28 Set 2015 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
La partecipazione come metodo, la capacità di dialogare rispettando non solo idee e convinzioni diverse, ma anche le sofferenze dell’altro; una biodiversità che valorizzi le ricchezze culturali, il non accontentarsi della “giustizia del già, ma cercare quella del non ancora”, trasformare l’indignazione in azione collettiva per cambiare il mondo. Questi i valori che sostanziano le decine di azioni e progetti, espressione della vitalità della società civile italiana oggi. Si è conclusa con una pluralità di voci, azioni e stimoli che partono “dal basso”, in Italia e non solo la sesta edizione di LoppianoLab. Oltre 2.000 le presenze che hanno qualificato il confronto e il dialogo tra imprenditori, politici, docenti, cittadini, giovani, comunicatori e amministratori locali: insomma, la società civile nella sua molteplicità di espressione.

Mons. Nunzio Galantino, Segretario Conferenza Episcopale Italiana
“Non dobbiamo arrenderci alla crisi attuale. Siamo qui per trovare delle luci”. Mons. Nunzio Galantino, segretario CEI, parte dal pensiero antropologico di Antonio Rosmini, grande pensatore, nel suo intervento all’appuntamento culturale di LoppianoLab promosso dall’Istituto Universitario Sophia (IUS) e da Città Nuova, la sera del 25 settembre su “Un’idea di persona, un’idea di società, un’idea di economia. L’umanesimo di Antonio Rosmini”. “Chiudersi all’altro e negare la relazione significa negare sé stessi – continua il segretario CEI, facendo eco alle parole statunitensi di papa Francesco di questi ultimi giorni – occorre recuperare input culturali forti che aiutino l’umanità ad affrontare la crisi culturale prima ancora che umanitaria che il mondo sta vivendo”. Aggiunge poi che è il tempo attuale con i suoi muri, le sue contraddizioni e le sue molte domande esistenziali sul senso e il destino dell’uomo a richiedere una visione unitaria e completa della persona non governata solo dalle scienze, ma fatta anche di spirito, relazione, prossimità. Le piste di LoppianoLab 2015 Cittadinanza attiva – Riprendendo le parole di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, Lucia Fronza Crepaz, coordinatrice progetti Scuola di Preparazione Sociale, Trento, nel convegno centrale del 26 settembre “Oltre la paura”, ha così sostanziato il compito sociale di chi fa politica: “Non vogliamo fare azione ‘per i poveri’, ma con i poveri perché sono soggetti e misura della società che vogliamo costruire e ha indicato la città come “palestra” della fraternità universale. Le ha fatto eco Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food e Terra Madre, confermando che la cittadinanza attiva è il luogo generativo di nuovi contadini, nuove aziende, di consumatori consapevoli. Profonda la consonanza con l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco per la quale ha scritto la prefazione ad una delle edizioni uscite in libreria. “Un’opportunità – ha dichiarato – inaspettata. Di tutto poteva capitarmi nella vita, ma non avrei mai creduto che a 67 anni mi telefonasse un papa, a me agnostico. Questo è nuovo umanesimo. Ne avevamo bisogno. Non esiste oggi al mondo un leader politico più incisivo, visionario, concreto di questo papa”. Il sociologo Mauro Magatti aggiunge: “Se non recuperiamo la dimensione della relazionalità come tratto distintivo della nostra condizione, l’umanità è destinata a soccombere. Bisogna tornare a ‘produrre valore’ insieme agli altri”. 
Luigi Bobba, sottosegretario Ministero del Lavoro – Luigino Bruni, economista
Impegno civile – Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha definito il tempo attuale un vento di novità di cui sfruttare l’energia per dar vita a istituzioni capaci di dar forma al cambiamento. È in piena sintonia l’economista Luigino Bruni quando afferma che le minoranze possono cambiare il mondo e sono capaci di trasformare l’indignazione in azione politica ed economica collettiva. Cultura del dialogo – “È necessario superare la prospettiva eurocentrica, quando si parla di migrazioni: non sono solo un fatto umanitario, ma questione di politica internazionale”. Così Pasquale Ferrara, diplomatico e segretario generale Istituto Universitario Europeo di Firenze. “I migranti sono la testimonianza tragica dei mutamenti storici. Con loro cammina la storia e si rendono manifesti tutti i nodi irrisolti della politica internazionale. Tutti gli uomini sono destinatari della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Essa crea una seconda cittadinanza, per questo nessuno può esser considerato clandestino e nessuno illegale”. 
Vincenzo Morgante, direttore TGR Rai – Michele Zanzucchi, direttore Città Nuova
È Vincenzo Morgante, direttore del TGR RAI a dar voce al mondo della comunicazione, osservatorio privilegiato della “capacità” di dialogo nelle comunità italiane. “Attraverso il lavoro delle testate regionali mi rendo conto che la cultura del dialogo c’è, ma non è sufficientemente incrementata. Prevale spesso quella dello scontro. Occorrerebbe parlare un po’ meno dei fenomeni e un po’ più delle storie, delle persone che stanno dentro di essi”. L’edizione 2015 di LoppianoLab si conclude anche con un’ampia partecipazione tramite i Social, ma i progetti, le azioni e l’impegno concreto e quotidiano di migliaia di cittadini continua sul campo. Si lavora a ricostruire un tessuto sociale spesso lacerato, attraverso processi di riconciliazione e ricostruzione di comunità che non siano sono l’assemblaggio di una molteplicità d’interessi, ma capaci di una presa di coscienza personale e collettiva. Fonte: Comunicato Stampa Servizio Informazione Focolari Loppiano Leggi anche: Città Nuova online: Giustizia sociale. Segnali di vita dopo la lunga notte Galantino: la comunione è una risposta alla crisi Essere musulmani al tempo dell’Isis Alleanza uomo-donna (e bambini) Muri contro gli immigrati e l’accoglienza secondo Rosmini GeneriAMO idee Loppiano.it Dalla Convention EdC il microcredito per l’Economia di Comunione Mons. Nunzio Galantino: Solo una visione unitaria della persona può ricomporre le divisioni dell’umanità (altro…)
26 Set 2015 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Già giovedì appaiono i cartelli:“Welcome, Holy Father” dappertutto. Il tassista guarda il Papa alla TV e non rimane indifferente: “Lei andrà dal Papa domani? Congratulazioni!” “Il Papa attira perché è autentico”, dice un signore nel treno, non cattolico. Ha ragione. Francesco non ha bisogno di attirare attenzione o guadagnare simpatie. E così ha dato una lezione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: dallo sviluppo sostenibile e al cambiamento del clima fino ai profughi: “Non possiamo spaventarci dei numeri… dobbiamo guardare le loro facce e sentire le loro storie”, ha detto a Washington. E all’ONU: “Ogni uomo deve avere accesso effettivo ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata, acqua potabile e libertà religiosa”. Critica nuovamente e fortemente il narcotraffico, lo sfruttamento sessuale delle persone, e il traffico delle armi, come già aveva espressochiaramente al Congresso degli Stati Uniti: mettere da parte le divisioni e le lotte tra i partiti e aiutare i poveri. Gli sta a cuore la sacralità di ogni essere umano e, alla fine del suo lungo discorso, le ovazioni non finiscono. Il Papa se ne va salutando la gente dalla sua auto Fiat che veramente sembra piccolissima in mezzo alle grandi limousine.
Al Ground Zero lo aspettano per pregare insieme per la pace, 500 rappresentanti di diverse religioni. “Era così significativo per la diversità di questa nazione” ha affermato Sue Kopp, focolarina di New York, che ha potuto partecipare alla cerimonia.“A me sembrava che questo luogo sacro, segnato da così grande sofferenza, si fosse trasformato in un luogo di speranza, dove il sogno di una civiltà dell’amore diventava realtà”. “Il papa – aggiunge Joe Klock, di New Humanity (ONG internazionale accreditata all’ONU) – ha sottolineato l’importanza di costruire l’unità nella diversità, dove la pace e l’amore vero regnano tra le nazioni e i cuori di tutti. Questo ci mostra come c’è bisogno della spiritualità dell’unità che è proprio fatta per il nostro Paese!”.
Anche a New York, il Papa ha visitato alcune opere caritative, tra cui una scuola modello ad Harlem. E poi, al Central Park. 80.000 i fortunati che sono riusciti ad avere i biglietti, aspettando per ore, solo per poterlo vedere. La messa è stata celebrata al Madison Square Garden, dove normalmente riempiono i posti le star di pallacanestro e i cantanti. Le persone hanno aspettato per ore per poter entrare nella sala, ma nessuno si è lamentato. Poi la grande sorpresa: Papa Francesco è arrivato 20 minuti prima del previsto! L’altare, la sedia e l’ambone sono stati realizzati da dei semplici artigiani. È sembrato al Cardinal Timothy Dolan che il Papa avrebbe apprezzato questo di più che pezzi preziosi fatti da un designer. E qui Francesco è diventato il pastore di questa città enorme, riferendosi alla lettura dal libro di Isaia 9,1: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. Parla delle difficoltà delle città multiculturali dove non si vede la luce in mezzo a tanto smog, “Ma Gesù cammina oggi sulle nostre strade”, continua e invita tutti ad uscire verso gli altri, con un cuore di “padre misericordioso che aspetta che i suoi figli e le sue figlie ritornino a casa”. La chiesa è viva nelle città, ha ribadito il Papa, e così i cristiani devono essere testimoni della luce della Buona Novella. L’applauso non finisce più. Come in tutti i Paesi, anche negli Stati Uniti, il Papa ha toccato il cuore di ciascuno. (altro…)
25 Set 2015 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Susanne Janssen – Direttrice Living City Magazine
«È un segno di speranza per un nuovo slancio nella Chiesa, perché la Chiesa ha sempre bisogno di rinnovarsi per andare incontro alle persone di oggi. Papa Francesco, con la sua autenticità, sicuramente può dare degli impulsi perché la Chiesa degli Stati Uniti possa diventare più come Gesù la vuole: una Chiesa povera, accogliente e senza divisioni. Penso anche che il Papa riesca a spalancare la nostra mente a guardare il mondo. Alcune cose non sono così importanti se pensiamo al dramma dei profughi, alle guerre, ai poveri…». Leggendo i giornali, questo è un viaggio che attrae non solo i cattolici. Cosa si attendono gli americani? «Penso che, come in tutto il mondo, il Papa attragga le persone anche non cattoliche e non cristiane perché osa dire le verità che non sono comode. Così, gli americani si aspettano una grande sincerità, toccando anche aspetti controversi; ma soprattutto si aspettano di toccare da vicino l’amore di Papa Francesco per ciascuna persona. Il “New York Times” si aspetta che i momenti più memorabili della sua visita non verranno dagli incontri di Francesco con uomini politici o vescovi, ma con i giovani, i senzatetto, gli immigrati, per ridare speranza al Paese. Varie testate, come “US Magazine”, “Life Magazine” hanno preparato edizioni speciali su di lui. La Cnn farà un documentario e anche gli altri canali televisivi parlano tanto del Papa». Susanne, tu sei newyorkese: come New York attende il Papa? «Direi, in grande stile, come gli abitanti di New York sanno fare… C’è grande attesa, anche se milioni di abitanti non vedranno il Papa di persona: gli incontri all’Onu e a “Ground Zero” sono riservati. Però, il Papa passerà dalla strada che attraversa il Central Park e ci sarà la al Madison Square Garden, con rappresentanti di diverse nazioni e compagnie. Per la difficoltà di selezionare le persone a cui dare i biglietti, la città stessa ha organizzato lotterie pubbliche via Internet, dando ogni volta 10 mila biglietti. La cosa straordinaria è che appena aperta la pagina web sono stati distribuiti tutti i biglietti in 30 secondi!». Molti capi di Stato e di governo sono a New York per la 70.ma Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove parlerà il Papa. Cosa ti aspetti? «È veramente una possibilità unica. Se c’è qualcuno che può dare una nuova vita alle Nazioni Unite, tante volte impotenti davanti alle crisi, forse è il Papa. È un’autorità morale rispettata anche fuori dalla Chiesa cattolica, credibile perché vive ciò che dice. Speriamo che possa ispirare tanti politici a guardare ai poveri e agli emarginati e a sottolineare che siamo responsabili dei nostri fratelli e più che mai tutti collegati».
Massime sono le misure di sicurezza: come vivete, voi, questo momento? «Non è una cosa insolita qui. Per gli americani – soprattutto a New York e Washington – fa parte della normalità avere queste misure di super-sicurezza. Si pensa che sia meglio fare di più che di meno». La presenza del Papa porta un seme di speranza? «Decisamente sì. Lui porta la speranza perché rimette in evidenza l’importanza assoluta di lavorare per la pace. Il Papa distingue chiaramente tra la religione e l’uso di una religione per fare la guerra. Lui è a favore del dialogo: è una cosa importantissima nel mondo di oggi. Non possiamo fermarci dalla paura dell’altro, dal diverso da noi. Siamo chiamati tutti ad essere fratelli e sorelle». Se potessi dire qualcosa al Papa, cosa gli diresti? «Grazie. Grazie per il suo coraggio e la sua autenticità. Lui dà alla Chiesa un volto nuovo eppure antico: quello di una famiglia in cui ci sono regole, sì, ma soprattutto prevalgono l’amore, la compassione e la benevolenza». Fonte: Radio Vaticana
24 Set 2015 | Chiesa, Focolari nel Mondo
«Il sogno del “mondo unito” lo abbiamo sentito fortemente in questi giorni di grazia per la presenza di Papa Francesco a Cuba. Il suo passaggio ha letteralmente lasciato una scia di luce! Già la preparazione per la sua visita è stata ricca di entusiasmo e novità. Nelle 3 diocesi che avrebbe visitato tutte le comunità si sono attivate con varie iniziative: veglie di preghiera nelle chiese, nelle “case di missione”, gruppi di giovani nei parchi, riunioni del vicinato per far conoscere il Papa; insomma, una Chiesa felice, in attesa! E, come mai era successo, i mezzi di comunicazione (statali) hanno offerto un’ampia copertura per preparare il popolo cubano a questa visita così importante – anche dal punto di vista politico – per il noto apporto del Santo Padre nel ristabilimento dei rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Radio, televisione, stampa davano continuamente annunci sulla visita, piccole “catechesi” sul Papa e la Chiesa, documentari sia sulla vita di Papa Francesco che degli altri due Papi che avevano visitato l’Isola. Sorpresa e gioia, per una Chiesa che ha avuto le porte dei mezzi di comunicazione chiuse per tanti anni!». «Il Papa è arrivato come “missionario della misericordia”. Con gesti e parole semplici – spesso delicati però incisivi – ha detto ai cubani e al mondo che senza il perdono, senza praticare la cultura dell’incontro e del dialogo, è impossibile avere speranza nel futuro. Già le sue prime parole ci hanno aperto orizzonti nuovi: «Geograficamente, Cuba è un arcipelago con un ruolo straordinario di ‘chiave’ fra il nord e il sud, fra l’est e l’ovest. La sua vocazione naturale è di essere punto di incontro perché tutti i popoli siano uniti dall’ amicizia (…). Siamo testimoni di un evento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione dei rapporti fra due popoli, dopo anni di lontananza. È un segno della vittoria della cultura dell’incontro, del dialogo». Ha invitato tutti a «continuare ad avanzare su questa strada e a sviluppare tutte le sue potenzialità, come prova dell’importante servizio a favore della pace e del benessere dei suoi popoli e di tutta l’America, come esempio di riconciliazione per il mondo intero». Nella Messa nella Plaza de la Revolución, a L’Avana, ha detto tra l’altro: «La vita autentica si vive nell’impegno concreto con il prossimo, cioè servendo», richiamando soprattutto al servizio dei più deboli. «Tutti siamo chiamati per vocazione cristiana al servizio e ad aiutarci mutuamente a non cadere nella tentazione del servizio che si serve», ha segnalato.
Nel suo incontro con i giovani, l’empatia è stata immediata. All’anelito espresso da uno di loro di «non voler presentarle solo i nostri sogni, ma di chiederle qualcosa di speciale, che rinnovi in noi la speranza…”, Francesco ha risposto con forza: «Sogna che se darai il meglio di te, aiuterai a far sì che questo mondo sia diverso. Non lo dimenticate: sognate. E raccontate i vostri sogni. Parlate delle cose grandi che desiderate».
«Tanti di noi – continuano – abbiamo avuto occasione di salutarlo personalmente, cominciando dalle focolarine che lavorano in Nunziatura, ma anche famiglie, giovani, nelle diverse città dove si è recato». Il Focolare è presente a Cuba dal 1998 ed il servizio che cerca di offrire alla Chiesa ed alla società è quello di tessere una rete di fraternità, portare l’ “amicizia sociale” che il Papa ha presentato ai giovani e favorire “la cultura dell’incontro”, da percorrere come cammino di speranza. «Molti siamo stati in servizi concreti prima e durante la visita: chi ha aiutato coi mezzi di comunicazione, nell’organizzazione degli eventi, chi concedendo interviste o semplicemente stando nei posti dove il Papa sarebbe passato, per salutarlo. In accordo con la nostra vocazione all’unità, insieme a credenti e non credenti, abbiamo vissuto e partecipato di questi giorni di grazia». Nel Santuario della Madonna della Carità, Papa Francesco ci ha lasciato un programma: «Come Maria vogliamo essere una Chiesa che sappia accompagnare tutte le situazioni “imbarazzanti” della nostra gente, impegnati nella vita, nella cultura, nella società, non nascondendoci ma camminando con i nostri fratelli, tutti insieme. Tutti insieme, servendo, aiutando». (altro…)
17 Set 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità

Bernd Nilles (secondo da destra) nel Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Roma)
In rete per il bene comune, sull’onda della Laudato Si’, che chiede azioni concrete in tempi rapidi: c’è convergenza di intenti tra Bernd Nilles e Maria Voce, che si sono incontrati al Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa, lo scorso 9 settembre, insieme al copresidente, lo spagnolo Jesús Morán e alcuni collaboratori in rappresentanza dei giovani e di alcune agenzie dei Focolari (AFN, New Humanity, AMU, EdC). Lavorare sul cambiamento degli stili di vita è una delle priorità della CIDSE in questo momento storico, e il suo Segretario Generale lo sottolinea con forza. Formato nella gioventù cattolica tedesca, Bernd Nilles è stato attivista per i diritti umani, ha lavorato in programmi di cooperazione in Colombia ed è stato ricercatore presso l’Università di Duisburg per lo sviluppo e la pace. «Per fare questo lavoro ci vuole una grande motivazione», confida, e anche per questo cerca sempre nuove strade e nuove collaborazioni. L’evento di inizio luglio in Vaticano (Le persone e il pianeta prima di tutto), aveva permesso di conoscere il lavoro del Movimento dei Focolari nel campo dell’ambiente e dell’economia, e si sono cominciate a intravvedere piste di azione comune. «Abbiamo decenni di esperienza sull’influenza politica, ma per un reale cambiamento occorre anche una trasformazione personale. Voi siete esperti in questo…», afferma Bernd Nilles, curioso di saperne di più. «La vita del Vangelo non lascia le cose come sono – spiega Maria Voce – se vogliamo un cambiamento che sia reale, i pensieri, le ideologie possono accarezzare la mente, la fantasia, però è il Vangelo che trasforma, e c’è un popolo nel mondo intero che cerca di vivere in questo modo».
L’enciclica Laudato Si’ è stata per le ONG legate alla CIDSE fonte di grande ispirazione per continuare a promuovere una visione di cambiamento di paradigma e per avviare una mobilitazione senza precedenti. In particolare la CIDSE è impegnata nella preparazione della conferenza mondiale sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Ma la partita più importante si gioca fuori del palazzo dove stanno lavorando per creare eventi, manifestazioni, partecipazione popolare assieme ad organizzazione della societa’ civile di tutto il mondo. Anche New Humanity (ONG dei Focolari partner dell’UNESCO), sta lavorando insieme alle altre ONG per la preparazione di un documento per la conferenza di Parigi. L’incontro informale è l’occasione per presentare al CIDSE l’Atlante della Fraternità, primo frutto del lavoro dello United World Project, la piattaforma promossa dai giovani del Movimento dei Focolari nella quale convergono tutte le attività che possono essere definite come “azioni di fraternità”, indicizzate secondo precisi parametri. Intanto, in questi giorni, la mobilitazione per la pace ha avuto una forte risonanza sui social con l’hashtag #OpenYourBorders, che raccoglie iniziative concrete a sostegno dei rifugiati. «Ho consigliato la lettura della “Laudato Si” a molti miei amici atei, dicendo “Qui troverete degli input per un cambio radicale nel modo di vivere, che può salvare l’umanità” – afferma Jesús Morán – . Il partenariato che può sorgere tra noi mi sembra provvidenziale per camminare in questa direzione». «Si tratta – spiega – di promuovere lo stile della condivisione. Il cambio di paradigma non è una questione di cosmetica sociale ma di giustizia sociale, nei confronti di coloro per i quali il problema non è l’ambiente, ma la fame, l’accesso all’acqua potabile, la morte per malattie di cui esiste la cura da secoli. Bisogna quindi radicalizzare il discorso nel senso della giustizia. Ci vuole questo lavoro sulle coscienze con tutti i mezzi, a partire da azioni molto concrete e dando loro la massima visibilità». (altro…)
13 Set 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nel documento che guiderà i lavori del Sinodo della Famiglia in Vaticano dal 4 al 25 ottobre, si legge: «La famiglia resta ancora oggi, e rimarrà sempre, il pilastro fondamentale e irrinunciabile del vivere sociale. In essa infatti convivono differenze molteplici, attraverso le quali si stringono relazioni, si cresce nel confronto e nella mutua accoglienza delle generazioni. Proprio così la famiglia rappresenta un valore fondante e una risorsa insostituibile per lo sviluppo armonico di ogni società umana, secondo quanto afferma il Concilio: “La famiglia è una scuola di umanità più ricca […], è il fondamento della società” ( GS,52 )».
Si evidenzia dunque l’importante ruolo della famiglia e degli sposi. A questo riguardo Igino Giordani così scrive: «Gli sposi possono avere una missione esplosiva, di riforma del mondo, dando al matrimonio il valore originario di generatore di vita – per il sacramento – sia di corpi che di anime: il valore di uno strumento, il più adatto, per ridare un’anima alla società, per ricollegare il mondo alla Chiesa». In un altro punto Giordani ci spiega come la famiglia vive questo ruolo: «La famiglia non si chiude in sé stessa, come dentro un fortilizio, ma si espande come cellula che vive per sé di quanto convive coi fratelli. Da questa comunione, che comporta doveri di apostolato, di carità e di giustizia verso la società, si capisce quanto ampia sia la dimensione dei compiti spirituali e sociali del matrimonio». Giordani continua sottolineando come solo la famiglia nella sua forma e costituzione può generare la società e la Chiesa: «La società nuova nasce, come da fonte sacra naturale, dalla famiglia, di cui il Vangelo, con poche notazioni, delinea le fattezze umano-divine. Dalla famiglia cristianamente organata, derivano la Chiesa e lo Stato, la città di Dio e la città dell’uomo: la doppia cittadinanza, in cui si matura la pienezza di vita dell’umanità redenta». Dunque un vincolo fondamentale unisce la società e la famiglia: «Oggi la società ha bisogno della famiglia per rinascere; altrimenti è avviata proprio alla catastrofe, perché non applica più la massima dell’amore e dell’unità». A cura del Centro Igino Giordani Brani tratti da: Igino Giordani, La rivoluzione cristiana Città Nuova Roma, 1969; Igino Giordani, Famiglia, Società, Città Nuova Roma, 1990; Igino Giordani, Lettera, 1967; Igino Giordani, Discorso Famiglie Nuove 1974. (altro…)