Movimento dei Focolari
Anche da un monastero si raggiungono le periferie

Anche da un monastero si raggiungono le periferie

monastero_janua_coeli«Incontro in parlatorio una persona, non più giovane, mandata da un amico comune. È stata operata di un tumore che per il momento non dà particolari problemi. Però non è tranquilla, non accetta la malattia, vive un momento di grande incertezza. Vorrebbe farsi aiutare da uno psicologo o da uno psichiatra, ma intanto viene da noi. Certo, dico, l’aiuto medico e farmacologico in certi momenti possono essere utili, ma solo la fede può donarle la pace che cerca, la forza per accettare la malattia, la speranza e la gioia di continuare a vivere fidandosi e affidandosi al Signore Gesù e a Maria, nostra madre. Quando ci salutiamo penso: chissà se la rivedrò ancora? Forse sono stata troppo precipitosa nel proporre un cammino di fede. La porto comunque con me nella preghiera. Dopo alcuni giorni mi telefona: “La settimana prossima parto per Lourdes”. È l’occasione per riaccostarsi ai sacramenti e iniziare un cammino di fede sotto la protezione della Madonna». «Un’altra esperienza, molto forte, la vivo con un ragazzo giovane malato di leucemia. Viene a trovarmi con la ragazza, con cui convive, e chiede preghiere per riuscire ad accettare questa grande prova. Ci sentiamo al telefono e ogni tanto viene in monastero per, come dice lui:, “ricaricarsi e fare buona scorta di serenità e di pace”. Vorrebbe sposarsi, ma il momento è difficile e rimandano. Dopo il trapianto di midollo osseo torna a casa e perfino al lavoro, ma per poco tempo. Nuova ricaduta, ancora chemioterapia … È sempre speranzoso, non si arrende. Mi racconta di persone conosciute in ospedale con la sua stessa malattia che a un certo punto non riescono più a camminare, arrivano in ospedale prima con le stampelle, poi in carrozzella e poi … non si vedono più. Lui sta facendo lo stesso percorso, ma sembra non rendersene conto. Intanto anche il rapporto con la sua ragazza si fa difficile, per cui doppia sofferenza. Faccio il possibile per stargli vicino, lo ascolto, cerco di amarlo “fino in fondo” e prego soprattutto perché lui ritrovi la preghiera e ravvivi la fede. Gli regaliamo una medaglia della Madonna miracolosa appartenuta a Madre Teresa di Calcutta davanti alla quale inizia a pregare con fervore. Trova serenità, pace e la forza di interrompere la convivenza e tornare a casa dai genitori. Si accosta al sacramento delle Riconciliazione, riceve l’Eucaristia ogni settimana e anche l’Unzione degli infermi. Dopo 2 mesi dal ritorno a casa parte per il cielo a 29 anni, ma con Gesù nel cuore».   «Molti sono i contatti con persone che vivono difficoltà familiari. Con una giovane sposa e mamma è iniziato da anni un cammino di ascolto e di sostegno orante. Ora la cosa più importante è aiutarla a rafforzare il suo rapporto personale con Gesù perché dia senso a ogni cosa, ogni gesto, anche il più piccolo. L’ideale dell’unità di Chiara Lubich mi aiuta molto in questo, così, con questa giovane donna, facciamo il patto di dire sempre “per te Gesù” prima di ogni azione e di chiedere il suo aiuto in ogni momento della giornata cercando di vivere bene l’attimo presente. Penso alle difficoltà della vita fraterna e che io per prima devo vivere quello che dico a lei. Con questo patto camminiamo insieme e ci sosteniamo a vicenda».

Vangelo Vissuto. “E se fosse una truffa?”

Vangelo Vissuto. “E se fosse una truffa?”

20150522-01«La casa che ospita la nostra comunità è nelle immediate vicinanze di Piazza S. Pietro, a Roma. Sono quasi le nove di sera. La mia superiora è da poco uscita per uno sguardo by night al colonnato del Bernini insieme ad alcuni connazionali. Squilla il cellulare. È lei: «C’è qui uno, sui 35 anni, che sulla metropolitana è stato derubato di documenti, soldi, telefonino». Scendo per vedere cosa si può fare. Luciano, così dice di chiamarsi quell’uomo, racconta di essere arrivato a Roma proprio quel pomeriggio, dopo ventisette ore di pullman. Era riuscito a racimolare 1300 euro, pensando che con quella somma si sarebbe spesato fino a che non avesse trovato lavoro in Italia. Gli domando se vuole telefonare a qualcuno e lui mi dà il numero della madre nel suo Paese d’origine. Glielo compongo e gli passo il cellulare. Si sta facendo tardi. Chiamo una suora che lavora alla Caritas della stazione Termini per sentire se conosce qualche posto dove farlo pernottare, ma senza documenti dice che non è possibile. Lui decide che avrebbe dormito all’aperto e che all’indomani sarebbe andato all’ambasciata per poi tornare al più presto in patria. Gli chiedo se vuole mangiare, bere, ma ha lo stomaco chiuso dallo stress. Dice di avere ancora i panini del viaggio. Propongo di accompagnarlo dai clochard di Piazza Pio XII, per affidarlo a loro (c’è anche qualche connazionale). Prima di raggiungerli, incontriamo B., una senzatetto che dorme nelle nicchie dei palazzi. A volte le portiamo qualcosa da mangiare. Le racconto la storia di Luciano, senza dirle, però, che con i tempi che corrono, non so se faccio bene a credergli. E se fosse una truffa? Ma è più forte la convinzione che si tratta pur sempre di un fratello da amare concretamente. La donna gli dice: «Vai al cassonetto, prendi tanti cartoni, perché la notte fa molto freddo. Dormirai qui vicino; nessuno ti farà del male». Lasciamo i bagagli e andiamo a cercare i cartoni, non certo facili da reperire: nella zona sono tanti a dormire sul cemento sotto i muri. Nel frattempo ci raggiunge la mia superiora. Con i cartoni torniamo da B. e lasciamo Luciano sotto la sua custodia. Soprattutto lo affidiamo alla Madonna e agli Angeli Custodi. Di notte non riesco a dormire. Fuori fa molto freddo e c’è tanta umidità. La mattina gli porto almeno il latte caldo e del caffè. Dice che per il freddo, la scomodità e il rumore delle auto, non ha mai dormito. Torno a casa per la Messa. Le letture parlano del digiuno, che consiste non solo nell’astenersi dal cibo ma «nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo…” (Is 58,1-9). Non riesco a leggere; non riesco a rispondere al sacerdote, un nodo mi stringe la gola, le lacrime scendono da sole… Comprendo – proprio io, che non piango mai – cosa significhi il ‘dono delle lacrime’ di cui recentemente ha parlato Papa Francesco. A fine messa dico alla superiora: «Dobbiamo occuparci di lui fino in fondo». Temendo la truffa, lei è titubante, ma poi acconsente. Luciano è ancora lì. Si era ricordato che nella tasca interna dello zaino aveva la carta d’identità. Carichiamo una delle sue borse nel carrello della spesa, l’altra la portiamo insieme a lui. Alla stazione dei pullman scopriamo che proprio oggi ce n’è uno per il suo Paese. Gli compriamo il biglietto. La cassiera ci avverte di aspettare la partenza, perché è successo che tipi come lui vanno poi alla cassa per farselo rimborsare. Dobbiamo rientrare a casa e gli paghiamo la colazione. Mancano ancora due ore alla partenza ma noi continuiamo a fidarci. Lo abbraccio forte e gli lascio il numero del cellulare, insieme a qualche soldo per il viaggio e un po’ di valuta nazionale per tornare in treno nella sua città.  Nel pomeriggio, da qualcuno che è venuto a sapere di questa storia, riceviamo in dono quanto abbiamo speso. Il giorno seguente giunge anche un grato SMS di Luciano. “Vi ringrazio per il biglietto e per tutto. Sono arrivato a casa sano e salvo». (altro…)