22 Dic 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nel Movimento dei Focolari, per le persone che vi hanno aderito, il dialogo non è qualcosa che resti nell’ambito dell’opinabile. Anche solo scorrendo le tappe del suo sviluppo, si intuisce come il movimento non sia nato a tavolino, ma per un’ispirazione carismatica che lo Spirito ha voluto concedere a una giovane donna trentina. Fin dai primi anni numerosi episodi, accaduti a Chiara Lubich e alle sue prime compagne, indicavano una via di totale accoglienza dell’altro, chiunque esso fosse. E l’accoglienza è il primo gradino del dialogare. Guardando poi alla diffusione del movimento nel mondo, appare chiaro come il rapido sviluppo dello spirito dell’unità non sia da attribuire solo a parole pronunciate a quattr’occhi, in un microfono o alla radio per aprire nuovi fronti, quanto all’amore vissuto secondo quell’arte di amare che Chiara ha sempre proposto come solo ed unico “metodo” di diffusione, il “farsi uno”. Si tratta di un neologismo mutuato da San Paolo («mi sono fatto tutto a tutti») che nel movimento ha significato sempre la principale via di evangelizzazione. Osservando la vastità della diffusione del movimento, infine, si potrebbe senza dubbio capire come la spiritualità dell’unità abbia conquistato i cuori e le anime di persone di ogni categoria sociale per la sua irriducibile apertura sull’umanità e sui suoi bisogni. Un’apertura che si esprime in primo luogo con un atteggiamento dialogante in ogni campo, in ogni tempo, in ogni luogo.
Quindi il dialogo nei Focolari va inteso nel senso più forte, evangelico, quello che non baratta la propria identità per raggiungere compromessi di sorta, ma che – proprio per l’identità che esso ha acquisito – può permettersi di avvicinarsi al “diverso da sé” con spirito aperto. Né buonismo, né irenismo e nemmeno sincretismo, insomma. Chiara, il 24 gennaio 2002 ad Assisi, chiamata ad esprimersi a nome della Chiesa cattolica assieme ad Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di S. Egidio), dinanzi al Papa e alle massime autorità religiose mondiali, all’indomani del crollo delle Torri gemelle, ha voluto sottolineare come l’atteggiamento della Chiesa sia «tutto dialogo». Ha così ricordato i suoi quattro dialoghi: quello all’interno della propria Chiesa, l’ecumenismo, il rapporto con fedeli di altre religioni, i contatti con coloro che non hanno un credo religioso. Sono proprio questi quattro dialoghi quelli che la Chiesa cattolica ha identificato come vie per il rapporto con l’umanità nelle sue varie sfaccettature, nel Vaticano II e nell’enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam. Ha scritto Chiara nel 1991: «Gesù considera come alleati ed amici suoi tutti quegli uomini che lottano contro il male e lavorano, tante volte senza rendersene conto, per l’attuazione del Regno di Dio. Gesù ci chiede un amore capace di farsi dialogo, cioè un amore che, lungi dal chiudersi orgogliosamente nel proprio recinto, sappia aprirsi verso tutti, e collaborare con tutte le persone di buona volontà per costruire insieme la pace e l’unità nel mondo. Cerchiamo quindi di aprire gli occhi sui prossimi che incontriamo per ammirarne il bene che operano, qualsiasi siano le loro convinzioni, per sentirci solidali con loro ed incoraggiarci a vicenda nella via della giustizia e dell’amore». (altro…)
15 Dic 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nell’estate del 1949, il deputato Igino Giordani, che da qualche mese aveva incontrato la spiritualità dell’unità, raggiunse Chiara Lubich, che vi si era recata per un periodo di riposo, nella valle di Primiero, a Tonadico, sulle montagne del Trentino. Insieme alla piccola comunità di Trento, ormai sciamata in diverse altre città d’Italia, nelle settimane precedenti avevano vissuto intensamente il passaggio del Vangelo di Matteo sull’abbandono di Gesù sulla croce. Il 16 luglio, cominciò un periodo di intensità straordinaria, conosciuto ora come “Paradiso ‘49”. Chiara scriverà più tardi a proposito di quei mesi: «Se il 1943 fu l’anno dell’origine del Movimento, il 1949 segnò invece un balzo in avanti. Circostanze impensate, ma previste dalla Provvidenza, fecero sì che, per riposo, il primo gruppo dei membri del Movimento si ritirasse dal “mondo” in montagna. Dovevamo ritirarci dagli uomini ma non potevamo allontanarci da quel modo di vivere, che costituiva il perché della nostra esistenza. Una piccola e rustica baita di montagna ci ospitò nella povertà. Eravamo sole: sole fra noi col nostro grande Ideale vissuto momento per momento, con Gesù Eucaristia, vincolo d’unità, a cui si attingeva ogni giorno; sole nel riposo, nella preghiera e nella meditazione.
E lì iniziò un periodo di grazie particolari. Avevamo l’impressione che il Signore aprisse agli occhi dell’anima il Regno di Dio, che era fra noi la Trinità che abita in una cellula del Corpo mistico: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”; e ci parve di capire che l’Opera che stava nascendo non sarebbe stata nient’altro che una mistica presenza di Maria nella Chiesa. Naturalmente, non saremmo più scese da quella montagna, piccolo Tabor dell’anima nostra, se la volontà di Dio non fosse stata diversa. E fu solo l’amore a Gesù crocifisso e abbandonato, che vive nell’umanità immersa nelle tenebre, che ce diede il coraggio» . (1) In altra occasione, ancora Chiara afferma: «E’ iniziato un periodo luminoso particolare in cui, fra il resto, ci è sembrato che Dio volesse farci intuire qualche suo disegno sul nostro Movimento». Negli anni successivi, Chiara non ha fatto altro che realizzare quanto in quell’estate di luce le è stato donato. (1) Chiara Lubich, in Scritti Spirituali/3, Rome 1996, pp 41-42. (altro…)
14 Dic 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Lucia Abignente fa parte del Centro Chiara Lubich: Centro di documentazione, di studi, di ricerca scientifica e di promozione della figura storica della fondatrice dei Focolari. Chiara Santomiero di Aleteia, le ha fatto la seguente intervista che pubblichiamo in parte: I santi sono testimoni della fede che vengono indicati come esempi dalla Chiesa cattolica: qual è l’esemplarità di Chiara Lubich? Abignente: Qualche giorno fa ho visto il twet di Papa Francesco in cui affermava che i santi non sono superuomini ma persone che hanno Dio nel cuore e lo trasmettono con gioia. Mi ha fatto pensare subito a Chiara. Tutto il percorso della sua vita dal 7dicembre di 70 anni fa quando ha scelto di consacrarsi a Dio, si è svolto senza alcuna programmazione. E’ andata dietro a Dio in quello che Lui le chiedeva. Ma la sua vita è stata sempre contraddistinta dalla trasmissione agli altri della gioia purissima della fede. Agli inizi degli anni ’40, un sacerdote le aveva detto: “Dio ti ama immensamente”. Questa certezza, che è stata fondamento della sua vita, Chiara ha voluto subito condividerla: non solo Dio “mi” ama, ma “ci” ama tutti immensamente. Il suo non è stato mai il cammino di un singolo ma ha avuto da sempre il carattere dell’universalità. È avvenuto così anche per il suo cammino alla santità. “Farsi santi insieme” ci ripeteva. Per questo ci ha sempre fatti partecipi di quanto Dio le dava di comprendere, per camminare insieme verso di Lui. “Che tutti siano uno”: questo è stato il desiderio e lo scopo della vita di Chiara fino alla fine. Negli ultimi anni, ricordando gli inizi del Movimento a Trento e guardando all’Opera di Maria (Movimento dei Focolari) che oggi è diffusa in tutto il mondo grazie all’abbondanza dei doni di Dio, Chiara disse di aver un sogno. Facendo sue le parole del teologo Jacques Leclercq, ripeteva: “il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te… con il mio sogno più folle: portarti il mondo tra le braccia”. Leggi l’intervista integrale (altro…)
8 Dic 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo
Prosegue da L’avventura dell’unità: Gli inizi/2
Le ragazze che abitano nel primo focolare, ma anche le persone che girano attorno a esso, avvertono in quei mesi un balzo di qualità nella loro vita. Hanno l’impressione che Gesù realizzi fra loro la sua promessa: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Non vogliono perderlo più, e tutto mettono in atto per evitare che la sua presenza svanisca per colpa loro. “Più tardi, molto più tardi – preciserà Chiara Lubich –, si capirà: ecco una riproduzione, in germe e sui generis, della casetta di Nazareth: una convivenza di vergini (e ben presto anche di sposati) con Gesù in mezzo a loro”. Ecco “il focolare”, quel luogo dove il fuoco dell’amore scalda i cuori e appaga le menti. “Ma per averlo con noi – così Chiara spiega alle sue compagne – occorre esser pronte a dare la vita l’una per l’altra. Gesù è spiritualmente e pienamente presente fra noi se siamo unite così. Egli che ha detto: “Siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda”(Gv 17,21)”. In effetti, attorno a Chiara e alle ragazze del focolare si susseguono le adesioni al progetto di unità che appare nuovo. E non mancano le conversioni, le più varie. Si salvano vocazioni in pericolo e nuove ne sbocciano. Ben presto, anche ragazzi e adulti cominciano a seguirle. Di quel periodo rimane memoria delle affollate riunioni del sabato nella Sala Massaia. Lì Chiara racconta esperienze di Vangelo vissuto e comunica le prime scoperte di quella che sarebbe diventata in seguito la spiritualità dell’unità. Il fervore cresce, cosicché già nel 1945 circa 500 persone – di tutte le età, uomini e donne, di ogni vocazione ed estrazione sociale – desiderano condividere l’ideale delle ragazze del focolare. Ogni cosa fra loro è in comune, così come accadeva nelle prime comunità cristiane.
Si legge nel Vangelo la frase: “Date e vi sarà dato” (Lc 6,38). Parole che si trasformano in esperienza quotidiana. Danno e ricevono. È rimasto un solo uovo per tutte? Lo porgono a un povero che ha bussato alla porta. In quella stessa mattinata, qualcuno lascia sulla soglia di casa un sacchetto… di uova! È anche scritto: “Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7). Chiedono così ogni cosa per le molte necessità dei fratelli nel bisogno. E in piena guerra arrivano sacchi di farina, scatole di latte, barattoli di marmellata, fascine di legna, capi di vestiario. In focolare non di rado, con la tovaglia bella, a tavola siedono una focolarina e un povero, una focolarina e un povero… Il comportamento delle ragazze della “casetta” sbalordisce chi le incontra. Il giorno della festa di Cristo Re del 1945, Chiara e le sue compagne si ritrovano attorno all’altare, dopo la Messa. Si rivolgono a Gesù con la semplicità di chi ha capito cosa voglia dire essere figli. E lo pregano: “Tu sai come si possa realizzare l’unità, l’ut omnes unum sint. Eccoci qui. Se vuoi, usa di noi”. La liturgia del giorno le affascina: “Chiedi a me – recita il salmo 2 – e ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della Terra”. E così, nella loro semplicità evangelica, chiedono niente meno che “gli ultimi confini della Terra”: per loro Dio è onnipotente. Tutto ciò non poteva lasciare indifferente la città, allora di poche decine di migliaia di abitanti, né tanto meno la Chiesa tridentina. Mons. Carlo De Ferrari capì Chiara e la sua nuova avventura e la benedì. La sua approvazione e la sua benedizione accompagneranno il Movimento fino alla sua morte. Da quel momento, quasi impercettibilmente, si varcano le frontiere della regione, invitati a Milano, a Roma, in Sicilia. E fioriscono ovunque comunità cristiane sul tipo di quella sorta a Trento. Si andrà lontano. (altro…)
7 Dic 2013 | Chiara Lubich, Spiritualità