3 Apr 2007 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Una sera del 2004 sono invitata alla presentazione d’un film sull’Associazione “Per un sorriso di bambino”, nata in Cambogia. Rimango sconvolta dalla testimonianza dei fondatori dell’Associazione, una coppia di pensionati francesi che ha salvato migliaia di bambini della capitale cambogiana. Hanno ridonato loro dignità e fiducia, creando una scuola pilota dove tutti si preparano ad un mestiere. Senza fortuna né sostegno, grazie solo alla fede, hanno realizzato un’azione umanitaria eccezionale. Mi tornano in mente le parole della Scrittura, quando Pietro dice al mendicante: “Non ho né oro, né argento ma quello che ho, te lo dono”. Ciò che ho è la mia professione, sono giornalista. Vengo a sapere che questa coppia vorrebbe scrivere un libro sulla loro storia ma non ha il tempo. Mi dico: sono in pensione e, malgrado i numerosi impegni, potrei provare. E poi, amare significa servire! Mi propongo, così, di aiutarli a scrivere il loro libro. Lavoro dunque sul fascicolo dell’associazione “Per un sorriso di bambino” in Francia e faccio conoscenza dei suoi responsabili. Poi m’imbarco per Phnom – Penh. Quando arrivo, questa coppia decide di abbandonare l’idea di “dettarmi” il loro libro per lasciarmi fare piuttosto un reportage. Torno in Francia. Annuncio ai miei che sarò indisponibile per un mese. Ho soltanto 5 settimane per scrivere, per rispettare i tempi della Casa Editrice: passo dalle otto alle dieci ore davanti al computer, quasi appiccicata allo schermo poiché ho rotto i miei occhiali in Cambogia. Malgrado queste condizioni di lavoro, durante il periodo di Natale, grazie anche alla comprensione di mio marito e dei miei figli, posso inviare il manoscritto in Cambogia il primo gennaio. Comincia un periodo di scambi quasi quotidiani di e-mail con i protagonisti del libro. Ho promesso che questo sarà il “loro” libro e che accettavo in anticipo tutte le loro osservazioni e modifiche. Certo, quando ciò avviene, non è sempre facile per me. Il libro esce, a oggi sono state vendute migliaia di copie e non ha finito, credo, di raggiungere e di toccare il pubblico francofono. L’associazione e i suoi fondatori sono ora molto più conosciuti e sono state raggiunte oltre 1000 sponsorizzazioni. Più di mille bambini sono stati salvati dalla miseria e dai maltrattamenti. I membri dell’associazione sono rimasti impressionati da questa mia esperienza. Ma, a dir la verità, io stessa mi sono trovata cambiata profondamente. (F. D. – Francia)
25 Mar 2007 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ero una ragazza frastornata da esperienze dolorose in famiglia e dalla mancanza di veri e stabili affetti, quando ho conosciuto delle persone che avevano una gioia che io credevo impossibile sperimentare nella vita e me ne hanno fatto dono. Attraverso di loro ho scoperto Dio e il Suo amore per me. Per me è stato come scorgere una luce nella notte, che con sicurezza mi indicava la strada, una strada d’amore, proprio quella che stavo cercando. Sono la più giovane di quattro fratelli e i nostri genitori hanno sempre avuto un rapporto difficile e conflittuale, segnato da liti e discussioni che spesso sfociavano nella violenza. Mio padre aveva, oltre alla nostra, anche un’altra famiglia: una donna e dei figli. Per questo, e per il suo atteggiamento aggressivo nei confronti di nostra madre, noi figli lo respingevamo come padre e, invece di amarlo, lo odiavamo sempre di più. Pian piano, i miei fratelli sono andati via di casa, chi per studiare, chi per sposarsi. Con i miei genitori sono rimasta solo io, la più piccola, fino al giorno in cui mio padre ha picchiato così forte la mia mamma che ho dovuto portarla in ospedale. Dopo, lei è andata a vivere con mia sorella e a casa siamo rimasti mio padre ed io. Il Vangelo mi sosteneva, ma dentro di me pensavo che mai e poi mai avrei potuto perdonare mio padre. Un giorno di questa difficile convivenza forzata, lui mi è corso dietro per picchiarmi ed io sono riuscita a sfuggirgli per un pelo. Sono rientrata in casa da una finestra, dopo che lui era uscito. È stato allora, in quei momenti di paura e di dolore, che ho deciso di vivere le parole di Gesù con radicalità. Era arrivata l’ora di vendicarmi di mio padre, ma la mia sarebbe stata una vendetta d’amore! Ho messo a posto tutta la casa, ho pulito, ho preparato il pranzo per lui e sono uscita per andare a lavorare. Al ritorno a casa, la sera, mio padre mi stava aspettando. Tremavo ma ero decisa ad amarlo qualunque fosse il suo comportamento. Mi ha chiesto di chiamare la mamma e mia sorella perché voleva parlare anche a loro. Ho fatto fatica a vincere le loro resistenze e a persuaderle a venire da noi, ma alla fine ci sono riuscita. Mio padre era scosso: ci ha chiesto di perdonarlo per il male che ci aveva fatto e ci ha promesso che mai più sarebbe tornato nell’altra famiglia. Però ci chiedeva il permesso di mantenere, con una quota mensile, i figli avuti fuori del matrimonio, che non avevano nessuna colpa degli errori commessi da lui. Anche se le nostre condizioni economiche non erano floride, noi siamo state subito d’accordo e, da allora, la situazione è veramente cambiata: la pace è tornata in famiglia. R. B. – (Brasile) (altro…)
22 Mar 2007 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
Un progetto di solidarietà – Nell’ambito della campagna umanitaria “Il cuore si scioglie”, lanciata dalla Unicoop, catena di supermercati italiani, è partito il progetto “Noi con gli altri”. Obiettivo: sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori toscane al tema della condivisione, coinvolgendoli in prima persona in esperienze di solidarietà in zone disagiate. Tra le varie aree di intervento è stato scelto anche il Camerun (Africa), dove a Fontem il Movimento dei Focolari è presente da oltre 40 anni. In collaborazione con i Focolari della Toscana e di Fontem, sono stati avviati anche alcuni interventi a favore della tribù dei Mundani.
In viaggio – Dal 14 al 24 febbraio, un gruppo di 20 persone coinvolte nel progetto si è recato a Fontem. Fra loro: Claudio Vanni, dirigente Unicoop, Massimo Toschi, assessore alla Regione Toscana, Piero Taiti, direttore sanitario dell’ospedale di Prato, e 7 studenti dell’Istituto Tecnico “Dagomari” di Prato, vicino Firenze, accompagnati da una insegnante. Strutture in continuo sviluppo – Ha suscitato grande interesse la visita al nuovo reparto per le malattie infettive dell’ospedale di Fontem, e al nuovo campo di pallavolo del College. Ma la meta dei giovani visitatori italiani era il villaggio di Besalì, nella regione dei Mundani, tribù di 8.000 persone. Avventuroso il viaggio per raggiungerlo: 58 km di pista in piena foresta, parecchi corsi d’acqua da attraversare su ponti di fortuna o a guado, dato che si era ancora nella stagione secca. Ma alla fine la fatica ed il disagio sono stati cancellati dalla calda accoglienza del Fon, il capo tribù, dei dignitari e di tutta la popolazione del villaggio in festa.
Perché proprio Besalì? Per rispondere ad una richiesta di aiuto per i tanti ragazzi che non hanno la possibilità di andare a scuola. La Unicoop ha accettato la proposta di inserire tra i suoi progetti umanitari anche la scuola di Besalì. I dirigenti di Unicoop si erano già mostrati in passato molto interessati all’esperienza di Fontem, offrendo volentieri la loro collaborazione per completare l’installazione del sistema elettrico nel nuovo reparto per le malattie infettive. Ora è stata avviata la costruzione della scuola elementare a Besalì, dove il Fon ed alcuni dignitari del villaggio hanno offerto il terreno. I lavori, portati avanti in mezzo a tante difficoltà logistiche, sono ormai nella fase conclusiva. (altro…)
21 Mar 2007 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Nel momento difficile che passa attualmente il mondo della scuola, l’Ufficio Scolastico Provinciale di Firenze, e l’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze promuovono la presentazione di Albertina Violi Zirondoli per mettere in evidenza questa educatrice di Carpi (Mo), che con il suo “metodo educativo” ha precorso i tempi e molte riforme proposte più tardi da pedagogisti europei ed americani. L’incontro, titolato “Il coraggio dell’educazione”, che si svolgerà a Firenze, mercoledì 18 aprile 2007, al Palagio di Parte Guelfa – Piazza della Parte Guelfa, verrà aperto da interventi del Dirigrnte dell’Ufficio scolastico Provinciale di Firenze, Dott.ssa Rosa De Pasquale, e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze, Prof.ssa Daniela Lastri. Seguiranno interventi del Prof. Michele De Beni dell’Università di Verona, della dott.ssa Irene Gualco, autrice di una tesi di laurea su Albertina e due testimonianze. L’incontro sarà intervallato da momenti musicali di cantautori che hanno conosciuto Albertina Violi Zirondoli e che per Lei hanno composto canzoni e poesie. Questa iniziativa è in collaborazione con l’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), il Centro Italiano Femminile (CIF) e “Edu – Educazione e unità” del Movimento dei Focolari, alla cui spiritualità si è ispirata la vita di Albertina. Albertina Violi Zirondoli (Carpi, 1° luglio 1901 – Roma, 18 luglio 1972), maestra elementare nelle scuole di Carpi e dintorni, è figura di laica e donna. Nel dopoguerra lavorò molto per i ragazzi e per l’emancipazione delle giovani donne che passavano da un lavoro agricolo a quello industriale, aiutandole ad ottenere la licenza elementare o un diploma, e procurando loro, oltre alla formazione, nuove opportunità di occupazione. Prima presidente locale del Centro Italiano Femminile, organizzò doposcuola per bambini e ragazze, scuole per maestre d’asilo e vigilatrici di colonie estive in montagna o al mare, corsi di economia domestica e di educazione sociale e politica. L’esperienza educativa di Albertina Violi Zirondoli è radicata nel Vangelo vissuto. Di lei è in corso il processo di beatificazione diocesano promosso dal vescovo di Fiesole, che si chiuderà il prossimo 8 maggio. (altro…)
18 Mar 2007 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
E’ l’ora della Cina – Europa e Cina si stanno avvicinando in un processo sempre più accelerato. Obiettivo del seminario aperto ai giornalisti è offrire un luogo d’incontro tra questi due universi. La categoria dell’interdipendenza, da cui muovono i lavori del seminario, vuole far conoscere soprattutto quegli aspetti che favoriscono l’incontro autentico tra popoli e culture e superare disinformazione, difficoltà di comunicazione, stereotipi banali e pre-comprensioni ingiustificate. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle “Giornate dell’interdipendenza – persone, popoli, stati per un mondo più unito”. L’edizione 2006 aveva affrontato il rapporto tra occidente e mondo islamico. Molte le questioni in dibattito: sviluppo degli ordinamenti legislativi, arte e tradizioni culturali, religioni, mass media, società civile, diritti umani, libertà di opinione, problema ecologico. Si confronteranno: studiosi e giornalisti europei che si interessano in modi diversi alla Cina, ed esponenti cinesi, protagonisti e testimoni della sua millenaria civiltà.
Fra gli interrogativi – In che modo la Cina attuale riesce a tenere assieme la sua plurimillenaria tradizione e lo sforzo immane d’innovazione? Esiste uno spazio nuovo per le religioni e la vita spirituale nella Cina che transita dal comunismo al liberalismo? Conosciamo le nostre chinatown? Esistono esperienze di integrazione riuscita in Italia? Una società civile in crescita – «I segnali che provengono dalla Grande Muraglia – scrive Michele Zanzucchi in un recente reportage su Città Nuova (n.4/2007) – sono evidenti, contradditori a volte, ma sempre stimolanti. Un miliardo e trecento milioni di persone, un paese unito dal 221 a.C., una nazione dall’incredibile potenza economica e sociale, con 55 etnie diverse. Proprio nel momento del massimo sviluppo economico, cresce la richiesta interna di democrazia e di rispetto dei diritti umani. E ciò avviene non attraverso la politica, ma grazie a quella società civile che cresce impetuosamente. Forse bisogna guardare a questo mondo con più attenzione per capire dove va la Cina». (altro…)
16 Mar 2007 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Chiara M. nel suo diario di alcuni anni fa annota: “Annaspo in questo buio doloroso, solitario e di lacrime d’anima, un urlo silenzioso che oltrepassa sconfinate galassie, rivolte lassù in un eco senza fine. Ma dove sei? Perché non parli? Che stai facendo mentre urlo il mio dolore, la mia impotenza, la mia solitudine? Stringi i denti, mi dicevo e credi, nonostante tutto. Credi al di là dell’incredibile, dell’impossibile, perdere tutto. Nulla, non deve restare nulla. Sentivo la mia anima piangere. Non mi è rimasto nulla, ma è un nulla riempito dal tutto, solo Dio”. Finiti gli studi, ho iniziato a lavorare nell’ospedale della mia città a Trento, nel nord Italia, come infermiera professionale. E mi piaceva tutto: viaggiare, suonare la chitarra, fotografare, leggere, studiare lingue, conoscere popoli e culture diverse, arrampicarmi in montagna, o contemplare il mare, cantare intorno a un fuoco di bivacco, oppure incantarmi davanti ai giochi di luce che fa il sole attraverso le foglie di un bosco. Poi avevo programmato di andare a Fontem, nel Camerun, la cittadella internazionale dei Focolari in quel Paese, per arricchirmi, perché avevo questo bagaglio culturale e umano appunto da ampliare. Solo che non avevo fatto i conti con l’imprevisto. A causa di un farmaco, ho avuto una reazione violenta, inspiegabile, tanto da dover essere ricoverata immediatamente nel mio stesso reparto. E da lì è iniziato un calvario fatto di esami, ricoveri, viaggi in varie città, ospedali diversi, cure o tentativi di cure di tutti i generi, speranze, attese, delusioni, impotenza, ma soprattutto tanto, tantissimo dolore che nemmeno la morfina non è mai riuscito a eliminare. La mia demolizione fisica è iniziata lentamente e continua costantemente in uno stillicidio quotidiano. Ricordo il momento in cui ho deposto per l’ultima volta la mia chitarra nel fodero. Piangevo perché intuivo che davvero era l’ultima. Le mani mi facevano troppo male e sapevo che ogni peggioramento era senza ritorno. Un’altra volta, poi, a causa di un gravissimo errore medico, ho rischiato di perdere una gamba. E lì davvero non ce l’avrei fatta da sola. La frase di una mia amica del Movimento mi ha aiutato davvero a non annegare in una disperazione totale. “Tu sai cos’è questo dolore. Lo portiamo insieme; ma se tu non ce la fai, non preoccuparti, lo portiamo noi per te”. E lì la realtà che io avevo sul mio corpo non è che cambiava, però io avvertivo dentro la forza dell’unità tra noi. Ci sono stati dei momenti in cui è stato tremendo dire di sì a Dio. Sì a perdere il lavoro che amavo moltissimo, sì a trovarmi definitivamente su questa carrozzina. Se ci pensi è da folli dirGli di sì, costantemente, tenacemente, continuamente. E’ da folli cadere nel vuoto, fidandosi unicamente di Lui, darGli carta bianca, lasciarLo agire. Eppure paradossalmente ogni caduta apparente nel vuoto, nel buio, diventa un tuffo nella luce; e il mio “socio” non finisce mai di sorprendermi. Un anno fa mi ha dato anche la possibilità di scrivere un libro dal titolo “Crudele dolcissimo amore” dove raccolgo questa esperienza. E ogni giorno ricevo e-mail, lettere di persone che si aprono, si confidano, e anche tornano a sperare, grazie a questo sì radicale che io dico a Lui, al mio socio. (C. M. – Italia) (altro…)