Movimento dei Focolari
Famiglie: Il contagio della solidarietà

Famiglie: Il contagio della solidarietà

Locandinarosao15mila“Lo scorso anno una bimba a me molto cara di quasi due anni ha rischiato la vita. Ho pensato che perché era nata qui ha avuto prontamente tutte le cure mediche e chirurgiche, ma se fosse nata in un Paese con meno risorse, come sarebbe andata? E quale merito ha lei per questa fortuna? Forse che gli altri bambini non hanno gli stessi diritti?”. Così Gabriella si è messa in gioco, organizzando una iniziativa di raccolta fondi e sensibilizzazione per l’infanzia svantaggiata, chiedendo al Sindaco lo spazio nella piazza principale del suo paese, Marcignago di Pavia, interessando la Parrocchia, la Diocesi e la stampa locale. “Quali risultati avrò, non lo so – afferma –; so perché e per chi sto facendo questo e mi basta per aspettarmi il massimo!”. Questa è una delle tante testimonianze di sostenitori che si sono impegnati per la campagna #obiettivo15mila di AFNonlus, lanciata il 24 maggio a Roma, presso la Città dell’Altra Economia. Scopo – spiega Andrea Turatti, presidente dell’Associazione – “dare visibilità a quanto già facciamo attraverso i programmi che garantiscono cibo, cure mediche e istruzione a 13 mila bambini inseriti in un centinaio di progetti attivi in 50 Paesi, e incrementare il nostro impegno, contagiando tanti con il virus della solidarietà”. Si sono moltiplicate le iniziative solidali in tante città italiane e in alcuni progetti sociali attivi nel mondo che, attraverso collegamenti, hanno presentato le loro attività: centri dotati di ambulatori, asili-nido, scuole per l’infanzia e dopo-scuola attraverso cui si fornisce ai bambini e ragazzi un’adeguata alimentazione, lezioni scolastiche, corsi di sostegno e avviamento professionale, visite e cure mediche. Tali programmi si inseriscono in interventi più ampi, in collaborazione con partnership nazionali e internazionali, a favore di famiglie e comunità intere, per il raggiungimento dell’autonomia e del benessere globale dei bambini. “Anche noi desideriamo contribuire alla solidarietà”, dice Youn Vera che grazie al sostegno a distanza frequenta la seconda media al Collegio Gue Pascal di Man, in Costa d’Avorio. “Per aiutare 4 compagni di classe ammalati e bisognosi di cure abbiamo avuto l´idea di tenere un orto e coltivare insalata e spinaci”. “Il sostegno a distanza è un’azione che fa bene in prima persona a noi, non solo a chi la riceve, perché fa crescere, mette in contatto con gente e culture diverse, aiuta a riscoprire il valore della sobrietà e crea la comunità, ha detto Vincenzo Curatola, presidente del ForumSad che riunisce un centinaio di associazioni sul territorio nazionale. Ne sono un esempio Guido e Azzurra che insieme ad altri ragazzi di quartieri romani, raccontano come hanno fondato un’associazione da quasi due anni, con cui svolgono varie attività in favore degli altri. “La più bella esperienza l’abbiamo vissuta nelle Filippine, per rispondere con AFNonlus all’emergenza dopo il tifone Hayan. Ospitati dai Focolari, nella casa degli ospiti nella cittadella di Tagaytay, abbiamo lavorato per ricostruire i tetti di varie famiglie nei Barangays. Abbiamo toccato con mano una realtà che siamo abituati a vedere solo in TV e che sembrano lontane. Viverle nella quotidianità, ha cambiato il nostro modo di pensare. In più ci siamo voluti impegnare a lungo termine nel sostegno a distanza di una bambina sulla sedia a rotelle: Princess, col suo sorriso sembra un piccolo sole”. Giusy, che abita vicino a Pisa, ha raccontato come un piccolo gruppo di Famiglie Nuove dei Focolari, ha coinvolto pian piano tutto il paese, l’amministrazione comunale e circa 300 famiglie. «L’iniziativa è nata insieme ad un mio collega, venti anni fa – racconta invece Massimo Grossi, di RCS Corriere della Sera – e ha coinvolto più di 250 giornalisti e poligrafici. Con tante piccole quote, abbiamo raggiunto 50 sostegni a distanza di bambini in Asia e in Africa: tanti piccoli contributi uniti, è questo lo spirito e la nostra forza». Depliant (altro…)

Repubblica Dominicana, il sogno di un’orchestra

Repubblica Dominicana, il sogno di un’orchestra

DSC09942.JPG«Potrei andare nella Repubblica Dominicana ad insegnare musica per un paio di settimane alla scuola “Café con Leche”, avevo detto a voce alta e quasi senza pensare che il mio commento sarebbe stato preso così sul serio. E questo viaggio inaspettato si è trasformato in una delle più ricche esperienze che abbia mai vissuto – racconta Diane Gregory, già membro della band internazionale Gen Verde e adesso negli USA –. Non ho avuto quasi il tempo per prepararmi ed ero già sull’ aereo per Santo Domingo. Faceva freddo, quel mattino del 9 aprile scorso. C’era la neve mentre partivo dall’aeroporto JFK di New York verso l’isola caraibica, che mi ha accolto col suo clima tropicale e il mare turchese. Lungo il viaggio che ci portava nella zona coloniale della capitale dove sarei stata ospitata, guardavo le belle spiagge con gli alberi di cocco, i mezzi pubblici stracarichi di persone tutte pigiate, i sobborghi poveri lungo la via… La mattina seguente ero sulla “Guaguita” (un pulmino da 9 posti che portava 23 persone!), con Kathi, una giovane tedesca anche lei venuta a dare il suo contributo alla scuola. Scendiamo presso la località “El Café” che ha la sua dignità, nonostante il suo aspetto impoverito. Ci hanno subito avvertito della violenza che c’è, ma rasserenato circa la nostra sicurezza perché “sanno che siete venute per la scuola”. Ci troviamo, infatti, in un contesto dove violenza, disoccupazione, abbandono, sono pane quotidiano. Marisol,Diane,gen che aiutano.JPGLa scuola “Café con Leche”, una delle tante opere sociali del Movimento dei Focolari, ci sorprende per il suo calore, vitalità, colore. Le aule non sono come quelle cui ero abituata negli Stati Uniti, ma più creative e appena capaci di contenere i 570 studenti, da 6 a 14 anni. E pensare che solo 20 anni fa la scuola iniziò in un capannone di legno con solo 20 allievi! Ora, con l’aiuto di tanti, è sorto un edificio che accoglie i ragazzi e che dà loro educazione e un buon pasto giornaliero. Ma non solo: nella scuola c’è un atmosfera difficile da descrivere, un’armonia di rapporti che offre agli studenti un ambiente sano per studiare e crescere. dieci giorni che vi ho trascorso, sono stati più che dinamici. Insieme a Marisol Jiménez, fondatrice e preside della scuola, c’è stato un continuo fiorire di idee attuate, poi, nelle classi: lezioni di sassofono, di pianoforte; un coro, giochi ed esercizi musicali, lezioni per leggere la musica; abbiamo costruito strumenti di percussione, messo su scenette, ballato, e persino svolto lezioni di “macramè”, un arte che ho imparato da piccola e che consiste in fare dei“nodi”per creare collane o altri oggetti. Il sogno di Marisol, però, è quello di formare una banda musicale: gli strumenti musicali sono già arrivati dalla Svizzera, gli studenti hanno tanta voglia di imparare (hanno il ritmo nel sangue e tanto entusiasmo!). Per realizzare questo sogno ci vogliono i fondi per assumere gli insegnanti di musica … che speriamo arrivino! “Café con leche”, cioè caffelatte, che ricorda la bella tonalità del colore della pelle – né caffè né latte –, stragrande maggioranza della popolazione dominicana, ora per me non è soltanto quel luogo speciale di cui ho tanto sentito parlare o letto sui giornali. Oggi è diventato un’esperienza viva: la scuola, gli studenti, gli insegnanti, tutti per me hanno un nome, un volto, una storia. Sono partita con la convinzione che tutto è possibile quando “cogliamo il momento” e diamo tutto di noi stessi». (altro…)