21 Ott 2021 | Testimonianze di Vita
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). È il brano del Vangelo che si fa vivo in questa esperienza raccontata da Gustavo Clarià, focolarino argentino a Lima. Un racconto che ha il sapore della gioia, quella dei piccoli gesti capaci di abbattere muri e far felici gli altri. La prima volta che l’ho visto era lì, immobile, con qualcosa tra le mani che, da lontano, non riuscivo a capire bene cosa fosse. La doppia mascherina e un cappello lasciavano intravedere solo i suoi occhi. Quello sguardo spento, perso nel vuoto aveva attirato completamente la mia attenzione. Restava in piedi con in mano ciò che, avvicinandomi, avevo scoperto essere una scatola di dolci. Non c’era dubbio, era lì per venderli, eppure non faceva nulla, nemmeno un gesto per offrirli. Lo salutai, ma non ebbi risposta. Uscendo da Messa lo salutai ancora ma, anche stavolta, senza successo. “Questo uomo così triste avrà la mia età – pensai – che ingiusta appare, alle volte, la vita. Eppure Dio ama immensamente lui come ama me”. Mi ripromisi che lo avrei sempre salutato ma era davvero questo ciò che lui si aspettava? In fondo era lì per fare il suo lavoro e, ovviamente, sperava che qualcuno se ne accorgesse. Decisi di comprare qualcosa. Non ho l’abitudine di spendere in dolciumi o di mangiarli a qualsiasi ora, ma da qualche parte dovevo pur iniziare. Mi fermai davanti a lui e mi interessai alla varietà dei suoi prodotti come se fossi in un grande negozio di dolci. Dopo un attento esame, scelsi un cioccolatino alla menta. Pagai, lo ringraziai e lo salutai, senza suscitare alcuna reazione. La scena si è ripetuta per vari giorni in maniera identica. Dopo circa un mese di assenza ritornai alla Messa della parrocchia. Lui era sempre lì, nello stesso posto. Lo salutai senza aspettarmi nulla e, sorprendentemente, nel riconoscermi, gli sfuggì un sorriso, quasi fosse contento di rivedermi. Non riuscivo a crederci. Durante la Messa, al momento della raccolta delle offerte, frugando in tasca trovai una moneta da 2 euro. Stavo per riporla nel cestino quando pensai: “Gesù s’identifica anche nelle persone che più soffrono. Con 2 euro posso comprare un altro dolcetto”. In uscita andai verso di lui: “Cosa può offrirmi di buono oggi?”. Per la prima volta mi guardò e, con un gesto complice, cominciò a cercare nella sua scatola finché non trovò ciò che voleva farmi assaggiare: “Le piacerà, è un cioccolatino al gusto fragola molto buono e costa 2 euro”. Non mi sembrava vero. Fu il dialogo più lungo del mondo. Aveva pronunciato una frase completa solo per me. Lo ringraziai infinitamente per la sua gentilezza e, felice, andai via. Non vedo l’ora di rivederlo ancora per confermare la sua scelta: quel cioccolatino alla fragola era davvero buonissimo.
Gustavo E. Clarià
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19 Ott 2021 | Testimonianze di Vita
Come firmare un assegno in bianco, fare un salto nel buio. Spesso affidarsi a Dio appare ai nostri occhi una sfida troppo grande e richiede uno slancio, un coraggio, al quale non siamo disposti. Riconoscere la nostra piccolezza, chiedere aiuto e far sì che qualcuno si prenda cura di noi con tenerezza è la via per riconoscere quell’Amore provvidenziale del Padre che non ci abbandona mai e, con gratitudine, rimetterlo in circolo nel mondo. Condivisione Il terremoto aveva semidistrutto la nostra casa. Io e i miei figli dormivamo all’aperto e non avevamo quasi nulla da mangiare. Un giorno in cui non sapevo proprio cosa mettere sul fuoco, confidando in Dio che è Padre, ho messo a scaldare una pentola d’acqua. Stava per bollire quando arriva una persona con una borsa piena di verdure e di frutta. Mi metto subito a cucinare la minestra, quand’ecco che bussano di nuovo: è un amico venuto a portarmi della carne e un po’ di riso! Al ritorno da scuola, i ragazzi sono rimasti attoniti davanti alla tavola: “Cos’è successo mamma? Non avevi detto che oggi non c’era niente da mangiare?”. Così ho raccontato a loro, che non vogliono saperne di Dio, come le mie preghiere fossero state esaudite. Dopo pranzo però ho chiesto a Gesù di mandarmi una persona bisognosa con la quale poter condividere il cibo ricevuto. L’indomani si fa vivo un giovane che mi chiede un po’ di pane. L’ho accolto con amore e sebbene lui non volesse abusare della nostra ospitalità, vedendoci poveri, l’ho fatto accomodare e gli ho servito il pranzo. (Lusby – Colombia) Amore in circolo Davanti all’università mi ero imbattuto in un anziano sporco e vestito di stracci, quasi cieco e con ferite a causa delle frequenti cadute. Vera immagine di Cristo in croce, l’ho aiutato ad alzarsi e gli ho proposto di fargli un bagno. Entrati nell’università, ho trovato il coraggio per chiedere al rettore, musulmano, il permesso di usare il suo bagno personale, l’unico dotato di vasca, perché quel povero potesse lavarsi con il mio aiuto. Sorpreso per l’insolita richiesta, non solo ci ha fatti accomodare, ma lui stesso ha procurato il sapone. Poi ho accompagnato il vecchietto a casa sua, gli ho comprato da mangiare e pulito la stanza, resa inabitabile dalla sporcizia. L’indomani, vengo convocato dal rettore, interessato a sapere i motivi di quel gesto. Così ho potuto dirgli che la scelta di amare il prossimo univa milioni di persone di tutte le religioni. Interessato a conoscerne qualcuna, mi ha offerto una somma per le necessità dell’anziano. Anche i miei compagni presenti alla scena dell’arrivo hanno raccolto una somma per comprargli degli abiti nuovi. (Bassam – Iraq) Tre mucche Da qualche tempo aiutavo un ragazzo povero che avevo conosciuto durante la nostra missione nel campo profughi di Kakuma, nel nord-ovest del Paese, pagandogli le tasse scolastiche. Purtroppo a un certo punto, non avendo più soldi per portare avanti questo sostegno, ho dovuto spiegagli questa mia difficoltà. Quando in seguito questo ragazzo mi ha inviato un nuovo appello di aiuto, si è rinnovata in me la sofferenza per non poterlo aiutare. È stato allora che ho deciso di vendere una mucca che avevo a casa dei miei genitori, per permettergli di continuare gli studi. Naturalmente lui è stato felicissimo di riprendere le lezioni. Nella nuova parrocchia dove vivo da quasi un anno, un giorno una rappresentanza di miei parrocchiani è venuta a farmi una visita di solidarietà, avendo saputo della malattia di mio padre. Tra i regali che mi avevano portato c’erano tre mucche. Non potevo crederci: mi tornavano in mente le parole del Vangelo: “Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo”. (Padre David – Kenya)
a cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, settembre-ottobre 2021) (altro…)
18 Ott 2021 | Chiara Lubich
«Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio», é la parola di vita che cerchiamo di mettere in pratica durante questo mese di ottobre 2021. Chiara Lubich, in questo brano ci aiuta a calarci di più in queste parole che l’apostolo Paolo scrisse ai Romani. Egli [Dio] fa concorrere tutto al bene di coloro che lo amano (…) Non per chiunque, dunque, tutto concorre al bene, ma per coloro che amano Dio e sono quelli che corrispondono al suo amore. Egli non ha per ciascuno di noi un amore generico, bensì un amore personale e speciale e fa concorrere tutte le cose al bene – cioè alla salvezza, alla vera felicità, al progresso spirituale – in coloro che lo amano. Tutte le cose. Non si tratta quindi soltanto della sua Parola o dei sacramenti o dei ministeri o dei vari mezzi, che Egli ha disposto nella Chiesa, per il nostro bene spirituale. Ciò sarebbe evidente. L’Apostolo vuol dire qualcosa di più: per chi crede all’amore di Dio e lo ama, le circostanze svariate, che condizionano la sua esistenza, non sono semplici effetti del caso o delle cieche leggi della natura o della volontà degli uomini, ma sono guidate da questo amore; sono tante occasioni e mezzi di cui Dio si serve per portare a compimento l’opera della sua santificazione. Egli si nasconde dietro tutti gli avvenimenti della sua vita, come dietro una particolare condizione di salute, un contrattempo, un cambiamento improvviso di programma imposto dalle circostanze; dietro lo stato di vita nel quale si trova, o una prova morale improvvisa, o una difficoltà di qualsiasi genere che incontra nel lavoro. Si nasconde dietro al fatto di trovarsi in un determinato posto oppure accanto ad un determinato prossimo. Tutto, per colui che ama Dio, anche le stesse mancanze della vita passata, acquista un significato positivo, perché in tutte queste circostanze egli sperimenta l’amore di Dio che vuole guidarlo verso la santità. (…) Dobbiamo anzitutto non fermarci mai all’aspetto puramente esteriore, materiale, profano delle cose, ma credere che ogni fatto è un messaggio con il quale Dio ci esprime il suo amore. Vedremo allora come la vita, che può apparire a noi simile ad un tessuto di cui non vediamo che nodi e fili confusamente intrecciati tra di loro, è in realtà un’altra: è il disegno meraviglioso che l’amore di Dio va tessendo sulla base della nostra fede. In secondo luogo, dobbiamo abbandonarci fiduciosamente e totalmente a questo amore in ogni momento, sia nelle piccole cose come nelle grandi. Anzi, se sapremo affidarci all’amore di Dio nelle circostanze comuni, egli ci darà la forza di affidarci a Lui anche nei momenti più difficili, quali possono essere una grande prova, una malattia o il momento stesso della morte.
Chiara Lubich
(Chiara Lubich, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, Opere di Chiara Lubich, Città Nuova, 2017, pag. 297) (altro…)
16 Ott 2021 | Cultura, Dialogo Interreligioso
A pochi giorni dalla chiusura del “Tempo del Creato”, alcune riflessioni ed esperienze sul contributo che noi, cittadini del mondo, appartenenti a diverse religioni, possiamo offrire per la salvaguardia del nostro pianeta e dell’umanità, vedendo nella creazione un punto di incontro. Come “una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”. Sono le parole con le quali il Santo Padre, nel descrivere il nostro pianeta, ci introduce all’interno della sua Esortazione Apostolica Laudato Si. Un appello, quello del Papa, rivolto a “tutti gli uomini di buona volontà” e ai credenti di ogni fede: “la maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità”.[1] La nostra casa è in pericolo e la gravità della crisi ecologica che stiamo vivendo necessita di una via da percorrere per il bene comune. Scavare in profondità, fino a giungere all’essenza di ciascuna fede, è il modo per scoprire, con meraviglia, di essere uniti nel creato. È il modo di ritrovarci, nella bellezza della diversità, come fratelli che vivono sotto lo stesso tetto. “L’ebraismo insegna che siamo partner di Dio nella creazione” spiega Emily Soloff, Direttore Associato per le relazioni interreligiose e intergruppi presso l’American Jewish Committee. “Non siamo proprietari della creazione – continua – ma abbiamo la responsabilità di custodire e curare il mondo. (…) Lo Shabbat è un giorno in settimana in cui riduciamo intenzionalmente il nostro consumo di energia spegnendo completamente computer, telefoni e altri dispositivi elettronici. Non guidiamo una macchina o facciamo acquisti durante lo Shabbat. È un giorno di riposo”. La modernizzazione ci ha allontanati, progressivamente, dal vedere la terra come una manifestazione del divino, lasciando trionfare l’uomo sulla natura. Mostafa El-Diwany, medico musulmano del Dipartimento di Medicina dell’Università di Montréal-Canada racconta: “Nell’Islam, come nelle altre fedi abramitiche, l’asse dell’essere è l’Unità di Dio; il Creatore è la fonte di tutto ciò che esiste (…). Come tale, ogni organismo vivente e la materia stessa sono impregnati del Sacro, e di conseguenza sono sacri. Questa nozione non ostacola in alcun modo lo studio oggettivo del mondo fisico e dell’uomo al suo interno. (…) Dio ha dato dignità all’uomo sul resto della Sua creazione affidandogliene la vicegerenza. Questo non è un ruolo di dominio e di sfruttamento, ma una posizione di responsabilità (…)”. Quella che, dunque, sembra essere una crisi ambientale, potrebbe essere vista come una crisi spirituale, l’incapacità di riconnettersi con il divino e vivere in armonia con la natura. Ristabilire l’ordine con il creato “è alla base dei precetti buddisti” dice Wasan Jompakdee, Membro cofondatore ed ex Segretario Generale della Fondazione Dhammanaat per la Conservazione e lo Sviluppo Rurarale in Thailandia. Nel raccontare l’opera intrapresa da Phra Ajahn Pongsak Techadhammo, monaco fondatore, racconta: “Circa trent’anni fa egli iniziò ad osservare la perdita di alberi e di terreno sulle montagne della Thailandia settentrionale. I bacini idrici d’alta quota che alimentavano i torrenti e i fiumi sottostanti venivano danneggiati, causando il lento prosciugamento dei fiumi. (…) Egli fece un passo radicale per invertire la desertificazione, mobilitando gli abitanti per rigenerare le loro terre sterili e ripristinare i bacini idrici. (…) Oggi, le aride terre gialle desertificate che aveva protetto sono state rinverdite con alberi da frutto”. È una logica di compassione per ciò che ci circonda, per quello spazio che ci è stato donato e che dobbiamo condividere. Secondo l’induismo “la natura – dice Meenal Katarnikar, membro della Facoltà di Filosofia dell’ Università di Mumbai – appartiene a tutti, agli animali, agli uomini, agli dei e alle piante e ama tutti allo stesso modo”. “In India – continua – le rime della nostra infanzia rispecchiano la nostra amicizia con gli animali come le mucche, i passeri e i corvi. Ogni boccone con cui la madre nutre il bambino è associato a ‘fratello passero’ o ‘caro corvo’, o ‘fratello pavone’ ”. Questa fratellanza, che tanto ricorda il “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi, è possibile solo se ci riscopriamo follemente innamorati della creazione. Uno slancio che riguarda indistintamente tutti, anche in ambito cristiano, dove ci sono varie Chiese. Il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I al Vertice di Halki (Turchia) nel 2012 dice: “Noi cristiani siamo chiamati ad accettare il mondo come sacramento di comunione, come modo di condividere con Dio e con il prossimo in una scala globale. È nostra umile convinzione che il divino e l’umano s’ incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta”[2].
Maria Grazia Berretta
[1] Papa Francesco, Lettera Enciclica Laudato sì, 201. [2] Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, Discorso Global Responsibility and Ecological Sustainability: Closing Remarks, I Vertice di Halki, Istanbul, Turchia, 20 giugno 2012. (altro…)
15 Ott 2021 | Cultura, Nuove Generazioni, Sociale
Continua il progetto dei Ragazzi per l’unità dei Focolari per sconfiggere la fame nel mondo. Sabato 16 ottobre 2021 un live streaming globale dalle ore 14.30 p.m. alle 16 p.m. (UTC+2 – ora italiana) dove centinaia di giovani si riuniranno per testimoniare il loro impegno. “Siamo sicure che da adesso ci impegneremo con tanto più entusiasmo per questo obiettivo. Ci sentiamo ormai parte della generazione Fame Zero. È un grande sogno immaginare che anche grazie al nostro contributo tra pochi anni non ci sarà più la fame nel mondo”. Con queste parole Elena e Agnese, Ragazze per l’unità del Movimento dei Focolari, parlavano alla Fao, a giugno del 2018. Elena e Agnese insieme ad altre 630 ragazze dai 9 ai 14 anni di 16 Paesi sedevano nella grande sala plenaria (vedi il video) della sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) a Roma (Italia). Il messaggio di invito della Fao ai Ragazzi per l’unità era molto chiaro: “Giovani, abbiamo bisogno di voi, aiutateci a sconfiggere la fame nel mondo”. Sono 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che il 25 settembre del 2015 i 193 Stati Membri delle Nazioni Unite hanno approvato impegnandosi ad attuarli entro quindici anni (2015-2030). Il secondo obiettivo è Fame Zero: sconfiggere la fame dal nostro pianeta. Queste ragazze firmarono la carta di impegno, diventando così le prime cittadine Fame Zero. Da quel giorno è partita una gara d’amore globale dai Ragazzi per l’unità per raggiungere l’obiettivo Fame Zero. In Venezuela ad esempio la situazione è scoraggiante. Le famiglie povere temono più la fame che la pandemia di Covid 19. Ma attraverso un Centro di alimentazione i ragazzi riescono ad aiutare un gruppo di famiglie. Dal 2017 inoltre, grazie ad una rete di professionisti medici, psicologi, nutrizionisti e alcuni parroci si cerca di costruire rapporti sociali più sereni sulla base della Regola d’oro: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. In Thailandia invece i ragazzi distribuiscono semi di verdura ad amici e alle loro famiglie per piantare verdure organiche e aiutarli a risparmiare denaro, dato che soffriamo di questa crisi globale. In Argentina Fran fa parte di un gruppo chiamato “Corazones solidarios”, giovani studenti universitari che ogni giorno escono in strada per offrire la colazione alle persone che sono senza casa. “Quando ti avvicini a loro – racconta – i loro volti cambiano, ti accolgono a braccia aperte e fanno un posto per te nel loro cuore. Ogni mattina, usciamo di casa per fornire il servizio, andiamo con le borse piene e torniamo con i thermos vuoti e i cuori felici”. In Portogallo i ragazzi di Lisbona vanno in un quartiere dove vivono molte famiglie in difficoltà. È iniziata una gara d’amore per recuperare coperte, cibo in scatola, e varie persone si sono offerte per cucinare pasta e riso. Ma appena consegnavano del cibo, ecco che arriva la provvidenza con altro cibo da distribuire ad altre famiglie. Queste ed altre testimonianze saranno raccontate durante il live streaming – adatto a ragazzi, giovani e adulti – di sabato 16 ottobre 2021 dalle ore 14.30 p.m. alle 16 p.m. (UTC+2 – ora italiana). La diretta sarà tradotta in 12 lingue, basta accedere a questo link. La carta d’impegno #testacuoremani. Per vivere e diffondere un nuovo stile di vita, i Ragazzi per l’unità hanno ideato otto sentieri da vivere personalmente o in gruppo. C’è poi la carta di impegno, che li rende cittadini attivi mettendo in moto la testa, il cuore, le mani. Testa. Usiamo la testa per studiare ed informarci. Più conosco la realtà in cui vivono i poveri, più efficace sarà il mio impegno. Cuore. Ascoltiamo col cuore il grido di chi soffre: sensibilizziamo noi stessi e tanti altri. Non posso sconfiggere la fame nel mondo da solo ma posso coinvolgere più persone possibili per raggiungere l’obiettivo. Mani. Apriamo le mani al dono dell’accoglienza, mettiamoci in azione concretamente e quotidianamente per sconfiggere la fame. Impegniamoci ad evitare ogni tipo di spreco.
Lorenzo Russo
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