10 Ago 2020 | Chiara Lubich
La pandemia del Coronavirus è una prova di fuoco non solo per i sistemi sanitari, ma anche per gli impegnati in politica, dal livello comunale a quello internazionale. Il seguente estratto di un discorso di Chiara Lubich può essere chiamato a tutto diritto un “inno alla politica”. È di sfida per tutti i politici, e può riempire i cuori dei cittadini di gratitudine per tutti coloro che giorno per giorno devono fare delle scelte coraggiose. […] Se i nuovi Movimenti, in genere, hanno l’interesse delle cose umane, uno di essi, il Movimento dei Focolari, ha dato origine anche ad una espressione politica: il Movimento politico per l’unità, il cui scopo specifico è appunto la fraternità in politica. […] Si è capito, anzitutto, che esiste una vera vocazione alla politica. Chi crede vi avverte la voce di Dio che gli assegna un compito. Ma anche chi non crede si sente chiamato ad essa, ad esempio, dall’esistenza di un bisogno sociale, da una categoria debole che chiede aiuto… E la risposta alla vocazione politica è anzitutto un atto di fraternità: si scende in campo, infatti, per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio. Anzi il compito dell’amore politico è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro, l’amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe… La politica è perciò l’amore degli amori, che fa in modo che le persone collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si può paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunità. Nel Movimento politico per l’unità costatiamo che il vivere la propria scelta politica come una vocazione d’amore porta a comprendere che anche coloro che hanno fatto una scelta politica diversa dalla nostra, possono essere stati spinti da una analoga vocazione d’amore. E che anch’essi sono parte – nel loro modo – dello stesso disegno, pur presentandosi come avversari. La fraternità permette di riconoscere il loro compito, di rispettarlo, di aiutarli – anche attraverso una critica costruttiva – ad esservi fedeli, mentre noi siamo fedeli al nostro. Nel Movimento politico per l’unità si pensa che si dovrebbe vivere la fraternità così bene da arrivare ad amare il partito degli altri come il proprio, sapendo che entrambi non sono nati per caso, ma come risposta ad una esigenza storica presente all’interno della comunità nazionale. La fraternità fa emergere i valori autentici di ciascuno e ricostruisce l’insieme del disegno politico di una nazione. Lo testimoniano ad esempio, le iniziative di membri del Movimento politico per l’unità volte a creare un rapporto fraterno tra maggioranza e opposizione, sia a livello di Parlamenti nazionali, sia nel governo delle città, iniziative che si sono tradotte in leggi dello Stato o in politiche locali che hanno unito le città nelle quali si sono realizzate. Così colui che, rispondendo alla propria vocazione politica, inizia a vivere la fraternità, si immette in una dimensione universale che lo apre all’umanità intera. E si chiede se ciò che sta decidendo, pur rispondendo agli interessi della propria nazione, non porti ad un danno per le altre. Il politico dell’unità ama la Patria degli altri come la propria.
Chiara Lubich
Da: Chiara Lubich, L’Europa unita per un mondo unito. Discorso al Movimento Europeo, Madrid (Spagna), 3 dicembre 2002 (altro…)
8 Ago 2020 | Collegamento
Brani di vita e quotidianità di Somjit Suwanmaneegul, buddista, di Chiang Rai in Tailandia. Dall’incontro con Giovanni Paolo II ad oggi. A cura di Stefania Tanesini e Lorenzo Giovanetti. https://vimeo.com/430659266 (altro…)
7 Ago 2020 | Testimonianze di Vita
Nella vita può capitare di tutto: situazioni liete o difficili, lutti, vittorie o sconfitte ma possiamo affrontare ogni circostanza all’insegna di un unico comune denominatore: il rapporto con Dio. Le circostanze saranno sempre diverse, ma Lui è sempre presente; sempre con noi. In isolamento «Domani – disse il medico – la metteremo in isolamento». Mi sentii come un’appestata. Sapevo che qualcuno per quel male era morto. Morire! Non mi faceva paura il dolore che s’accomuna all’ultima battaglia per la vita, ma acuto come una spada in cuore sentii il distacco dai miei. Non li avevo salutati. E ora… forse non li avrei più visti. Piangevo. Eppure, morire voleva dire incontrarsi con Gesù che amavo. Mi sembrava però che l’amore dato e ricevuto qui in terra da tanti mi legasse quaggiù e il volo verso l’alto fosse faticoso. Questi li conoscevo, quello non ancora bene. Eppure avevo cercato sempre di amare Gesù in ogni prossimo: parenti, amici, conoscenti, sconosciuti! «Eri tu, Gesù, che ho amato e trovato in ognuno, quello stesso che – se ora muoio – incontrerò». Quest’ultimo pensiero lentamente mi diede pace. Rimasi a lungo in isolamento, con alti e bassi della malattia, ma quasi avvolta da una presenza arcana con la possibilità di parlare a quell’Unico che mi ascoltava e che potevo ascoltare. M. – Italia Maleducazione a scuola Non so se sono invecchiata io o è cambiata decisamente la generazione. Ne parlavo con i colleghi insegnanti e tutti siamo arrivati alla conclusione che purtroppo mancano le basi dell’educazione. Non è soltanto la mancanza di rispetto verso i professori, dove si vede anche da parte dei genitori un atteggiamento sfrontato di giudizio verso gli insegnanti, ma la completa assenza di un senso di attenzione verso l’altro. In una delle classi più difficili, una “quina”, dopo un fatto increscioso successo, ho fatto presente come in ogni cultura e tradizione ci sia una regola base di convivenza: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». Ed ho chiesto a ciascuno se una tale regola gli sembrasse accettabile. Dopo un grande silenzio ha iniziato a parlare un alunno, poi un’altra… e alla fine si è creato un vero dialogo. Da quel giorno qualcosa è cambiato: quasi invisibilmente, ma qualcosa è cambiato. Ancora una volta mi sono dovuta ricredere. I giovani hanno bisogno di punti veri e fermi. C. – Spagna Ero tentato di emigrare… Specialista in malattie infettive, a causa delle strutture sanitarie carenti, della scarsa igiene e degli stipendi insignificanti, ero tentato di emigrare come molti colleghi. Tuttavia, dopo aver riflettuto con mia moglie, ho deciso di continuare il servizio ai fratelli nel nostro Paese. Con il sostegno di amici cristiani all’estero, è stato possibile costruire una struttura sanitaria completa di laboratorio di analisi e garantire farmaci specifici anche ai più poveri. Oltre allo sviluppo di attività produttive per migliorare l’alimentazione di base, si è cercato anche di assicurare un sostegno psicosociale ai malati e alle loro famiglie. M.- Repubblica Democratica del Congo
A cura di Stefania Tanesini
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5 Ago 2020 | Focolari nel Mondo
Dopo la devastante esplosione a Beirut la sera del 4 agosto la comunità locale dei Focolari insieme all’associazione Humanité Nouvelle si sono messi a lavorare per venire incontro alle esigenze più urgenti delle persone colpite dalla catastrofe.
Oltre 100 morti e 4 mila feriti ha causato l’enorme esplosione avvenuta martedì 4 agosto verso le ore 18.10 locali nella zona vicina al porto della capitale libanese Beirut. Porte e finestre in vetro si sono rotte fino ad una distanza di 10 chilometri dalla zona del disastro. Il governo parla di circa 300.000 abitanti senza tetto. Già prima di questa catastrofe il paese dei cedri si è trovato di fronte ad una forte crisi economica rafforzata ancora dagli effetti della pandemia del coronavirus. Secondo fonti ufficiali più del 45% della popolazione vive in povertà e la disoccupazione è salita al 35%. L’esplosione del 4 agosto da un ulteriore colpo fortissimo non solo all’economia e all’infrastruttura del Libano ma anche alla morale di un popolo che ha subìto tanta violenza negli ultimi decenni. Come tutte le associazioni umanitarie anche l’agenzia “Humanité Nouvelle” dei Focolari si è messa in moto per aiutare chi è più colpito. Con l’aiuto della comunità locale del Movimento si è messo a disposizione il Centro Mariapoli “La Sorgente” ad Ain Aar nei presi di Beirut per coloro che hanno perso la propria casa. Gruppi di giovani e adulti si sono resi disponibili per aiutare le famiglie e le persone più colpite, raccogliendo bisogni di diverso tipo: dai viveri fino al materiale per pulire le case e gli appartamenti. ________________________________________ Si è attivato il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, che interverrà attraverso le organizzazioni AMU e AFN. Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti:
Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU)
IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica
Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN)
IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza Libano – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Per rimanere aggiornato sulla raccolta fondi per questa Emergenza visita i siti AMU e AFN. (altro…)
4 Ago 2020 | Focolari nel Mondo
La storia di Armando, un venezuelano emigrato con la sua famiglia in Perù: vivere l’Ideale dell’unità nella comunità dei Focolari, condividere i propri bisogni e sperimentare la forza di comunione che attira la provvidenza di Dio.
Tre anni fa a causa della difficile situazione in Venezuela abbiamo deciso di emigrare in Perù con mia moglie e i nostri due figli. Lì la comunità dei Focolari, che già frequentavamo nel nostro Paese, ci ha trovato una dimora temporanea per darci il benvenuto, in attesa di trovare un lavoro per pagare l’affitto di una casa. Una persona della comunità dei Focolari, senza conoscerci, ci ha offerto il suo appartamento per un mese mentre sarebbe stato via per visitare suo figlio che viveva in un’altra città. Appena sistemati ci hanno chiesto di fare un elenco delle cose di cui avevamo bisogno per condividerlo con tutti. Così sono iniziati ad arrivare cappotti, pentole, piatti, posate, cibo, ma mi mancava un paio di scarpe di cui avevo bisogno con una certa urgenza… Alla fine del mese, visto che non avevo ancora un lavoro, ci siamo spostati in un altro alloggio temporaneo. Siamo andati a ringraziare chi, senza conoscerci, ci aveva prestato questa casa. Dopo averci conosciuto meglio, disse: “Se posso aiutarvi con qualcos’altro, ditemelo”. Gli abbiamo detto che avevamo fatto un elenco e che l’unica cosa che mancava erano le scarpe. “Sì, ho visto l’annuncio sulla chat WhatsApp”, ha detto, “solo io indosso il 38 …; provali comunque (si è tolto le scarpe) e se ti vanno, sono tue”. Le ho provate ed erano perfette. Ha aggiunto: “Ma nell’annuncio hai detto che avevi bisogno di scarpe sportive”. Andò nella sua stanza e portò un paio di scarpe sportive: “Prendi anche queste”. Ecco come sono arrivate di provvidenza le scarpe che continuo ad indossare. Una sera in un incontro con alcune persone con le quali abbiamo condiviso l’Ideale dell’unità di Chiara Lubich, sono stato in grado di sperimentare ancora una volta la forza della comunione, di condividere i successi, i fallimenti, le gioie, le necessità, prendendo come esempio le prime comunità cristiane che “nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (Atti, 4: 32). È stato un momento speciale: uno dei partecipanti ha detto che due dei suoi figli, in un litigio avevano rotto un computer. La sua prima reazione è stata quella di punire entrambi. Io mi sono sentito addolorato perché ora quei ragazzi non avevano il computer che utilizzavano per i compiti. Dopo aver superato la fase iniziale di rabbia, il padre dei due ragazzi chiamò il tecnico per riparare il pc. Tuttavia, non c’era modo di aggiustarlo. Così ha chiamato i suoi due figli e si è scusato per la sua prima reazione di rabbia, cosicché la pace si è stata ripristinata in quella famiglia. Quando ha finito di condividere ciò che ha vissuto, uno dei presenti ha detto di avere un computer che non usava: “È a tua disposizione, vedremo come farvelo avere”. Per me è stata l’ennesima conferma della forza della comunione. Mi sono chiesto: “E se il primo non avesse condiviso la sua preoccupazione, come avrebbe potuto l’altro offrire una soluzione?” A volte da soli non sappiamo come risolvere un problema e ci blocchiamo nel nostro dolore; se però facciamo il passo di condividerlo in comunione con gli altri e senza nessun interesse, Dio può trovare la soluzione proprio attraverso chi ci sta accanto.
A.M. Lima, Perú (raccolta da Gustavo E. Clariá)
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