6 Lug 2008 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Ho 15 anni e sono di Ischia, un’isola del sud d’Italia. Qualche anno fa, una frana ha distrutto la casa della mia compagna di banco. Lei è finita sotto le macerie col papà e le sue sorelle. Per me è stato un dolore enorme e inspiegabile! Quello stesso giorno è avvenuta la strage di Nassiriya in Iraq dove, per un attentato, sono morte 19 persone in missione di pace. Queste tragedie hanno fatto crescere in me il desiderio di fare qualcosa per cambiare questo mondo. Così, quando la mia scuola ha aderito al progetto del Comune di istituire il Consiglio comunale dei ragazzi, l’ho colto al volo con la voglia di trasmettere, attraverso il dialogo, la vita nuova che nasce dal Vangelo. La Regola d’oro: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, ad esempio, mi ha suggerito di non mettere i bastoni fra le ruote ad un mio compagno che come me voleva candidarsi a sindaco. Così, mi sono candidata come consigliere e l’ho aiutato a formare la lista e a preparare il programma, non prima però di aver ascoltato le idee di ciascuno sui problemi dell’isola. Durante la campagna elettorale per presentarci alla tv locale, oltre a superare il timore di parlare in pubblico, ho incoraggiato anche gli altri candidati e alla fine sono stata tra i più votati, anche dalle altre scuole. Importante è stato il primo consiglio comunale nella sala consiliare, con la presenza di alcuni membri del consiglio degli adulti. Siccome non era facile, né scontato, ancor di più ho scoperto l’importanza dell’ascoltarsi, del rispetto, del modo in cui esprimere le proprie idee, senza offendere gli altri. L’esperienza è appena cominciata e in me cresce la voglia di lavorare nel mio piccolo per una politica che non sia scontro, ma dialogo per costruire insieme il bene di tutti. (testimonianza raccontata durante il live-event Run4unity 2008)
27 Giu 2008 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Avevo 6 anni quando mia madre è andata via di casa. Siamo 4 fratelli e con mio padre la vita è diventata sempre più difficile: tornava a casa ogni giorno ubriaco e ci picchiava spesso, senza motivo. Era una vita insopportabile. Un giorno il mio fratello più grande decide di andare alla Polizia per denunciarlo. Il papà va in carcere e noi veniamo messi in un orfanotrofio. In quell’ambiente non trovo pace: difficoltà da ogni parte. Una notte, siamo scappati di nascosto e per qualche tempo abbiamo trovato rifugio da alcuni parenti. Quando l’assistente sociale mi affida ad una nuova famiglia, insieme ad altri due miei fratelli, ero spaventato ancora una volta… E invece, nell’amore di quella nuova famiglia, ho scoperto il volto vero di Dio: Dio Amore. Non l’avevo mai sperimentato. Ora mi rendo conto che questi nuovi genitori ci hanno amato “dando la vita” per noi, dal primo giorno e per sempre. Accanto a loro scoprivo che l’amore sanava piano piano tutte le ferite del mio passato. Ma dove mettere i miei passi? Cosa significava, per me, amare? Un giorno ho ricevuto un invito e ho partecipato ad un grande meeting a Roma. Un’esperienza straordinaria: ho intuito che la mia sete di un ideale grande, un ideale vero per cui vivere, trovava una risposta. Dopo qualche tempo mi attendeva il servizio militare, che in Grecia è obbligatorio. Ero preoccupato, mi sarei trovato di nuovo in un ambiente povero di quei valori che stavo scoprendo. Facendo la valigia, ho preso con me anche un libro di Chiara Lubich che qualcuno mi aveva dato e, nelle lunghe ore di guardia, quando era possibile, lo tiravo fuori dalla tasca e lo leggevo… La luce del Vangelo che Chiara mi spiegava era così forte da sostenermi anche in quei mesi. Anch’io voglio amare in questo modo, senza limiti; voglio imparare meglio l’arte di amare e poi portarla nel mio Paese, in Grecia. Davvero posso dire che “tutto vince l’amore”. (L. K. – Grecia)
3 Giu 2008 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
Si è concluso il 29 maggio il terzo Simposio Indù Cristiano organizzato dal Movimento dei Focolari con la partecipazione di 13 accademici indiani provenienti da diverse istituzioni (Bharatya Vidhya Bhavan, Mumbai Vidhyapeeth e Somaiya Sanskriti Peetham di Mumbai e Jawaharlal Nehru University di New Delhi) e studiosi del Movimento dei Focolari di diverse nazionalità e discipline. Durante i lavori del Simposio – dal titolo “Dio, Uomo e Natura nella prospettiva cristiana e in quella indù” – svoltosi presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo – si sono approfonditi testi sacri di entrambe le religioni ed esperienze di santi e di correnti di spiritualità con ampi e profondi riferimenti alla spiritualità di comunione ispirata da Chiara Lubich, che gli accademici indiani hanno ricordato con profonda commozione e con una visita sulla tomba, caratterizzata da momenti di intensa preghiera. Assai significativo l’incontro con Benedetto XVI che gli accademici hanno voluto salutare con la loro presenza all’udienza generale per poter “ricevere la sua benedizione nel loro impegno di dialogo”. Molto arricchente anche la presenza del Rav. Joseph Levi di Firenze che ha guidato i presenti ad approfondire il tema all’interno della Bibbia ebraica. “L’esperienza di questo simposio – ha sintetizzato il Prof. Suresh Uppadhyaya alla conclusione dei lavori – è stata una conferma che il nostro dialogo va avanti e che sta aprendo strade per la fratellanza universale.” Il Simposio ha concluso un’intera settimana ricca di avvenimenti. La delegazione indiana ha infatti visitato Trento, città natale di Chiara Lubich, dove è stata accolta dal Movimento dei Focolari, dal Sindaco Pacher e da altre personalità nel Salone di Rappresentanza del Palazzo Geremia. In tale occasione si è svolto un dibattito molto vivace sul tema: Da Trento al mondo e dal mondo a Trento: sentieri di fratellanza universale. “È stata l’esperienza di risalire verso Gangotri, la fonte del fiume Gange, sacro a noi indù” ha commentato la prof.ssa Lalita Namjoshi. Un commento molto significativo che ricorda il “Chi beve l’acqua pensa alla sorgente” spesso citato da Chiara Lubich. Il Prof. Uppadhyaya è intervenuto alla presentazione del libro di Chiara Lubich Erano i tempi di guerra, svoltasi a Firenze venerdì 23 maggio, mentre la delegazione ha trascorso due giorni nella cittadella internazionale di Loppiano. (altro…)
26 Mag 2008 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Sono di Hong Kong, una città internazionale che viene chiamata “Shopping Paradise”, perché c’è una pressione molto forte dei mass media che spingono a comprare e avere più cose possibili. Vivendo in questa cultura consumistica tanti giovani pensano che essere liberi vuol dire fare qualsiasi cosa ci viene in mente, avere tutto quello che vogliamo, sempre di più: cose, vestiti, denaro, tempo per noi. Così, per esempio, usiamo il nostro tempo per guadagnare sempre più soldi, per fare shopping e divertirci. Ma io ho capito che questa non è la vera libertà, la vera felicità. Questo tipo di felicità è soltanto un’illusione, perché denaro e cose materiali diventano come la nostra prigione. Il centro della mia vita non può essere solo il mio io, ma posso amare, posso aprirmi agli altri. Allora sento che nasce in me una libertà più grande e vera: gli stretti confini della mia vita si aprono su un orizzonte molte più grande. L’anno scorso, durante le vacanze estive, sono andata con altri Giovani per un mondo unito in un villaggio della Cina continentale per incontrare i bambini che vivono lì, per insegnare l’inglese e giocare con loro. Lì abbiamo vissuto senza tutte quelle cose che ad Hong Kong consideriamo normali: condizionatore, frigo, lavatrice, TV, computer. All’inizio, la mancanza di queste cose ci sembrava limitare la nostra libertà, ma poi l’esperienza con questi bambini è stata così preziosa da poter dire che sono stati loro a farci scuola. Erano felici perché avevano una grande capacità di amare, una grande serenità e apertura agli altri. La loro libertà era profonda, non dipendeva dal denaro e da tante altre cose materiali, ma dalla gioia di conoscersi, di imparare gli uni dagli altri, di fare sport insieme, di inventare cose nuove. Mi ricordo, per esempio, i giochi, i racconti che occupavano le nostre serate, invece di restare seduti immobili davanti alla TV o al computer, come facevo anch’io prima. Conoscere da vicino la vita di queste famiglie mi ha fatto scoprire che il mondo è molto diverso: qualcuno ha di più degli altri e tutti siamo responsabili di questa situazione. Il tempo della mia vita deve servire per fare un mondo unito. Questa esperienza è stata davvero importante. Penso che non la dimenticherò più. (I. C. – Hong Kong) Durante l’ultimo anno dell’Università – ho studiato ingegneria civile in Polonia – con una mia collega abbiamo iniziato a lavorare in una azienda. Quando sono entrata nell’ufficio dove avrei dovuto lavorare, ho subito notato appesa alla parete una foto che andava contro la dignità della donna. La mia collega mi consigliava di non dire nulla, che era già difficile trovare un lavoro e che era meglio non rischiare di perderlo. Io però non potevo rimanere indifferente, significava approvare la mancanza di rispetto verso le donne, e io volevo essere fedele ai miei ideali di vita. Ma cosa avrebbero pensato gli altri colleghi dell’ufficio? La mattina dopo mi sono fatta coraggio e per prima cosa ho tolto dalla parete quella foto. I colleghi non solo non mi hanno disapprovata, ma anzi da quel giorno il nostro rapporto è diventato sempre più profondo e io ho imparato l’importanza di essere protagonista nell’ambiente in cui vivo, senza giudicare nessuno, ma anche senza rimanere indifferente a ciò che succede. (M. T. – Polonia) (tratto dal “Forum sulla libertà” – Loppiano, 1° maggio 2008)
22 Mag 2008 | Focolari nel Mondo
L’Associazione “Levántate y Anda” e l’AMU, ONG del Movimento dei Focolari, hanno lavorato insieme in un progetto di cooperazione ad Igbariam in Nigeria, per contribuire all’installazione del rifornimento elettrico sotterraneo. La popolazione del villaggio di Igbariam (40 Km da Onitsha) è composta da circa 8.500 abitanti di etnia Igbo, nella stragrande maggioranza dedita all’agricoltura di sussistenza. Il villaggio è sprovvisto delle più elementari infrastrutture quali elettricità, telefono, acqua potabile ed è collegato ad una strada statale da una pista di 9 km che durante la stagione delle piogge è praticabile solo da mezzi fuoristrada. Esiste un solo dispensario senza personale specializzato e manca quasi sempre delle più elementari medicine. Per migliorare stabilmente le condizioni di vita della popolazione rurale ed offrire una qualità di vita degna e sostenibile, si è pensato di rendere più efficiente l’utilizzo dell’energia elettrica anche nell’ottica di migliorare la produzione presso i vari laboratori. Per finanziare il progetto di solidarietà per Igbariam, e in memoria di Miguel Angel, focolarino di Madrid, vissuto 10 anni in Nigeria, dove è morto in un incidente, il presidente dell’ Associazione, appassionato di fotografia, ha scattato foto del giardino botanico di Madrid, organizzando poi con la moglie la mostra “Le quattro stagioni nel giardino botanico reale di Madrid”. Con le foto è stato realizzato un ‘calendario di solidarietà’ che ha avuto presto una rapida diffusione in tutta la Spagna, coinvolgendo anche altre associazioni e gruppi. Finora (maggio 2008) sono stai raccolti € 10.000, e l’azione è ancora in corso (€15.800 è il costo totale del progetto). Così racconta Jesus: “Tanti mesi di lavoro, tanti fatti significativi, nuove persone entrate nei nostri cuori e la gioia di sapere che è stato costruito qualcosa, anche piccola, per cambiare il mondo. A dispetto degli indifferenti e di quelli che pensano che niente possa cambiare, abbiamo visto che tutto cambia nel nostro ambiente se noi cambiamo, ed insieme possiamo far sì che un mondo migliore sia possibile”. Per informazioni scrivere a: alevantateyanda@yahoo.es
21 Mag 2008 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il sistema penitenziario brasiliano oggi desta curiosità e insieme suscita tristezza e ribellione. Ho iniziato a lavorare nelle prigioni come agente penitenziario, dopo un concorso pubblico. Nei primi mesi ho visto situazioni scioccanti, come un detenuto accoltellato e agonizzante, cose che ancora oggi succedono nelle prigioni. Dopo un po’ di tempo, sono andato a lavorare nel settore amministrativo. Fra i funzionari la maggioranza si limitava a lamentarsi, solo qualcuno collaborava per un’opera di reintegrazione sociale dentro il carcere. Mi sono rivolto a questi e abbiamo cominciato ad agire insieme. Alcuni dei miglioramenti che introducevo – che non rientravano nella quotidianità del carcere – venivano criticati, varie volte sono stato deriso. Questa è stata la prima barriera che ho superato. D’altro canto, ho sempre avuto la fortuna di trovare persone che credevano nel mio lavoro, e a loro sono molto grato. Anche se ora sono nel campo direttivo, l’esperienza che ho fatto insieme ai funzionari di base rimane molto importante per la mia formazione professionale. Ho ricevuto l’incarico di supervisore tecnico e direttore temporaneo del penitenziario di Sorocaba, vicino a San Paolo (con circa 1.300 detenuti). Lì, la maggior parte dei detenuti da rieducare dimostra interesse ad essere reintegrati e facilita il nostro lavoro rieducativo. Lungo la mia vita, ho raccolto valori importantissimi e mi sono accorto che il bene ci procura una qualità di vita imparagonabile, l’ho praticato, esercitato e vissuto, riconoscendo che tutti gli uomini sono uguali. Non ho una specifica religione, ma tutto quello che ha a che fare con il positivo e il bene, mi ha sempre attratto. Credere nell’essere umano, nella fraternità, mi ha aiutato molto in questo lavoro, come mi hanno aiutato le persone che ho incontrato. Una di esse è Claudiano, responsabile del settore di educazione del penitenziario; è sempre pronto ad aiutare, vuole rinnovare le strutture e riesce a coinvolgere profondamente i carcerati affinché acquistino nuovi valori, come il rispetto per l’altro. E’ stato lui ad organizzare al penitenziario la venuta del “Gen Rosso”, un complesso musicale del Movimento dei focolari che ho così conosciuto, ritrovando ideali comuni. Alcuni flash: ho cominciato a portare il mio skateboard al lavoro in modo che i carcerati potessero usarlo nel cortile, al sole. Un’altra volta mi sono recato per una conferenza in un penitenziario per adolescenti portando con me L., che ha raccontato la sua scelta di lasciare la criminalità e cambiare vita. Io ho raccontato la mia esperienza, di come ho scelto il bene e ho potuto far loro vedere i benefici che questo comporta. In quei ragazzi è nata l’idea che è possibile iniziare una altra vita, liberandosi dal crimine e dal male. Questa conferenza d’ora in poi farà parte di un progetto, in gemellaggio con il Ministero dell’Istruzione, per le scuole pubbliche, con la finalità di far vedere agli adolescenti come è vantaggioso evitare il male che la vita di strada presenta. Di recente abbiamo incominciato un’esperienza sociale che prevede che i carcerati aiutino diversi tipi di emarginati: bambini abbandonati, persone diversamente abili, malati, anziani, ecc… Nel penitenziario di Sorocaba continuiamo a lavorare per questi progetti, e proponiamo una nuova visione del carcere che mira a migliorare l’ambiente ed i rapporti. La mia vita si é trasformata, dal punto di vista umano e sociale.