21 Mag 2008 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Da 15 anni sono dipendente comunale presso il comune di Vargem Grande Paulista, vicino a S. Paolo. Dal 2002 al 2004 sono stata direttrice tecnica e assessore municipale della Sanità. In quel periodo ho potuto conoscere meglio il Movimento dei Focolari e lavorare insieme in un programma per la salute della famiglia; abbiamo così costruito un centro sanitario in un quartiere chiamato Jardim Margarida, vicino al Centro Mariapoli nella Cittadella del Movimento dei focolari. Abbiamo un obiettivo comune: lavorare per tutta la comunità senza discriminazioni. Considero la salute un diritto di ogni cittadino e un dovere dello Stato, perciò non ho mai voluto uno studio privato. Oggi lavoro come medico di famiglia, seguo 938 famiglie per un totale di 3.502 persone: 2.130 adulti, 1.372 tra bambini e adolescenti. Il nostro lavoro ha come obiettivo quello di promuovere azioni concrete che cambino il tenore di vita molto basso a causa delle differenze sociali, dello scarso livello culturale, del basso potere di acquisto, della violenza domestica, dell’abuso di alcool e droghe come cocaina e crack. Convivo con due realtà distinte nella zona dove lavoro: la classe povera e la classe benestante, però la maggior parte dei miei pazienti sono della prima fascia. In questi due anni di lavoro con la comunità, alcuni indici sono migliorati: è diminuita la mortalità infantile, quella materna, e quella precoce dovuta a ischemia cerebrale. In sala di attesa si siedono insieme il proprietario di una tenuta e il suo custode. Questo atteggiamento diverso secondo me è la via migliore per costruire il dialogo e la pace. Da 25 anni mi adopero in questa professione che ho scelto perché credevo l’unica che mi permette di avvicinarmi a tutti gli esseri umani senza distinzione. A questa mia scelta ha contribuito l’influenza di due medici vissuti in periodi diversi: Albert Schweitzer, alsaziano, teologo protestante, che è diventato medico a 30 anni e nel 1913 è andato in Africa dove ha costruito un ospedale e Ernesto Guevara, il “Che”, argentino, che dopo aver conosciuto la realtà latino-americana, è diventato un rivoluzionario. Erano entrambi idealisti. Praticando la mia professione ho imparato che ogni giorno è una pagina bianca e che dobbiamo essere preparati a viverla con entusiasmo e amore…che abbiamo tutti dei limiti, che non siamo migliori di altri e un giorno moriremo tutti, giovani o vecchi. Ho imparato ad essere premurosa con quelli che vivono accanto a me, ad essere cauta nel criticarli e a vederli inseriti nel loro contesto. Cerco di non rattristarmi quando non vengo capita e di non pretendere da nessuno di essere ricambiata. Ho imparato che è dando che si riceve… Ho ricevuto e ricevo tanta gioia, tante vere soddisfazioni: niente di materiale, ma qualcosa che non ha prezzo e che mi aiuta ad essere una persona felice, allegra, fiduciosa e amante della pace. Sono non credente. (di Maria Virginia Rubin de Celis)
9 Apr 2008 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Il modulo per la domanda di insegnamento che ho davanti mi dice che la vita da studente si è ormai conclusa. La casella in cui indicare la provincia prescelta mi incalza. Meglio restare in questa mia città del Sud, o andare altrove? Mi è richiesta una scelta di vita. Molti miei colleghi scelgono il Nord, per avere maggiori possibilità di lavoro e per allontanarsi da quella realtà che spesso la cronaca nera porta alla ribalta: illegalità, devianza, criminalità. Eppure, tanto mi lega alla mia città! Non solo famiglia, affetti, amici, interessi, ma anche la speranza di poter fare qualcosa, andando controcorrente, nonostante i miei limiti. Mi torna in mente l’esortazione di Chiara ai giovani: “morire per la propria gente…”. L’idea di restare, rischiando di imbattermi in minori occasioni di lavoro ed in ‘scuole difficili’, cresce in me, con un po’ di incoscienza. Ne parlo a casa, con la mia fidanzata, con i colleghi. E’ sera, e domani il modulo va spedito. La scelta è fatta: rimango. In periferia e nelle zone disagiate c’è più possibilità di lavoro, non essendo posti ambiti. Penso: “Che posso farci io in questo quartiere, zona di lotte di camorra, dove si spara e si uccide? Posso amare! Che Dio mi aiuti”. E così indico alcune scuole ‘di frontiera’, accanto a scuole ‘d’élite’. Dio mi farà capire dove mi vuole. Dopo qualche mese vengo nominato con incarico annuale. Incredibile, entro nel mondo della scuola dalla porta principale, col contratto migliore! Il giorno che mi presento a scuola le lezioni sono sospese per atti vandalici perpetrati la notte prima. Capisco subito che Dio mi ha preso in parola: il momento della prova è arrivato. Il contesto è particolare, il disagio sociale si fa sentire. Le giornate si susseguono tra momenti di sconforto in cui tutto sembra non funzionare ed altri in cui gli occhi dei ragazzi si illuminano, mi cercano, perché vogliono emergere e prepararsi un futuro migliore; mi aggrappo a questa speranza, ed il mio patire trova un senso. Non so se ‘resisterò’, perché a volte è proprio dura fronteggiare i bulli, ottenere rispetto, parlare di matematica in questi contesti. Ma so che, attimo dopo attimo, posso cercare di far entrare Dio nelle aule; portarlo nei rimproveri, nei voti, nei colloqui, nelle dispute, nelle spiegazioni, nei silenzi, nelle annotazioni sul registro. Se Lui mi ha voluto qui, c’è un perché. (P.D. – Italia) (altro…)
2 Apr 2008 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
Poche ore prime della “partenza” aveva meditato su una pagina di Chiara, che aveva modellato la sua vita: “Ho una sola madre sulla terra, Maria Desolata… nel suo stabat, il mio stare, nel suo stabat, il mio andare…”. A chi gliel’ha letta, la sua piena adesione e gratitudine: “Sì, era proprio quello che volevo”. Natalia Dallapiccola era nata in un paesino sui monti trentini, Fornace, il 27 giugno 1924. Incontra Chiara a Trento, dove vive con la famiglia, nel giugno 1943. Sta attraversando una crisi profonda in seguito alla morte del padre e all’infuriare della guerra. Deve interrompere gli studi e lavorare per aiutare la famiglia. “Pian piano la musica, la natura, le amicizie perdevano il loro valore. Mi sono trovata in un buio profondo, sino a credere che l’amore in terra non esistesse”. Chiara la colpisce per l’armonia esteriore e interiore e per le sue parole con cui comunica la sua grande scoperta, “Dio è amore”: “…Ma se l’amore è la cosa più che bella che esiste sulla terra, che cosa sarà Dio che l’ha creato?”. Dirà lei stessa: “Mi sentivo portare su, su, in Dio. Vedevo tutta la vita passata con le sue circostanze gioiose e dolorose, come legate dal filo d’oro del suo amore; e nell’anima la certezza che Dio mi amava immensamente. Questo immenso e personale amore di Dio aveva capovolto la mia vita”. Natalia è con Chiara nel primo focolare di Trento, in piazza Cappuccini. Poi la segue a Roma. Nell’Est europeo – Avrà un ruolo determinante, nel 1959, nella fondazione del focolare di Berlino Ovest. Sarà parte del primo gruppo che varca il muro, nel 1962, insieme a focolarine e focolarini medici chiamati dal vescovo di Lipsia a prestare la loro opera nell’ospedale cattolico della città, carente di personale sanitario per le fughe in occidente. Il suo segreto era la fedeltà alla scelta di rivivere Maria Desolata, nel suo “stabat” ai piedi della croce nel momento in cui Gesù lancia al Padre il grido di abbandono. Riconosceva ed amava il suo volto che si presentava ad ogni passo. Natalia era di sostegno a chi condivideva con lei l’impegno a costruire l’unità in ogni ambiente. Un fatto che sconcertava e si rivelava “contagioso”. Ha sorpreso trovarlo documentato nei rapporti della Stasi, la polizia segreta tedesca: si parla del “programma del Movimento ‘Fucolar’ di creare “una forte unità religiosa nonostante le opinioni nazionali diverse”. Era una corrente d’amore che passava da persona a persona. Dialogo interreligioso – Dal 1976 è al Centro del Movimento. Ha la salute seriamente compromessa. Nel 1977 non può seguire Chiara a Londra, dove è invitata a ricevere il premio Templeton per il progresso della religione. Per il sorprendente interesse mostrato al racconto dell’esperienza spirituale della fondatrice dei Focolari da parte dei rappresentanti delle varie religioni presenti nella Guildhall, quell’evento segnerà il momento fondante del dialogo interreligioso che si aprirà nel Movimento. Da Londra Chiara le telefona, affidando a lei questa nuova pagina con una consegna: “Amali!”. E’ ciò che ha fatto in tutte le occasioni, come alle assemblee generali della Conferenza mondiale delle Religioni per la Pace (WCRP), in cui rappresentava Chiara. Sono rapporti profondi che costruisce con vari leader del mondo ebraico, musulmano, induista, buddista ecc. Natalia prepara così gli sviluppi che nasceranno dal loro incontro con Chiara. Formazione spirituale – Sin dall’inizio per la particolare profondità con cui vive la spiritualità dell’unità, svolge un compito importante per la formazione spirituale dei membri del Movimento. Chiara aveva soprannominato Natalia, “Anzolon” (in dialetto trentino significa “angelo”), per l’amore sempre vivo in lei verso tutti, vissuto con la radicalità degli inizi.
1 Apr 2008 | Cultura, Focolari nel Mondo
L’orizzonte su uno sport credibile e bello, lontano dalle minacce portate da violenza, razzismo, doping, commercializzazione esasperata, si è aperto con il il congresso 2008 di Sportmeet dal titolo: Sport In – Credibile – Metti in moto la fraternità, svoltosi a Castel Gandolfo – Roma dal 28 al 30 marzo. La sfida della fraternità nello sport e attraverso lo sport è stata da 420 sportivi da 38 nazioni dei 5 continenti che hanno preso parte all’evento, con significative testimonianze di vita, relazioni di esperti internazionali, tavole rotonde, workshop, momenti sportivi e di gioco. Fra le numerose testimonianze di sportivi di ogni livello quelle di Josefa Idem, pluricampionessa olimpica di canoa, di Ippolito Sanfratello oro a Torino 2006 nel pattinaggio velocità, della maglia rosa al Giro 2007 Marco Pinotti, dell’alpinista degli 8.000 metri Karl Unterkircher, del pluricampione mondiale di orienteering Nicolò Corradini, della maratoneta ungherese Petra Teveli, terza all’ultima Maratona di Milano. Accanto ad essi i promotori di progetti sportivi a valenza sociale in paesi in via di sviluppo (Colombia, Brasile, Argentina, Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Libano, Pakistan, Filippine) e gli animatori di progetti di educazione alla pace antimafia ed anticamorra in Sicilia ed in Campania. Docenti e studenti di 17 atenei universitari di tutto il mondo, in rete con Sportmeet, hanno testimoniato l’impegno a elaborare e diffondere una cultura sportiva nuova, orientata alla fraternità. (altro…)
14 Feb 2008 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Lavoro come professore di inglese in una scuola del Cairo: gli studenti sono quasi nella maggioranza musulmani, di famiglie molto ricche. Ho iniziato ad insegnare quando si avvicinava il mese di Ramadan. Come prima attività nelle mie due nuove classi, ho proposto la realizzazione di una decorazione tipica di questo periodo. Gli altri insegnanti, nella maggioranza musulmani, sono rimasti colpiti, perché sapevano che ero cristiano; in classe si è creato da subito, con questo piccolo gesto, un bellissimo clima di amicizia tra tutti e, decorando insieme l’aula, si iniziava a capire che la regola più importante sarebbe stata l’imparare a volerci bene tra noi. Il miglior esame della classe – C’era in classe un bambino che soffriva di autismo: spesso assente col pensiero, aveva difficoltà di integrazione. Nonostante i suoi 10 anni, non riusciva a scrivere, e bisognava ripetergli molte volte ogni cosa. La madre, angosciata, non sapeva più cosa fare, giacché non trovava una scuola che si prendesse cura del suo caso. Ho cercato così di rimanere con lui durante l’intervallo, per giocare, parlare, incoraggiarlo a studiare di più a casa. Un giorno lui, normalmente molto serio e poco espressivo, entrando in aula mi abbraccia dicendo “vi voglio tanto bene Mister!”. Durante l’esame del primo semestre, l’ho visto prendere la matita con sicurezza e scrivere con sveltezza e correttamente le risposte ad ogni esercizio. E’ stato il miglior esame della classe! Studenti, genitori, colleghi: tutti coinvolti nella ‘gara’ – Ognuno degli allievi, sentendosi particolarmente amato, per corrispondere a questo amore si sforzava di imparare ogni lezione, facendo il meglio possibile i compiti a casa e portando lavoro supplementare di propria iniziativa. In classe, quando qualcuno finiva per primo gli esercizi, si offriva di aiutare quello più in difficoltà, creando una “gara” di amore tra tutti. Ho ricevuto molte lettere e telefonate dai genitori, che ringraziano di come mi sto prendendo cura dei figli e mi confidano anche i loro problemi personali. Spesso pure i professori vengono a trovarmi durante l’intervallo per chiedermi consigli sul mio metodo pedagogico, e si apre così, con ciascuno, un profondo dialogo. Alla fine dell’anno, una notizia sorprendente – La premiazione della scuola mi designa come il “professore dell’anno” per “lo spirito nuovo che ha dato nuova luce all’insegnamento” e che ora tanti dei professori sono interessati a conoscere e imitare. Un passo ulteriore: come regola delle due classi ho introdotto il “dado dell’amore”: ogni mattina si tira e un allievo per volta spiega (in inglese) come mettere in pratica la regola del giorno. All’esame settimanale poi gli studenti devono scrivere le loro esperienze su come hanno messo in pratica le varie regole del dado. Un giorno entro in classe e trovo 22 lettere sul mio tavolo: sono 22 bellissime esperienze che, di loro iniziativa, hanno voluto comunicarmi: amare per primo, amare tutti, amare il nemico… e questo durante le lezioni, durante l’intervallo, nel pullman per tornare a casa… Le ho portate subito al direttore della scuola. Alla fine di quella mattinata tutti i docenti sono convocati ad un raduno fuori programma: “Questa scuola ha bisogno di uno spirito nuovo – ci dice il direttore – e questo dado è la risposta adatta. Dal semestre prossimo, introdurremo la pedagogia del dado dell’amore in tutte le classi.” Ogni mattina i professori entrano con il dado sotto il braccio, presentando a tutti gli allievi l’«arte di amare». Il clima della scuola sta cambiando, non solo tra i ragazzi, ma anche tra i professori e nel rapporto tra la direzione e il corpo docente. (B. S. – Egitto) (altro…)
12 Feb 2008 | Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
31 medici, tra cui docenti in varie Università italiane, si ‘raccontano’, offrendo quasi un “distillato” di vita professionale e un’occasione di interrogarsi sul fine dell’agire medico e sulla relazionalità come elemento fondante della medicina. Gli autori, infatti, riportano un episodio significativo nella propria esperienza clinica a contatto con il paziente, in cui l’interrelazione è stata determinante per la formazione professionale, ed indicano proposte e sperimentazioni di strategie per équipe interdisciplinari al fine realizzare relazioni autentiche improntate alla fraternità. E’ questa la novità del volume “La relazione: l’essenza dell’arte medica”, a cura dell’Associazione Medicina Dialogo e Comunione, che verrà presentato a Roma, venerdì 15 febbraio, alle 17,30, nella Capitolare del Senato, presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva – Piazza della Minerva, 38. Come nasce l’idea – L’iniziativa ha avuto il via un anno fa, nel corso del Congresso internazionale “Comunicazione e relazionalità in medicina”. Dalle numerose relazioni e buone pratiche era emerso con evidenza che ogni domanda di cura racchiude non soltanto una semplice richiesta di aiuto tecnico in vista del recupero della salute, ma anche un’esigenza di relazione. Ignorare questa dimensione – lo avevano affermato molte voci – significherebbe ridurre la medicina ad applicazione di una tecnica, trasformando il rapporto tra medico e paziente in una prestazione di servizi, senza tener conto che esso è in primo luogo attenzione ad una persona”. Alla presentazione interverranno: Massimo Antonelli (Rianimazione e Terapia Intensiva, Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”, Roma); Roberto Bernabei, (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria); Gianni Bonadonna, (Fondazione Michelangelo, Istituto Nazionale Tumori, Milano); Flavia Caretta, (Associazione Medicina Dialogo Comunione); Paolo Magistrelli, (Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma); Paolo Paolucci, (Dipartimento Integrato Materno Infantile, Università di Modena); Massimo Petrini (Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria “Camillianum”, Roma).