23 Gen 2005 | Ecumenismo
Ivan è cresciuto a Zagabria. Durante la guerra nei Balcani è riuscito a fuggire con la sua famiglia in Germania, ma i bombardamenti e tutto ciò che aveva sperimentato durante la guerra avevano inciso sul suo stato di salute e provocato aggressività, droga e alcol. Alcuni pensavano già che fosse impossibile riabilitarlo e, proprio in quel momento, fu invitato al centro giovanile del Cvjm (l’YMCA tedesca). Per la prima volta sentì parlare dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Apprese dai collaboratori del centro che Gesù sa perdonare e riappacificare gli uomini tra loro. Ben presto Ivan affidò la sua vita a Dio, e trovò la forza di aver fiducia negli altri. Ora va avanti per la sua strada in unità con Dio. Storie di questo genere ci incoraggiano a proseguire nel compito affidatoci dall’YMCA: formare bambini e giovani forti e una società solida.Nei nostri gruppi, assai vari, si intrecciano spesso delle amicizie profonde: bambini hanno la possibilità di misurarsi con sé stessi e scoprire dei talenti finora sconosciuti, per esempio nello sport, durante il gioco, in lavori creativi o nel far della musica. E periodi di vacanza o viaggi durante le ferie sono un’occasione ideale per sperimentare la fede, la fiducia e la gioia di vivere insieme. Nei nostri incontri vogliamo dedicarci in modo particolare ai giovani che provengono da difficili situazioni sociali o che si sentono tagliati fuori, sapendoli ascoltare e accogliere. Nei nostri gruppi si promuove nei giovani una competenza nel campo sociale, la capacità di instaurare rapporti e di risolvere conflitti, di sapersi prendere la propria responsabilità. Il Movimento dell’YMCA è nato nel 1844 a Londra, come movimento ecumenico, e si è poi esteso in tutto il mondo come il più grande movimento cristiano-ecumenico per la gioventù. Solo in Germania vi fanno parte 30 mila collaboratori e collaboratrici senza retribuzione e 700 referenti per la gioventù che lavorano a tempo pieno. (Mathias Ritter – Katja Muessig) Tratto da Insieme per l’Europa – Il grande appuntamento di Stoccarda tra movimenti e comunità di varie chiese cristiane – supplemento a Città Nuova N. 10/2004 foto: Helmut Nicklas (YMCA Monaco) (altro…)
12 Dic 2004 | Chiesa, Ecumenismo
INTERVISTA:
Quello vissuto in questi giorni è stato un incontro tanto atteso che ha visto una maggiore partecipazione di vescovi di varie Chiese, rispetto agli anni scorsi. Perché? Metropolita Serafim Joanta: Perché Istanbul, l’antica Costantinopoli, questa terra, la Turchia è un Paese anticamente cristiano, ricco di storia, di tanti luoghi santi. E’ per questo che molti vescovi sono stati attirati: per vivere proprio qui momenti di unità. E’ stato un incontro speciale. In questi giorni abbiamo vissuto un’esperienza estremamente ricca che ci ha rinnovato spiritualmente a contatto con questa cristianità antica: con gli ortodossi, con i siro-ortodossi, gli armeno-apostolici, i cattolici di diversi riti. Un fatto del tutto eccezionale e straordinario. Da dar gloria a Dio! Loro hanno vissuto questa settimana proprio in un momento in cui sono stati compiuti gesti storici nei rapporti tra Costantinopoli e Roma, per il ritorno a Costantinopoli delle reliquie dei due grandi Padri della Chiesa, san Giovanni Crisostomo e san Gregorio Nazianzeno detto “il Teologo”. Inoltre, hanno avuto più di un contatto diretto con il Patriarca. Quale significato ha assunto il loro convegno? Metropolita Serafim Joanta: Il ritorno delle reliquie dopo secoli è stato per questi cristiani, per la Turchia, un segno di speranza molto forte, molto commovente. Sono stato impressionato da come i vescovi delle Chiese anglicana e evangelico-luterana, che assistevano per la prima volta alla venerazione delle reliquie da parte di ortodossi e cattolici, abbiano apprezzato questo gesto. Il patriarca Bartolomeo ha parlato in modo commovente, ringraziando il Papa e la Curia romana per questo gesto eccezionale. E per il Patriarcato ecumenico e per le altre comunità siro-ortodossa, armena, anglicana che hanno visitato, quale significato ha avuto la loro presenza? Metropolita Serafim Joanta: Tutte le comunità hanno avvertito l’unità che c’era tra di noi. Hanno apprezzato la preghiera, la “qualità” della comunione. E’ stata per loro una cosa straordinaria vedere vescovi di tante Chiese uniti nella preghiera. Hanno manifestato gioia per il fatto che siamo stati in mezzo a loro. E’ stata per loro come una nuova chiamata all’unità: se i vescovi sono insieme, anche il popolo di Dio deve essere insieme. Penso che tutte queste comunità abbiano ricevuto un grande impulso per l’avvenire. Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, alla festa di s. Andrea, ha parlato del primato dell’unità spirituale che siamo chiamati a vivere in Cristo, sul modello della Trinità. Sembra un traguardo lontano… Metropolita Serafim Joanta: Penso che quanto abbiamo vissuto qui a Costantinopoli e quanto vivono cristiani di diverse Chiese insieme, nello spirito d’unità del Movimento dei Focolari, con Gesù in mezzo, è un esempio, una speranza, è un seme dell’unità che esiste già tra le diverse Chiese nella comunione, nell’amore della Trinità. Tra noi, infatti, c’è un grande amore, grande rispetto per ogni Chiesa, per ogni tradizione. Ho visto come i vescovi evangelici, anglicani e cattolici hanno apprezzato le icone, le reliquie, la liturgia ortodossa che è lunga, ma bella. Tutto questo è stato un esempio dell’unità che esiste già e che si deve diffondere in tutte le Chiese, in tutta la cristianità. E’ l’amore che può far avanzare l’unità dei cristiani. Se, soprattutto noi vescovi e i capi delle Chiese, diamo questa testimonianza – il dono delle reliquie ne è un segno molto forte – tutto questo sarà recepito dalla coscienza delle nostre Chiese. Dove ha radice questa loro esperienza di unità, da dove attinge la linfa? Metropolita Serafim Joanta: La radice dell’unità è l’amore di Dio, l’amore del Cristo che unisce nello Spirito Santo il mondo intero e prima di tutto i cristiani che si uniscono nel suo nome. E’ per questo che abbiamo in noi, nel nostro cuore, Gesù, Gesù in mezzo a noi. Questa spiritualità del Movimento dei Focolari è la spiritualità per eccellenza della Chiesa di Cristo, di ciascuna Chiesa. Sottolineo questo sempre: non è qualcosa specifico di questo movimento o della Chiesa cattolica soltanto. L’unità proposta da Chiara Lubich e dal Movimento dei Focolari è anche per le Chiese ortodossa, luterana, anglicana, perché è semplicemente evangelica, riassume, comprende tutto il Vangelo, l’essenza del Vangelo: è l’amore di Dio, l’unità in Cristo per lo Spirito Santo. Tra le tappe del loro pellegrinaggio in questa terra antica del cristianesimo c’è stata Nicea. Che significato ha avuto per loro? Metropolita Serafim Joanta: A Nicea abbiamo vissuto un momento molto forte: è un luogo che testimonia la Chiesa indivisa. Dove nel 325, si è celebrato il primo Concilio che ha formulato la prima parte del nostro credo. Insieme abbiamo firmato un patto di amore tra noi vescovi, e, in quanto vescovi, ci siamo impegnati anche per tutta la nostra Chiesa locale ad adoperarci per il ristabilimento della piena comunione visibile. E’ stato un segno molto forte e una speranza per l’avvenire. Dove e quando il prossimo appuntamento? Metropolita Serafim Joanta: Il prossimo anno ci ritroveremo in Romania, a Bucarest. Ci troveremo in un Paese ex-comunista che ha sofferto per 50 anni la repressione e da pochi anni ha ritrovato la libertà, non senza incontrare difficoltà. Questo nostro incontro sarà un segno di incoraggiamento per i cristiani di Romania, non solo ortodossi. C’è una forte comunità di cattolici, ci sono evangelici, calvinisti. Sarà l’occasione per incontrare il patriarca Teoctist … Metropolita Serafim Joanta: Sì, sarà l’occasione per incontrare il Patriarca Teoctist e i responsabili delle Chiese cattolica e evangelica e molti vescovi del Paese. Sarà l’occasione per dar loro modo di conoscere più da vicino il ruolo di unità del Movimento dei Focolari: abbiamo avuto qui a Costantinopoli una testimonianza molto forte di un sacerdote cattolico romeno che si è impegnato a incontrare regolarmente i sacerdoti ortodossi, cattolici, riformati e luterani. Questi incontri hanno cambiato lo spirito di questa città. Ora tutti pregano insieme, c’è tra tutti una vita veramente nello Spirito Santo. Sì, il Movimento dei Focolari ha un grande rispetto per ogni Chiesa: anzi, ognuno ritrova le proprie radici nella propria Chiesa, ogni sacerdote, ogni cristiano approfondisce la propria tradizione. E’ qualcosa di straordinario che può cambiare la situazione.
(altro…)
12 Dic 2004 | Ecumenismo
Dal servizio del Radiogiornale vaticano del 3 dicembre 2004
Un nuovo impegno per la piena unità dei cristiani è assunto ad Istanbul, l’antica Costantinopoli, una terra ricca di storia, in cui si sono tenuti i primi Concili della Chiesa indivisa. E’ qui che si è svolto il Convegno annuale dei vescovi di varie Chiese, amici del Movimento dei Focolari, a cui hanno partecipato oltre 40 vescovi provenienti da 18 Paesi, dal Medio Oriente all’Australia, Stati Uniti, Europa dell’Est e Ovest, ortodossi, siro-ortodossi, armeno-apostolici, anglicani, evangelici-luterani e cattolici di vari riti.
Una settimana ricca di incontri: con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca armeno apostolico Mesrob II e il vicario patriarcale siro-ortodosso Filüksinos Yusuf Çetin, che li hanno accolti nelle loro comunità, e con il card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani.
“In questi giorni abbiamo vissuto un’esperienza estremamente ricca che ci ha rinnovato spiritualmente”: questa la testimonianza del Metropolita ortodosso rumeno, Serafim Joanta. Un momento culmine: la visita a Nicea, dove si è celebrato il primo Concilio ecumenico. “A Nicea abbiamo vissuto un momento molto forte: è un luogo che testimonia la Chiesa indivisa. Abbiamo pregato tra i ruderi dell’antica chiesa di S. Sofia. Insieme abbiamo firmato un patto di amore reciproco. E’ stato un segno molto forte, una speranza per l’avvenire”.
I vescovi sono stati testimoni anche dello storico ritorno delle reliquie degli antichi Patriarchi di Costantinopoli, san Giovanni Crisostomo e san Gregorio Nazianzeno, detto il Teologo, donate dal Papa il giorno precedente, nella Basilica vaticana, al Patriarca Bartolomeo I. Poi hanno partecipato alla festa di Sant’Andrea, nella chiesa di san Giorgio, dove il Patriarca Bartolomeo I ha parlato del primato dell’unità spirituale che siamo chiamati a vivere in Cristo, sul modello della Trinità.
L’unità spirituale: è questa l’esperienza più profonda vissuta dai vescovi delle diverse Chiese. Ancora il metropolita Serafim: “Penso che quanto abbiamo vissuto qui a Costantinopoli, nello spirito dell’unità dei Focolari, con Gesù in mezzo a noi, è una speranza, è un seme dell’unità che esiste già tra le diverse Chiese, nella comunione, nell’amore della Trinità”.
La presenza di Cristo fra coloro che “sono uniti nel suo nome” è stata infatti non solo il tema del Convegno, ma l’esperienza che ne ha scandito lo svolgimento. Tre interventi preparati da Chiara Lubich hanno illustrato i fondamenti di questa via ecumenica che nasce dalla spiritualità di comunione dei Focolari, il cosiddetto, “dialogo della vita” o “dialogo di popolo”, la cui importanza è stata sottolineata dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, in un momento di incontro con i vescovi.
Le testimonianze – Membri del Movimento di varie Chiese, poi, hanno raccontato come, nelle diverse parti del mondo, stanno operando per incrementare la comunione nelle loro Chiese e fra le diverse Comunità cristiane, come ancora riferisce il metropolita Serafim Joanta: “Abbiamo avuto qui a Costantinopoli una testimonianza molto forte di un sacerdote cattolico che si è impegnato a incontrare regolarmente i sacerdoti ortodossi, cattolici, riformati e luterani. Questi incontri hanno cambiato lo spirito di quella città. Sì, il Movimento dei Focolari ha un grande rispetto per ogni confessione: anzi ognuno ritrova le sue radici nella propria Chiesa, ogni sacerdote, ogni cristiano approfondisce la propria tradizione. E’ qualcosa che può cambiare la situazione”. (altro…)
12 Dic 2004 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Nel luogo in cui è stato formulato il Credo Venerdì, 26 novembre, quaranta Vescovi – ortodossi, siro-ortodossi, armeni apostolici, anglicani, evangelici-luterani e cattolici di vari riti, provenienti da 18 nazioni – si sono recati insieme a Nicea, il luogo in cui quasi 1700 anni fa, durante il primo Concilio ecumenico, è stato formulato il comune Credo cristiano, detto niceno-costantinopolitano. Consci delle tristi conseguenze delle disunità nel corso dei secoli, in questo luogo-simbolo si sono promessi solennemente di attuare in tutto e innanzi tutto il comandamento evangelico dell’amore reciproco, «affinché Cristo viva sempre fra noi e il mondo possa credere anche per il nostro contributo», come ha detto l’arcivescovo di Praga, il Card. Miloslav Vlk, uno dei principali promotori dell’iniziativa. E’ stato questo – al dire dei partecipanti – uno dei momenti culmine del 23° Convegno ecumenico di Vescovi amici del Movimento dei Focolari che, per invito del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, si è svolto dal 23 novembre al 1° dicembre a Costantinopoli.
Intervento del Patriarca ecumenico Bartolomeo I Per la Preghiera ecumenica d’apertura, nella chiesa cattolica di S. Antonio, gremita di cristiani delle diverse Comunità presenti a Istanbul, è intervenuto lo stesso Bartolomeo I, che nella mattinata successiva si è rivolto ai Vescovi, congratulandosi per il loro zelo per l’unità dei cristiani, e si è soffermato quindi sul tema del Convegno: “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Con ampio riferimento alla Scrittura e al pensiero dei Padri greci, il Patriarca ha messo a fuoco tre fondamentali presupposti perché si verifichi questa promessa di Gesù: “l’amore verso Cristo, realizzata con l’osservanza di tutti i suoi comandamenti, la fede in lui, manifestata come fiducia in lui, e la retta fede… come retta conoscenza della sua persona che scaturisce dalla comunione personale con lui”.
Visite alle Comunità cristiane di Istanbul Nel corso del Convegno i Vescovi hanno visitato le varie Comunità cristiane della città, unendosi alla loro preghiera, conoscendone i tesori spirituali e condividendone gioie e sofferenze. Di particolare rilievo, la visita alla sede del Patriarca Armeno Apostolico Mesrob II, che, dopo la celebrazione dei Vespri, si è intrattenuto con i suoi ospiti per un ampio dialogo sulla vita e la situazione della Chiesa armena, che ha dato, lungo i secoli, una testimonianza spesso eroica. In un suo messaggio per l’apertura al Convegno aveva già formulato un appassionato appello per l’unità. Molto cordiale pure l’incontro con il Vicario patriarcale Siro-Ortodosso Filüksinos Yusuf Çetin e la sua vivace Comunità che ha fatto grande festa ai Vescovi. In un’intervista rilasciata, il Metropolita ha sottolineato che una tale intesa tra i Vescovi è un esempio importante per i fedeli. Gioia per un gesto ecumenico di grande significato Al Fanar, la Sede del Patriarcato ecumenico, i Vescovi hanno partecipato alle solenni preghiere per l’arrivo delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo e S. Gregorio il Teologo, donate dal Papa al Patriarca Bartolomeo I, nella Basilica vaticana. Il gesto ecumenico – aveva detto a Roma il Patriarca Bartolomeo I – ha un grande significato, e “conferma che non esistono nella Chiesa di Cristo problemi insormontabili, quando l’amore, la giustizia e la pace si incontrano”. La partecipazione è continuata poi durante le celebrazioni per la Festa di S. Andrea, Patrono del Patriarcato ecumenico, per la quale, oltre alla Delegazione vaticana guidata dal Card. Kasper, erano convenute a Costantinopoli rappresentanze delle Chiese ortodosse nel mondo.
“Dialogo della vita” La presenza di Cristo fra coloro che sono uniti nel suo nome è stata non solo il tema del Convegno ma soprattutto l’esperienza
che ne ha scandito lo svolgimento, creando – come hanno detto i Vescovi – “un intenso legame di vera fraternità”. Tre interventi preparati da Chiara Lubich, hanno illustrato i fondamenti di questa via ecumenica che nasce dalla spiritualità di comunione vissuta nel Movimento dei Focolari: il cosiddetto “Dialogo della vita”, o “Dialogo di popolo” che – ha spiegato Chiara Lubich – “non è un dialogo della base che si contrappone o giustappone a quello dei cosiddetti vertici o responsabili di Chiese, ma un dialogo al quale tutti i cristiani possono partecipare”. “Se viviamo così nelle nostre Chiese, esse rifioriranno”, ha affermato un Vescovo cattolico dell’Inghilterra, accennando alle grandi sfide della secolarizzazione. Mentre un Vescovo luterano ha espresso quanto aveva sperimentato nel Convegno con le parole del ben noto inno “Ubi caritas et amor, ibi Deus est – dov’è la carità e l’amore lì è Dio”.
Passi sul cammino verso l’unità Nel corso del programma, persone del Movimento dei Focolari di varie Chiese hanno raccontato di come, nelle varie parti del mondo, stanno operando per incrementare la comunione nelle loro Chiese e fra le diverse Comunità cristiane. Di particolare interesse la testimonianza di un parroco cattolico della Romania. Attraverso un paziente dialogo della carità, sono radicalmente cambiati i rapporti fra i pastori e le diverse comunità cristiane della sua città, con molte iniziative comuni che ormai coinvolgono le stesse autorità civili. Non meno significativo il costruttivo dialogo in atto fra il Mouvement Jeunesse Orthodoxe e il Movimento dei Focolari, di cui ha parlato un’ortodossa del Libano. Due evangelici e un cattolico hanno parlato ai Vescovi della Giornata ecumenica “Insieme per l’Europa”. Per essa, l’8 maggio 2004, erano convenuti a Stoccarda 10 mila persone di numerosi Movimenti, Comunità e Gruppi spirituali di varie Chiese: inizio di una maggiore testimonianza comune.
Incontro con il Card. Kasper La presenza della Delegazione vaticana per la Festa di S. Andrea, ha offerto l’occasione di un incontro dei Vescovi con il Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Nell’offrire un quadro dei recenti sviluppi ecumenici, egli ha sottolineato l’apporto dei Movimenti ecclesiali alla causa dell’unità: “Io sono molto grato per questi Movimenti, per il Movimento dei Focolari, e penso che è un segno dello Spirito Santo… Soltanto insieme possiamo fare qualcosa per la venuta del Regno di Dio. Perciò i Movimenti sono una strada importantissima”.
Nel settembre 2005 a Bucarest Prima di ripartire per le loro nazioni, i Vescovi hanno stabilito di ritrovarsi di nuovo nel settembre 2005 a Bucarest, aderendo all’invito del Patriarca rumeno-ortodosso Teoctist e del suo Sinodo. (altro…)
26 Nov 2004 | Ecumenismo
„Dove due o più sono uniti nel mio nome…Un solo popolo nella molteplicità delle tradizioni
Sarà il Patriarca ecumenico Bartolomeo I che aprirà questo 23° convegno ecumenico sul tema: “Dove due o più sono uniti nel mio nome… Un solo popolo nella molteplicità delle tradizioni. A Istanbul sono giunti 52 vescovi di varie Chiese d’Oriente e d’Occidente: ortodossi, siro-ortodossi, armeni apostolici, anglicani, evangelico-luterani e cattolici di vari riti.
Momenti culmine Oltre all’apertura del convegno con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, gli incontri-dialogo con il card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, con il Patriarca Armeno Apostolico di Costantinopoli, Mesrob II, e con il Vicario Patriarcale Siro-ortodosso per la Turchia, Filüksinos Yusuf Çetin. Al cuore della spiritualità dell’unità: la presenza di Cristo Risorto promessa a “due o più sono uniti nel suo nome” Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, ha incaricato alcuni dei suoi più stretti collaboratori e collaboratrici a trasmettere i suoi interventi sulla tematica del congresso e sull’esperienza ecumenica del Movimento. Da loro verrà evidenziata la sintonia della spiritualità dell’unità, tipica dei Focolari con la spiritualità ecumenica fortemente incoraggiata dal Papa che ultimamente, il 13 novembre, aveva nuovamente invitato i cristiani a realizzare quella “piena comunione” che “non significa astratta uniformità, ma ricchezza di legittima diversità di doni condivisi e riconosciuti da tutti…” (Omelia di Giovanni Paolo II in occasione del 40° anniversario del decreto conciliare “Unitatis Redintegratio”) L’inizio: celebrazione ecumenica alla Chiesa di Sant’Antonio Il Convegno di Vescovi inizia con una celebrazione ecumenica, nella chiesa cattolica di Sant’Antonio, alla presenza dei Responsabili e dei membri delle varie comunità cristiane presenti a Istanbul. La visita a Nicea, sede di due tra i primi Concili ecumenici In programma la visita a Nicea, e al Monastero della SS. Trinità ad Halki, insigne centro di studi del Patriarcato ecumenico. Prevista anche la visita al Patriarca Mesrob II, nella sede del Patriarcato Armeno Apostolico e al Metropolita Filüksinos Yusuf Çetin, al Vicariato patriarcale Siro ortodosso. L’accoglienza delle reliquie di Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzo I Vescovi, ad Istanbul, parteciperanno, per felice coincidenza, all’accoglienza delle reliquie dei Padri della Chiesa indivisa Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzo, Vescovi di Costantinopoli nel IV-V secolo, consegnate da Giovanni Paolo II al Patriarca Bartolomeo nella Basilica di S. Pietro in Vaticano proprio in questi giorni, sabato 27 novembre. La festa dell’apostolo Sant’ Andrea al Fanar Al Fanar, sede del Patriarcato ecumenico, il 29/30 novembre i vescovi assisteranno alle solenni celebrazioni per la Festa di S. Andrea apostolo, Fondatore e Patrono del Patriarcato di Costamtinopoli, presiedute dal Patriarca Bartolomeo I, a cui parteciperà la delegazione della Santa Sede, guidata dal card. Walter Kasper. Gli appuntamenti precedenti I convegni ecumenici di vescovi di varie Chiese “amici del Movimento dei Focolari” si svolgono con cadenza annuale. Si sono tenute di anno in anno in diverse località: Costantinopoli (1984), Londra (1986 e 1996), Ottmaring/Augsburg in Germania (1988 e 1998),Trento (1995), Amman/Gerusalemme (1999), Zurigo (2001), Ginevra (2002) e più volte a Roma. Costante la benedizione da parte dei Capi delle diverse Chiese. (altro…)
12 Set 2004 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Dopo il Concilio Vaticano II si sono moltiplicati anche nelle parrocchie i rapporti ecumenici fra comunità di varie Chiese. Riportiamo l’esperienza della parrocchia Santa Isabel de Hungria , a Platanos, una località di 10.000 abitanti a sud della città di Buenos Aires (Argentina).
Una comunità viva – Durante gli anni ’70 la popolazione di Platanos crebbe rapidamente per il grande flusso migratorio dalle province interne dell’Argentina. La parrocchia di Santa Isabel è un mosaico di persone di differenti origini: italiane, spagnole, olandesi, jugoslave e ungheresi, e vi si è formata una comunità viva, aperta al confronto, alla condivisione, alla comunione con tutti. Attorno al parroco, un sacerdote italiano legato al Movimento dei Focolari, nasce ben presto un gruppo di persone, animate dalla spiritualità dell’unità, che si impegnano a vivere il Vangelo. Si incontrano periodicamente per comunicarsi la “Parola di Vita” e si raccontano le esperienze vissute, per aiutarsi nel cammino spirituale. Si crea così la famiglia con uno stile nuovo di vita che, poco a poco, si diffonde in tutta la parrocchia e nei quartieri. Coinvolge le realtà ecclesiali presenti come il Cammino Neocatecumenale, il Collegio delle Suore Ungheresi, ed apre il dialogo con cristiani delle varie Chiese. Rapporti ecumenici sempre più profondi – A favorire la nascita di rapporti fraterni tra membri di varie Chiese è stato anche il contatto con persone della Chiesa riformata. Il parroco sente il bisogno di contattare il pastore riformato e inizia fra le due comunità un rapporto che diventa sempre più profondo. Nel tempo sono nate varie attività ecumeniche svolte d’accordo con i responsabili delle rispettive Chiese: corsi biblici cui partecipano membri di varie denominazioni, un coro ecumenico di 50 persone per occasioni particolari, momenti vissuti insieme durante le ricorrenze e le feste più importanti. Ogni anno, ad esempio, alcuni giorni prima di Natale, per far sentire a tanti che non frequentano la chiesa l’atmosfera della nascita di Gesù, si è pensato di organizzare insieme, cattolici e membri della Chiesa riformata, una processione lungo le strade del quartiere con canti e musica fatti soprattutto da giovani e bambini, partendo dalla parrocchia cattolica per ritrovarsi alla conclusione nel tempio della Chiesa riformata. La Via Crucis del Venerdì Santo si svolge lungo le vie della cittadina e alcune famiglie preparano le stazioni nelle loro case. Un anno è stato proposto di fermarsi per una stazione nella casa di una famiglia della Chiesa Pentecostale che ha accolto con gioiosa sorpresa questo privilegio. Il giorno di Pasqua una giovane signora avvicinando il parroco lo ringrazia di cuore. Sua madre aveva rotto i rapporti con lei e suo marito da quando si era convertita alla Chiesa Pentecostale. Dopo la via Crucis del Venerdì Santo, li ha invitati a pranzo, ha chiesto scusa dicendo che si era resa conto che i cattolici non sono come lei credeva. Informato dei rapporti cordiali che erano nati in quella parrocchia, il Vescovo cattolico della diocesi è andato a far visita alla comunità riformata. Fu un giorno veramente importante: “E’ la prima volta – rilevò felice una signora – che un vescovo cattolico entra in un tempio riformato”. E quale non fu la sorpresa dei medici del posto nel trovarsi di fronte un pastore protestante bisognoso di cure, accompagnato da un sacerdote cattolico, e nel constatare poi come il pastore fosse oggetto di tante attenzioni da parte di cattolici. In risposta alle urgenze sociali della zona la comunità parrocchiale si sente interpellata anche dalla difficile situazione sociale del territorio. Per andare incontro alle necessità più urgenti ha fondato, da alcuni anni, la “Casa del Niño Lourdes”. Tutti i giorni una ottantina di bambini, dai tre ai quindici anni, per metà provenienti da famiglie di diverse Chiese, ricevono pasti, svolgono attività educative, sportive, ricreative. Si tocca con mano l’amore di Dio che interviene con tanta provvidenza. I bambini insieme agli educatori della Casa vivono una parola del Vangelo e pregano insieme. L’unità che si crea va oltre le diversità ecclesiali, culturali e storiche. (altro…)