Movimento dei Focolari

«Ho ritrovato la libertà: ora posso lavorare secondo la mia coscienza»

Per me essere libera significa anche avere il coraggio di andare controcorrente. In Brasile lavoravo in una TV locale, come giornalista politica. All’interno di questa TV si cercava di avere una audience alta per poi ottenere sovvenzioni da grandi multinazionali o da persone facoltose. Nel periodo delle elezioni molti dei candidati politici pagavano, perché dessimo notizie favorevoli a loro e al loro partito. Così molte volte succedeva che la nostra équipe di giornalisti aveva già il materiale pronto ma non ci era permesso di mandarlo in onda, perché non era favorevole a questo o quel “politico amico”. Per questo motivo sentivo che era limitata non solo la mia personale libertà, ma anche quella del pubblico, che era costretto a ricevere notizie tendenziose e parziali, anche se magari non proprio false. Quando ho deciso di parlarne con il mio capo lui mi ha derisa, dicendomi che ero un’ingenua. Qualche tempo dopo, il capo ha lasciato quel posto di lavoro per andare in una televisione più seria e importante e proprio perché conosceva i miei principi, mi ha chiesto di andare a lavorare con lui. Lo stipendio sarebbe stato più basso, ma avrei potuto lavorare secondo la mia coscienza, così ho accettato. Alle successive elezioni politiche ho cercato di fare il mio lavoro bene, pensando sempre che potevo in qualche modo aiutare le persone che seguivano le nostre notizie a farsi un’opinione il più possibile veritiera, per poter decidere liberamente a chi dare il proprio voto. (A. B. – Brasile) (altro…)

Dalla ricerca della verità, uno sbocco imprevedibile…

Sono stato nominato difensore d’ufficio di A., arrestato per furto aggravato. Mentre faccio ingresso in tribunale, si avvicina a me il padre dell’arrestato, supplicandomi di fare in modo che il figlio resti in carcere perché «drogato, violento e ribelle verso la famiglia, rifiuta ogni forma di recupero dalla tossicodipendenza». Gli agenti penitenziari mi accompagnano dal detenuto che aveva trascorso la notte in carcere. Come prima cosa mi chiede di aiutarlo a non rimanere in quell’orribile posto. Studiando le carte del processo, noto che ci sono delle sfasature processuali che mi  consentirebbero di ottenere la scarcerazione dell’interessato. Ma mi assale il dubbio: cosa sarà meglio per questo povero ragazzo? Ha forse ragione il padre? Tuttavia il carcere non è poi così salutare per un tossicodipendente, che – per mia esperienza – è quasi sempre un essere sensibile e bisognoso d’affetto. Cerco di ascoltare dentro di me la voce dello “Spirito di verità”, per cercare una via d’uscita. All’udienza per il giudizio in direttissima, chiedo al magistrato di concedere un termine di 5 giorni per preparare la difesa. A. torna in carcere, ma – mentre viene portato via dalle guardie – mi lancia uno sguardo impaurito che ancora non dimentico. Gli dico: «Stai tranquillo, verrò a trovarti, dobbiamo parlare». La mia intenzione era quella di trovare una casa di recupero per tossicodipendenti. All’uscita dal Tribunale mi viene ancora incontro il papà di A., convinto che il figlio non avrebbe accettato di andare in questa casa: loro ci avevano provato più volte, inutilmente. Raccolgo il suo sfogo, in cui mi racconta il dramma della sua famiglia che si stava sgretolando a causa di questo figlio drogato. Passano i cinque giorni. In carcere A. riceve delle cure di metadone; migliora di giorno in giorno. Riusciamo nel frattempo a trovare la casa di cura, la migliore, che qualche mese prima lo aveva rifiutato. Poco prima del processo parlo al ragazzo: «Promettimi di andare in casa di cura, e di tornare a volerti bene; io farò in modo che tu venga rimesso in libertà. Sappi, in ogni caso, che i tuoi genitori ti vogliono un bene grande e che tuo padre di certo è qui fuori ad attendere la sentenza del giudice». Commosso, mi risponde: «Ok, ci sto!». A. viene rimesso in libertà. Il giudice aveva intuito tutto il lavorìo che c’era stato e mentre andava via, mi saluta con un sorriso. All’uscita un grande abbraccio tra il padre e il figlio. A. oggi vive in una casa di cura per tossicodipendenti e in famiglia è tornata la pace. Il padre in seguito mi ha detto: «Siamo entrambi padri di A.» (C. I. – Italia)

“La nostra amica prediletta”

Siamo due sorelle di 11 anni ed abitiamo in provincia di Roma. Con tutti i gen 3 e le gen 3 del mondo quest’anno siamo impegnati a colorare con l’amore i nostri paesi e città, specialmente dove ci sono persone sole, tristi o ragazzi senza amici. Vi raccontiamo l’esperienza che stiamo facendo. Da qualche mese abbiamo cominciato ad andare a trovare una bambina poco più piccola di noi. Ha una grave malformazione e non può camminare, non muove un braccio e non parla. Fa solo qualche versetto e pronuncia poche parole. Noi andiamo a casa sua e giochiamo con lei. All’inizio non sapevamo neanche come fare, non capivamo se era contenta e se riusciva a capire quello che le dicevamo. Poi ci siamo conosciute meglio ed abbiamo scoperto i giochi che le piacciono. Per esempio, le piace fingere di telefonare o fingere di bere il the con le tazze di plastica. Allora ci mettiamo vicino a lei, giochiamo come le piace e l’aiutiamo a ripetere i nostri nomi o alcune parole semplici. Un giorno abbiamo scoperto che le piace la musica ed allora ogni volta mettiamo su una delle cassette con le nostre canzoni e balliamo per lei. Anzi, facciamo ballare anche lei, prendiamo la carrozzina a la facciamo girare veloce. In quei momenti lei è davvero felice e ci fa dei sorrisi grandissimi. Le abbiamo anche portato dei regalini, come un braccialetto o dei biscotti fatti proprio da noi. Una volta quando siamo state a trovarla, l’abbiamo portata fuori a passeggiare ed a farle vedere i fiori. Lei si divertiva tantissimo ad annusarli. Quando è stato il momento di tornare a casa si è messa a piangere, perché ormai si è molto affezionata a noi! E’ diventata la nostra amica prediletta perché è quella più sola e che più soffre. La sua mamma un giorno ci ha detto che la figlia sente tanto il nostro amore e che ha fatto più progressi da quando andiamo noi a casa sua, di tutti quelli che fa con la fisioterapia. Questa cosa ci ha dato tantissima gioia. Quando abbiamo compiuto gli anni, abbiamo deciso di fare la nostra festa di compleanno non a casa nostra, ma in un’altra casa senza gradini per poter invitare anche lei. Poi il regalo lo abbiamo fatto noi a lei in un bel pacchetto, perché eravamo felici di poter far festa con lei presente! Non possiamo descrivere la sua gioia. Anche alcune nostre amiche, e compagne di scuola che non la conoscevano sono rimaste colpite da come ci capivamo, eravamo unite tra noi e dal vedere la sua gioia. Così non solo coloriamo la vita della nostra amica,  ma anche la nostra vita si colora di amore.

La Fazenda da Esperança : tutto inizia da un gesto semplice…

P. Hans Stapel vive un’infanzia difficile. La sua famiglia durante la guerra perde tutto. Cogli anni, vive una intensa ricerca di fede. Trova risposta nella spiritualità dei Focolari, sino ad arrivare a lasciare tutto per entrare nell’Ordine francescano. Ancor prima di essere ordinato sacerdote, viene inviato in Brasile e in seguito gli viene affidata una parrocchia a Guarantinguetà. E’ proprio qui che inizia la nuova divina avventura. “Una notte – racconta – qualcuno bussa alla porta. E’ una ragazza in attesa di un bimbo. Chiede da mangiare e un posto per dormire. Ma come può un prete accogliere nella sua casa, di notte, una ragazza  giovane e bella? San Francesco, al mio posto, che cosa farebbe?” Fa entrare la ragazza che si rifocilla e dorme sino a tarda mattinata. Qualche tempo dopo torna per ringraziarlo. “Mi confida che se non le avessi aperto la porta quella notte, il suo bambino non sarebbe mai nato”. E’ la testimonianza di questo stile di vita che tocca il cuore dei parrocchiani. Da quell’episodio nasce una casa per ragazze madri, sostenuta dalla comunità parrocchiale. Un giovane parrocchiano, Nelson Giovannelli, che faceva parte del Movimento Gen (Generazione Nuova del Movimento dei Focolari), è particolarmente colpito dall’insegnamento di P. Hans. Tutti i giorni, dopo il lavoro, Nelson va a Messa. Sulla strada per tornare a casa, incontra un gruppo di giovani che si drogano. Ispirato dalle parole di San Paolo “Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli”, Nelson prende il coraggio di avvicinarsi a quei giovani. E’ per mezzo di un semplice gesto – chiede che uno di loro gli insegni a fare braccialetti di artigianato – che Nelson viene introdotto nel gruppo, e messo alla prova nelle sue intenzioni. Un giorno un ragazzo gli chiede in prestito la bicicletta, che usava per andare a lavoro. Volevano venderla per avere in cambio un po’ di droga? Nelson decide di correre il rischio. Con sua grande sorpresa i giovani gli restituiscono la bicicletta perfino riparata e pulita. Ma questo era solo l’inizio. Durante una Messa, Nelson chiede a Dio qualcosa di più: che almeno uno di quei ragazzi cambi vita. Qualche tempo dopo, uno di quei giovani gli chiede aiuto per poter uscire dal mondo della droga. Nelson non ha nessuna esperienza nel recupero dei tossicodipendenti; può proporre come aiuto ciò che lui stesso sta vivendo: il Vangelo. Il giorno dopo si incontrano a Messa. Scelgono una parola di Dio da mettere in pratica. La sera dopo si comunicano com’è andata. Antonio a poco a poco è un’altra persona. Torna ad aver fiducia in se stesso, a ritrovare il gusto delle cose semplici, al punto da attirare altri amici della strada, che desiderano conoscere l’esperienza di Nelson e Antonio. Si cominciano ad intuire gli effetti anche terapeutici di un’esperienza di Vangelo vissuta nell’apertura all’altro. Qualche tempo dopo vanno ad abitare insieme, in un fattoria abbandonata ricevuta in dono. Mettono tutto in comune: lavoro, tempo, idee. Nasce così la prima “Fazenda da Esperança”, una comunità di giovani che desiderano uscire dal tunnel. “Noi non avevamo medici né medicine, non era facile procurarseli” – ricorda p. Hans, sempre presente con il suo accompagnamento spirituale. “Nello stesso tempo, dovendo andare incontro a chi non poteva attendere, ci siamo messi all’opera con l’unico mezzo a nostra disposizione: la spiritualità di comunione. Abbiamo cercato in primo luogo di risvegliare nei giovani il dinamismo dell’amore cristiano”. E a quest’avventura partecipano non solo i tossico-dipendenti, ma altri giovani della parrocchia, che sentono la spinta a mettersi a disposizione dei “piccoli”. La gioia derivante da questa esperienza funziona come “terapia” ed è il seme da cui fioriranno le prime consacrazioni a Dio in questo servizio alla Chiesa. Il primo è naturalmente Nelson: si era sempre lasciato guidare dallo Spirito Santo, e adesso sentiva di non poter abbandonare l’opera nata con lui per seguire progetti personali. L’idea di consacrarsi a Dio si fa strada dentro di lui. In una lettera a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, Nelson comunica questo suo desiderio. Chiara lo incoraggia in questo cammino, per continuare a vivere per Dio, in mezzo ai giovani emarginati. Dopo qualche anno, anche alcune ragazze – un’assistente sociale di 30 anni, e una giovane di 21 che decide di lasciare famiglia e fidanzato per dedicarsi ai “piccoli” – iniziano una comunità di recupero femminile. Nel 1992 anche Padre Hans può dedicarsi a tempo pieno alla Fazenda. I vescovi riconoscono sempre più in questa opera la mano di Dio, tanto da definirla “un santuario moderno di evangelizzazione”. Il card. Aloisio Lorscheider dirà: “Qui il Vangelo ha trovato casa, e con esso la speranza”. In continuo aumento il numero di giovani e famiglie che – attraverso il contatto con queste comunità – ritornano alla vita non solo liberi dalla droga, ma con fede rinnovata e viva. (altro…)

“Compagni di scuola a distanza” crescono

“Compagni di scuola a distanza” crescono

35 progetti in 29 Paesi del mondo: 1.847 borse di studio finanziate in 5 anni. Una rete di reciprocità attivata a livello planetario fra gli “School-mates”: i compagni di scuola a distanza, un progetto dei Ragazzi per l’Unità, del Movimento dei Focolari, che di anno in anno coinvolge sempre più scuole. 455 le borse di studio assegnate nel 2006. Cos’è il progetto Schoolmates – Con il progetto “Schoolmates” i Ragazzi per l’Unità promuovono una rete di rapporti tra le scuole: classi di diversi Paesi corrispondono per scambiarsi reciproche ricchezze e condividere culture, lingue, tradizioni ed iniziative già in atto per costruire un mondo unito. Attraverso un fondo di solidarietà si sostengono borse di studio in favore dei ragazzi dei Paesi più svantaggiati. L’impegno: la classe o il gruppo che vuole aderire a Schoolmates si impegna a vivere la Regola d’oro – Fai agli altri ciò che vorresti gli altri facciano a te. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te!”-,  a corrispondere con altre classi o gruppi e a sostenere borse di studio. Ogni classe potrà impegnarsi per una borsa di studio annuale, con solo 1 Euro al mese per ciascun ragazzo che vuole aderire. Si può contribuire con risparmi personali o coinvolgendo tutta la classe in attività varie, tutte da inventare. Una di queste, ormai un appuntamento attesto dei Ragazzi per l’Unità in Italia, sono le Fiere Primavera. Nel 2007 sono in corso 30 progetti in 26 Paesi. Guardiamone da vicino alcuni: Contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico in Albania – La mancanza di risorse finanziarie e di  un programma nazionale sono fra le cause del crollo del sistema scolastico albanese negli ultimi anni. Fra i problemi più seri: i bassi salari degli insegnanti, la mancanza di materiali didattici e di ambienti idonei. Il progetto mira a dare la possibilità a tanti ragazzi della classe più povera di frequentare la scuola dell’obbligo, e di poter intraprendere corsi professionali, per avere prospettive migliori per il futuro e contribuire, una volta adulti, alla vita del proprio Paese. Vai al progetto: http://www.school-mates.org/progetti/main_albania_ita.html Bandra, la “regina delle periferie” di Mumbai. Sostegno ai ragazzi più emarginati – A Mumbay, 20 milioni di abitanti, la continua urbanizzazione ha portato al formarsi di vastissimi slums dove masse di persone, richiamate in città dalla possibilità di ricevere un salario anche minimo, vivono in condizione di estrema indigenza. I ragazzi degli slums, prima di recarsi a scuola, lavorano per guadagnare qualcosa, perciò arrivano già stanchi in classe. Pur studiando seriamente e con impegno, rischiano spesso la bocciatura. Attualmente sono 16 le borse di studio assegnate per riuscire a finire gli studi e trovare in futuro un lavoro qualificato. Vai al progetto: http://www.school-mates.org/progetti/main_india_bandra_ita.html Fiere Primavera 2007: 22 quest’anno le edizioni della Fiera Primavera in Italia: Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, Calabria. Alcune si sono già svolte alle porte della primavera, le prossime in calendario sono: 15 aprile Valmontone (RM), Cagli (PU), Recanati (AN), Ascoli Piceno 21 aprile Viterbo 22 aprile Poggio Mirteto (RI), Grottaferrata (RM) 5 maggio Arcidosso (GR) 6 maggio Grosseto, Roma – Villa Pamphili (altro…)

Felice Pasqua di Resurrezione!

Felice Pasqua di Resurrezione!

All’ora nona Gesù lanciò un alto grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34) Dipinto di Annemarie Baumgarten Gesù abbandonato! Ci dai l’altissima, divina, eroica lezione di che cosa è l’amore. Perché avessimo la Luce, ti facesti “buio”. Perché Dio fosse in noi, lo provasti lontano da te. Perché possedessimo la sapienza, ti facesti “ignoranza”. Perché avessimo la vita, tu provasti la morte. Perché ci rivestissimo dell’innocenza, ti facesti “peccato”. Perché sperassimo, quasi provasti la disperazione… Perché fosse nostro il Cielo, ti sentisti abbandonato. Gesù abbandonato! Ci dai la certezza che, rivivendoti, ognuno di noi può dare dal proprio angolo di mondo quell’avvio indispensabile e decisivo alla svolta che l’umanità attende, irradiandovi la luce della resurrezione. Chiara Lubich (altro…)