16 Mar 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
In questi giorni è in corso una petizione on line per sottoscrivere un appello a favore della riforma della legge elettorale. Già in alcune città italiane è stato sottoposto all’attenzione dei cittadini un documento a firma del Movimento Umanità Nuova e del Movimento Politico per l’unità dei Focolari, elaborato con l’apporto di molte persone di diverse culture politiche. Il 22 marzo a Palazzo Montecitorio, insieme ai deputati e senatori di schieramenti diversi, si terrà un’iniziativa sulla riforma elettorale dal titolo “Ri-costruire la rappresentanza… per ri-costruire la politica”, durante il quale verrà rilanciato il tema delle riforma e in particolare quella della riforma elettorale, che sia veramente rappresentativa della volontà popolare. L’iniziativa verrà trasmessa in diretta anche sulla webtv della Camera (www.camera.it), a partire dalle 14.30. Per informazioni: tel. 06/945407210 – fax 06/9412080 – info@mppu.org.
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13 Mar 2012 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Roberto e Patrizia vivono in provincia di Napoli e, come tante famiglie italiane, sono messi a dura prova dalla crisi economica. Dieci anni fa avevano adottato una bambina, ora la loro famiglia si è allargata con l’adozione di A. X., 5 anni, cinese, bisognoso di cure mediche e un urgente intervento chirurgico. Questa esperienza di accoglienza dà loro grande gioia, ma richiede anche sacrifici. Mentre rivedono il bilancio familiare, nasce la domanda se sospendere il sostegno a distanza che portano avanti da vari anni di una bimba in Brasile. “La vita non è facile – scrivono agli amici della scuola Santa Maria di Igarassu a Recife –. Anche noi italiani stiamo perdendo le nostre certezze economiche e la nostra tranquillità di paese industriale avanzato. Molti genitori perdono il lavoro, i giovani non riescono a trovarlo, chi ha un’età avanzata non ha più certezza della pensione, l’assistenza sanitaria non è più completamente gratuita ed il costo della vita è salito tantissimo. In questo scenario molte famiglie riducono i consumi, tagliano le vacanze e anche noi abbiamo dovuto fare le nostre rinunce.”
Passano i giorni e cresce in loro un senso di vuoto. Il pensiero vola alla “Escola Santa Maria” che sorge dal 1967 in una zona tra le più povere del Nord Est del Brasile, segnata dalla disoccupazione, alcool, droga e violenza. Molti bambini provenienti da famiglie sotto la soglia della povertà si sono salvati in questi anni grazie alla generosità e costanza di tanti ai sostenitori a distanza. E tutta la comunità ha potuto fare dei progressi importanti. “Ci siamo guardati negli occhi, ne abbiamo riparlato, e abbiamo capito che facevamo un errore nel ripiegarci su noi stessi, che dovevamo dilatare il cuore e continuare il sostegno a distanza della bambina brasiliana. Lei e la Scuola Santa Maria sono la nostra famiglia in Brasile: mai e poi mai poteva essere giusto abbandonarli.”
Le circostanze impongono di avere una maggiore attenzione economica e acquisire uno stile di vita essenziale ma soprattutto “di cambiare il punto di vista da cui guardiamo noi stessi e gli altri”, dicono. Intanto il piccolo A. X. affronta il primo intervento chirurgico che dura sei ore. “L’abbiamo superato con molta serenità e coraggio. Chi semina amore, raccoglie amore. Ci auguriamo per lui, la sorella vicina e quella a distanza un futuro positivo in cui l’amore ricevuto e che emaneranno, possa a sua volta aiutare il prossimo.” (altro…)
11 Mar 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
L’Ungheria, da sempre importante ponte tra l’Est e l’Ovest d’Europa, dopo decenni di comunismo si trova oggi in un momento di cambiamenti epocali. Il Paese è alla ricerca di un nuovo equilibrio tra la salvaguardia delle proprie caratteristiche e l’apertura ad una dimensione universale. Rivolgendosi proprio alla comunità ungherese, nella sua recente visita, Maria Voce – attuale presidente dei Focolari – aveva invitato ad “accorgersi dei tanti talenti che ci sono qui. Donarli e accogliere quelli degli altri popoli, imparare sempre di più a collaborare”.
Grazie alla sua strategica ubicazione geografica e alle vicende storiche, l’Ungheria ha avuto un ruolo importante anche per i Focolari. Già nel 1956, in seguito ai tragici eventi della rivoluzione contro l’oppressione sovietica, scoppiata in quell’anno, l’allora Papa Pio XII, aveva lanciato un appello ai fedeli di tutto il mondo, per “far ritornare Dio nella società”. A questo richiamo Chiara Lubich rispose dando inizio all’avventura dei Volontari e delle Volontarie di Dio. Nel 1996 Budapest ospita il 40° anniversario di quella nascita, e nel 2006 il “Volontarifest”, con 12.000 presenti convenuti da 92 nazioni.
Nel 1961, Chiara Lubich, visitando Budapest, rimase impressionata dalla situazione della Chiesa nell’Europa dell’Est costretta a vivere nella clandestinità. Quell’anno si aprì il focolare a Vienna (Austria), da dove si fecero dei viaggi in Ungheria, tra gli anni ’70 e ’80, per prendere contatti con quanti avevano conosciuto il Movimento in Italia e in Austria. Le prime comunità dei Focolari in Ungheria risalgono agli anni del comunismo, quando nell’81-82 si aprirono anche i focolari maschile e femminile a Budapest. Il Movimento dei focolari in quel difficile periodo storico ha svolto un importante ruolo nel tessere rapporti tra persone e associazioni cattoliche, contribuendo a mantenere e sviluppare la fede nel Paese. Di rilievo il ruolo di alcune famiglie che, trasferendosi con generosità, hanno portato la Spiritualità dell’unità in varie città dell’Ungheria e ben oltre i suoi confini. E grazie anche all’impegno di alcuni sacerdoti, la spiritualità del Movimento è penetrata in altri ambiti, custodendo la freschezza e l’autenticità della vita evangelica.
La comune sofferenza ha anche rafforzato il rapporto tra cristiani delle tre Chiese storiche ungheresi (cattolica, riformata e luterana), oggi impegnati a testimoniare un proficuo dialogo ecumenico che si è manifestato in due appuntamenti storici: nel 2000 il primo incontro ecumenico dei giovani con 3000 presenze; e un secondo evento nel 2003 con 16.000 partecipanti. La Spiritualità dell’unità si diffonde anche attraverso i libri e la rivista Új Város. La Parola di Vita, stampata in 15.000 copie, è pubblicata su settimanali, su web e trasmessa via radio.
La storia ha quindi preparato i Focolari del Paese magiaro ad essere promotori di iniziative che testimoniano la tensione a costruire brani di fraternità in ambito locale ed internazionale, promosse da bambini, ragazzi, giovani e adulti: “72 ore senza compromesso”, “Rete Progetto Pace”, “Forti senza violenza”, “Missione per la città”. “Run for Unity”, “Settimana Mondo Unito”. Quest’ultima iniziativa si è svolta nel 2010 nella città simbolo di Esztergom, dove trecento giovani ungheresi e slovacchi – in diretta internet – hanno testimoniato un forte segno di pace tra le loro nazioni, in un momento di tensione politica e sociale. A 50 anni dalla visita di Chiara in Ungheria, Maria Voce, nel 2011, ha visitato le comunità del Movimento, incontrando sacerdoti, famiglie e giovani. Ha potuto costatare l’impegno di Famiglie Nuove con le giovani coppie e la collaborazione con altre associazioni e chiese per lavorare insieme a sostegno del matrimonio e della famiglia. Si è trovata con gli impegnati in Umanità Nuova, che raccoglie persone che operano in ambiti comuni: sanità, economia, politica, sport, pedagogia.
Uno dei momenti più importanti è stato l’incontro con i giovani. Infatti, il Movimento in Ungheria si prepara ad accogliere 12.000 giovani di vari Paesi, dal 31 agosto al 2 settembre 2012, per la decima edizione del Genfest. Budapest diventerà un laboratorio di unità per il mondo intero. Let’s bridge” è il titolo della manifestazione, che darà la possibilità ai Paesi dell’Europa dell’Est di “costruire ponti” facendo conoscere i propri valori e caratteristiche. «Dovrebbe essere una grande festa – ha detto Maria Voce ai giovani ungheresi in quell’occasione –, che dovrebbe dare una grandissima gioia ai giovani che verranno, … far assaporare che non c’è niente di più bello della rivoluzione evangelica. Perché di rivoluzioni ne abbiamo viste anche di altro tipo: in campo artistico, in campo musicale…ma una rivoluzione ha cambiato la nostra vita e può cambiare la vita di tanti altri…la rivoluzione del Vangelo, l’unica che Dio ci ha fatto vedere veramente con questa forza… mettiamocela tutta per farla vedere anche agli altri!». Visita la pagina dell’Ungheria su Focolare Worldwide! Siti web: Movimento del Focolari: www.fokolare.hu Giovani per un Mondo Unito: www.ujifju.hu Genfest 2012: www.genfest.org
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11 Mar 2012 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Dio! Dio! Dio! Risuoni questo ineffabile nome, fonte di ogni diritto, giustizia e libertà, nei Parlamenti, nelle piazze, nelle case e nelle officine…”. Nel desiderio di rispondere a questo accorato appello pronunciato da Pio XII in radiomessaggio del 10 settembre 1956, a causa della repressione in Ungheria, Chiara Lubich scrive una lettera che diventerà la “magna carta” di una nuova vocazione nel Movimento dei focolari: i “volontari di Dio”. Uomini e donne di tutto il mondo – dove è presente il Movimento –, formati dalla spiritualità dell’unità, che s’impegnano a portare Dio nella società con la propria vita, nei vari ambiti dove agiscono. “C’è stata – scrive Chiara il 15 gennaio 1957 – una società capace di togliere il nome di Dio… l’amore di Dio dal cuore degli uomini. Ci deve essere una società capace di rimetterlo al Suo posto.
(…) Ci sia chi Lo santifica con tutte le sue forze e si riunisce a quelli che sentono identica chiamata per fare un blocco agli ordini di quella eterna Parola che nessuno potrà mai cancellare dalla terra. Occorre gente che segua Gesù come vuole essere seguito: rinunciando a se stessi e prendendo la sua croce. Che crede quest’arma: la croce, più potente delle più potenti bombe atomiche perché la croce è un varco nelle anime, mediante la quale Dio entra nei cuori… Fare un blocco di uomini di tutte le età, condizioni, legati dal vincolo più forte che esista: l’amore reciproco lasciatoci dal Dio umanato morente, come testamento… Amore reciproco che fonde i cristiani in un’unità divina… che sola può opporsi all’unità provocata dall’interesse, da motivi di questa terra, dall’odio.
Amore reciproco che significa: fatti concreti, proiezione di tutto il nostro amore verso i fratelli per amore di Dio. Insomma occorrono discepoli di Gesù, autentici nel mondo, non solo nei conventi. Discepoli che volontariamente Lo seguano, spinti solo da un illuminato amore verso di Lui, in quest’ora tenebrosa… Un esercito di volontari, perché l’amore è libero. (…) Occorre… edificare una società nuova, rinnovata dalla Buona Novella, dove splendano con l’amore la giustizia e la verità. (…) Una società che testimoni un nome solo: Dio”. (altro…)
8 Mar 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Margarita Ramirez de Moreno è una volontaria del Movimento dei focolari, artigiana e imprenditrice, la prima diplomata uscita dalla scuola Aurora di Santa Maria di Catamarca, in Argentina. Questa scuola, dopo 35 anni di attività, è stata riconosciuta e finanziata dal Governo argentino per il grande contributo educativo che offre nello studio e nel recupero delle tecniche e dei simboli della cultura “quechua”.

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«Sono nata a Santa Maria, in una regione ai piedi delle Ande, ricca di cultura aborigena ma molto povera. Sono una discendente degli aborigeni “calchaquies”, sposata e madre di 7 figli. Per 12 anni mi sono formata alla Scuola Aurora. Lì, oltre a leggere, a scrivere e alla tessitura, ho imparato a vivere la spiritualità dell’unità.
Nel 2003, di fronte alla disoccupazione dilagante, ho avviato una filanda per rifornire il laboratorio di tessitura della scuola. Non è stato facile convincere le donne della mia terra, da sempre discriminate, a riprendere il lavoro di filatura, dato che per arrivare alla filanda occorreva attraversare fiumi e fare ogni giorno molti chilometri.
Non avevamo mezzi. A poco a poco ognuna ha messo a disposizione ciò che aveva: un fuso, dei chili di lana o la propria abilità in questa arte tradizionale. Rimaneva il problema dei costosi macchinari. Un giorno sono costretta a chiedere un passaggio e confido al conducente la mia preoccupazione. Egli mi dice che lui sapeva fare macchine per filare. “Ce le puoi fare?” gli domando. E lui: “Sì, mi pagherai quando potrai”. Non mancano altri ostacoli: perdiamo il locale in cui lavoriamo e la più esperta si licenzia. “Con tutto quel che ci succede non sarà che ci dobbiamo arrendere?” si domanda una ragazza, che esprime il dubbio di noi tutte. Durante il trasloco troviamo un’ immagine della Madonna. Mi sembra molto significativo e propongo alle altre di fare un patto: lavorare ogni giorno nell’amore le une verso le altre. Poco dopo riceviamo una donazione con la quale possiamo acquistare un immobile e delle attrezzature.
Così è nato l’atelier “ TINKU KAMAYU” che significa “ Riunite per lavorare”. All’inizio eravamo 8 e oggi , dopo due anni, l’organico dell’azienda è salito a 18 artigiane con una produzione crescente.
Oggi sento di essere parte di un grande progetto che mi coinvolge con tante altre persone calchaquies. Abbiamo ritrovato la nostra identità e, con quella, la speranza, la crescita culturale, la possibilità di lavoro per noi e per altri, e tutta la ricchezza delle origini del nostro popolo. Ora ci sentiamo persone utili non più umiliate, ma valorizzate e capaci di esprimere il proprio pensiero». Testimonianza raccontata al Volontarifest, Budapest 2006 (altro…)
6 Mar 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Nel momento in cui anche le università sono toccate da questa crisi culturale economica e sociale, cosa vi ha spinto ad iniziare questo progetto, e qual è la novità di Sophia?» chiede Giorgia, italiana, rappresentante degli studenti, al Preside dello IUS, il teologo Piero Coda. Dà voce alla domanda dei numerosi studenti, giovani interessati e future matricole, presenti a Loppiano o in collegamento via internet dai quattro angoli del globo, per il primo “IUS Open Day”, lo scorso 1° marzo. Una novità, quale? Coniugare una rigorosa formazione scientifica con la Sapienza – da qui il nome Sophia – intesa come sguardo transdisciplinare che attinge alle radici della rivelazione cristiana. È questa la novità e la “mission” di questo Istituto Universitario (IUS) che ha l’obiettivo di formare uomini e donne capaci di riscoprire il destino dell’umanità, come evidenziato dal preside, Piero Coda, nella video intervista trasmessa in diretta. Ad oggi sono circa 150 gli studenti che hanno frequentato e seguono i corsi dello IUS, di cui una trentina i laureati. «L’esperienza di Sophia è iniziata anni fa con le “summer school” – ricorda il prof. Coda – e l’obiettivo era mettere in rapporto discipline diverse alla luce del carisma di Chiara Lubich per superare la frammentazione che si avvertiva tra esse. Oggi l’Istituto è giunto al suo quarto anno di vita e propone un percorso formativo che punta a superare la “schizofrenia” che si sperimenta tra la formazione accademica e le sfide sociali, politiche ed economiche del mondo d’oggi».
Diverse le novità nel percorso formativo, presentate dai professori Judith Povilus, vice-preside dello IUS, Antonio Maria Baggio, docente di Filosofia politica, Alessandro Clemezia, teologo e Giuseppe Argiolas, economista. A partire dal settembre prossimo la laurea magistrale in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità” si articolerà in quattro aree di specializzazione: studi politici, ontologia trinitaria, economia e management e , infine,“cultura dell’unità”. Quest’ultima è diretta a studenti provenienti da qualsiasi area di specializzazione, aperti alla costruzione di un mondo nuovo e che privilegino la dimensione relazionale. È seguita la voce di alcuni degli studenti di Sophia che provengono da diversi Paesi dei cinque continenti: Metta, tailandese di religione buddista, alle prese con lo studio in un ambiente d’ispirazione cristiana: “Per me lo studio qui è principalmente una relazione di fraternità e questi rapporti sono il linguaggio che ci accomuna tutti, studenti e docenti, pur nella nostra diversità, una dimensione che ritrovo anche nella mia religione”. Marco, italiano laureato in Scienze Motorie, frequenta il primo anno allo IUS: “Per quanto riguarda le prospettive future, la mia scelta di frequentare Sophia è nata dal desiderio non tanto di approfondire una disciplina specifica ma dall’esigenza di ricevere una formazione che mi permetta il più possibile di ampliare i miei orizzonti culturali e conoscitivi per affrontare meglio un mondo del lavoro che ora non mi offre certezze e che per questo richiede che io prenda l’iniziativa”. (altro…)