Bangui (RCA): Il coraggio della misericordia apre vie di pace
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De 12 a 15 de janeiro será na Mariápolis Ginetta, em São Paulo; de 19 a 22 de janeiro na Mariápolis Santa Maria, em Pernambuco, concluindo no Pará, na Mariápolis Glória, de 26 a 29 de janeiro. O encontro é voltado para formadores de crianças de 4 a 12 anos do Movimento dos Focolares, famílias das crianças, pessoas interessadas na formação das novas gerações e especialistas nas áreas de Pedagogia e Psicologia. Estarão presentes especialistas italianos e brasileiros. O conteúdo do Congresso será composto por fóruns com troca de experiências, palestras com especialistas, oficinas com ideias práticas para um encontro com crianças, curso sobre o documento “Diretrizes do Movimento dos Focolares para a Promoção e Garantia dos Direitos Fundamentais de crianças e adolescentes”, concluindo com uma jornada para as crianças das proximidades, no domingo.
«Guardare alle varie professioni che rientrano nell’ambito del mondo della giustizia – magistrati, avvocati, cancellieri, docenti universitari, operatori penitenziari, forze dell’ordine – e scoprire la strada da percorrere insieme, coinvolgendo tutti gli attori delle molteplici relazioni che vi possono concorrere». Ecco l’obiettivo del convegno internazionale promosso da Comunione e Diritto e Umanità Nuova il 26 e 27 novembre a Castel Gandolfo (Roma). La presenza di un regista ad un incontro sulla giustizia può essere sembrata alquanto fuori da ogni schema, ma Fernando Muraca è riuscito a descrivere, attraverso la sua coinvolgente testimonianza, l’esperienza vissuta da professionista all’interno dell’Istituto di Pena Minorile di Catanzaro. Si tratta di un documentario girato interamente dai giovani dell’Istituto, ed è il frutto di un impegno che si traduce con il “progetto cinema” che ha trasformato i giovani reclusi non soltanto in attori ma in persone che hanno ridato un senso alle loro esistenze. Muraca è anche autore e regista del film “La terra dei Santi”, nel quale affronta la criminalità organizzata calabrese, sempre nell’Italia del sud. Al centro dei due giorni di serrato confronto fra i vari operatori che lavorano nel campo della giustizia, è stato più volte ripreso il concetto di dignità umana, valore intrinseco e inestimabile di ogni essere umano e la convinzione che è possibile vivere i rapporti giuridici con lo spirito di fraternità.
Il programma, ricco e articolato, ha visto l’approfondimento di alcune tematiche attuali come quella della tutela dei minori non accompagnati e dei richiedenti asilo, il rapporto con i detenuti e la tutela delle vittime. Il dr. David Shaeed (magistrato in Indianapolis, USA), avv. Alba Doto (Boston), l’avv. Endy Moraes (Fordham University, New York) e la dott.ssa Luciane Barzotto Cardoso (magistrato del Tribunale Federale di Porto Alegre, Brasile), hanno esaminato il diritto vigente in diverse parti del mondo e approfondito gli strumenti per proseguire il cammino di ricerca e di studio avviato ormai da alcuni anni e arricchito sempre da attuazioni concrete. Tra le relazioni è stata presentata in video quella di Maria Voce, presidente dei Focolari, prima donna avvocato del Foro di Cosenza, dal titolo “Giustizia e bene comune nell’orizzonte della fraternità universale”. In un passaggio del suo intervento spiega:«Oggi, dinanzi a questa “guerra mondiale a pezzi”, alle tragiche distruzioni, alla cancellazione di ogni diritto e rispetto per i popoli che vivono in territori di guerra, alla chiusura di fronte ai migranti, la fraternità è la sola risposta e l’impegno che ci viene chiesto è di costruirla, anche con piccole azioni, gocce infinitesimali che possano però illuminare la notte». Le sessioni per ambiti di lavoro hanno evidenziato la necessità di agevolare un confronto all’interno delle varie professioni senza perdere di vista l’insieme, per sviluppare un dialogo tra gli operatori e mettere in comunione conoscenze ed esperienze delle varie attività che si sviluppano nell’area del Diritto. Tra le testimonianze quella di Roberto (ex detenuto) e Alfonso, che da alcuni anni operano all’interno del carcere di Rebibbia (Roma) per dare un aiuto concreto alle famiglie dei detenuti. Francesco non nasconde la sua emozione nel presentare la sua esperienza davanti a un pubblico così qualificato, e chiude con la richiesta affinché la comunità civile possa facilitare e promuovere il difficile reinserimento lavorativo e sociale degli ex detenuti. Il prossimo appuntamento sarà destinato ai giovani: la Summer School 2017. Patrizia Mazzola (altro…)
Alla periferia di Lima sorge il quartiere che prende il nome dal Santuario pre-Inca eretto a Pachacamac (dio creatore della terra, in lingua quechua). «Siamo arrivati qui con l’obiettivo di avviare un’ attività produttiva impostata secondo le pratiche dell’Economia di comunione (EdC), i cui utili riescano a sostenere un centro di riabilitazione per bambini salvati dalla strada e con problemi di droga», racconta Germán Jorge, imprenditore EdC dell’Argentina. L’Istituto Mundo Libre è l’unico di questo tipo oggi in Perù. Premiato a livello internazionale per la serietà con cui porta avanti il suo lavoro, pur avendo la possibilità di ospitare 100 bambini oggi ne aiuta solo 40 per mancanza di risorse. Marilú Gonzalez Posada, la sua fondatrice, da 32 anni vive con questo obiettivo. La sua grande preoccupazione riguarda la sostenibilità dell’Istituto, un problema comune a tutte le opere sociali che non riescono a sopravvivere solo dall’altruismo e dalla cooperazione internazionale. Uno dei laboratori di Mundo Libre produce un tipico bonbon peruviano: la “chocoteja”. «È proprio intorno a questo progetto che stiamo lavorando ad un piano aziendale da realizzare entro la fine del 2017, insieme a Solidarpole (che promuove diversi progetti economici solidali ed a proposto di questo ha scelto l’Economia di comunione) e ad AMU Lussemburgo (che ha offerto le risorse per ristrutturare un fienile e per l’acquisto dei macchinari). Ora si tratta di coordinare le risorse. Una sfida alla quale l’EdC ha molto da offrire, una comunione che non è “implementata”, ma “generata” in risposta ad un primo atto di gratuità. Questo è ciò che abbiamo cercato di fare con ogni persona con cui ci siamo incontrati in questa settimana». Quando gli spagnoli sono arrivati in queste terre per conquistare il Totem Pachacamac a cavallo e portando le loro armature, gli indios – che non avevano mai visti i cavalli – hanno creduto che fossero degli dei venuti a prendere il posto del loro dio e non hanno opposto resistenza.
La storia lascia la sua impronta nei tratti culturali. «Lo si vedeva nella difficoltà dei rapporti. Perciò il nostro principale impegno è stato quello di dare spazio a tutti, nello sforzo di rompere la logica dell’europeo “conquistatore” (o discendente tale) e dell’aborigeno passivo e sottomesso. Con il passare dei giorni e sulla base di relazioni di fiducia che man mano maturavano, abbiamo iniziato a superare queste dinamiche relazionali secolari e a costruire rapporti nuovi di reciprocità». «La formazione sulle “Linee per condurre l’impresa” ha aiutato a lavorare mettendo la persona al centro dell’attività economica, pur non trascurando la professionalità e l’efficienza necessarie per raggiungere gli obiettivi. E dopo questi giorni insieme, i nostri interlocutori dell’Istituto Mundo Libre hanno detto di sentirsi già parte del progetto dell’Economia di Comunione; che, in certo senso, avevano già vissuto senza saperlo e che ora vogliono proporre ai propri dipendenti e anche formare i giovani a questi principi. “È la nostra sfida per il 2017”». «I cavalli non originari del Perù, hanno dovuto sviluppare la capacità di camminare sulla sabbia di queste zone desertiche. In questi 500 anni si è sviluppata una razza equina che ha un caratteristico passo a cerchi concentrici che permette loro di muoversi bene in questi paraggi. Noi siamo come i primi cavalli e facciamo un grande sforzo per imparare a vivere la comunione, la “cultura del dare”. Ma, se cerchiamo di sviluppare questa capacità, pian piano ci saranno tante altre persone, in tante parti del pianeta, che porteranno questa nuova cultura nel sangue e riusciranno a cambiare il mondo». Gustavo Clariá (altro…)
La storia vera di Youssou, fuggito dal Senegal in cerca di fortuna in Europa. Una storia straordinaria di integrazione e successo. Raccontata dalla conduttrice di Unomattina (Rai 1) La storia vera di Youssou, fuggito dal Senegal in cerca di fortuna in Europa, prima in Belgio, poi in Francia, Paesi saturi di migranti e poveri di opportunità. Da immigrato clandestino entra nel bergamasco e diventa un venditore di accendini. Di successo. Le lettere che scrive alla moglie e ai due figli, una bambina di 2 anni e un bambino di 4 rimasti a Dakar, lo tengono ancorato a un filo di speranza che non si spezzerà, fino all’agognato ricongiungimento familiare. La forza d’animo, la saggezza africana, la solidarietà di tanti italiani sconosciuti, permetteranno ai figli di integrarsi. Suo figlio diventerà il primo avvocato dell’ordine forense della Lombardia e sua figlia un affermato ingegnere. Una storia di cuore, coraggio, progetti realizzati. A conclusione il saggio di Perego fotografa l’integrazione in atto nelle nostre città mettendo in evidenza le criticità e le sfide, ma anche le iniziative del volontariato che diventano occasioni di incontro e relazione con l’altro e superamento della cultura della paura e dell’indifferenza. Francesca Fialdini è inviata e conduttrice radiotelevisiva. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione presso l’Univ. degli Studi “La Sapienza” di Roma e un corso di specializzazione in diritto dei popoli presso la fondazione Lelio Basso, inizia la sua carriera lavorando per la redazione esteri e come conduttrice di Radio Vaticana. Dopo aver lavorato come inviata e conduttrice di A sua immagine, affiancato Fabio Volo in Volo in diretta di Raitre, oggi conduce Unomattina su Rai uno. Mons. Gian Carlo Perego è stato fino al 2006 direttore di Caritas Italiana e dal 2006 al 2009 del Centro Documentazione Caritas e Migrantes. Nel 2009 è stato nominato dalla CEI Direttore generale della Fondazione Migrantes. Roma, lunedì 23 gennaio 2017 alle ore 18.00 presso la libreria Feltrinelli – via E. Orlando, 78/81, Umberto Broccoli dialoga con Francesca Fialdini e Giulio Albanese in occasione della presentazione del romanzo. Editrice Città Nuova
Per la prima volta ho assistito ad un concerto di musica classica in mezzo ad una battaglia. Ad Aleppo succede che in mezzo alla morte una voce di pace si alza in mezzo a tutte le altre che annunciano la guerra, per sollevare gli animi e dimenticare per qualche istante la morte e il freddo. È come un capitolo di una tragedia moderna che ricorda la mitologia greca. Con pochi mezzi, Padre Elias Janji con il coro Naregatsi e la pianista, hanno presentato brani di Verdi, Mozart, Vivaldi e Karl Orf, in una chiesa gremita, nonostante il freddo polare che invade Aleppo in questi giorni, elevando i nostri spiriti in un altro cielo. E pensare che non tanto distante da qui la tragedia continua con missili lanciati da Aleppo Est sulla parte Ovest, uccidendo bambini nelle scuole e persone innocenti, mentre nella parte Est della città continua l’attacco dell’esercito siriano. Migliaia di persone (si parla di 60.000 fino ad oggi) sono riuscite a scappare da Aleppo Est e a rifugiarsi nella zona Ovest. Raccontano di come molti sono stati presi in ostaggio e che ad altri, mentre scappavano, hanno sparato alle spalle uccidendone alcuni; altri ancora correvano in mezzo alle sparatorie portando la nonna o altri parenti anziani sulle spalle. La gente è contenta perché finalmente alcuni sono potuti tornare nelle loro case liberate in questi giorni mentre l’esercito ha preso possesso della stazione di pompaggio dell’acqua di tutta la città, anche se minata. Si prevede che in un mese, dopo che i tecnici avranno finito il loro lavoro, l’acqua tornerà in tutta la città. Così finirà un capitolo della tragedia ma sicuramente, penso, ce ne saranno altri.
Il 4 dicembre si ricorda Santa Barbara, la giovane ragazza martire dei primi secoli del cristianesimo trafitta con la spada dal padre perché, credendo in Gesù, non aveva accettato di adorare un altro Dio. Una grande festa per i cristiani d’Oriente per cui, nonostante la guerra, adulti e bambini si sono radunati per festeggiarla, mascherati e cantando la sua storia, una storia che – nonostante i secoli – è cambiata poco. Viene da domandarsi cos’è rimasto dell’uomo e della sua dignità? Cosa succederà adesso? Finirà la guerra ad Aleppo ridando tranquillità alla gente che ha tanto sofferto, anche se si ritroverà con una gran parte della città distrutta? La popolazione è stanca e vuole che il conflitto finisca, ma i gruppi armati non si danno per vinti e vogliono combattere fino in fondo. Nonostante l’appello dell’inviato speciale dell’ONU, Staffan De Mistura, a tutti i gruppi a lasciare la città e a risparmiare la vita della gente che, altrimenti, pagherà con un numero di vittime molto alto, secondo la logica della guerra! Ma come dimenticare che alla fine è l’Uomo che muore, poiché ciascuno, buono o cattivo è ad immagine di Dio, anche se questa è sepolta sotto mille vizi e cattiverie. Con il Natale che bussa alle porte, chiediamo allora che non sia solo ricordare un fatto passato con i soliti festeggiamenti, ma che l’arrivo del “Principe della Pace” cambi qualcosa nei cuori e nei gesti di noi tutti, e che diventino delle piccole pietre nella costruzione di un mondo migliore che tutti sogniamo. Da Aleppo, Pascal Bedros (altro…)