8 Mag 2019 | Focolari nel Mondo
Anche nella piccola repubblica balcanica visitata da Papa Francesco dal 5 al 7 maggio c’è una comunità dei Focolari che ha lavorato intensamente per questo evento. Ce ne parla Mato Mikulec.
“Da sempre la caratteristica principale di questa terra è il dialogo e anche la comunità dei Focolari qui è composta da cristiani (cattolici e ortodossi) e musulmani”. Mato Mikulec è un pioniere del movimento a Skopje, è croato di origine e 30 anni fa si è trasferito in Macedonia per lavoro. Vive con trepidazione e grande gioia la visita del Papa: “Siccome Francesco ha molto a cuore le periferie, il suo primo obiettivo è sostenere e incoraggiare la piccola comunità cattolica, ma non solo. Per lui ogni uomo è un valore immenso e quindi viene qui come amico di tutte le persone di questo Paese. Naturalmente, è anche incoraggiato dallo spirito di tolleranza e convivenza che sono parte della natura di questo popolo”. Ormai Mato considera questa la sua terra: la maggior parte della popolazione è macedone (64%), poi ci sono gli albanesi (25%), i turchi (4%) e una piccola percentuale di altri popoli. Le due religioni principali sono il Cristianesimo e l’Islam; i cattolici dei due riti – occidentale e orientale – sono solo l’1%. La storia racconta che in Macedonia la tradizione cristiana risale addirittura ai tempi dell’apostolo Paolo, rafforzata e diffusa nei secoli successivi, da grandi figure di evangelizzatori come i due fratelli Cirillo e Metodio nel IX secolo e da molti altri che, successivamente, danno un contributo inestimabile allo sviluppo della religiosità e dell’alfabetizzazione dei popoli slavi. Ma la regione balcanica è anche testimone della dolorosa divisione delle Chiese, di conflitti tra potenze e interessi politici, come l’occupazione ottomana durata oltre 500 anni. “Nonostante tutto – continua Mato – le persone qui hanno conservato molti valori, una profonda religiosità, grande apertura alla diversità e una profonda aspirazione alla comunione. Quindi non c’è da sorprendersi che proprio in questa terra sia germogliato un fiore tanto bello come Madre Teresa”. Racconta poi che la visita di Papa Francesco è avvenuta su invito del vescovo locale Kiro Stojanov e delle autorità statali. “Una
bellissima tradizione vuole che ogni anno una delegazione di Stato si rechi a Roma alla tomba di San Cirillo presso la Basilica di San Clemente. Ne fanno parte anche rappresentanti delle Chiese Cattolica e Ortodossa. E’ inclusa anche l’udienza con il Santo Padre e proprio in questa occasione gli è stato rivolto l’invito a visitarci”. Ci racconta poi che i primi contatti con i Focolari in Macedonia e Kosovo risalgono agli anni ’70 quando uno dei primi focolarini, Antonio Petrilli, andò a visitare l’amico sacerdote d. Luka Cirimotić. In seguito, negli anni ’80 una famiglia originaria di Zagabria si stabilisce a Skopje e nasce così la prima comunità composta da giovani e adulti, famiglie e consacrati, persone di varie Chiese e Religioni, o senza un orientamento religioso. È stato grazie all’impegno del vescovo Kiro Stojanov che nel 2006 si apre a Skopje il focolare femminile, l’ultimo che Chiara Lubich ha approvato personalmente prima di lasciarci. “Vediamo che la diversità non è un ostacolo alla sincera comunione e alla fraternità – prosegue Mato – che stanno diventando sempre più visibili e apprezzate anche dai capi delle comunità religiose. Per noi dei Focolari questo evento è una gioia speciale, crediamo che il Papa sia attratto anche dal nostro amore e dalla comunione tra noi. Sentiamo che il Papa ci porta il nuovo volto e l’abbraccio della Chiesa dove anche la nostra comunità ha il suo posto”.
Stefania Tanesini
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14 Dic 2015 | Chiara Lubich, Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Andate avanti! Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità, perché tutti siamo figli di Dio!». Lo dice con forza papa Francesco al termine dell’Angelus del 13 dicembre, rivolgendosi alle centinaia di persone del Movimento dei Focolari e di alcune comunità islamiche italiane. Erano insieme per testimoniare il percorso comune in atto da anni, “cristiani e musulmani insieme costruttori di pace”, come recitava lo striscione in piazza San Pietro. C’erano imam con le loro comunità da Roma, Trieste, Teramo, Catania, giovani donne e ragazzi della Moschea di Centocelle a Roma, così come famiglie con bambini, professori, giornalisti. C’erano cristiani impegnati da lungo tempo o di recente nella strada del dialogo. C’era anche una delegazione del movimento buddista giapponese Risho Kosei Kai e rappresentanti di Religions for Peace e di altre religioni. E dalla festa in piazza San Pietro, perché questo era il clima che si respirava, i 400 protagonisti si sono spostati alla sede dell’Augustinianum, a poche centinaia di metri dal colonnato di San Pietro. Il pranzo insieme che dava spazio ad una convivialità desiderata, una saletta di preghiera per i musulmani, la messa alla chiesetta di Santa Monica per i cristiani: evento che per la sua originalità ha avuto vasta eco sulla stampa.

Da sinistra: imam Naher Akkad, Antonio Olivero, Michele Zanzucchi, padre Egidio Canil
Un giurista esperto di libertà religiosa, Vincenzo Buonomo, ordinario di diritto internazionale presso la Pontificia Università Lateranense, ha dato il via al pomeriggio con una panoramica geopolitica: “la guerra è l’unica risposta che l’Europa è stata capace di dare all’azione terroristica”, afferma, “quando esistono altri strumenti – il negoziato, l’accordo tra i Paesi dell’area, il dialogo – certamente più impegnativi, ma senza dubbio anche più efficaci sul medio e lungo periodo”. Altrettanto incisive le dichiarazioni dell’imam di Catania, Abdelhafid Kheit (membro del direttivo dell’UCOII, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) che poche ore prima aveva attraversato la Porta Santa della Misericordia insieme agli amici cristiani: “Non tutti credono che la diversità sia una ricchezza, ma è il Signore Iddio che ci ha fatti diversi, altrimenti saremmo una comunità unica”. Investire nell’educazione alla pace è l’invito di Paola Dal Toso (CNAL) e di M.Grazia Vergari dell’Azione Cattolica italiana, a dire il sostegno anche da parte della Chiesa italiana a questa chiara sfida di dialogo. Soffia in questa direzione lo spirito di Assisi, riportato attraverso la presenza di padre Egidio Canil, francescano del Sacro Convento, che esorta ad “attraversare anche oggi gli eserciti – come San Francesco ai tempi delle crociate per andare a incontrare il Sultano – e portare la pace”. E poi un tuffo nell’esperienza reale: le voci degli imam e di cristiani di varie città che portavano una testimonianza di vita. Si è parlato di “dialogo del popolo”, perché questa è la nostra identità, come ha spiegato nell’introduzione Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova e moderatore del pomeriggio. L’imam di Centocelle Mohamed Ben Mohamed fa leva sull’impegno dei giovani – tanti presenti – per “sconfiggere la guerra contro il male”, Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere con gioia esclama “oggi si è aggiunto con noi anche il Papa!”. Seguono le esperienze del Centro La Pira a Firenze, che dal 1978 è luogo di accoglienza fraterna per chi proviene da altri Paesi e di incontro tra culture diverse; della comunità di Trieste, raccontata dalla voce dell’imam Naher Akkad; dell’iniziativa “Diversi ma UNO”, nata a Teramo 20 anni fa e presente oggi su tutto il territorio abruzzese, testimoniata dall’imam Mustapha Batzami; e della comunità di Catania, dove il dialogo tra musulmani e cristiani, concretizzato da tempo anche attraverso gesti di amicizia (doposcuola in Moschea, conoscenza tra famiglie) ha portato a due momenti pubblici di grande rilievo, come ha raccontato insieme all’imam anche Giusy Brogna, referente dei Focolari in Italia per il dialogo con l’Islam. 
Amjad Zedan, studente siriano dell’Istituto Universitario Sophia
La presenza di Amjad Zedan, giovane studente siriano dell’Istituto Universitario Sophia, e di Pascal Bedros, libanese residente ad Aleppo, ha portato in sala, col gelo della guerra, quel filo di speranza di chi crede che “nonostante sia quasi troppo tardi, la situazione può ancora cambiare”, e al monito all’Occidente che non ha capito quanto sia pericolosa la posta in gioco. Il patto di prossimità e collaborazione firmato dal Movimento dei Focolari e dalle comunità islamiche in Italia ha chiuso la giornata, aprendola all’impegno quotidiano con un’assunzione di responsabilità “perché nessuno si rassegni davanti a situazioni di convivenza che sembrano difficili”, ma lavori per il “rifiuto inequivocabile della violenza” e per una religione che sia “fonte di coesione sociale e di pace”. (altro…)