Movimento dei Focolari

Together for a New Africa: il coraggio di essere leader

Together for a new Africa (T4NA) è un percorso di formazione ideato e realizzato da giovani di vari Paesi africani per una governance responsabile e partecipata e consente di affrontare le sfide chiave del loro continente promuovendo e sviluppando una cultura di unità. Adelard Kananira ci introduce in questa realtà di formazione, tutoraggio e networking e ci mostra quelli che sono i frutti raccolti fino ad oggi. Esser parte attiva nella società e compiere delle scelte che contribuiscano al bene comune di tutti, proprio lì, dove ciascuno vive. È questo il sogno che anima Together for a New Africa, che, coinvolgendo numerosi giovani, si propone di ripensare ad una nuova leadership africana capace di far fronte alle numerose sfide di ogni singolo Paese. Ce ne parla Adelard Kananira, giovane burundese, in Italia da cinque anni, tra gli organizzatori delle varie Summer School di T4NA. Dopo essersi laureato presso l’Istituto  universitario Sophia, lavora per la segreteria del Movimento Politico per l’Unità. Adelard, da dove è nato T4NA? Together for a new Africa – Insieme per un Nuova Africa – è un progetto nato da alcuni studenti africani dell’Istituto Universitario Sophia (Loppiano- Italia), che hanno pensato a come poter restituire al proprio continente l’esperienza che stavano vivendo alla luce della cultura dell’unità. Si sono trovati insieme, hanno riflettuto, hanno condiviso idee e dato vita a questo progetto. La prima scuola estiva si è svolta nel 2018 a Nairobi (Kenya) in una delle cittadelle del Movimento dei Focolari, la Mariapoli Piero, sede anche dei successivi incontri. Quale il nucleo di questo progetto? Il nucleo di questo progetto è quello di potenziare le capacità dei giovani africani, per affrontare le difficoltà di ogni giorno nelle loro comunità, nei loro Paesi, nell’intero continente. Inizialmente non avevamo molti mezzi ed essendo l’Africa davvero grande e dai mille volti, abbiamo iniziato coinvolgendo i Paesi della zona orientale sognando di arrivare a tutti.  Ricordo che durante le prime Summer School, alcuni partecipanti non volevano neanche parlarsi tra di loro. C’erano delle difficoltà che portavano a dire: “Non ci conosciamo, come possiamo muoverci?” Ma sorprendentemente dopo aver passato del tempo insieme abbiamo notato come, pian piano, tutte le barriere tra culture, tra tribù, stavano cadendo. Abbiamo effettivamente assistito a questa crescita personale, come gruppo e come un unico grande continente. Quali frutti si sono raccolti in questi anni? Dopo tre anni di scuole estive e corsi di formazione, i frutti sono molti e davvero possiamo darne testimonianza. Abbiamo visto alcuni partecipanti entrare in politica, diventare attivisti e leader, fare un sacco di cose per le loro comunità. Hanno ricevuto moltissimi riconoscimenti, unito le mani con altre associazioni nei singoli Paesi, rispondendo a moltissime emergenze. Questo ci dà non solo la speranza, ma dimostra che il progetto sta crescendo. E ne siamo orgogliosi. Quali sono i prossimi passi? Abbiamo concluso il nostro primo ciclo di 3 anni di corso nella curva australe dell’Africa ed è stato incredibile. E adesso stiamo per avviare il secondo ciclo, che inizierà alla fine di questo 2022, e passeremo da 7 a 14 Paesi.  È una sfida, lo riconosciamo, ma il nostro sogno era ed è l’Africa intera e questo passo avanti ci mostra che possiamo farcela, perché i giovani stessi l’hanno considerato come un loro proprio progetto e insieme possiamo andare avanti.

Maria Grazia Berretta

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Perù: celebrare piccole azioni di pace

Perù: celebrare piccole azioni di pace

La Casa per anziani “Chiara Lubich”, nell’Amazzonia peruviana, festeggia il suo primo anno di vita. Il Centro si prende cura di una cinquantina di anziani abbandonati. “È il nostro contributo alla pace”, dicono. L’8 marzo 2021, nel pieno dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, nella giungla amazzonica peruviana sono state aperte le porte del “Centro per anziani Chiara Lubich”, un grande sogno  che dopo molti anni si è finalmente avverato. “Fin dall’inizio, tutto è arrivato in dono con semplicità – racconta Jenny López Arévalo, Presidente del Centro –, dalla casa, ai piatti, agli ingredienti per preparare il pranzo per quasi 50 anziani, alle sedie, ai tavoli, ai materassi, alle lenzuola… Con nostra sorpresa, ogni cosa arrivava e prendeva il suo posto”. Il Centro si trova a Lámud, una città amazzonica nel nord-ovest del Perù, a 2.330 sopra il livello del mare. A pochi chilometri si trova la cittadella di Kuelap, importante sito archeologico preincaico della cultura Chachapoyas. “Il lavoro di squadra è stato molto importante. I volontari hanno dato il massimo – afferma Jenny López Arévalo –. Non sono mancate le difficoltà, ma siamo riusciti a superarle, concentrati nel vivere bene il momento presente. I mesi sono volati e ci siamo trovati a celebrare il primo anniversario. Che emozione!  Abbiamo pensato di organizzare un evento di due giorni con un programma aperto al pubblico, che coinvolgesse le istituzioni locali, la stampa, i social network. Un modo semplice anche per ringraziare Dio e tutti. Il primo giorno, era prevista una passeggiata nel verde, fuori città, e poi giochi e balli. Abbiamo condiviso un delizioso caffè con tamales (cibo a base di mais) e panini. Siamo rimasti sorpresi ed emozionati nel vedere quanti si sono uniti a noi, oltre ai volontari – adulti e bambini –, per aiutarci a prenderci cura dei nonni. Era bello vedere sventolare il nostro logo con il volto di Chiara Lubich. Il giorno dopo, abbiamo iniziato con l’Eucaristia e continuato con una festa cittadina piena di colori, musiche e danze tipiche, preceduta dall’alzata della bandiera nazionale per conto degli anziani, in onore al nostro Paese. Infine, il brindisi d’onore con le autorità locali presenti e, ancora, danze caratteristiche!” “Tanti amici di diverse parti del mondo – aggiunge Javier Varela, amministratore del Centro – si sono uniti a noi  con la preghiera, e gran parte del cibo che abbiamo offerto ci è arrivato in regalo. Gli anziani, felicissimi, hanno goduto di questo  giorno e noi, anche se un po’ stanchi, abbiamo condiviso la stessa gioia. Ci sentiamo incoraggiati e rafforzati a continuare a lavorare per dare il nostro contributo alla pace facendoci carico degli anziani abbandonati, i quali sono già parte della nostra vita”. A distanza di un anno,  il “Centro per anziani Chiara Lubich”, più che un “Centro” è  una vera “famiglia”  che  svolge il suo delicato e importante lavoro a beneficio degli ultimi. Un modo semplice per poter seminare piccole azioni di pace proprio lì, nei posti in cui viviamo, quotidianamente.

Gustavo E. Clariá

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Burundi: “Si può fare!”

Burundi: “Si può fare!”

La storia di Rose, burundese che, grazie ad un progetto di microcredito comunitario, ha dato avvio ad una attività di ristorazione. Rose vive in Burundi e ha sei figli. Da qualche anno ha aperto un suo ristorante, col quale prepara pasti che consegna anche a clienti lontani dal suo villaggio. Attraverso questa attività è riuscita a mandare a scuola i suoi figli e a dare uno stipendio ad alcuni dipendenti. Fino a tredici anni fa, però, la situazione era molto diversa. Rose non sapeva cosa significasse la parola risparmio e aveva grosse difficoltà nella gestione economica della sua famiglia. La situazione è cambiata quando ha conosciuto il progetto “Si può fare!”, portato avanti da AMU, Azione per un Mondo Unito e da Casobu, ONG burundese e partner locale. “Attraverso questo progetto– spiega Rose – abbiamo imparato a risparmiare. Sono entrata in contatto con un gruppo di persone che, come me, aveva bisogno di denaro per migliorare la propria condizione. Con il primo credito ricevuto, ho comprato subito dei vestiti: non sapevo come fare un vero investimento. Poi mi sono detta: come posso prendere i soldi, senza avere un progetto concreto? Ho deciso, quindi, di comprare pentole, piatti, padelle. E così, ho aperto il mio ristorante.” “Si può fare!” è un progetto basato sul microcredito comunitario, una metodologia attraverso la quale alcuni gruppi di persone si riuniscono e si autofinanziano, mettendo in un fondo comune i loro stessi risparmi. In questo modo, il gruppo può concedere piccoli crediti ai singoli componenti, per sostenerli in alcune spese e nell’avvio o gestione di piccole attività generatrici di reddito. Emanuela Castellano, responsabile del progetto per AMU, spiega: “I progetti di microcredito comunitario sono basati su un approccio partecipativo, che mira a responsabilizzare i membri del gruppo, in modo che il progetto possa andare avanti ed ampliarsi. I fondi raccolti e il nostro supporto servono a sensibilizzare le comunità, a formare ed accompagnare i componenti del gruppo, ma il denaro condiviso è il loro. Questa è la caratteristica principale del progetto: il richiamo alla reciprocità, per cui ognuno può dare il proprio contributo allo sviluppo della comunità. Il progetto “Si può fare!”, quindi, vuole accompagnare anche quelle attività che stanno crescendo e vogliono accedere a finanziamenti più consistenti, per sostenere il proprio ampliamento.” Da quando Rose ha conosciuto il progetto, ha potuto realizzare il suo sogno: aprire un’attività che le permetta di mantenere i suoi figli e farli studiare. Con il passare del tempo, il numero di clienti è aumentato, e adesso riesce anche a sostenere le spese di cinque dipendenti che la aiutano. Anche loro hanno dei progetti futuri: uno di loro vorrebbe comprare una capra, un altro un appezzamento di terreno. Ogni sogno inizialmente sembra difficile da realizzare, soprattutto in una nazione come il Burundi. Si tratta infatti del secondo Paese più densamente popolato in Africa, nonché uno dei cinque Paesi con gli indici di povertà più alti al mondo. Qui quasi una famiglia su due, circa 4,6 milioni di persone, soffre di insicurezza alimentare e il 56% dei bambini sotto i 5 anni è malnutrito. In questo panorama così complesso, il ristorante di Rose è davvero la realizzazione di un sogno, e può diventare anche la speranza per concretizzare quelli dei suoi figli e dei suoi dipendenti. Il progetto “Si può fare!” fa proprio questo: permette di sperare che tanti altri, come Rose, realizzino il proprio sogno e guardino ad un futuro migliore.

Laura Salerno

Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – legge regionale 19/2000. https://www.youtube.com/watch?v=t0W6a2khA3Q (altro…)

Hombre Mundo: artigiani di pace e unità

Hombre Mundo: artigiani di pace e unità

Dal 25 al 27 febbraio 2022 oltre 3000 ragazzi hanno testimoniato la fraternità universale attraverso azioni locali e globali, sviluppando una cittadinanza attiva. L’impegno per le grandi sfide del pianeta, dalla pace all’ambientale, alla lotta a fame e povertà. Voglia di stare insieme, ritrovarsi per costruire la pace, vivere la fratellanza universale, fare azioni per l’ambiente e le fasce più deboli. Tre giorni, dal 25 al 27 febbraio scorsi nei quali i Gen3, gli adolescenti del Movimento dei Focolari hanno vissuto il cantiere planetario Hombre Mundo. Oltre 3000 ragazzi da più di 600 punti sparsi nel mondo hanno vissuto azioni concrete e si sono collegati in videoconferenza online per testimoniare il mondo unito. Inoltre attraverso i social di teens4unity hanno potuto condividere video e foto delle proprie esperienze. Tantissimi i messaggi di pace e solidarietà. Fra tutti, quello dei Gen3 siberiani, dalla città di Krasnojarsk in Russia durante il loro Hombre Mundo hanno inviato un messaggio: “noi viviamo per la Pace”. Un messaggio carico di speranza soprattutto in questi giorni di conflitto fra la Russia e l’Ucraina. Il programma del cantiere planetario è stato diviso in tre tappe. 25 febbraio: il nostro stile di vita è l’arte d’amare: come l’abbiamo vissuta e la possiamo vivere durante la pandemia? Come continuare ad amare nel mondo virtuale dei social media? “Abbiamo capito – racconta Samira dal Congo – che dobbiamo accettarci reciprocamente nonostante le nostre differenze che sono di enorme ricchezza. È un modo per promuovere i valori e allo stesso tempo bandire gli anti-valori”. Ed Élise dalla Francia: “durante un incontro siamo stati molto toccati da alcune cifre riguardanti la mortalità infantile nel mondo, soprattutto a causa della mancanza di acqua potabile. Così abbiamo organizzato un concerto per raccogliere fondi per la perforazione di un pozzo in Cambogia che avrebbe fornito acqua pulita a una dozzina di famiglie per tutta la vita”. Il 26 febbraio i ragazzi hanno approfondito il loro impegno nell’ecologia integrale e per l’Obiettivo “Fame Zero”. Migliorare efficacemente la salvaguardia del pianeta e ridurre drasticamente la fame e la povertà, fino a farle sparire. Fra le varie esperienze raccontate, quella dei Gen3 dell’Austria per un progetto di riforestazione. “I soldi investiti per realizzare il progetto degli alberi li abbiamo raccolti durante il torneo Fair play che si e svolto a Vienna – raccontano -. Il tema era ‘Fair play contro il cambiamento climatico’. Quel giorno hanno partecipato circa 120 giocatori e 100 collaboratori. Con i soldi raccolti siamo riusciti ad acquistare circa 1500 alberi”. Il 27 febbraio è stato dedicato alla bellezza dell’incontro tra i popoli e il comune impegno per costruire un mondo di pace e unità. Un collegamento mondiale in videoconferenza live ha permesso ad oltre 3mila ragazzi collegati in 600 punti, di ritrovarsi e pregare per la pace. Poi il racconto di tante esperienze di pace e unità nonostante le numerose difficoltà. Come quella di una ragazza in Myanmar che vive una situazione politica molto difficile: molte famiglie devono lasciare le loro case e rifugiarsi nei centri di accoglienza. Lei desiderava fortemente poter fare qualcosa per loro. “Così mi sono messa a disposizione per aiutare i rifugiati che erano stati accolti in chiesa. Anche se ero stanca credevo che Dio era con me, mi guardava e mi dava la forza per andare avanti e aiutare gli altri. Adesso posso dire che è stato un periodo meraviglioso e bellissimo per me, conservo un ricordo indimenticabile”. In Libano invece Maria Sfeir, ambasciatrice di pace dal Medio Oriente insieme a Fouad Sfeir hanno raccontato come hanno “incorporato la cultura della pace, educando i nostri bambini e crescendoli con i buoni valori dell’amore e del dare per costruire una società migliore, in un ambiente di non violenza e giustizia”. Fra i tanti interventi, anche il Gen Rosso collegato dall’isola di Lampedusa in Italia, famosa per l’accoglienza dei migranti: “Siamo a Lampedusa per sostenere queste persone meravigliose che accolgono chi per guerra, fame, violenza è costretto a lasciare la propria terra. Lampedusa isola di fraternità, porto aperto, gente che guarda all’orizzonte e si lancia in mare per raggiungere e salvare chi è in balia delle onde. Lampedusa: lampada, faro luminoso che dice terra. Terra che dice casa. Da qui vogliamo dire: teniamo sempre spalancate le porte del nostro cuore”.   Poi il messaggio di Margaret Karram presidente dei Focolari: “Il cantiere lo avete costruito con la vostra testimonianza di vita – afferma -. (…) Non sentitevi soli, sappiate che il Movimento in tutto il mondo è con voi e vi sostiene. (…) Spesso anch’io mi sento impotente davanti al male nel mondo: guerre, ingiustizie, distruzione della natura. In questi momenti mi aiuta parlare con Dio. Mi dà forza e coraggio sapere che Lui è con noi. La certezza del suo amore mi scalda il cuore, mi rende capace di amare, di perdonare, di tendere la mano per costruire l’unità con quanti incontro ogni giorno. Sento che solo così posso essere io per prima una piccola artigiana di pace”.

Lorenzo Russo

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La forza della cura: uniti contro la tratta

La forza della cura: uniti contro la tratta

L’8 febbraio è la giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Quest’anno 2022 una maratona di preghiera online prenderà il via dall’Oceania e farà il giro del mondo per concludersi in Nord America. L’impegno dei Focolari per contrastare questo fenomeno. “C’è molta prostituzione nel nostro quartiere, ma l’invito del Papa ad andare verso le periferie esistenziali alla ricerca dei più vulnerabili, bisognosi, dimenticati, ci ha incoraggiato ad avvicinare le persone che si prostituiscono con l’obiettivo di accompagnarle, stare loro vicino, far sentire che vogliamo loro bene come persone”. Laura Diaz, volontaria del Movimento dei Focolari, è una delle otto donne del gruppo “Juntas en camino” nato nel 2013 nella parrocchia della Santa Eucaristia, nel quartiere Palermo di Buenos Aires, in Argentina che si impegna ogni giorno nel prendersi cura di chi si prostituisce per contrastare il fenomeno. “In questo nostro servizio – continua – riceviamo più di quanto diamo. In noi qualcosa è cambiato: la nostra mentalità, il nostro approccio senza pregiudizi. Questo cambiamento c’è poi stato anche in diverse nostre famiglie: guardiamo chi avviciniamo come persone la cui dignità è stata violata e la cui dignità può essere ripristinata”. Questa e altre testimonianze da oltre 30 Paesi saranno raccontate l’8 febbraio 2022, durante la maratona di preghiera online – dal titolo “La forza della cura” – organizzata in occasione della giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Seguendo i diversi fusi orari – dalle 9.00 alle 17.00 (CET) -, la maratona prenderà il via dall’Oceania, l’Asia e il Medio Oriente, per poi passare in Africa, Europa, Sud America e concludersi con il Nord America. Sarà trasmessa in diretta streaming in cinque lingue (francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo) nel sito della giornata www.preghieracontrotratta.org

Marcela Villares consegna il libretto delle attività didattiche al Papa

Anche Marcela Villares, focolarina che vive in Argentina, si impegna ogni giorno per contrastare il fenomeno della tratta. Lavora con i Vescovi della Commissione Episcopale per i Migranti e gli Itineranti della Conferenza Episcopale Argentina, dove coordina l’area del traffico di esseri umani. “Abbiamo scoperto l’importanza di lavorare per formare su questi argomenti bambini e adolescenti – racconta -. Da diversi anni offriamo una formazione su temi legati alla tratta di esseri umani a diverse diocesi del Paese, lavorando soprattutto nelle scuole. I frutti sono stati enormi, soprattutto nei bambini e nei giovani, dove già si sente il seme che è stato gettato, e negli insegnanti e direttori che l’hanno preso come asse pedagogico da seguire negli anni”. Il risultato di queste esperienze è stato un libretto con attività didattiche e giochi per ragazzi dai 6 ai 17 anni. “Quest’anno nella diocesi di Orano nel nord del nostro Paese, al confine con Salta, e quindi molto sensibile a questo crimine  – continua a spiegare Marcela – grazie al gruppo di amici dell’Associazione Mondo Unito (Amu) del Lussemburgo, abbiamo potuto formare e finanziare materiali in 4 scuole. Il vicario dell’educazione ci ha chiesto di estendere la formazione ad altre scuole cattoliche e ha invitato altri direttori di scuole pubbliche”. Dopo questa esperienza a Orano, Marcela e il suo team sono stati contattati da vari media argentini e il Presidente del Circolo dei Giornalisti ha chiesto di poter avviare la formazione per giornalisti, medici e infermieri degli ospedali di zona, per le persone legate ai trasporti e anche un’università ha chiesto di tenere una conferenza.

La statuta di Santa Bakhita dell’artista Timothy Schmaltz

“La pandemia ha aumentato il business della tratta, le condizioni di vulnerabilità per le persone più a rischio e le disuguaglianze tra uomini e donne – dichiara Suor Gabriella Bottani, coordinatrice della giornata mondiale contro la tratta -. Tutto questo va affrontato con coraggio. Noi donne, dunque, dobbiamo assumere un ruolo da protagoniste per promuovere un sistema economico nuovo, fondato sulla forza della cura. La violenza causata dallo sfruttamento può essere trasformata con gesti di cura e di solidarietà”. La maratona di preghiera dell’ 8 febbraio 2022 è coordinata da Talitha Kum, la rete internazionale anti-tratta di oltre 3000 suore, amici e partner in tutto il mondo, ed è promosso dalle Unioni Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali, in partenariato con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, Caritas Internationalis, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, il Movimento dei Focolari, il Jesuit Refugee Service e tante altre organizzazioni in tutto il mondo.

 Lorenzo Russo

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Cipro e Grecia, laboratori di accoglienza e fraternità

Cipro e Grecia, laboratori di accoglienza e fraternità

Cos’ha lasciato la visita di Papa Francesco in Grecia e a Cipro, ad un mese di distanza? L’abbiamo chiesto alla comunità dei Focolari dei due Paesi. Ad un mese dal viaggio di Francesco in Grecia e a Cipro, questo quadrante del globo continua ad essere sotto i riflettori internazionali. Tra le notizie di questi giorni leggiamo la storia di speranza di Grace Enjei, ventiquattrenne camerunense che, grazie alla visita del Papa e all’aiuto della Comunità di Sant’Egidio, dalla “no man’s land” di Cipro è arrivata a Roma assieme ad altri 10 richiedenti asilo; ma apprendiamo anche dell’ennesimo naufragio nel Mar Egeo, quello del giorno di Natale, in cui hanno perso la vita 13 migranti. Grecia e Cipro. Due Paesi con una popolazione relativamente piccola (i cattolici costituiscono una minoranza religiosa) ma che sono lo specchio delle principali crisi globali: dalle forti correnti migratorie alla crisi finanziaria oltre che sanitaria. In particolare, soffrono per le preoccupanti influenze di carattere politico dei vicini di casa turchi. Alla comunità dei Focolari di questi Paesi abbiamo chiesto cos’ha lasciato questo viaggio apostolico, quali sono i passi da compiere verso la pace e una convivenza più umana per tutti. Lina Mikellidou, ortodossa e responsabile della comunità dei Focolari di Cipro non ha dubbi: “Quando Papa Francesco ha affermato che occorre fare di questa isola ‘un laboratorio di fraternità’ ha centrato il punto. Cipro dal 1974 è occupata dai turchi e la capitale Nicosia è l’ultima città europea divisa con filo spinato. I tentativi di ricomporre tali fratture non hanno portato a risultati concreti nonostante l’impegno negli ultimi anni della comunità internazionale e delle due parti. Penso sia necessario sviluppare o rafforzare delle piattaforme, dei luoghi di dialogo fra le diverse realtà che esistono a Cipro, ovvero fra cristiani di diverse denominazioni (come Armeni, Latini, Maroniti e Ortodossi) e anche con i Musulmani. Poi occorre coltivare lo spirito di ‘unità nella diversità’ fra le due Chiese sorelle, quella Cattolica e quella Ortodossa. Infine, c’è il capitolo dei migranti. Il loro numero non è sostenibile per il nostro Paese, sia dal punto di vista logistico che economico. Il mio popolo è noto per la sua generosità e per lo spirito di accoglienza: si è fatto già tanto per i profughi ma sicuramente si può migliorare, cercando di sensibilizzare le coscienze, trovando fondi e strutture per far sì che questi nostri fratelli vivano in condizioni più umane e dignitose”. “Il Papa ci ha incoraggiati ad avere un nuovo sguardo – conclude Lina –, un’attenzione viva per tematiche scottanti come quella dei migranti e del dialogo ecumenico. Ci dà grande speranza la ricerca dell’unità tra Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli S. B. Bartolomeo: un rapporto fraterno, fatto di gesti concreti e di profondo dialogo”. Alexandros Oshana, giovane di Atene della comunità locale dei Focolari sostiene che la strada del dialogo ecumenico è ancora lunga: “In questo senso – afferma – la visita del Papa ha offerto la possibilità di un nuovo inizio. Nei suoi interventi usava spesso le parole ‘unità’, ‘fraternità’, ‘dialogo’. Il Papa auspicava una chiesa inclusiva, aperta a chi soffre. Francesco ha espresso tutti noi greci cattolici al 100%, la nostra intenzione di essere vicini ai fratelli ortodossi e di sentirci prima di tutto cristiani”. A tal proposito, non è sfuggito a nessuno l’esempio che Papa Francesco ha voluto dare in prima persona. Per sottolineare che l’unità è possibile solo attraverso un completo atto di umiltà, lui stesso ha chiesto ancora perdono all’Arcivescovo ortodosso Ieronimos per gli errori commessi in passato dai cattolici nei confronti degli ortodossi. Lo stesso Arcivescovo si è detto certo che sarà possibile “scrollare i pesi del passato, in particolare quelli collegati con gli avvenimenti della guerra d’indipendenza greca”. In segno di fratellanza ha anche detto di volersi unire a Francesco “nell’enorme sfida” riguardante la sorte dei migranti e di voler intraprendere “un’azione comune per l’ambiente”.

Lorenzo Russo con la collaborazione della comunità dei Focolari di Grecia e Cipro 

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