Movimento dei Focolari

Chiara Lubich: 40 giorni

Parole come perfezione e santità possono apparire mete irraggiungibili, Chiara Lubich, partendo da un’affermazione di San Bonaventura, riflette su come sia possibile incamminarci verso di esse iniziando dai più semplici gesti della quotidianità. Ho trovato un pensiero sulla santità, attribuito a san Bonaventura, che molti di noi senz’altro conoscono, ma che, forse, non è vivo ancora nella nostra vita. (…) Quel pensiero ha suscitato nel mio cuore il grande desiderio di metterlo in pratica con tutti voi. Non dobbiamo, forse, farci santi insieme?  È l’affermazione di un santo, che di vie per andare a Dio se ne intende. Egli, con audacia, assicura che una persona va più avanti spiritualmente in quaranta giorni, se non si ferma nelle valli delle imperfezioni e dei peccati veniali, di chi vi sosta, in quarant’anni. Bello, no? Mi sono naturalmente chiesta: “In che consistono le imperfezioni e i peccati veniali”? Certo, si potrebbe farne un lungo elenco… Senz’altro sono l’opposto della perfezione. E in che cosa consiste la perfezione? Nel vivere la carità: “la carità che è il vincolo della perfezione”,  dice san Paolo[1]; “Siano perfetti nella carità”, così prega Gesù nell’ultima cena, come ricorda il Vangelo di Giovanni[2]. Quella carità che, se si è in più, come siamo noi, diventa reciproca: “Vi do un comandamento nuovo – dice Gesù –: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”[3]. Bisogna perciò, per non rimanere nelle valli delle imperfezioni e dei peccati veniali, vivere così e, qualora ce lo dimenticassimo o venissimo meno, ricominciare. (…) E da dove conviene cominciare? Da casa. Sì, da casa, iniziando dal mattino, perché così la giornata parte bene. Da casa, perché alle volte ci si impegna a viverlo bene con gli  altri, negli incontri, nei convegni e poi, tornati a casa, magari stanchi, perdiamo con i fratelli la pazienza, il controllo e… addio amore reciproco! (…) Ricordiamocelo. Se così faremo, fra quaranta giorni (…) avremo senz’altro progredito spiritualmente e avremo dato un notevole contributo alla nostra santità personale e a quella di popolo.

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, Conversazioni in Collegamento telefonico, Roma 2019, p. 561-562) [1] Col 3,14 [2] Cf. Gv 17,23 [3] Gv 13,34 (altro…)

Il tempo del Creato

Intervista a Stefania Papa, nuova responsabile di EcoOne, l’iniziativa culturale ambientale del Movimento dei Focolari, sull’adesione dei Focolari al “Tempo del Creato” e sulle varie iniziative in ambito ambientale. Dal 1 settembre al 4 ottobre di ogni anno si svolge in tutto il mondo il “Tempo del Creato, iniziativa di preghiera e di azioni concrete per salvaguardare e proteggere la nostra casa comune. Stefania Papa è la nuova responsabile di EcoOne, l’iniziativa culturale del Movimento dei Focolari che promuove una rete di docenti, accademici, ricercatori e professionisti che operano nelle scienze ambientali. L’abbiamo intervistata sull’adesione dei Focolari al “Tempo del Creato” e sulle varie iniziative in ambito ambientale. Cos’è “Tempo del Creato”? È un periodo specifico che va dal 1 settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi il santo patrono dell’ecologia. Un periodo nel quale le diverse Chiese in tutto il mondo si riuniscono per pregare e per promuovere azioni concrete per salvaguardare e proteggere la nostra casa comune. Quest’anno il tema è: “Una casa per tutti? Rinnovare l’Oikos di Dio” e Oikos in greco significa casa. Perché è importante che diventi sempre più un evento delle diverse Chiese? Per rispondere a questa domanda mi torna in mente un antico proverbio africano che recita così “Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, fallo insieme agli altri”. Lo stesso Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sì” dice “Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e toccano tutti”. Abbiamo bisogno di “unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”[1]. Questo lo possiamo attuare solo mettendoci insieme, ricercando una sempre più stretta collaborazione e comunione anche tra le varie Chiese cristiane che abitano nel mondo. Siamo nel sesto anno dalla “Laudato si’” del Papa. Eppure c’è ancora tanta strada da fare… Tante altre sono le iniziative nate e portate avanti, ma molto resta ancora da fare. Il compito da svolgere può apparire arduo, ma possiamo ancora invertire alcune tendenze negative, adattarci per ridurre al minimo i danni, ripristinare ecosistemi cruciali e meglio proteggere ciò che abbiamo, a partire dal ripensamento delle soluzioni abitative e della mobilità sociale, dalla raccolta differenziata dei rifiuti e in tanti altri campi. Ma la strada imboccata è quella giusta. E l’Enciclica di papa Francesco segna il punto di non ritorno. C’è anche una petizione da firmare: in cosa consiste? È un’importante occasione che ci viene offerta per chiedere con forza ai leader mondiali di impegnarsi con urgenza per la crisi climatica e la crisi della biodiversità. Prossimamente infatti, si terranno due eventi importantissimi: dall’11 al 24 ottobre 2021 la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP15) dove i leader mondiali potranno fissare obiettivi significativi per proteggere il creato e dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP26), dove i paesi annunceranno i loro piani per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il Movimento dei Focolari è partner del Movimento Laudato si. Come i Focolari si impegnano per il “Tempo del creato”? Il Movimento dei Focolari è da sempre impegnato per l’ambiente. Per il “Tempo del creato”, in particolare ha partecipato e sta partecipando alle iniziative della Chiesa Cattolica, come la Laudato si’ action platform del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (attraverso Famiglie Nuove) e agli eventi promossi dal Movimento Laudato si’, già Global Catholic Climate Movement, a cui aderisce. Nell’ultima Assemblea Generale dei Focolari conclusasi a febbraio 2021 inoltre è stata rilanciata la conversione ecologica di membri e strutture, con attività piccole, medie e grandi (come i progetti internazionali finanziati, anche nella cooperazione allo sviluppo: Azione per Famiglie Nuove, Azione Mondo Unito, etc). Nello stesso tempo, vi è un impegno costante da parte di tutti i membri dei Focolari per il disinvestimento dai combustibili fossili. Proprio quest’anno, inoltre, i giovani del movimento si sono impegnati nel Pathways intitolato DareToCare. Una campagna che significa “osare prendersi cura”, cioè farsi carico, interessarsi, occuparsi attivamente, dare importanza ai più fragili, al pianeta, alle Istituzioni, alla nostra città, ai nostri vicini, ai problemi della nostra società. È dello scorso maggio, inoltre, l’accreditamento della ONG New Humanity come osservatore presso l’organo di governo dell’ambiente delle Nazioni Unite, l’UNEP, ovvero il United Nations Environmental Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di tutte le questioni ambientali globali. New Humanity esercita le sue attività di tutela dell’ambiente in particolare attraverso l’iniziativa culturale EcoOne. Inoltre, vorrei ricordare la partnership nata tra il Movimento dei Focolari e FaithInvest, un’organizzazione internazionale che si occupa di aiutare le religioni a sviluppare dei piani strategici per l’ambiente a lungo termine. In campo culturale/educativo diversi sono i convegni in programma promossi da EcoOne, la partecipazione di EcoOne a ECEN (European Christian Environmental Network) e i progetti nelle scuole come quello riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione italiano “Dare per salvaguardare l’ambiente”.

Lorenzo Russo

[1] Papa Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, 13-14.   (altro…)

Chiara Lubich: La cosa più bella che posso fare

La pandemia è ancora in corso, mentre le crisi economiche e sociali generate da essa si aggravano; la situazione ambientale del pianeta appare drammatica ed i conflitti in alcune aree del mondo non sembrano attenuarsi. Che fare? Per Chiara Lubich il rimedio è uno solo: la fraternità universale. Fare dell’umanità una sola famiglia. Iniziando dalle piccole, concrete, quotidiane azioni di ciascuno. Di fronte alle molteplici difficoltà di rapporti fra mentalità così opposte, fra popoli così diversi, culture così lontane fra loro, religioni con la presenza di estremisti che le distor­cono, uno solo è il rimedio: la fraternità universale, fare dell’umanità una sola famiglia con Dio Padre e tutti gli uomini fratelli. E questo come? Chi è meglio abilitato a ciò? Non c’è dubbio: uno che ha saputo morire per il proprio ideale, ma poi risorgere e dare a tutti questa possibilità, è Gesù. Dobbiamo puntare a riportarlo sulla terra attraverso di noi, essere noi altro Cri­sto, altro Amore incarnato, Santità, Perfezione, com’è Lui. È questa l’ora di tendere decisamente alla perfezione. Ma in che consiste la perfezione? Ho riletto recentemente, in un lavoro sulla vita spirituale, parole meravigliose di Padri e santi della Chiesa, di grosso calibro. Le cono­sciamo, forse, ma non sarà inutile in questo momento ricordarle. Per tutte queste persone eminenti della Chiesa la perfezione con­siste nel non fermarsi mai nella propria crescita, perché chi non va avanti, va indietro. E, giacché il nostro è un cammino dell’amore, la perfezione sta nel crescere sempre nella carità. Amare, dunque, amare sempre meglio. Sempre meglio. Come? Fissando lo sguardo sul nostro perfetto modello: […] Dio Amore. […] San Francesco di Sales dice: «Chi non guadagna, perde; per que­sta scala chi non ascende, discende; chi non vince, rimane sconfitto»*. È impressionante questa radicalità che l’amore esige. Ma tutto in Dio è radicale. […] Difficile? Facile? Provare e vedere. Ogni attimo darsi alla volontà di Dio, all’altro, al fratello che dobbiamo amare, al lavoro, allo studio, alla preghiera, al riposo, all’attività che dobbiamo compiere. E ciò sempre meglio: ché altrimenti si va indietro. Un aiuto per comportarsi così è ripetere ad ogni azione, anche la più semplice e banale: «Questa è la più bella cosa che posso fare in questo momento». […] In questo modo ci alleniamo anche noi per l’impresa che ci atten­de tipicamente nostra: la fratellanza universale.

Chiara Lubich

  Da “Conversazioni in collegamento telefonico” Citta Nuova ed. pag. 620 – Castel Gandolfo, 27 settembre 2001 * Francesco di Sales, Trattato dell’amor di Dio, III, 1, Città Nuova, Roma 2011, p. 222.   (altro…)

Vangelo vissuto: donarsi agli altri

Amare per primi, amare disinteressatamente, amare sempre, subito e con gioia. È un’opportunità per incarnare l’arte di amare nella nostra vita. È da lì che, come per attrazione, nasce la comunione fraterna. È vita nuova, mondo che cambia. Fisioterapista Nel centro dove lavoro sono diminuite le richieste a causa del Covid, di modo che tante ore della giornata erano vuote. Ho ottenuto allora il permesso per aiutare in un reparto di contagiati. Anche altri colleghi in seguito hanno seguito il mio esempio. Un giorno uno di loro ci ha confidato che mai il suo servizio era stato cosi umano e coinvolgente: “Solo ora mi sono reso conto di cosa significhi un gesto di solidarietà, una carezza, anche se hai i guanti. Mi sembra di aver scoperto una dimensione più umana del mio lavoro. Vorrei che i miei figli facessero questo servizio, perché è una vera scuola di vita”. (J.H. – Repubblica Ceca) La nostra prossimità Quando papa Francesco parla di “prossimità”, sembra che annulli tutte le regole che ci siamo fatti riguardo ad un certo stile di vita. Per lui vale l’altro e la nostra capacità di accoglienza. Ne parlavo una volta in ufficio, contrastato da una collega secondo la quale è proprio questo atteggiamento senza regole che sta rovinando la Chiesa. La ascoltavo stupito e scoraggiato dalla sua sicurezza nel condannare il papa, nonostante fosse una donna intelligente e, a modo suo, cattolica praticante. Da quel giorno ho evitato di tornare sull’argomento e ogni qualvolta lei mi attaccava con qualche articolo sul papa, cercavo di sviare il discorso. L’altro ieri, al telefono, mi ha avvisato che non poteva venire al lavoro per problemi con la figlia anoressica. Appena ho potuto, sono andato da loro. In effetti, la ragazza rischiava la vita. Mia moglie è psicologa e, con trucchi vari, siamo riusciti a frequentarci. Ora la figlia sta meglio, spesso è a casa nostra. La collega mi scrive un messaggio: “Ora capisco cosa intende il papa con la parola prossimità”. (F.C. – Francia) Vado io Il mio maestro delle elementari ci aveva narrato di un soldato, forse un alpino, un po’ speciale: si prestava infatti ad ogni incombenza, anche la più ingrata, col dire ai suoi superiori: “Vago mi” (Vado io). Finché “Vago mi” (com’era ormai soprannominato) non era più tornato, ucciso in un’azione di guerra. Quella morte, suggello a una vita vissuta all’insegna dell’altruismo, aveva colpito la mia fantasia di bambino. Avrei voluto essere come lui. Insomma, “Vago mi” era diventato il mio modello di chi si spende per gli altri. E questo molti anni prima di imbattermi in Colui che ha dato la vita per noi e senso alla mia. (Giuseppe – Italia)

 A cura di Lorenzo Russo

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, luglio-agosto 2021) (altro…)

Come onde che danzano nell’oceano

È recentemente scomparso il prof. Sureshchandra Upadhyaya, docente e studioso indiano, profondo conoscitore della cultura indù. Aveva incontrato Chiara Lubich nel 2001. Il volto ornato da una barba candida che gli arrivava alla cintura. Un uomo minuto dal quale emanavano pensieri nitidi ed essenziali. Il prof. Sureshchandra Upadhyaya era una persona dalla cultura vastissima e dalla profonda spiritualità, conosceva benissimo il sanscrito e la cultura indù che ha contribuito ad approfondire e diffondere anche attarverso la sua attività di docenza. L’incontro con Chiara Lubich e con il suo carisma nel 2001 aveva segnato l’inizio di una profonda amicizia spirituale e intellettuale che aveva coinvolto anche altri accademici indiani. Il prof. Upadhyaya è stato un esponente di spicco del “Bharatiya Vidya Bhavan” di Mumbai, l’Istituto di Cultura Indiana, presente in tutta l’India. Vi era entrato nel 1960 all’età di 28 anni come docente di sanscrito, poi, nel 1972, era stato promosso direttore accademico ed aveva continuato la sua carriera con grande passione, guidando molti studenti nel dottorato di ricerca. Numerosi anche i premi che ha ricevuto, tra di essi: il premio “Eminent Vedic Scholar” dell’Università di Mumbai (India), il “Certificate of Honour” del Presidente dell’India, il premio “Eminent Sanskrit Scholar” del Governo del Paese e il “Best Teacher Award” del Governo dello Stato indiano del Maharashtra. Il 5 Gennaio 2001 a Coimbatore (India) nella sala del College Nani Kalai Arangam si svolse la cerimonia di consegna del prestigioso “Defender of Peace Award” (“Premio difensore della pace”) a Chiara Lubich. Erano presenti 500 persone, in maggiornaza indù, un pubblico qualificato fra cui il Prof. Upadhyaya.  “Finchè ci saranno persone così, Dio è con noi — disse dopo averla ascoltata — e un giorno la terra diventerà il cielo. Tutte le fedi cercano la verità e la verità non è altro che amore e pace come ci dice Chiara”. E in seguito spiegherà ancora: “Chiara Lubich mi svela tangibilmente che Dio si può  sperimentare mediante profondo incondizionato amore.  Appena ami Dio, tu ami pure te stesso e gli altri come Dio ama l’intera creazione. Appena tu diffondi il tuo amore, la tua esperienza di Dio diventa più  profonda dentro di te e trabocca fuori di te. Amare diventa quindi la tua stessa natura, come i fiori che emanano tutt’attorno la loro fragranza.  Sospinti da amore e compassione, si fluisce senza alcun sforzo, dimentichi di sé, come onde che danzano nell’oceano divino. Lasciamoci ispirare dalla consegna di Chiara per vivere amando uno e tutti, sperimentare la presenza di Dio dentro e fuori di noi e sentirci felici oltre ogni misura”. Il 12 agosto 2021 il Prof. Upadhyaya ha raggiunto per sempre la beatitudine “Ananda” (lo stato puro di gioia e felicità), di cui spesso parlava.

A.M.A

https://www.youtube.com/watch?v=2ID42kDSgrY   Qui il ricordo del prof. Upadhyaya scritto da Roberto Catalano, docente di teologia e prassi del dialogo interreligioso presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Italia) http://whydontwedialogue.blogspot.com/2021/08/uppadhyaya-ji.html   (altro…)