Movimento dei Focolari
"Un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico"

"Un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico"

“Questo incontro è stato un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico. Abbiamo tutti sperimentato la vicinanza di Dio. Siamo stati introdotti alla tradizione cristiana che un po’ già conoscevamo, ma in modo speciale l’esperienza perso- nale e spirituale di Chiara, la sua esperienza di Dio, ci ha arricchito, perché è molto simile a quello che hanno sperimentato i nostri santi”.

E’ quanto ha dichiarato in un’intervista alla Radio Vaticana, la prof. Kala Acharya, direttrice dell’Istituto di cultura Sanskriti Peetham dell’Università Somaiya di Vidyavihar (Bombay), tra i promotori di questo simposio Indù-cristiano, che in apertura ha visto la presenza del card. Ivan Dias, di Bombay, e di mons. Felix Machado, incaricato dei rapporti con l’Induismo al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. “I vari studiosi hanno espresso in profondità le loro tradizioni e convinzioni, in un clima di grande apertura e fraternità – ha detto il prof. Giuseppe Zanghì co-responsabile del Centro del Dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari, che ha organizzato il simposio insieme alla prof. Kala Acharya. “Tutto si è svolto a livello fortemente accademico, ma penetrato e nutrito da una fortissima spiritualità. E’ stato un vero arricchimento reciproco. Da parte nostra è stato entrare in una cultura millenaria che ha certo delle ricchezze umane, ma anche divine – non ho paura ad affermarlo – che sono notevoli e che dobbiamo far nostre, perché il dialogo sia un dialogo sincero”. Prospettive per il futuro? Il Prof. Shantilal K. Somaiya, Presidente dell’omonina Università, figlio del fondatore dell’Ateneo, risponde: “Chiara verrà in visita in India dall’8 gennaio. Nel rapporto tra noi c’è un progresso continuo, una profonda unità e amore reciproco. Il dialogo è all’ordine del giorno nel terzo millennio. Sono certo che le Religioni impareranno a vivere insieme, a comprendersi e lavorare insieme a beneficio dell’umanità. Questo è lo scopo”. La Prof. Kala Acharya: “Ciò che abbiamo iniziato avrà certo un seguito e sono sicura che fiorirà”. Per il prof. Zanghì si porterà avanti questo incontro: “Si è aperta una finestra, una realtà che avrà degli sviluppi importanti”. Un frutto notevole: era presente, come osservatore, un giapponese del Movimento buddista Rissho Kosei-kai. E insieme si è progettato per il 2003 un incontro analogo con i buddisti. In udienza dal Papa Mercoledì 19, i partecipanti al Simposio erano presenti all’udienza generale nell’Aula Paolo VI, dove il Papa li ha salutati ed si è fermato per una foto ricordo. Chi è il Papa per gli indù? Prof. Somaiya: E’ un grande capo spirituale Prof. Kala Acharya: Per gli indù, i Santi sono Santi, è qualcosa che va al di là della religione. Noi siamo molto aperti … E il Papa è il grande Santo che io rispetto. (da un’intervista della Radio Vaticana) (altro…)

"Un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico"

“La via dell’amore – L’unione con Dio e la fraternità universale nell’induismo e nel cristianesimo”

Chiara Lubich con Kala Acharya e Shantial Somaiya

I partecipanti – La delegazione indiana era costituita oltre che dalla prof.ssa Kala Acharya, dal prof. Somaiya con altri rappresentanti dello suo Istituto, dalla dott.ssa Joshi, direttrice della facoltà di Filosofia dell’università di Bombay, dal prof. Upadhyaya con la sua signora (a rappresentare il Bharatya Vidhya Bhavan, altra prestigiosa istituzione culturale di Bombay, con 200 sedi in India e 6 all’estero). Presenti anche i gandhiani del sud dell’India con la sig.ra Minoti Aram e la figlia Vinu, dello Shanti Ashram, il dott. Markandan e il dott. Raja della Gandhigram University. Prezioso l’apporto anche di diversi membri indiani del Focolare, di varie vocazioni. Come osservatore ha preso parte al convegno il sig. Kazumasa Yoshinaga, dell’Ufficio di Ginevra del Movimento buddista Rissho Kosei-kai. Per il Movimento dei Focolari, oltre a Giuseppe Zanghì e Natalia Dallapiccola e gli altri componenti del Centro del dialogo interreligioso, hanno animato il Simposio i membri della Scuola Abba. Il tema: “La via dell’amore – L’unione con Dio e la fraternità universale nell’induismo e nel cristianesimo”, è stato affrontato con la presentazione di studi ed esperienze a diverso livello, commentate poi in momenti di dialogo. Ben oltre le aspettative – La preparazione era cominciata in India e al Centro del Movimento dei Focolari, con largo anticipo e con grande impegno, tanta era l’attesa. Ma il Simposio è andato ben oltre le aspettative giacché sin dalle prime battute si è compreso qualcosa di nuovo e di grande. Chiara Lubich ha confermato questa impressione che ciascuno aveva in cuore. Nel suo saluto all’inizio dei lavori, ha infatti commentato: “Penso che ci si spalanca davanti un orizzonte che noi non conosciamo.” Il programma – La mattina seguente Chiara stessa ha presentato la sua esperienza di “devozione” a Dio, mettendo in rilievo la novità dell’amore al prossimo, come strada privilegiata per l’unione con Dio. La prof.ssa Kala Acharya ha poi sottolineato punto per punto l’esposizione di Chiara con riferimenti alla tradizione indù, che propone tre strade verso Dio: quella dell’azione, quella della conoscenza e quella della “devozione”. La professoressa ha sottolineato che Chiara con la sua spiritualità apre ora una quarta strada: quella dell’amore al prossimo e dell’amore reciproco. I vari interventi mettevano in rilievo un argomento particolare: la “devozione” nella scrittura indù e in quella cristiana, la devozione in Maria e in alcune sante indù, il dolore come dimensione indispensabile per arrivare ad una vera unione con Dio. Fruttuosi i due momenti di dialogo quotidiano in cui c’era la possibilità di confrontarsi e di sottolineare quanto precedentemente esposto con esperienze di vita. Particolarmente arricchente la domanda con cui il prof. Sureshchandra Upadhyaya ha chiesto di chiarire come Gesù, essendo Dio, possa essersi sentito abbandonato da Lui. All’apparente contraddizione, Chiara ha risposto presentando il mistero dell’incarnazione e la sua personale scoperta di Gesù abbandonato. Nel pomeriggio, si è parlato dell’ incidenza che la spiritualità porta nelle realtà umane. Sono stati presentati l’Economia di Comunione e il Movimento dell’unità in politica, da parte dei Focolari; e, da parte indù, le prospettive economiche e della vita pubblica in Gandhi; e ancora le cittadelle dei Focolari e l’Ashram indiano. Come dicevano indù e cristiani, si è sperimentata la presenza di Dio in questi giorni indimenticabili che, come sottolineava Chiara, sono l’inizio di una strada forse lunga, ma che non si fermerà agli ostacoli se Dio rimarrà con noi. In Vaticano – Il Simposio ha anche conosciuto due momenti di intensa comunione in Vaticano: lunedì 17 i partecipanti hanno trascorso un’ora e mezza con il card. Francis Arinze ed i suoi collaboratori al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Mercoledì 19, infine, l’udienza nell’Aula Paolo VI, dove Giovanni Paolo II ha salutato i partecipanti al Simposio. Alla fine dell’udienza si è fermato col gruppo indù-cristiano per una foto ricordo. Venerdì 14, l’apertura del Simposio aveva visto la presenza del cardinale di Bombay, Ivan Dias, e di mons. Felix Machado, del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, intervenuto su: “Il dialogo indù-cristiano”. Ad Assisi e alla cittadella di Loppiano – Una visita ad Assisi ed una giornata alla cittadella di Loppiano hanno coronato un’esperienza indimenticabile. Come diceva uno dei partecipanti prima della partenza: “Non posso promettervi che vi ricorderò perché si ricordano solo le cose e le persone che prima si erano dimenticati… questi giorni e tutti voi non potranno essere dimenticati, sono parte di noi.”

"Un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico"

Il dialogo continua

In occasione della giornata di preghiera per la pace di Assisi, Chiara Lubich ha potuto intrattenersi con diverse personalità di altre religioni, approfondendo il dialogo già intrapreso o avviando nuovi contatti.

Al Centro del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa ha incontrato Nichiko Niwano, Presidente del movimento laico buddista Rissho Kosei Kai del Giappone, con cui i Focolari sono in dialogo sin dal 1979.

Per la prima volta, sempre a Rocca di Papa, Chiara Lubich ha ricevuto il rev. Joginder Singh, leader spirituale di oltre 20 milioni di Sikhs nel mondo, che risiede nel centro di Amritsar (India). Si è instaurato un rapporto vivo e cordiale centrato su Dio e sulla fratellanza fra tutti gli uomini. Chiara aveva incontrato ad Assisi anche il guru dei Sikhs inglesi, il rev. Bhai Sahib-ji Mohinder Singh con cui il Movimento dei Focolari in Inghilterra aveva già iniziato un dialogo.

Alcuni giorni dopo, anche la signora Didi Athavale, che in rappresentanza del mondo indù aveva dato la sua testimonianza di pace ad Assisi, ha desiderato incontrare Chiara. E’ la figlia del fondatore di un grande movimento indù denominato Swadhyàya.
Più che un movimento è un nuovo stile di vita che ha cambiato l’esistenza a milioni di persone: dagli emarginati e analfabeti alle élites della società, facendo crollare i muri di separazione causate da religione, ricchezza, educazione, casta, razza e sesso. Ha seminato così la pace e l’armonia sia a livello individuale che sociale.

Swadhyaya è stata iniziata dal rev. Pandhurangshastri Athavale, chiamato Dada (fratello maggiore). Un pensatore, filosofo e sociologo, che ha messo al centro della sua attività la devozione verso Dio (Bhakti) e l'attenzione all’uomo. Nei 17 stati dell’India ha 19.500 centri ed è diffuso in 110.000 villaggi.

Questi colloqui hanno aperto nuove prospettive di dialogo.

Assisi 2002: "Una forza enorme di pace per creare la fraternità base della futura comunità mondiale"

Vedere gli esponenti di tutte queste religioni, delle diverse espressioni di Chiese, tutti così uniti, così desiderosi che questo avvenimento si ripeta. E’ difficile spiegare lo Spirito Santo… ma qui lo Spirito Santo invadeva tutto. Il Papa ha parlato anche a un dato punto del vento, che è simbolo della Spirito Santo.

E pensando che dietro ciascuno c’erano popoli, mondi così vari, veniva da dire: questa è una forza enorme per la pace, e anche per creare appunto questa fraternità che è la base per arrivare domani a quella meta a cui pure certi governanti mirano. Adesso, essendo stati costretti a stringere i rapporti, per esempio, la Russia con l’America, si può pensare che, in un domani, sia possibile arrivare ad un’unica comunità mondiale.

E l’anima, mi sembra, è proprio quanto abbiamo visto oggi: tutti si stimavano a vicenda… Quindi c’era proprio un amore che va e che viene. E’ una grandissima speranza!

Da intervista della Radio Vaticana – 24.1.2002

Come diffondere lo “spirito di Assisi” e tener fede ai solenni impegni presi dai leader religiosi?

Col considerare intanto questo convegno un fatto storico, perché lo è stato, ma pensandolo come un momento non isolato. Già questa volta ha avuto, in molte parti del mondo e non solo cristiano, dei significativi riflessi con incontri di preghiera locali ed altre manifestazioni per la pace. Non isolato anche perché in qualche modo dovrebbe continuare. È ciò che speriamo.
È nel nostro cuore quindi il desiderio che Assisi 2002 sia l’inizio di una serie di varie iniziative vagliate e pensate da chi ne ha la responsabilità, perché il grido: “Mai più la guerra” diventi realtà.

Da intervista Città Nuova n. 3 – 10.2.2002

"Un’esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico"

Tante Assisi

D – Il Papa, facendo riferimento al vento che soffiava impetuoso, ha detto, improvvisando, che era “il soffio dello Spirito”. Tanti hanno avuto l’impressione che lo Spirito Santo abbia guidato l’incontro del 24 gennaio. E’ anche la tua opinione? Cosa te lo fa dire?

«E’ anche la mia impressione. Me lo ha confermato l’atmosfera che si è creata fra tutti, nella quale si potevano percepire i doni dello Spirito: pace e gioia, in un reciproco tangibile amore, quell’amore sublime che è diffuso nei cuori proprio dallo Spirito Santo.
«Durante l’incontro, infatti, che era stato preparato in maniera che le diverse denominazioni cristiane presenti, così come le varie altre religioni, fossero sullo stesso piano, l’amore fra tutti era così forte che, anche quando il pubblico applaudiva ripetutamente il Santo Padre, non appariva una stonatura, anzi».


D. – La giornata di preghiera per la pace ha visto riuniti i rappresentanti di tutte le principali Chiese cristiane, compresa – una felice novità – quella ortodossa russa. Una testimonianza di unità di fronte al mondo. Quale rapporto ti sembra esistere tra l’unità dei cristiani e la pace?

«Un rapporto di primo piano. Anzitutto perché l’unità fra i cristiani, una volta raggiunta, sarà sinonimo di pace per più di un miliardo di persone, quanti sono i cristiani nel mondo. E in più, poiché l’unità fra i cristiani è il tipico distintivo dei seguaci di Gesù, testimoniando essa Cristo, Signore della pace, il suo Vangelo d’amore e di pace potrà avere nel mondo una grande influenza. Ed anche al presente lo sforzo ecumenico di molti cristiani e delle loro chiese dà già sicuramente un certo contributo di pace nel mondo».


D. – Anche tu hai parlato nel tuo intervento della “regola d’oro”, come hanno fatto il Papa, il patriarca Bartolomeo e il card. Kasper. Quali prospettive concrete può aprire?

«E’ la norma base per poter instaurare il dialogo interreligioso fra le religioni. Poiché i vari libri sacri affermano che tutto ciò che si desidera fatto a sé stessi, occorre farlo agli altri (“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro”, Mt 7,12), domanda a tutti, in pratica, di amare. Lo domanda con la voce stessa della propria religione attraverso la presenza di questa frase che non è altro che uno dei “semi del Verbo”, princìpi di verità diffusi nelle varie fedi».


D. – È inutile negare come esistano tra i cristiani delle resistenze contro il dialogo interreligioso. Si teme una perdita di identità, e si paventa il rischio del sincretismo. Qual è il tuo pensiero al riguardo? Cosa diresti a un cristiano “tiepido” nei confronti di questo dialogo?

«Non è per nulla sbagliato temere una perdita di identità e il sincretismo nell’approccio con fedeli di altre religioni. E’ un vero pericolo se si pensa che qualunque cristiano può essere in grado di dialogare. Lo possono fare solamente persone preparate e che ne abbiano la vocazione.
«D’altra parte nel tempo presente ormai, in molti paesi, fedeli di religioni diverse vivono quotidianamente gomito a gomito fra loro. Dovrà pur esserci quindi un modo di rapportarsi.
«Secondo il mio parere esso può consistere, da parte dei cristiani, nel mettere in pratica quell’amore che Gesù ha portato sulla terra e che ha precise esigenze: va rivolto a tutti, e non solo ai parenti e agli amici, sull’esempio dell’amore del Padre celeste che manda pioggia e sole su buoni e cattivi, quindi pure sui nemici.
È un amore che spinge ad amare per primo, senza attendere d’essere amato, come ha fatto Gesù il quale, quando eravamo ancora peccatori e quindi non amanti, ha dato la vita per noi.
È un amore che considera l’altro come sé stesso, che ama l’altro come sé.
Quest’amore non è fatto solo di parole o di sentimento, è concreto: esige cioè che ci si faccia uno con gli altri, che “si viva” in certo modo “l’altro” nelle sue sofferenze, nelle sue gioie, per capirlo, per poterlo aiutare efficacemente.
Infine quest’amore vuole che si veda Cristo nella persona amata. Anche se diretto all’uomo, alla donna, Egli, infatti, ritiene fatto a sé quanto di bene e di male si fa loro.
«Ad un cristiano tiepido spiegherei quanto ho detto fin qui, cercando di tranquillizzarlo e spronando pure lui ad amare».


D. – A rappresentare la Chiesa cattolica, il Papa ha chiamato due laici, una donna e un uomo, espressioni dei nuovi carismi… Cosa pensi stia a significare questa scelta inedita?

«A quanto so, questa è stata proprio una scelta del Santo Padre. Forse ha pensato che, come si conosce un mandorlo dai suoi fiori, così si può meglio capire la Chiesa dalle sue più piccole creature, ultime nate, ma vive: due membri dei nuovi movimenti o comunità carismatiche. Ultimi e piccoli figli della Chiesa, ma nei quali la Madre vede, come in altre realtà ecclesiali, i fautori, per grazia di Dio, d’una sua nuova giovinezza, anzi di una nuova primavera da tempo attesa e preannunciata».


D. – Giovanni Paolo II è stato a più riprese indicato dai rappresentanti delle grandi religioni come “l’unica persona” che avrebbe potuto organizzare una manifestazione come quella di Assisi. Come hai visto il Papa nella città di Francesco, e quale ti sembra debba essere il suo ruolo nel dialogo interreligioso?

«Nella città di Assisi ho visto nel Santo Padre soprattutto quella benedetta “debolezza” di cui parla san Paolo, che è garanzia di “forza”. L’ho visto nella sua veste di “servo dei servi di Dio” che detiene, fra gli altri, anche il primato dell’amore.
«Nel dialogo religioso il suo ruolo mi sembra quello che si è già affermato per la terza volta quest’anno ad Assisi: punto di incontro fra tutti, perno d’amore fra le varie confessioni cristiane e religioni. Dimostrazione vivente che il suo è un amore più grande: “Mi ami più di costoro?” (cf Gv 21,15), garanzia di fraternità sotto lo sguardo di un Padre comune».


D. – Come diffondere lo “spirito di Assisi” e tener fede ai solenni impegni presi dai leader religiosi? E quale può essere il contributo concreto del Movimento dei Focolari?

«Col considerare intanto questo convegno un fatto storico, perché lo è stato, ma pensandolo come un momento non isolato. Già questa volta ha avuto, in molte parti del mondo e non solo cristiano, dei significativi riflessi con incontri di preghiera locali ed altre manifestazioni per la pace. Non isolato anche perché in qualche modo dovrebbe continuare. E’ ciò che speriamo.
«Oggi infatti, dopo l’11 settembre, si è aggiunto un nuovo motivo per incontrarsi e per pregare Dio per la pace. In effetti certe guerre, presenti in più luoghi nel mondo, non sono più soltanto effetto dell’odio, di risentimenti per ingiustizie perpetrate, di rancori a lungo sopportati ed ira esplosi: tutti fattori negativi, ma forse semplicemente umani.
Con l’affacciarsi del terrorismo diffuso, siamo di fronte anche a “forze del male” – come le ha definite il Santo Padre –, per vincere le quali non bastano più sforzi unicamente umani, non è più sufficiente che si mobiliti, ad esempio, il mondo politico…
«Occorre che il mondo religioso avverta la necessità di far prevalere il Bene sul male, il bene con la B maiuscola, in uno sforzo comune per creare su tutto il pianeta quella fraternità universale in Dio alla cui realizzazione è chiamato. Fraternità che sola può essere l’anima di quella comunità mondiale a cui più d’uno degli ultimi papi ha fatto cenno e che è nell’aspirazione di molti cristiani.
«È nel nostro cuore quindi il desiderio che Assisi 2002 sia l’inizio di una serie di varie iniziative vagliate e pensate da chi ne ha la responsabilità, perché il grido: ’Mai più la guerra’ diventi realtà.
«Il Movimento dei Focolari? Poiché è frutto d’un carisma per questi tempi, avverte d’essere già, con i suoi vari dialoghi, le sue attività ed il suo spirito, in sintonia con quanto le presenti esigenze oggi domandano. La giornata di Assisi è servita però a dare al Movimento un’accelerazione in più, che faremo del nostro meglio per mantenere ed aumentare. Sempre, il tutto, a totale servizio di quant’altro lo Spirito e la Chiesa vorranno chiederci».

a cura di Michele Zanzucchi

Il dialogo interreligioso, una esigenza improrogabile

"La Giornata di Assisi è molto molto importante, molto molto urgente. Se prima il dialogo interreligioso si poteva fare, era segno dei tempi, adesso è un’esigenza improrogabile, proprio per le circostanze. Perché c’ è la minaccia anche di uno scontro di culture, di religioni. Non solo. Come ha detto il Papa ed ho pensato anch’io quando sono cadute le torri, qui non si tratta soltanto di un fattore umano come l’ odio, ma qui c’ è di mezzo „la forza delle tenebre“, ci sono forze del male, per cui non basta l’elemento politico, civile, umano, per contrapporsi. Anche quello sarà stato necessario, ma è necessario che si arruolino anche le religioni, che le religioni si mobilitino, perché contro il Male – con la M grande – ci vuole Dio, ci vuole l’aiuto di Dio, l’aiuto soprannaturale. E’ essenzialissimo l’aspetto religioso oggi nel mondo".