Movimento dei Focolari

Monsignor Romero è Beato

Giu 6, 2015

A 35 anni dall’assassinio, El Salvador ed il mondo hanno celebrato, lo scorso 23 maggio, la beatificazione di Mons. Romero “fra i migliori figli della Chiesa” secondo Papa Francesco.

esteri-150523085402“Una celebrazione come questa si è vista solo in occasione della visita di Giovanni Paolo II (1983)”, scrive Filippo Casabianca, da El Salvador, un paese di 6 milioni di abitanti in una superficie di appena 21 mila km2, che ha avuto tra i suoi figli questo vescovo ampiamente riconosciuto come una delle più significative figure ecclesiali del continente americano. La causa era stata aperta dal vescovo Rivera y Damas, suo successore alla guida della Diocesi, un anno dopo la sua morte, avvenuta il 24 marzo 1980. Fu proprio quell’anno che giunsero Marita Sartori e Carlo Casabeltrame, per primi fra i focolarini, a visitare tre frati francescani che avevano cominciato a diffondere l’Ideale dell’Unità. In quel decennio tragico che iniziò con l’assassinio di Mons. Romero e culminò con quello di 7 Gesuiti, si diffuse con un impeto straordinario il Movimento dei Focolari in diversi punti del paese, in uno scenario di guerra fra militari e guerriglia, fino all’apertura del focolare femminile nel 1989, nonostante il pericolo per le focolarine straniere che vi parteciparono. Da allora il paese ha vissuto un processo che l’ha condotto alla firma di un trattato di pace, nel 1992, e poi avviato in un percorso democratico con certa stabilità politica, ma orfano della riconciliazione tanto desiderata per cui oggi evidenzia una polarizzazione distruttiva. A ciò si aggiunge il flagello dell’insicurezza dovuta alla proliferazione di bande criminali giovanili (maras) e della povertà di grandi fasce. Le comunità dei Focolari sono impegnante in molteplici iniziative di sostegno a famiglie disagiate tramite i programmi di Azione Famiglie Nuove e AMU, che hanno permesso la continuità negli studi per centinaia di ragazzi, sostenuto iniziative di centri educativi per bambini poveri e interventi in un quartiere a rischio per creare spazi di integrazione sociale. Con la beatificazione di Romero si è formata una coscienza di opportunità storica nella popolazione. Il suo messaggio è percepito come una medicina che può contribuire a capovolgere le visioni contrapposte, a sanare i cuori induriti dal risentimento e fornire quel di più necessario all’impresa della riconciliazione. “È una sfida – così la chiama Maribel – che comincia col seguire l’esempio di Mons. Romero, che per me continua nell’aiutare i miei alunni a coltivare la pace e la giustizia nei loro cuori”. Mentre per Amaris “La festa deve cedere il passo alla riconciliazione che sta nel perdonare e chiedere perdono, per sanare ferite che sono ancora aperte”. Nella comunità dei focolari l’impegno per l’unità e la riconciliazione è stato sempre presente, ma adesso acquista i connotati di un mandato alla luce della testimonianza eroica di mons. Romero “che ha saputo piangere con chi piange – osserva Flora Blandon – e rallegrarsi con chi ne aveva un motivo. La beatificazione è il riconoscimento della sua vita radicata nell’amore” Nel messaggio all’attuale Arcivescovo di San Salvador, Josè Luis Escobar Alas, il Papa definisce Romero come “uno dei migliori figli della Chiesa”, attribuendogli i lineamenti tipici del Buon Pastore a lui tanto cari. “Perché (Dio) ha concesso al vescovo martire la capacità di vedere e ascoltare la sofferenza del suo popolo e modellare il suo cuore perché, in suo nome, lo orientasse e illuminasse”. Francesco riconosce, inoltre, la sua esemplarità e invita a incontrare nella figura di Romero “forza e coraggio per costruire il Regno di Dio e impegnarsi nella ricerca di un ordine sociale più equo e degno”. Leggi anche: CittàNuova online

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