4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Dalla presentazione: «Cresce la paura dell’Islam, e questa inchiesta la combatte raccontando storie di buona convivenza: oltre 150, ambientate nel nostro paese o vissute da italiani in giro per il mondo. Il libro è ispirato all’idea che la buona convivenza è frequente, ma il suo racconto è raro. La narrazione passa da eventi minimi, come un gesto o una parola occasionali di riconoscenza, a scelte di vita da parte di immigrati che hanno ricevuto aiuto e vogliono ricambiarlo. E’ frequente la scoperta di storie singolari: un tunisino che fa il sacrestano a Milano, un ingegnere di origine siriana sindaco di un paesino dell’Abruzzo, un imprenditore piemontese che ha sei dipendenti musulmani su trenta in azienda e li tratta come figli, giovani turchi e di altri paesi che studiano alla Gregoriana, una decina di immigrati islamici in contatto con il Movimento dei Focolari, famiglie osservanti che mandano i figli a scuola dalla suore o scelgono per loro l’insegnamento della religione cattolica. Vengono intervistati musulmani che lavorano alle ACLI, alla Caritas, al Centro Astalli e addirittura in Vaticano». L’inchiesta è stata condotta con la collaborazione di Ciro Fusco ed Emilio Vinciguerra e con il contributo del Servizio nazionale per il Progetto culturale della CEI. Islam – Storie italiane di buona convivenza, di Luigi Accattoli, Edizioni Dehoniane, Bologna 2004, pp. 222
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4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Livio non solo ha sei lavoratori musulmani, su un totale di trenta – nella sua azienda che croma e rama marmitte, componenti di auto e moto, telai di carrozzelle per disabili – ma è anche animatore di un “Gruppo degli amici di Marene (CN) e dintorni” ispirato alla «regola d’oro» del Vangelo: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” (Lc 6,31). Da quel gruppo, che comprende anche musulmani e non credenti, è nato, come per gemmazione, un altro gruppo completamente autonomo, composto tutto di senegalesi, che ha aderenti in Senegal e in Piemonte. I due gruppi collaborano e – dice Livio – «da cosa nasce cosa». Ascoltiamolo:
«La nostra avventura ha meno di dieci anni. Nel 1995 ho partecipato a un convegno focolarino a Loppiano, aperto ad amici di “convinzioni diverse”, dove ho ascoltato la proposta dell’arte cristiana di amare, come un ideale da proporre a tutti. Tornato a casa ho detto a mia moglie, che volevo fare un’esperienza diversa, che mai avevo tentato in vita: quella dell’amore disinteressato. E ora la stiamo facendo, con l’aiuto dei quattro figli. «Il gruppo nasce nel 1997. C’è un locale che abbiamo adattato a questo scopo e lì ci si vede tutte le settimane. Vengono persone di ogni età, colore e fede. Familiari, vicini, parenti, amici e dipendenti. Uno tira l’altro. Ci ritroviamo per ascoltarci, aiutarci e aiutare. «I musulmani sono arrivati così: il primo lo conoscemmo in una situazione di bisogno e decidemmo di assumerlo approfittando di una commessa più grossa del solito. Lo abbiamo aiutato anche a trovare alloggio, si è inserito bene nell’azienda e ci ha fatto conoscere altri suoi amici. Attraverso i senegalesi che lavorano da noi, abbiamo appreso che tanti immigrati africani di questa zona provenivano da una regione del Senegal. Uno di loro, con la moglie e i figli, è nostro amico, ed è stato lui a proporre il nostro ideale nel suo paese. Lui e i suoi amici dicono sempre che quando sono da noi si sentono in famiglia». Tratto da: Islam – Storie italiane di buona convivenza, di Luigi Accattoli, Edizioni Devoniane, Bologna 2004, pp. 222 (altro…)
3 Lug 2005 | Focolari nel Mondo
Da qualche anno sono in Turchia per lavoro. Ho molto tempo libero e mi sono dedicata a tradurre dall’italiano qualche libro di spiritualità. Ore e giorni trascorsi davanti al computer e sudare per tradurre in turco – che non ha radici cristiane – espressioni di un’altra cultura, di una spiritualità cristiana. In certi momenti mi chiedevo perché lo facevo; non saranno sforzi inutili? Ma ho affidato ogni difficoltà al Padre. Sì, quel lavoro aveva un unico senso: dare a lui il mio tempo e le mie forze.
Una vita capovolta Stavo per partire in vacanza, quando mi telefona il tipografo che aveva stampato quei libri: “Ho saputo che parte; dovrei parlale urgentemente”. L’indomani quando gli apro la porta quasi non lo riconosco. E’ dimagrito, sciupato, ha gli occhi rossi come se avesse pianto. Lo faccio accomodare offrendogli un caffè. Inizia subito: “Mi scusi se la disturbo, ma ho sentito che non potevo non dirle quello che mi è capitato. Lo sa che quel libro che mi ha dato da stampare mi ha capovolto la vita? L’ho letto e riletto. Mi ha dato una forza inimmaginabile. E ho ricominciato la mai vita da capo. Da un mese e mezzo mia moglie mi ha abbandonato. Dopo 26 anni mi sembra impossibile. Ma la nostra famiglia è stata distrutta dalle stregonerie, dal malocchio… a proposito, lei crede in queste cose?” Quella forza più forte di ogni difficoltà Alla mia risposta negativa e che credo in Dio Onnipotente e che Lui guida la nostra vita, mi dice: “L’ho capito leggendo quel libro; come vorrei che anche mia moglie lo leggesse. Sa che sono arrivato al punto di volermi suicidare? Già due volte ho tentato, ma non ci sono riuscito. Ero in cura da uno psichiatra. Ora non ci vado più e non prendo neanche le medicine. Ho capito che dentro di me ho una forza maggiore e posso superare ogni difficoltà. Questo punto centrale che ho trovato come un tesoro in questo libro,me lo tengo stretto”. Il mio amico tipografo faceva pian paino la scoperta di un Dio vivo, vicino, che soccorre chi è in difficoltà. Gli ho promesso che avrei pregato perché sua moglie tornasse a casa. Uscendo sembrava trasformato, ringiovanito, alleggerito. R.M. Turchia Tratto da Quando Dio interviene – Esperienze da tutto il mondo Città Nuova Editrice 2004 (altro…)
27 Giu 2005 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Con poesia sa parlare del dolore, con tocco leggero ti fa sorridere, pensare, riflettere, piangere. È un mistero come Chiara M. riesca ad arrivare così in profondità, a trasmetterci tutta quella serenità” – Cinzia TH Torrini, regista cinematografica. Il libro «Crudele dolcissimo amore»: diario di una lotta che rivela il mistero del dolore come dono Chiara M. ha lavorato per diversi anni come infermiera professionale. Aveva sogni e progetti. Una malattia spietata l’ha aggredita, ma senza vincere la sua voglia di vivere e gioire. Il libro «Crudele dolcissimo amore» è il diario lucido, antiretorico, a tratti ironico, di una lotta che rivela il mistero del dolore come dono. Le fragili dita, consumate dalla malattia, non le consentono nemmeno di scrivere la dedica autografa sul suo libro. Ma Chiara M. s’è inventata un timbro che riproduce la sua firma vicino ad una conchiglia ed una perla, «perché una lacrima, giorno dopo giorno, può trasformare il dolore in una perla». L’ha spiegato con la sua disarmante spontaneità ai quattrocento amici accorsi, giorni fa, a Trento, alla presentazione del suo libro-verità che porta i lettori a penetrare il mistero della vita, aprendolo con il grimaldello di un dolore vissuto sulla pelle – nella carne – e accettato col cuore. Diego Andreatta – Avvenire, 9 giugno 2005 Il coraggio di ogni giorno Quando si convive per anni con il dolore è inevitabile guardarsi dentro, ma anche – come confessa Chiara M. – «alzare lo sguardo verso l’alto». C’è una figura che in questo senso ha avuto una parte molto importante nella sua vita, quella di Chiara Lubich: «Mia madre era dirigente dell’Azione cattolica come mio padre e lì conobbe Chiara, che durante la guerra ebbe l’intuizione di iniziare un movimento, quello dei Focolari, che oggi è diffuso in 180 Paesi. Mia madre condivise questa nuova spiritualità e ce la trasmise. Durante l’adolescenza nacquero i primi interrogativi e le prime verifiche. Volevo essere sicura di quello che stavo facendo e non seguire semplicemente le “tradizioni” di famiglia. Non ci è voluto molto a capire che la spiritualità dell’unità era quella che sentivo più vicina al mio modo d’essere: un Vangelo vivo, vitale, che si concretizzasse nella realtà quotidiana, che non restasse un piccolo libro impolverato nel cassetto». Renata Maderna – Famiglia Cristiana N. 21 – 22 maggio 2005
10 Giu 2005 | Focolari nel Mondo
Cinque mesi sono passati dal devastante maremoto che ha colpito Tailandia, Indonesia, India e Sri Lanka. La generosità degli aderenti al Movimento nel mondo, anche dai paesi più poveri dell’Africa, ha reso possibile raggiungere oltre € 638.000. La raccolta fondi e il coordinamento delle iniziative è stato affidato all’AMU, la Ong dei Focolari.
Le iniziative in corso
Riguardano sia il riavvio delle attività produttive, in particolare la pesca, sia l’assistenza ai minori, tramite il sostegno a distanza (www.sodist.famiglienuove.org) che darà continuità alle azioni già avviate.
In India – Madras (Tamil Nadu), si collabora con due organizzazioni indù: Shanti Ashram e Sarvodaya Movement: stanziati € 100.000.
In Tailandia, € 50.000.
In Sri Lanka, dove si collabora con le Suore dell’Apostolic Carmel e gli Oblati di Maria Immacolata, sono stati inviati € 100.000.
In Indonesia, € 280.000. I fondi residui verranno destinati in base all’andamento dei progetti avviati e alle nuove necessità che stanno emergendo, come per esempio nell’isola di Nias (Indonesia) devastata dal terremoto.
Dal diario di viaggio in Indonesia
Alcuni giovani del Movimento, nell’aprile 2005, partono da Singapore per Banda Aceh dove ritornano, dopo un primo viaggio, per portare gli aiuti che si erano visti necessari e per avviare, insieme alla gente del posto, alcune attività produttive.
Alcuni stralci dal diario di viaggio:
«Siamo a Banda Aceh, dove ci fermeremo sino a luglio. Prima di raggiungere questa regione dell’Indonesia, visitiamo 4 campi profughi. Raggiungiamo il primo campo, visitato anche a febbraio, ma molti rifugiati sono già tornati nei loro villaggi; cerchiamo i pescatori che avevamo conosciuto e consegniamo le reti. Erano commossi, increduli, sorpresi che avevamo mantenuta la promessa fatta.
A Padang Kasab siamo ben accolti da tutti. Come sono felici di vedere le reti!
A Belang Lancang e poi a Lancang ciò che ci colpisce è il senso di fraternità che si respira: le persone capiscono che non possiamo dare tutto a loro perché dobbiamo aiutare anche altri rifugiati.
Spieghiamo sempre che non siamo ricchi, ma che siamo tanti in tutto il mondo. Raccontiamo come raccogliamo i soldi anche con sacrificio, perché ci sentiamo fratelli gli uni degli altri.
Colgono il motivo profondo per cui siamo lì insieme a loro e alcuni aggiungono: ‘Ma anche quelli di Banda Aceh sono fratelli, dovete aiutare anche loro”.
Banda Aceh: dopo aver fatto la nostra carta d’identità, siamo diventati anche giuridicamente cittadini di Aceh! Visitiamo Lumpuuk, il luogo dove vogliamo istallare la nostra falegnameria. Ci sono diversi problemi, tanta sospensione e ci rendiamo conto che dobbiamo pagare di persona per questo progetto… La sera ci accorgiamo che non abbiamo un posto dove passare la notte. Chiediamo al sacerdote incaricato della diocesi per gli aiuti, che ci accoglie con grande ospitalità, ma non possiamo rimanere a lungo alloggiati nella parrocchia, c’è tantissima gente. Dobbiamo trovare la nostra casa. Il giorno dopo a Lumpuuk una sorpresa: troviamo un appartamento e… il proprietario non vuole l’affitto!!! Il sacerdote parla di un vero miracolo perché – così ci dice – “è la prima volta che sento una cosa del genere in tempo di Tsunami, dove gli affitti sono saliti cinque volte tanto”!
I bambini – Consegniamo 39 biciclette in villaggi diversi. E’ impossibile descrivere la loro gioia!
Le mamme – Incontriamo un gruppo di vedove che non hanno nessuna fonte di guadagno. Insieme a loro decidiamo di avviare un piccolo “business”: la vendita di cibo locale. Compriamo il necessario e il lavoro prende il via. Sono delle bravissime cuoche!
I pescatori – Le difficoltà non ci scoraggiano: ad Aceh non si trova il legno per le barche, e bisogna andare a Medan, ma questo stimola nuove idee, come iniziare a riparare le barche semidistrutte, usare motori più piccoli, coinvolgere nella ricerca del legname la persona che dirigerà la costruzione delle barche. Scopriamo che si tratta di una personalità: è il leader dei pescatori di 5 villaggi! Ci incontriamo con tutti loro, accordandoci su come lavorare. Insieme decidiamo chi riceverà la prima barca, come aiutarsi nella costruzione delle altre imbarcazioni e nella pesca stessa. E’ un momento di forte unità fra tutti».
29 Mag 2005 | Focolari nel Mondo
Per un peggioramento della malattia, ho dovuto farmi ricoverare di nuovo in ospedale. Essendo piuttosto debole, tutto mi costava fatica e mi appariva quasi insopportabile. Anche la diagnosi e la terapia non erano che un continuo tentativo, per cui c’era sempre da fare tanti salti e fidarsi di Dio, seguendo i medici in ogni loro nuova idea. Durante un fine settimana, mi trovo sola nella camera d’ospedale: che meraviglia poter riposare un po’ e tirare il fiato! Ma il martedì successivo la stanza si sarebbe di nuovo riempita. Mi preparo promettendo a Gesù che avrei visto e amato solo Lui nelle nuove pazienti, chiunque esse fossero. Volevo immedesimarmi nella Parola di Dio e, per poter annunciare il Vangelo, dovevo evangelizzare prima me stessa. Lui mi ha presa in parola…! All’inizio mi sono sentita mancare l’aria, era peggio di quanto avessi potuto immaginare. Non c’era un attimo di silenzio, e le notti erano insonni. Ho scoperto la preziosità dell’attimo presente, altrimenti sarebbe stato impossibile farcela. Mi sentivo un po’ come un’ “inviata”: anche dal letto di ospedale in cui mi trovavo potevo far arrivare a medici e pazienti l’amore di Dio. Pian piano ho cominciato a scoprire il positivo delle persone, i valori presenti in loro, nonostante quella scorza per me così difficile da accettare. Improvvisamente una di loro, la più difficile, mi disse quanto fosse importante per lei avere un buon rapporto con la compagna di camera, aggiungendo: “Ma noi andiamo ben d’accordo!”. Non si era resa conto di niente e si trovava bene. Ho constatato quanto sia prezioso non fermarsi ai propri limiti, ma buttarsi sempre ad amare, credendo che poi Dio fa il resto. Ho avvertito quanto si cresca interiormente, quanto si diventi forti. E’ andata avanti così per tre settimane. Ne ho visto gli effetti! La fisioterapista era meravigliata che fossi così gioiosa, i medici mi guardavano con simpatia e si sentivano liberi di fare le terapie che vedevano utili per aiutarmi, l’ex-compagna di camera è venuta a portarmi un regalino, dicendo di aver pregato per me in chiesa, perché non fossi sottoposta ad una chemioterapia come si temeva. Ora sono a casa e ho dentro una pace e una serenità nuove. (M. – Germania) Tratto da “Quando Dio interviene. Esperienze da tutto il mondo” – Città Nuova 2004
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