Movimento dei Focolari
Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

In questo libro-intervista edito da Città Nuova, Eli Folonari, accanto a Chiara per oltre 50 anni, racconta alcuni particolari della sua vita, forse sconosciuti ai più. Eccone un assaggio. Che valore dava Chiara alla salute, al riposo, allo sport? Ha sempre avuto una vita molto impegnata e non scevra di difficoltà, perché il suo Ideale era una novità anche per la Chiesa. Un’intensa vita spirituale non può non avere dei riflessi anche sul fisico. A sue spese, quindi, ha fatto l’esperienza che la salute, questo bene datoci da Dio, va difesa, e che anche il corpo ha le sue necessità di riposo e di svago. Voleva che tutti curassero l’alimentazione, le ore di sonno, le terapie… Ogni tanto interrompeva il lavoro in cui era occupata e invitava: «Andiamo a fare una passeggiata in giardino», per un quarto d’ora, o per mezz’ora. Poi riprendeva a lavorare. Amava la montagna, più che il mare… Sì, anche se a volte, quando stavamo a Roma, andavamo a Torvaianica, Ostia, Fregene. Il mare per lei non era particolarmente distensivo. Però un giorno – mi sembra a Rimini – ha osservato: «Il mare dà un senso d’infinito, mentre le montagne limitano. Però – ha aggiunto – portano in alto». Preferiva insomma la montagna. Chiara ricordava quando era salita a piedi sulla Paganella col papà, o quando, appena fuori Trento, si fermava sotto un pino e faceva colloqui ora con l’una ora con l’altra delle prime compagne. Amava passeggiare? Camminava più di tutte noi, all’inizio anche passeggiate lunghe. L’ernia al disco di cui ha sofferto nel 1973 le è venuta perché, facendo una scorciatoia, è scesa per un sentiero troppo ripido e accidentato. E remare? No, non era per l’acqua, da brava trentina. Anche se, durante le vacanze in Svizzera, le lunghe e belle gite in battello sul lago di Ginevra o di Brienz erano occasione per dire ai suoi primi compagni “cose belle” ! La macchina era fonte di riposo per lei? Sì, abbastanza distensiva. Ma spesso in auto lavorava, scriveva o leggeva. Come si riposava nel ritmo quotidiano? Raramente ascoltava musica o faceva qualche lettura distensiva. Piuttosto vedeva alla tv qualche film, non solamente su tematiche religiose, anche di genere poliziesco: L’Ispettore Derrick, il Tenente Colombo… Oppure, sempre in tv, assisteva a qualche evento sportivo. Non tifava per una squadra in particolare: sapeva però distinguere chi giocava bene e chi no. Organizzava anche momenti ricreativi. Sì, avendo una vita molto intensa, con i primi compagni e le prime compagne le piaceva ogni tanto trascorrere assieme qualche momento distensivo: ciò non toglie che per lei fosse sempre… impegnativo. Magari diceva: «Vengono alcune persone a pranzo, si tratta di sostenere due ore: preparate voi qualcosa». E allora mentre Doni cercava delle barzellette, io m’incaricavo di rintracciare sulle relazioni qualche fatterello non impegnativo. Un piatto preferito? Le piacevano il prosciutto e la pastasciutta. Non mangiava volentieri la carne o il pesce, né cibi troppo elaborati. Preferiva cose semplici come le patate. Sua madre raccontava di quando, piccolina, non sapeva quasi ancora parlare, ma diceva “pa-ta-ta”. Anche i gelati le erano graditi. Chiara, fin da giovanissima, come si rileva anche dai suoi diari, ha avuto presente l’idea della morte. E questo la spingeva a vivere più intensamente il momento che le era dato come preparazione all’altra vita. Sì, a vivere con più intensità. Nelle lettere dei primi tempi il leit motiv era sempre lo stesso: tutto passa, la vita è breve e abbiamo poco tempo. Chiara scriveva alla mamma: «Se io dovessi morire, continua tu il mio Ideale». Tratto da Lo spartito scritto in cielo. Cinquant’anni con Chiara Lubich, Giulia Eli Folonari, Città Nuova Editrice 2012 Foto: © Archivio fotografico Centro Chiara Lubich (altro…)

Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

Alzheimer Café

«Qualche tempo fa ho accettato una proposta che era una sfida: diventare caregiver di mia zia affetta dal morbo di Alzheimer. Caregiver è un termine inglese che indica coloro che offrono cure ed assistenza ad una persona malata o in difficoltà. Ho iniziato ad occuparmi quotidianamente di lei aiutandola in vari modi, oltre che facendole compagnia. Standole accanto ho vissuto con dolore il suo lento e progressivo deterioramento cogliendo anche, giorno dopo giorno, il suo affidarsi alla mia persona. Nell’attraversare personalmente la sofferenza ho avvertito solitudine e paura sperimentando anche “il vuoto” delle Istituzioni. In questa situazione mi ha dato forza pensare a Gesù Crocifisso ed Abbandonato che, pur nel dolore, non ha smesso di amare. Un giorno ho chiesto al medico specialista in Alzheimer che curava mia zia di affrontare insieme, in maniera diversa, la malattia. È nata così l’idea di dar vita ad un’Associazione per tenere viva l’attenzione sul problema del morbo di Alzheimer e della sua gestione, ma anche per vivere l’Alzheimer creando sinergie tra malati, famiglie, società e Istituzioni. Con una decina di amici abbiamo così costituito l’Associazione: “Umanità Nuova – La casa dei sogni”. In effetti c’è bisogno di sognare: se si sogna da soli è facile che il sogno rimanga tale, se si è in tanti, imparando a condividere i dolori e i bisogni, allora il sogno può diventare realtà. La prima attività è stata un corso di informazione per volontari e familiari dal titolo “La malattia di Alzheimer e le altre demenze”. Agli incontri hanno dato un contributo gratuito medici, psicologi e volontari ospedalieri. Vi hanno partecipato una trentina di persone, in maggioranza parenti di malati. Al termine del corso è nata l’idea dell'”Alzheimer Ca” per vivere con i malati momenti di famiglia in un caffè, luogo simbolo della vita sociale. Li abbiamo accompagnati in un bar per consumare insieme una cioccolata calda o un succo di frutta. Un’esperienza che da allora è continuata: attualmente ne accompagniamo 35. Uno di loro non usciva di casa da tre anni ed un altro non voleva partecipare, perché non possedeva scarpe, ha accettato quando gli abbiamo detto che poteva venire in pantofole! L’Assessorato ai Servizi Sociali si è interessato a questa attività mandandoci per vari mesi una macchina con autista per il trasporto dei nostri amici all’ Alzheimer Café. La presenza nella vicina città di Foggia dell‘istituto di incremento ippico ci ha fatto venire un’altra idea: abbiamo organizzato una visita con i malati e le famiglie per vedere scuderie e carrozze d’epoca. Abbiamo chiesto a tutti di portare gli album di fotografie del loro matrimonio, qualche decennio fa infatti le carrozze erano usate anche per andare a sposarsi. L’iniziativa è stata un successo e l’anno successivo l’abbiamo ripetuta con una novità: abbiamo adottato alcuni asinelli destinati alla soppressione per stimolare le capacità relazionali dei malati. L’Associazione organizza anche corsi annuali per la formazione degli operatori sanitari e di sostegno ai familiari dei malati.  Nella nostra città molti ormai conoscono la nostra Associazione, tanti ci vogliono bene e si mettono a disposizione se abbiamo bisogno di aiuto. Per condividere la festa in occasione del primo anniversario dell’Associazione è intervenuto anche il Vescovo della città, Mons. Lucio Angelo Renna. Dal mese di gennaio 2012 l’esperienza è approdata anche nella vicina città di Torremaggiore (Foggia). Stesso clichè: appuntamento il giovedì nel bar Plaza per una cioccolata calda o un gelato, a seconda della stagione, con una diecina di amici del luogo. Fra di loro un bel clima di solidarietà. Da San Severo Antonella ci arriva con la zia Cornelia, e con due o tre assistenti-volontari». Per saperne di più: Associazione “La casa dei sogni” – San Severo (Foggia) – Italia – www.lacasadeisogni.biz Antonella De Litteris (altro…)

Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

A settembre LoppianoLab 2012

Italia Europa. Un unico cantiere tra giovani, lavoro e innovazione. È ambizioso il titolo della terza edizione di LoppianoLab, appuntamento promosso dai Focolari in Italia con l’obiettivo di mettere sempre più in rete le forze migliori del Paese, dal mondo del volontariato e del no profit, a quello delle imprese, con le centinaia di visitatori, che giungono nella cittadella di Loppiano spinti da un interesse culturale/lavorativo e di ricerca di spiritualità e pensiero… Quest’anno in particolare si approfondiranno attraverso alcuni laboratori tematici gli argomenti di politica, intercultura, famiglia, emergenza educativa, legalità, informazione, arte. L’Europa rimane come tema trasversale a tutti i workshop e gli appuntamenti. Intanto una delle proposte emerse dal LoppianoLab2011 hagià preso forma: il Good News Day, giornata nazionale delle buone notizie, lo scorso 13 maggio, in cui si è data voce alle storie di altruismo, generosità, solidarietà costruite quotidianamente da tanti. I principali eventi della manifestazione (scarica programma ) 

  • “Italia Europa. Un unico cantiere tra giovani, lavoro e innovazione” – laboratorio principale a cura dei soggetti promotori con la partecipazione di esperti a livello nazionale per indicare piste operative comuni.
  • EXPO 2012 – Aziende in rete. Per promuovere idee e sinergie negli ambiti dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili, dei servizi alla persona, dell’attenzione all’uomo, all’ambiente, al cibo e al territorio, presso il Polo Lionello Bonfanti.
  • Convegno nazionale del Gruppo Editoriale Città Nuova “Città Nuova e il Progetto Italia” e laboratori tematici.
  • In dialogo con Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari –  22 settembre
  • Convention italiana di Economia di Comunione – “EdC come impegno personale e collettivo: una possibilità per tutti”.
  • Serata culturale a cura dell’Istituto universitario Sophia e del Gruppo editoriale Città Nuova – “Mito e fraternità. Ospite d’onore la poesia”.
  • Open City – Percorsi di cultura, musica, gastronomia e fraternità nella cittadella di Loppiano.
  • Seminario “Giovani e lavoro: work in progress. E se regalassimo al lavoro la fraternità?” Promosso dalle Scuole di Formazione Politica del Movimento Politico per l’Unità, l’appuntamento si avvale di un’esperienza ormai consolidata che ha coinvolto ad oggi oltre 500 giovani sul territorio nazionale in un percorso di partecipazione attiva e responsabile in politica, intesa come servizio, a partire dalle proprie città. Si affronteranno i temi del diritto al lavoro oggi in un mercato “liquido”; ricerca, incontro tra domanda e offerta, posto fisso, mobilità e precariato, sicurezza, equa retribuzione.

Nella terza edizione di LoppianoLab i giovani, infatti, offrono e cercano un nuovo coinvolgimento per progettare il proprio futuro. Diversi i progetti in campo che li vedono impegnati in due direzioni chiave: partecipazione-impegno civico e lavoro-innovazione. Per info: http://www.loppianolab.it/ (altro…)

Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

Non basta prescrivere medicine

Photo by Martina Bacigalupo/VU«Sono medico e lavoro in un ospedale pubblico. Un giorno la polizia ci porta un uomo con due proiettili nella gamba. È il tipo di paziente che nessuna clinica vuole: un ladro, colto in flagrante. È stato gravemente ferito nello scontro con la polizia che l’ha portato da noi. È quasi immobile nel suo letto, senza nessuno ad assisterlo, neanche i genitori si sono fatti vivi – come sarebbe l’usanza – avendo saputo che ha rubato. Nella maggioranza delle cliniche dell’Africa è compito dei parenti di portare il cibo ai pazienti, lavare i vestiti, aiutarli in qualsiasi bisogno materiale: nell’assenza dei famigliari il paziente è perciò completamente abbandonato. Il personale dell’ospedale è incaricato solo di somministrare le cure mediche. In più, gli altri malati e il personale sanitario, non sono contenti di questo malfattore. Per questo ha molte difficoltà per trovare da mangiare e, costretto a stare immobile a letto, pian piano l’odore diventa insopportabile. Mi lamento con il commissario di polizia che ci ha scaricato una persona senza assistenza. “Questo è il lavoro del personale medico!”, replica con durezza. Mi viene in mente che in altri paesi anche le cure del paziente spettano al personale sanitario. Cerco di spiegare ai miei colleghi che dobbiamo interessarci di questo paziente, ma non riesco a convincerli. Cerco di sensibilizzare i malati che occorre accettare questo paziente. In verità, con poco successo. A un dato punto  mi chiedo: “Esorto gli altri, ed io? Che cosa faccio per lui? Sì, gli prescrivo le medicine. Gli do un posto nel reparto. Ma, questo è soltanto il mio dovere.  Ora, occorre che faccia io stesso ciò che chiedo agli altri: andare oltre il minimo.” Faccio uscire il paziente dal letto e  lo lavo. “Oh! È da quasi due mesi che non mi sono lavato!”, esclama con gioia. “Com’è piacevole sentire ancora i raggi del sole sulla pelle!” Chiedo poi a uno dei lavoratori di lavare i panni del paziente e gli offro una piccola ricompensa. Poi, con un altro collega sostituiamo il suo materasso che era in cattive condizioni. Infine, lascio una piccola somma al paziente stesso, in caso abbia bisogno di qualcosa. Questo gesto porta frutti. I lavoratori, ad esempio, cominciano a gettare regolarmente i suoi rifiuti. Suscita compassione negli altri pazienti, che ora condividono il loro cibo con lui. Dopo qualche tempo egli può andare via dall’ospedale. È allegro. Mi dice che non ruberà più. Persino segue il mio consiglio di non andar via prima di presentarsi alla polizia per sottoporsi alle azione giudiziarie del caso. Sente che deve assumere la responsabilità delle sue azioni.» Dott. H.L. (Burundi) (altro…)

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Filippine, tra i villaggi di montagna

«Sono una maestra elementare e spesso vengo mandata a insegnare nei villaggi di montagna. Qui, nascosti in territori remoti e impervi, vivono anche gruppi di terroristi che si proclamano liberatori del popolo. Mi era già capitato di imbattermi in quei drappelli, ma ero scappata, trovando un nascondiglio fra le rocce. Una volta, purtroppo, non sono riuscita a nascondermi in tempo. Mi hanno rapita e trascinata al loro campo. Durante quegli interminabili giorni in cui sono rimasta segregata, sono stata sottoposta più volte a lunghi interrogatori. Nonostante la paura, ho cercato di rispondere con molto rispetto, dicendo sempre la verità. Uno di loro, in particolare, ha cercato per ore di indottrinarmi sulla loro ideologia, voleva convincermi a sposare la loro causa. Quando mi ha chiesto cosa ne pensassi, non ho voluto commentare. Il giorno seguente, al ripetersi del suo discorso, ho obiettato che occorre prima cambiare se stessi se vogliamo trasformare le strutture di potere che ci sembrano ingiuste. A cambiarci è l’amore che ognuno ha per l’altro”, ho cercato di spiegargli. Forse le mie parole lo hanno toccato, forse gli hanno ricordato principi in cui aveva creduto. Fatto sta che dopo questo interrogatorio mi ha lasciato andare. Da quel giorno ho sempre continuato a pregare per quell’uomo e i suoi compagni. Recentemente, con mia sorpresa, l’ho riconosciuto in televisione, mentre davano la notizia di un terrorista che aveva consegnato le armi ai militari, lasciando il suo gruppo». Nelda, Filippine. Tratto da “Una buona notizia”, Ed. Città Nuova, Roma, pp. 56/57 Il volume si presenta come un contributo propositivo alla Nuova Evangelizzazione, in vista del Sinodo di ottobre. Contiene 94 brevi storie provenienti da tutto il mondo. (altro…)