dio. Sappiamo che in questo campo ci sono secoli di immobilismo dietro alle nostre spalle, e, spesso, di ostilità. È una lotta per la pace, quindi, quella che dobbiamo condurre, e occorre premunirsi, allenarsi, prepararsi. Ecco perché vorrei consigliare, prima di tutto a me e poi a tutti voi, qualcosa che ci aiuti nelle prossime settimane ad avere un sussidio in più, ad aggiungere qualcosa a ciò che già facevamo, ad essere più vigilanti di prima, a crescere e crescere di continuo, per non venir meno (lo sappiamo che, se non si va avanti, si va indietro): qualcosa che ci faccia migliorare ogni giorno di più nel vivere il nostro ideale. Questo qualcosa potrebbe consistere nel dire a noi stessi prima di ogni azione che facciamo: “Oggi, meglio di ieri”. Tante azioni nella nostra vita hanno alcunché di ripetitivo: si prega tutti i giorni, si mangia tutti i giorni, si esce, si studia, si lavora, si incontrano persone, si dorme, si passeggia, si fanno lavori di casa, si riposa, ecc. Ebbene, compiamo ogni azione facendola precedere da un: “meglio di ieri”. E impegniamoci di conseguenza. Saremo così come Dio ci vuole: siamo un Movimento e non ci è permesso fermarci. Avremo più grazie e più facilità nell’attuare il compito specifico di questo mese: prendere in grande considerazione i fedeli di altre religioni e collaborare con loro alla pace e all’unità del mondo.

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, in Conversazioni in collegamento telefonico, a cura di Michel Vandeleene, Opere di Chiara Lubich, Città Nuova, 2019, pagg. 425-426) (altro…)

India / Nepal: Una rete di speranza durante la pandemia

Tante luci nell’incubo del Covid in India e Nepal: una rete di aiuti che si attiva per fornire ossigeno agli ospedali della città indiana di Mumbai ed il racconto di un papà guarito grazie a questo ossigeno; i giovani dei Focolari che procurano pasti per circa 100 famiglie indiane; la comunità del Movimento del Nepal che, grazie agli aiuti ricevuti, fornisce cibo, materiale scolastico, medicine e aiuti economici a persone in difficoltà. https://vimeo.com/619795840 (altro…)

Le Mariapoli nonostante il Covid

Le Mariapoli nonostante il Covid

Anche quest’anno in varie parti del mondo si sono svolte le Mariapoli, ovvero “Città di Maria”, che fin dagli inizi del Movimento dei Focolari radunano per alcuni giorni persone delle più varie provenienze, quanti vogliono conoscere spirito e stile di vita dei Focolari, incoraggiandoli a vivere un laboratorio di fraternità universale. “Eravamo di tutte le parti della Francia e tanti hanno espresso la loro gioia di ritrovare i rapporti “de visu” e di riscoprire che l’unità può essere vissuta nonostante l’avvenire incerto”. Con queste parole i e le focolarine in Francia raccontano i giorni vissuti alla Mariapoli di Ressins. L’appuntamento si è svolto in presenza ed è stato bello rivedersi dopo il lungo periodo del Covid. “Prendere slancio … per vivere la fraternità oggi”, questo il titolo dell’evento frequentato da più di 300 persone. Anche in Slovenia la Mariapoli dal titolo L’amore – medicina per tutto, si è svolta in presenza con 200 partecipanti. “Passeggiando con i figli – racconta Barbara, presente all’evento con i suoi tre figli piccoli, alla quale un anno fa le è stato scoperto un cancro – ho sentito la voce di Gesù che mi diceva: ‘Non ti ho mandato questa malattia perché non ti amo, ma perché ti amo ancora di più”. La malattia ha suscitato un grande amore tra lei e suo marito e loro straordinaria confidenza in Dio. Le parole di Chiara Lubich e le esperienze raccontate hanno aiutato a scoprire la preziosità dei rapporti, costruiti per amore. In Paraguay la Mariapoli si è svolta in modalità telematica. Le “grida dell’umanità sofferente”, il “grido del Creato” e “le grida delle nuove generazioni” sono state le tematiche affrontate. “Abbiamo potuto vedere le disuguaglianze e le intolleranze della nostra società e in che modo possiamo rispondere a queste grida di sofferenza” racconta Silvia. La gioia della Mariapoli si è sentita, non solo dai paraguaiani ma anche da persone di varie parti del mondo che hanno partecipato. Nella zona di San Paolo, in Brasile, la Mariapoli dal titolo Nuova cultura, stabilendo dialoghi, si è svolta online con più di 1300 persone collegate e oltre 4000 visualizzazioni su Youtube. Ecco alcune impressioni. “La tematica dell’ecologia con la presentazione del Dado della Terra ha allargato la mia visione di come curare e migliorare la nostra casa comune”. “Ciò che mi è successo oggi fà vedere l’agire di Dio. Mi sono alzata felice e pronta per amare di più! Sono andata al mercato e all’uscita mi sono trovata dinanzi mia sorella con la quale da 10 anni non ci parlavamo. Credevo di non riuscire a perdonarla invece ho detto il mio si a Gesù e sono andata a parlare con lei”. In Venezuela infine la Mariapoli è stata definita “un’oasi nel deserto” per via del Covid e dell’incertezza per il futuro. Scrivono dalla comunità locale: “Ci ha riempito di speranza e ha rafforzato in ogni cuore il riconoscerci famiglia di Chiara”. “Prometto di diventare un super eroe che sempre avrà cura del pianeta – racconta un bambino di 9 anni -, aiuterà tutte le persone e sarò un buon cittadino, dando esempio con la mia vita e facendo sempre del bene”. Una signora positiva al Covid che ha seguito dal suo letto racconta: “Eccomi! Ci sono anche io… la migliore esperienza che potevo vivere in questo momento è il sentirmi attorniata dall’amore di Dio attraverso tutti voi”.

 Lorenzo Russo

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Vangelo Vissuto : “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9)

Come un cantiere sempre aperto dove ciascuno è chiamato a “fare”. È questa la pace, non solo l’assenza di guerra o un concetto astratto. E’ un qualcosa da costruire insieme fronteggiando tutte le difficoltà e partendo dal nostro piccolo. Un altro Rob Rob era andato via di casa dopo una litigata che sembrava aver messo la parola fine al nostro matrimonio. Erano passati due anni dalla sua partenza, senza sue notizie se non qualcosa riferitami dai genitori: faceva provini di film e cominciava ad entrare nel mondo della cinematografia. Quando tornò dall’Italia deluso e senza un soldo, sembrava un cane bastonato. Piangendo, mi chiese perdono. Quell’uomo che avevo amato, stimato, scelto come compagno di vita ora mi appariva un estraneo, un fallito. Dov’era andata la sua fierezza? E la bellezza che era il suo vanto? Quanto a me, durante il periodo di lontananza di mio marito mi ero avvicinata alla fede e avevo cominciato a impostare la vita su valori che avevo trascurato. Quando lui tornò, mi sembrò che Dio mettesse alla prova la mia fede. Ne uscì fortificata. Ora anche lui ha trovato non soltanto una nuova pace, ma insieme stiamo scoprendo un nuovo modo di vivere. Solo adesso mi sembra di cominciare a conoscere un altro Rob. (R. H. – Svizzera) Costruttori di unità Durante una riunione di lavoro in forma telematica, nel mio gruppo formato da membri di Paesi diversi, dopo le varie presentazioni, qualcuno imprudentemente azzardò delle definizioni altrui secondo il “colore” politico, con accenti di nazionalismo e fascismo. La tensione venuta a crearsi finì per degenerare in uno scambio di parole oltraggiose. Come giornalista che aveva viaggiato tanto e anche studiato la storia dei Paesi in questione, il mio parere era ben diverso da chi, invece, si basava sul sentito dire e su ciò che passavano i media. Quel giorno la seduta fu un vero fallimento. L’indomani, preparandomi a un altro gruppo di lavoro, mi disposi a evidenziare in ogni partecipante soltanto gli elementi che costruiscono e non quelli che dividono. Le cose andarono diversamente, tanto che quando toccò a me intervenire, tutti si sentirono valorizzati. Di qui una riflessione: si può diventare, anche solo tacendo, complici di disgregazione oppure elementi costruttivi e unificanti. Costa cara la realizzazione del sogno di Gesù «Che tutti siano uno». (G.M. – Ungheria) Nel silenzio In ospedale dovevo fare guardie notturne con un altro medico. Cristiano, ma non praticante, vedendomi partecipare alla messa quasi ogni giorno, spesso mi prendeva in giro. Il nostro turno durava tutta la notte, ma lui mi lasciava già a fine pomeriggio e questo per me voleva dire tanto lavoro in più. Malgrado ciò, ho cercato di mantenere nei suoi confronti un atteggiamento aperto, senza giudizio, per un mese, due… Un giorno esprime il desiderio di venire a messa con me («In questi mesi, dal tuo modo di amare in silenzio, ho imparato tante cose»). Da allora non solo fa il suo turno fino alla fine, ma si preoccupa perché durante la notte non mi stanchi troppo. (Bashar – Iraq)

a cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, novembre-dicembre 2021) (altro…)