Movimento dei Focolari
Risposte di Chiara Lubich alla Radio Vaticana al ritorno da Assisi

Risposte di Chiara Lubich alla Radio Vaticana al ritorno da Assisi

Qual’ è stata l’emozione più forte che ha vissuto in questa giornata ad Assisi?


Vedere gli esponenti di tutte queste religioni, delle diverse espressioni di Chiese, tutti così uniti, così desiderosi che questo avvenimento si ripeta. E’ difficile spiegare lo Spirito Santo… ma qui lo Spirito Santo invadeva tutto. Il Papa ha parlato anche a un dato punto del vento, che è simbolo della Spirito Santo.

E pensando che dietro ciascuno c’erano popoli, mondi così vari, veniva da dire: questa è una forza enorme per la pace, e anche per creare appunto questa fraternità che è la base per arrivare domani a quella meta a cui pure certi governanti mirano. Adesso, essendo stati costretti a stringere i rapporti, per esempio, la Russia con l’America, si può pensare che, in un domani, sia possibile arrivare ad un’unica comunità mondiale.

E l’anima, mi sembra, è proprio quanto abbiamo visto oggi: tutti si stimavano a vicenda… Quindi c’era proprio un amore che va e che viene. E’ una grandissima speranza!

E’ anche una forte rivincita della religione in quanto tale, perché tante fedi diverse che si sono rivolte però a Dio in maniera simultanea e per lo stesso motivo… E’ di nuovo tornato il miracolo d’Assisi.


E’ tornato, e forse anche meglio, io penso! Perché non so se erano così tanti l’altra volta. Certo c’è questo fatto: che il Papa qualche volta ha detto … che quanto è successo col terrorismo non è solo causato da una forza umana, semplicemente, l’odio, non so, la rivendicazione di tante ingiustizie, ma che c’è la forza del Male che ha agito. E di fronte alle forze del male bisogna che si contrappongano le forze del Bene, del bene col b maiuscolo, contro il Male magari con M maiuscolo. E quindi mobilitare le religioni è la cosa più intelligente da fare contro questo fenomeno del terrorismo. Non basta che la politica si muova, non basta la guerra per far giustizia … anzi si deve stare attenti a come ci si muove, ma qui occorre l’elemento religioso, è indispensabile!

D. – E la fiamma, le tante fiamme che sono state accese, continueranno a brillare?


Assolutamente! E’ stato troppo bello. Hanno fatto un’esperienza .. L’hanno confermato tanti, anche perché li conosciamo, questi sikhs, questi musulmani. E’ stato troppo bello, troppo bello! Non si può dimenticare una cosa così. Ha agito lo Spirito Santo.

Incontro con la Conferenza Episcopale Slovacca

Il 9 maggio Chiara è invitata ad intervenire all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale, formata da 16 vescovi. Quella Slovacca è espressione di una Chiesa che all’Est, più di altre, è riuscita a rimanere viva, perché il popolo è rimasto radicalmente cristiano. Su 5.500.000 abitanti, oggi i sacerdoti cattolici sono 1780 e i seminaristi addirittura 700. Dopo la presentazione dell presidente della Conferenza, mons. František Tondra, che ha mostrato gratitudine per l’azione evangelizzatrice del Movimento dei Focolari in questo Paese, Chiara esprime ammirazione per questo popolo disseminato di martiri, vittime degli ultimi decenni, il cui “sangue” – ha detto – è stato seme di tante nuove vocazioni. Ha auspicato che, per la sua posizione geografica e la sua storia, sempre più possa essere “ponte di unità tra l’Europa occidentale e quella orientale”. Chiara comunica la sua esperienza degli inizi, sin da quando a 18 anni aveva in cuore “un unico struggente desiderio: conoscere Dio”. Tratteggia poi nascita e sviluppi di un carisma che dovrà “concorrere a costruire la Chiesa-comunione e attuare “una nuova evangelizzazione”. Alcune domande dei vescovi avviano un dialogo intenso e vivace. Una di queste verte sul bisogno di unità in una terra che soffre divisioni e contrasti. “Bisogna ravvivare la fraternità universale – dice Chiara -, avvicinando tutti, anche i fedeli di altre religioni.” Mons. Jan Sokol, arcivescovo-metropolita della diocesi di Bratislava-Trnava: “La mia impressione è molto forte. E’ qualcosa che dà sollievo e incoraggia, soprattutto sulla questione di costruire l’unità, così importante specialmente da noi ai tempi d’oggi, in cui c’è una grande frammentazione, a tutti i livelli: politico, economico e purtroppo a volte anche ecclesiale.” Il Presidente della Conferenza Episcopale, Mons.Tondra, commenta: “Il Papa sottolinea tanto i Movimenti, perché nel mondo di oggi, che va verso l’individualismo, dobbiamo offrire la possibilità di vivere in comunione”.   (altro…)

Un messaggio di unità in un tempo di frammentazione

“Crediamo in una nuova umanità”. Grande incontro a Bratislava.   È un’accoglienza fuori dal comune che viene riservata a Chiara Lubich all’aeroporto di Bratislava. Il vicepresidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, e sua moglie, le danno il benvenuto: “L’amore e la verità che lei sta annunciando nel mondo sono affascinanti. Che la sua visita porti valori immortali che restino nella vita della Repubblica slovacca”. Comincia così la settimana di Chiara a Bratislava, città restaurata di fresco dopo la caduta del regime comunista, capitale della Slovacchia, giovane Repubblica nata nel 1992, quando si è separata dalla Cechia. In un’intervista al settimanale “Katolicke noviny”, al termine della visita, augurava alla Slovacchia di essere non solo “ponte fra Oriente e Occidente”, ma anche modello di nazione radicata nel cristianesimo.   (altro…)

Risposte di Chiara Lubich alla Radio Vaticana al ritorno da Assisi

Ginetta Calliari

“Quando sono arrivata a Recife, il 5 novembre 1959,è stato per me uno shock vedere il dislivello sociale, questa frattura tra ricchi e poveri, questa discriminazione, questa fame che si leggeva sui volti di tutti, questa miseria, questa insensibilità da parte dei ricchi verso i poveri. E dicevo: Qui non si può rimanere passivi! Qualcosa deve cambiare. Che cosa deve cambiare? L’uomo. Ho pensato: ci vogliono uomini nuovi per dare origine a strutture nuove e di conseguenza a città nuove, a un popolo nuovo.” (Da un’intervista alla Rai) Quel 10 marzo, l’ultimo saluto a Ginetta è “una festa”, veramente tale, “festa di cielo in terra”, come testimonia Lia Brunet, che con lei ha vissuto l’avventura dei primi tempi del Movimento insieme a Chiara. “Fin dal mattino sfila un fiume di gente, ‘un popolo’ di tutte le vocazioni: dai vescovi ai bambini; tutte le categorie sociali: dai contadini, ai deputati, agli imprenditori, ai giornalisti”. E tutto avviene proprio in una città nuova, la cittadella Araceli, il cuore del vasto Movimento che si è sviluppato in tutto il Brasile: una cittadella con case, scuole, un polo industriale, dove il divario fra ricchi e poveri è annullato.”E’ sorta su un terreno – come racconterà Ginetta stessa – dove esisteva solo una casupola di fango, senza acqua e senza luce, isolata dall’abitato. Ma la certezza – come aveva suggerito Chiara – che lì doveva sorgere questa città, ci aveva dato il coraggio di andare avanti giorno dopo giorno, con l’aiuto fortissimo della Provvidenza che arrivava sempre al momento giusto, facendoci sperimentare la paternità di Dio”. Chi la visita – come quel giornalista della Rai che aveva intervistato Ginetta – ha l’impressione che quella cittadella sia un segno profetico di una città futura. E lei lo conferma senza esitazione: Credo di sì, non c’è dubbio. Vedo che quanti vengono qui – e sono molti che vengono a visitarci – rimangono impressionati e dicono: “Così dovrebbe essere il mondo. Se questa vita potesse straripare, ecco che crollerebbero tutte le barriere, le divisioni, i conflitti.  “Qui c’è la felicità. Credevamo che non esistesse la felicità. L’abbiamo trovata nel momento in cui avevamo perso la speranza. Qui c’è speranza per tutti”. Sin dal primo momento, appena giunte in Brasile,sentivamo chiaramente che solo Dio avrebbe potuto risolvere i problemi sociali. Quando la sua Parola avesse trasformato il cuore degli uomini: dei ricchi, dei capi, di tutti. Perché, prendere dove c’è e mettere dove non c’è, solo Lui poteva farlo. Solo Dio! Ma non un Dio astratto, relegato nei cieli, ma quello che avevamo imparato a ‘generare’ tra noi, vivendo le parole di Gesù: “Dove due o più sono uniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt. 18,20). Allora, il nostro impegno è testimoniare Dio, presente in una comunità di persone pronte a dare la vita l’una per l’altra. Lui ci avrebbe insegnato la strada. Al momento della sua dipartita, è lo stesso vice presidente della Repubblica, Marco Marciel, tra il coro di telegrammi che giungono da personalità civili e religiose di tutto il Paese, che di Ginetta Calliari ricorda quel 1959, quando ha dato inizio ad un Movimento che oggi raccoglie circa 300 mila persone in tutto il territorio nazionale: “Non potrei non dare in questo momento la mia testimonianza riguardo a questo lavoro ammirevole di fraternità e di amore al prossimo, i cui risultati, in campo sociale, hanno portato tanti benefici alla popolazione più bisognosa del nostro Paese”. (altro…)

Risposte di Chiara Lubich alla Radio Vaticana al ritorno da Assisi

Chiara Lubich torna a Fontem (Camerun) dopo 30 anni

E’ stato con una grande festa che i popoli Bangwa e Nweh-Mundani hanno accolto Chiara Lubich a Fontem (Camerun) nel cuore della foresta, a oltre 30 anni dalla sua ultima visita nel 1969. La grande spianata e la collinetta soprastante erano gremite. Una festa di canti e danze che esaltavano il valore della vita: la danza della fecondità della terra, poi delle madri dei gemelli e infine quella del Fon con tutti i capi tribù. In segno di riconoscenza per i valori spirituali portati dal Movimento, la Mafua (regina) di Fontem, Cristina, ha fatto indossare a Chiara un vestito africano simile al suo e il Fon, dott. Lucas Njifua, le ha posto sul capo un caratteristico copricapo ornato con penne di uccello. Le parole del Fon, sottolineate da un lungo applauso, esprimevano gratitudine per il contributo spirituale dato alla popolazione, più ancora che per le molte opere realizzate dal Movimento a Fontem. “Quando abbiamo il timore di Dio allora siamo in pace. Ci aiuta ad avere una buona morale. Anche per la lotta alla piaga dell’Aids è importante questa coscienza morale“. Le parole di Chiara e la sua proposta finale sono state accolte da tutti con immediatezza: la grande festa è stata suggellata da un patto di amore scambievole tra tutta la popolazione, forte e vincolante, espresso con una stretta di mano: “E’ come un giuramento in cui ci impegniamo ad essere sempre nella piena pace fra noi e a ricomporla sempre, ogni volta si fosse incrinata. Solo se l’amore continuerà a brillare in questa città, la benedizione continuerà a scendere dal Cielo per voi, per i vostri figli, per i vostri nipoti.” E’ infatti proprio l’esperienza di “una benedizione dal Cielo” che segna la storia della cittadina di Fontem: ha preso forma, in poco più di 30 anni, a partire da un piccolo villaggio sperduto nel cuore della foresta, dove la tribù dei Bangwa rischiava l’estinzione per l’altissima mortalità infantile che aveva superato il 90 per cento. Chiara ne ripercorre le tappe: “Siamo nel 1964. Mons. Peeters, il vescovo di una cittadina vicina, riceve una delegazione mandata dal Fon di Fontem,  che porta un’offerta. Chiede al vescovo di far pregare i cristiani perché Dio mandi loro aiuto. Il vescovo si rivolge ai focolarini. I primi medici e infermieri arrivano a Fontem agli inizi del ’66. Inizia il primo dispensario in una capanna”. Pochi mesi dopo Chiara visita Fontem. “Ricordo, e lo racconto spesso, come la prima volta io avessi sentito, al momento del raduno nella grande spianata, la presenza di Dio, quasi un sole che tutti ci avvolgeva. E come quella presenza ci avesse dato la forza, l’entusiasmo, la luce per incominciare insieme quest’avventura divina“. Ora si vede apparire un’armoniosa cittadina, con case, chiesa, ospedale, college, scuole elementari e materne, attività lavorative. E’ stato costruito l’acquedotto, arriva l’energia elettrica, strade collegano Fontem con villaggi vicini. Chiara esprime una grande gioia, “soprattutto perché posso costatare che quanto ci aveva fatto prevedere il Signore, durante la seconda visita, nel lontano ’69, si è realizzato“. Suscita commozione in tutti il ricordo di quelle sue parole: “Vedo sorgere in questo posto una grande città che diverrà famosa in tutto il mondo, non tanto perché avrà ricchezze materiali, ma perché in essa brillerà una luce che illuminerà; è la luce che scaturisce dall’amore fraterno tenuto acceso fra noi, in nome di Dio. E qui accorrerà tanta gente per imparare come si fa ad amare“. Da allora questa città è stata meta di molti, da tutta l’Africa, così segnata da conflitti etnici. “Fontem è divenuta centro di irradiazione dell’amore evangelico nel resto dell’Africa e nel mondo”. In questi anni il popolo Bangwa e i popoli vicini Nweh-Mundani, di religione animista, hanno conosciuto il cristianesimo. Chiara, nel suo saluto, richiama il grande messaggio del Giubileo, anno della riconciliazione e del perdono. Ma non tutti sono cristiani. Rivolgendosi a chi è di altre chiese o di altre religioni, ricorda la cosiddetta “regola d’oro“, presente in tutte le religioni del mondo: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“.  “Perciò tutti – aggiunge – possiamo e dobbiamo continuare ad amarci“. Questa la vocazione di Fontem. Quel patto dell’amore scambievole ha avuto la nota di una grande solennità. Viva la consapevolezza che è la garanzia perché “anche in futuro, la vocazione di Fontem possa continuare ad essere – come dice Gesù – ‘città sul monte’ perché tutti la possano vedere ed imitare“. L’eco di Fontem in questi anni ha raggiunto il mondo, proprio perché lo sviluppo della città è dovuto agli aiuti giunti dal movimento, da tutti i continenti. Chiara infatti nel ’68 lanciava l’Operazione Africa, rivolgendosi soprattutto ai giovani. Ed ha avuto il via una mobilitazione mondiale di comunione di beni durata vari anni, animata dalla presa di coscienza di “dover far giustizia” e contribuire “a colmare il debito che il mondo occidentale ha verso quel continente“. E, insieme a questa grande mobilitazione di solidarietà, di pari passo si sono scoperte le ricchezze dei valori e tradizioni africane. (altro…)

Cittadinanza onoraria romana a Chiara Lubich

Apponendo la firma sul libro d’oro del Campidoglio, Chiara Lubich ha così siglato il suo auspicio per la città: “Gloria a Roma, per la gloria di Dio”. Ben sintetizza ciò che è avvenuto quella mattina in Campidoglio. “Io questo lo chiamerei proprio un evento. Ha un significato profondo”. Così la filosofa Ales Bello. Se la presidente del Consiglio comunale, on. Luisa Laurelli, il prof Andrea Riccardi e il sindaco Rutelli nei discorsi ufficiali avevano, con tonalità diverse, posto in primo piano la vita, la spiritualità e l’opera di Chiara Lubich sullo sfondo della missione universale di Roma, la neo-cittadina romana, nel suo intervento, ha capovolto i termini: protagonista era Roma, “la vocazione unica di universalità e di unità di questa città indefinibile, reale e misteriosa insieme”. In una intervista aveva appena dichiarato: “Ho ricevuto altre cittadinanze, ma questa è senz’altro quella che amo di più, perché Roma è Roma. Non solo è ricca di storia, arte, cultura, ma soprattutto è come un prezioso scrigno che contiene il cuore della cattolicità. ‘Roma è l’unità’, come ha detto Papa Paolo VI. Roma è chiamata a concorrere a realizzare nel mondo la fraternità universale”. E dal nuovo impegno assunto personalmente insieme a tutto il Movimento dei focolari di “dedicarci d’ora in poi a questa città più e meglio”, ha esteso a tutte le personalità presenti una singolare richiesta di aiuto: “diffondere insieme ovunque quell’arte di amare che emerge dal Vangelo, perché Roma diventi per il mondo quel braciere di fuoco e di luce che non può non essere, se deve cooperare a portarvi l’unità”. Molti erano i politici, di tutti gli schieramenti, presenti nella storica Aula Giulio Cesare: non solo i consiglieri e gli assessori comunali, ma a livello europeo e nazionale: da Romano Prodi, presidente  della Commissione europea, ai segretari di  Partito: Castagnetti  (P. Popolare), e Fini  (Alleanza Nazionale), al capogruppo al  Senato di Forza Italia, Enrico La Loggia, al presidente della Regione Lazio Badaloni, 10 magistrati, tra cui Caselli, 23 sindaci. Ed ancora personalità del mondo ebraico, islamico e buddista, delle diverse Chiese cristiane presenti a Roma; 4 cardinali, 20 vescovi, e rappresentanti di Movimenti ecclesiali. C’è chi, come il vescovo Boccaccio, ha osservato “il volto assorto di quanti ascoltavano, di ogni estrazione”. Sulla stampa sono comparsi titoli non certo usuali, del tipo: “Amate per primi, pure i politici – ll messaggio di Chiara Lubich”, come si leggeva sul Messaggero. E sul Corriere della Sera: “Bisogna amare anche i politici”. Ed era proprio questo l’auspicio del Papa, nella lettera letta dal Nunzio apostolico Montezemolo in cui invocava su Chiara “la forza e la luce dello Spirito Santo, perché possa continuare ad essere testimone coraggiosa di fede e di carità non soltanto tra i membri dei Focolari, ma anche tra tutti coloro che incontra sul suo cammino”. (altro…)