Movimento dei Focolari

Istituto Sophia: buddismo e fraternità

Dic 11, 2012

Tesi di laurea dalla prima studentessa buddista all’Istituto di Loppiano sul pensiero di Buddhadasa Bhikkhu a confronto con quello di Chiara Lubich.

Nella sessione di laurea svoltasi il 12 novembre scorso, a discutere la tesi in filosofia politica è stata Preeyanoot Surinkaew, prima studentessa buddista dell’Istituto Universitario Sophia. Ha proposto un lavoro dal titolo: “L’idea di fraternità politica di Buddhadasa Bhikkhu”. Lo studio verteva sull’idea di fraternità presente nel pensiero di uno tra i monaci buddisti tailandesi più influenti del XX secolo (1906-1993), il quale ha saputo elaborare il concetto del “Dhammic Socialism”, una visione delle possibili applicazioni sociali del buddismo, nel quale l’idea di fraternità risulta centrale e innovativa. Il “Dhammic Socialism” non ha a che fare con le forme occidentali del socialismo, ma esprime, invece, l’idea di interdipendenza che lega tra loro tutte le realtà naturali, esseri umani compresi, rimarcando una profonda coerenza con gli insegnamenti del buddismo Theravada. Lo studio condotto dalla candidata, conosciuta da tanti come ‘Metta’ (un termine religioso buddista che significa ‘compassione’), è partito dalla ricchezza del paradigma culturale insito nell’idea di fraternità proposta da Chiara Lubich. Tale visione, da una parte ha aiutato a evidenziare la fraternità presente nel pensiero di Buddhadasa; dall’altra, ha interpretato l’Occidente sulla base della radice sapienziale cristiana, giungendo a mettere in luce aspetti positivi che, nella storia dei rapporti tra Occidente e culture asiatiche, spesso non sono ancora adeguatamente emersi. Ha puntualizzato in modo chiaro il relatore, Antonio M. Baggio: “La tesi costituisce un contributo rilevante alla reciproca conoscenza e comprensione tra cristianesimo e buddismo e, per certi aspetti, costruisce alcuni strumenti utili per un rinnovato rapporto tra Occidente e Oriente”. La misura di quanto sia stato impegnativo e fecondo il percorso tracciato dal lavoro, è parso evidente anche in sede di discussione, laddove più volte si è avuta la netta sensazione di vedere valorizzate pienamente due tradizioni di pensiero nate da radici religiose, improntate a ciò che orienta la storia dei popoli al dialogo e alla pace e impegna ogni persona ad utilizzare la parte migliore di sé per costruire paradigmi di accoglienza ed incontro. Senza irenismi, né confusioni dottrinarie si è parlato dell’idea di fraternità politica di Buddhadasa Bhikkhu, dei concetti chiave di un pensiero ricavato da scritti finora sottostimati o strumentalizzati e che Metta ha saputo leggere e rivalutare: la sapienza, come vuoto mentale che apre a quanto sta fuori di sé e favorisce la relazione reciproca; la concentrazione, come liberazione dall’egoismo individualistico e perfetto equilibrio tra intelletto, istinti ed emozioni; la moralità, condizione essenziale dell’interrelazione perché fondata sull’equilibrio tra rispetto e gentilezza amorevole. Da queste basi si è impostato il dialogo tra le due tradizioni, descrivendo chiaramente come Chiara Lubich e Buddhadasa hanno avuto un desiderio comune: generare un “Gesù vivo” e un “Buddha vivo” nel cuore dell’umanità di oggi. Se il paradigma della fraternità è vitale nelle persone, genera nuove soluzioni, offre o almeno lascia intravvedere una prospettiva globale che, anche dentro l’ambito politico, illumina le questioni individuali e le armonizza in una visione più ampia. Fonte: Istituto Sophia online

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