Movimento dei Focolari
Usa – Expo 2013, il bilancio

Usa – Expo 2013, il bilancio


http://vimeo.com/68288688


Presso l’Hotel Sheraton di Chicago, allestito per l’occasione, sono arrivati quasi 500 partecipanti da tutto il Nord America, da Santo Domingo, dall’Austrialia e dall’Europa. Il collegamento internet ha registrato un altro migliaio di contatti. Expo 2013 ha mostrato i volti dell’America creativa, laboriosa, coraggiosa, quella dei singoli e delle comunità che si mettono in rete, e conoscendosi, condividono un percorso comune. Durante le sessioni plenarie non si sono presentati né temi, né relazioni, né tavole rotonde: solo brevi carrellate di esperienze per introdurre  gli otto laboratori del sabato pomeriggio. Musica, lavoro, arte, fede, salute, educazione, ecologia, impegno civile, media e comunicazione: il cambiamento positivo è cominciato da questi ambiti. «È un cambiamento che comincia dalle relazioni, dai rapporti che si creano tra le persone che costruiscono il tessuto sociale» – ha dichiarato il card. Francis George, arcivescovo della città, intervenuto per un saluto. «Ed è questo l’augurio che vi faccio anche da qui in avanti: di continuare a costruire unità a tutti i livelli, anche se è necessario rischiare, perché questo è ciò che serve di più alla società di oggi». Un rischio che ha corso, tra gli altri, anche Carol Spale, che vive a Chicago: in una situazione di difficoltà per la sua famiglia, ha ricevuto l’aiuto gratuito di alcuni vicini, provocando una reazione a catena che oggi vede tutto il suo quartiere impegnato a favore dei più bisognosi della città, coinvolgendo tutti i livelli dell’amministrazione. Anche questa è reciprocità. E Marisol Jimenez, che a Santo Domingo porta avanti la scuola Cafè con Leche, che oltre ad assicurare pasti e istruzione a oltre 500 bambini, svolge un ruolo fondamentale per il ristabilimento dell’armonia sociale nei quartieri più poveri della città. Così succede anche in Canada, così succede in tutto il Nord America che qui a Chicago si è riunito per guardarsi in faccia, fare il punto della situazione, e trarre nuovo coraggio per ripartire e continuare a portare avanti le azioni più varie su tutto il territorio. Fonte: Umanità Nuova online : Expo 2013, creare la rete dalle piccole cose


Expo 2013 – Galleria di foto


(altro…)

Usa – Expo 2013, il bilancio

Dalla Colombia un elogio alla fraternità

Si chiama “Condecoración” de la “Orden del congreso de Colombia”, ed è stata istituita nel 1987 dal parlamento colombiano: è l’onorificenza che a nome del popolo le due camere possono conferire a cittadini o istituzioni che abbiano servito il Paese. Ed è con questa motivazione che la “Condecoración” – sollecitata dal Senatore della Repubblica José Darío Salazar Cruz – è stata attribuita al Movimento dei Focolari e consegnata al magistrato italiano, dott. Giovanni Caso, presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione italiana. “Accogliamo questo riconoscimento all’opera di Chiara Lubich come un ulteriore incoraggiamento a proseguire, con sempre maggior decisione e slancio, il cammino da lei tracciato ovunque, e in particolare in Colombia”; scrive la presidente dei Focolari Maria Voce nel ringraziamento inviato agli onorevoli e a tutti i presenti radunati nella seduta straordinaria del congresso della Repubblica di Colombia tenuta il 25 aprile. In questa occasione è stato conferito ai Focolari il titolo di “Commendatore”, con la motivazione di “mettere in luce l’eccelso contributo che il Movimento ha dato lungo i suoi 40 anni di presenza in Colombia a beneficio della convivenza e della fraternità”. Erano presenti il segretario della conferenza episcopale, mons. Daniel Falla Robles, il vescovo anglicano Francisco Duque, e il Personero di Bogotà [responsabile dell’ufficio distrettuale dei diritti umani], dr. Ricardo Cañón. Nel riconoscimento si ricorda in particolare come i Focolari, nei 40 anni di permanenza in Colombia, abbiano generato “modelli di convivenza nei vari ambienti della società, nel mondo della pedagogia, del diritto, dell’economia…”. E nel suo discorso, il Senatore cita tra le concretizzazioni, quella de Los Chircales, della scuola Sol Naciente, la collaborazione con la Pastorale sociale di Soacha, tra le altre. Sulla fraternità, “presupposto essenziale di ogni convivenza”, mette ancora l’accento Maria Voce, considerando che applicandola “su più vasta scala, nell’agire politico, giuridico, sociale, essa offre possibilità sorprendenti. Favorisce il dialogo a vari livelli e permette di tenere insieme e valorizzare culture, pensieri diversi, esperienze umane divergenti che, altrimenti, possono sfociare in conflitti insanabili. Per la fraternità acquistano nuovi significati anche la libertà e l’uguaglianza, fondamenti base della democrazia. La fraternità può sostenere e dare nuova luce a quegli organismi impegnati a superare le barriere tra singoli e popoli per accelerare le tappe verso l’unità della famiglia umana e garantire la pace”. Prosegue dunque l’impegno dei Focolari in Colombia, che, nei giorni scorsi si è concretizzato anche con una serie incontri tenuti dal dott. Caso, membro della commissione centrale internazionale di Comunione e Diritto, rete internazionale di studiosi e operatori del diritto, che cercano di coniugare il paradigma della fraternità con il diritto. Il calendario degli interventi ha toccato in precedenza anche il Centro America, con un importante appuntamento di operatori del diritto in Guatemala. (altro…)

Usa – Expo 2013, il bilancio

Usa: vita quotidiana e testimonianza

«Siamo arrivati vicino a Denver, in Colorado, dall’Argentina 3 anni fa, senza conoscere nessuno, in un inverno nevoso. Pensionati, si apriva un capitolo nuovo della nostra vita, ma anche l’opportunità di vivere l’arte di amare evangelica: prendere l’iniziativa ed essere i primi ad andare incontro agli altri, vicini di casa o parrocchiani, per conoscerli e costruire rapporti duraturi. Nella grande parrocchia cattolica di cui facciamo parte, cercavamo, dopo la Messa, di avviare una conversazione con ciascuno. Parlavamo di Denver e delle escursioni in montagna, delle cose di tutti i giorni… ma poi, quando ce n’era l’opportunità, cercavamo di condividere qualcosa della nostra vita spirituale e l’esperienza del cercare di vivere – non solo di pensare – nello spirito del Vangelo. Gradualmente il rispetto e l’amicizia nei nostri riguardi cresceva. E in meno di 18 mesi siamo stati nominati membri del consiglio parrocchiale. Nel 2012,  abbiamo cominciato insieme ad un’altra coppia un “progetto di buon vicinato”, nel nostro quartiere costituito da 253 famiglie. Si trattava di bussare di porta in porta e invitare le persone a partecipare a degli incontri mensili, allo scopo di conoscersi tra persone che vivono nella stessa comunità locale. Ma ci voleva anche lo sforzo personale di mantenere e sviluppare questi nuovi rapporti, invitando le coppie a cena a casa nostra, partecipando ad eventi culturali, o semplicemente con un caffè o una passeggiata. In un anno abbiamo aggiunto 95 nomi nella mailing list, con una partecipazione di 40 persone ai nostri appuntamenti regolari. A qualche mese dall’inizio del progetto, dalla parrocchia ci viene chiesto di tenere un nuovo gruppo chiamato “piccola comunità di fede”. Abbiamo accettato, cercando di mettere in evidenza il rapporto tra la Scrittura e la vita quotidiana e di testimoniare l’amore di Dio. Pian piano la gente del gruppo ha cominciato a condividere a sua volta la propria esperienza nel vivere la Parola. Un esempio: George, ingegnere informatico, diceva che da quando ha conosciuto questo nuovo ‘metodo’ di avvicinarsi al Vangelo, si è reso conto di dover cambiare il rapporto con clienti e colleghi, essendo più attento e presente al 100% ogni momento, nel relazionarsi al telefono con clienti ansiosi per i problemi del loro pc, o nei lavori più complessi che il capoufficio gli affida. Con un’altra signora, invece, abbiamo preso l’iniziativa di andare a trovare una coppia che conoscevamo appena. Veniamo a sapere che la moglie stava facendo la chemioterapia e il marito era molto preoccupato. Ci siamo offerti di preparare loro i pasti e comprato i fiori per il suo rientro a casa dall’ospedale. Qualche volta proprio prima di un incontro, ci troviamo ad avere opinioni diverse su come procedere. Ma sappiamo di avere la responsabilità di attuare quanto cerchiamo di annunciare: essere uniti tra noi è il prerequisito. E più ci esercitiamo a vivere il valore di amare il prossimo, più vediamo concretizzarsi i frutti dei nostri sforzi». Vedi anche sito del Expo 2013 (altro…)

Usa – Expo 2013, il bilancio

Argentina, giovani e solidarietà

“Sabato scorso c’era una vera folla che scendeva dal treno: ho visto con i miei occhi questo ‘esercito’, tanti  Giovani per un mondo unito che arrivavano a La Plata.…  Li ho visti, poi,  nei vari quartieri, lavorando come matti, con amore e impegno, ed ho pensato: sì, è chiaro, questa è la vera rivoluzione!”. Così scrive Sofia dopo una intensa giornata di lavoro, offrendo aiuto e assistenza a chi ha subito i danni della grande inondazione del 3 di aprile: metà della città inondata, molti i morti e il dolore di perdere tutto. E, ancora una volta, sono i giovani che si mettono in prima linea per organizzare la rete di solidarietà che si è attivata in tutto il paese. “Eravamo più di 40 – racconta Pilar -. Ci siamo divisi in tre gruppi per poter offrire meglio il nostro aiuto. Una famiglia ha aperto le porte della sua casa per poter raccogliere materiale e distribuirlo nel quartiere. Ma avevano tutte le loro cose coperte di fango, così alcuni sono rimasti ad aiutarli, mentre altri preparavano cibi e vestiario per chi che ne aveva bisogno. Altri hanno iniziato a pulire le case dei vicini. Sono molto stanca, però super contenta di aver dato una mano”. “Siamo andati in una scuola per selezionare le donazioni e scaricare camion di materiali, materassi, acqua e detersivi. Parlando con la gente del quartiere, ci siamo resi conto della grande necessità di condividere quanto si sta vivendo. C’è chi ha perduto tutto! Un signore, che abbiamo aiutato a caricare la spazzatura sul camion, ci ha offerto l’unica cosa che aveva: acqua calda per il mate. Ha perso tutti i mobili, e l’acqua ha distrutto il materiale del suo locale di elettronica”. “Ho dedicato molto tempo ai bambini: racconti pieni di vita, di sentimento… Sguardi che attraversano l’anima, perché in mezzo al caos ed alla perdita delle cose materiali, la gente cerca affetto, cerca chi ascolti la loro esperienza. Ho dovuto fare da mamma a più di qualcuno di loro, dando da mangiare ai più piccoli, sorvegliando neonati di pochi mesi, mentre le mamme pulivano…”. In un’altra città, Luisa ed altri amici cominciano una  campagna “casa per casa” avvisando che avrebbero raccolto materiale, vestiario e che sarebbe stato aperto un conto in banca per raccogliere fondi.  Ma “non so se qualcuno depositerà qualcosa…” confida a qualcuno.  Joaquín, di nove anni, sta ascoltando la conversazione mentre guarda alla televisione le immagini dell’inondazione; si alza, va nella sua stanza, e ritorna per consegnare una busta a Luisa: “Qui ci sono i miei soldi”. La mamma, stupita, gli dice: “Ma questi erano per la tua bicicletta” (era un anno che Joaquín stava risparmiando per comprarla). Joaquín le risponde: “Mamma, loro ne hanno più bisogno di me”. Anche molte famiglie dei Focolari hanno subito considerevoli perdite economiche. Dopo i primi momenti di sorpresa e di dolore,  si sono unite alla grande corrente di solidarietà, aprendo le case ad altri, raccogliendo e distribuendo donazioni, aiutando come possibile. Guardando la gravità dei danni, tutto quello che si riesce a fare sembra poco. Uno dei Giovani per un Mondo Unito venuti col treno per aiutare, lo esprime in questo modo: “Sento che il mio contributo è piccolo, però ogni granello di sabbia vale. Forse non possiamo risolvere i problemi di tante famiglie, però possiamo unirci nella preghiera perché Dio Amore aiuti queste persone che debbono ricominciare da zero. Grazie a ciascuno!… Mi ha dato molta speranza, molta forza, il vederci uniti per, in qualche modo, «morire per la nostra gente!»”. A cura di Carlos Mana, Argentina (altro…)

Usa – Expo 2013, il bilancio

Una cellula viva di umanità

VIDEO: Messaggio rivolto al Giornata del Movimento Umanità Nuova, Palazzo dello Sport (EUR), Roma il 20 marzo 1983

«Il nostro Movimento – come sappiamo – è sorto perché un piccolo numero di persone, una cellula di umanità si è imbattuta in una sorgente, s’è lasciata imbevere da una polla di acqua viva: una nuova, più profonda comprensione della buona novella: Dio è Amore! Dio ci ama. Dio ama tutti gli uomini. Nella nostra vita, anche in quella concreta di tutti i giorni, con i suoi problemi e progetti, coi suoi dolori e le sue gioie, noi non siamo soli. Se lo vogliamo, se l’accogliamo, può giocarvi questa Presenza superiore e straordinaria, in grado di aiutare in maniera imprevista, di arricchire e di sublimare il nostro vivere quotidiano in tutte le sue manifestazioni. Un Padre, una Provvidenza divina è sopra di noi e ci segue. Certamente questa fede nell’amore di Dio non è assente, nemmeno oggi, dal cuore di molti. Tuttavia non se ne traggono spesso tutte le conseguenze e si conduce la propria vita, si costruisce la città terrena, si vuole rinnovare il mondo, come se in questo sforzo dovessimo far tutto da noi. (…) Una delle più grandi convinzioni, che s’è fatto, ad esempio, il nostro Movimento in questi quarant’anni di vita, convinzione suffragata dall’esperienza quotidiana, è questa: vivere secondo la Buona Novella, scatenare nel mondo la rivoluzione evangelica è sinonimo di scatenare anche la più potente rivoluzione sociale. Ci sono oggi dislivelli sociali nel mondo? Ci sono ancora, su due fronti, i ricchi e i poveri? Noi crediamo, come Maria, – e l’abbiamo visto per grazia di Dio realizzarsi in più posti del nostro pianeta – che la legge del Vangelo praticata sa veramente arricchire di beni quanti hanno fame e “rimandare a mani vuote i ricchi” (Lc.l,53). Noi siamo testimoni di come la beatitudine della povertà (cf. Lc.6,20) e la minaccia del “guai a voi, o ricchi” di Gesù (Lc.6,24), prese sul serio, possono dare una solenne spinta per ristabilire gli equilibri sociali. Abbiamo oggi il problema della disoccupazione, degli anziani, degli emarginati, degli handicappati, della fame, i molti problemi nel Terzo Mondo? Non ammonisce forse tutta la storia cristiana che la pagina del Vangelo riguardante l’esame finale di ogni cristiano “Ho avuto fame e mi hai dato da mangiare…” (Mt. 25,35 ss) ha offerto straordinarie soluzioni? Non abbiamo forse sperimentato anche noi che, messa in atto, con impegno quotidiano, secondo le esigenze attuali e con metodi consoni al nostro tempo, può risolvere molti di questi problemi? E il “dare”, che il Vangelo domanda (“Date e vi sarà dato”) e che assicura la promessa di “misure piene, pigiate e traboccanti” (cf. Lc. 6,38), che il nostro Movimento tante volte ha costatato, non è anch’esso un atteggiamento concreto che può sollevare chi è nella miseria, nella fame, nella solitudine, bisognoso di ogni cosa? È un’esperienza quotidiana poi che “chiedendo”, come il Vangelo insegna, si ottiene (cf. Lc. 11,10); che “il resto” (e questo resto può essere per gli uni: la salute, per altri: il posto di lavoro, per altri ancora: la casa, o un figlio, o quanto necessita) viene in sovrappiù (cf. Mt. 6,33). L’abbiamo costatato con i nostri occhi poi, tante volte, a gloria di Dio, quel “centuplo”, che Cristo ha promesso a quanti si staccano da ogni cosa per Lui (cf. Mt. 19,23). (…) E se arriva qui, per il poco che, con la grazia di Dio si fa, per il poco che si ama, perché non può arrivare dappertutto?». Messaggio rivolto da Chiara Lubich alla Giornata del Movimento Umanità Nuova Roma, 20 marzo 1983 – Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)

Usa – Expo 2013, il bilancio

Egitto: restituire l’infanzia

In Egitto il lavoro minorile è una vera emergenza sociale: lavorano più di 2 milioni di bambini tra i 7 e i 15 anni, su una popolazione di circa 80 milioni di abitanti. Molti di loro sono costretti a lasciare la scuola per sostenere la famiglia. Al Cairo, i bambini che lavorano si trovano frequentemente a vivere in strada, esposti a varie forme di violenza e con il pericolo di contrarre gravi malattie. L’AMU ONG che si ispira alla spiritualità del Movimento dei Focolari -, che collabora da anni con la fondazione Koz Kazah (“Arcobaleno” in arabo), continua anche nel 2013 l’impegno a favore delle ragazze e dei ragazzi del quartiere Shubra del Cairo: minori tra 5 e 15 anni, per lo più lavoratori e con condizioni famigliari estremamente difficili. Il primo obiettivo è quello di ridare loro l’infanzia attraverso uno spazio a misura di bambino. Il centro che li accoglie un giorno alla settimana, quello libero dal lavoro, offre loro la possibilità di imparare a leggere e scrivere, di apprendere attraverso il gioco, lo sport e l’arte a ritrovare fiducia in se stessi e capacità di interagire positivamente con gli altri. Ormai i ragazzi più grandi, che da più anni frequentano il centro, aiutano quelli nuovi ad inserirsi nelle varie attività. È nato anche, per le ragazze, un club dal nome “Ebn Masr” (Figlia dell’Egitto). Visti i frutti di questi anni, si è dato avvio anche ad alcuni corsi di formazione professionale: elettricista e falegname per i ragazzi, sartoria per le ragazze. Un interessante riscontro si sta avendo con il corso di teatro tenuto da una regista professionista. A settembre hanno potuto offrire una prima rappresentazione in occasione di un’importante giornata per la pace che la Fondazione Koz Kazah ha realizzato in collaborazione con due associazioni musulmane, una per la tutela degli orfani e l’altra per i portatori di handicap. Hanaa Kaiser, referente locale AMU per il progetto: “La giornata della pace ha rappresentato un’occasione unica per i nostri ragazzi per sentirsi apprezzati ed inseriti nella società. I partecipanti erano ragazzi di tutte le estrazioni sociali del mondo cristiano e musulmano”. E ancora: “Abbiamo constatato che per i ragazzi lo sport gioca un ruolo molto importante nella formazione, e abbiamo organizzato tornei di calcio con altri centri sportivi della città. La situazione delle ragazze è molto diversa e con le attività che facciamo ci rendiamo conto di poter abbattere alcuni pregiudizi molto radicati in alcuni strati sociali. Ad esempio R., tra le ragazze più capaci nella sua scuola, era destinata a terminare gli studi dopo la scuola media in vista del matrimonio, unico futuro immaginabile. Il nostro sostegno è servito a convincere i genitori a farle continuare gli studi per diventare infermiera. Questa esperienza è un segno importante di cambiamento anche per le altre famiglie”. Un altro importante risultato è stato raggiunto da quattro ragazzi che hanno potuto fare l’esame di alfabetizzazione richiesto dal governo. Con questo certificato potranno accedere al mondo del lavoro e prendere la patente, per esempio per lavorare come autisti. Questo sarà sicuramente di esempio per gli altri e di stimolo a migliorare per cambiare le proprie condizioni di vita. Dati del progetto per il 2013 Progetto: Ragazzi a rischio – Paese e località: Egitto, Il Cairo Destinatari: 120 minori Controparte locale: Fondazione Koz Kazah Costo totale del progetto: € 27.624,37 Apporto locale: € 12.352,63 – Contributi richiesti all’AMU: 15.271,74 Fonte: AMU Notizie e Newsletter AMU http://www.amu-it.eu/2013/03/08/egitto-andata-e-ritorno/?lang=it http://www.amu-it.eu/wp-content/uploads/2012/06/NEWSLETTER-formazione-giugno-2012.pdf http://www.amu-it.eu/wp-content/uploads/2012/11/AMU-Notizie-n%C2%B04per-web.pdf (altro…)