24 Giu 2004 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il primo appuntamento di Chiara Lubich a Londra era avvenuto al Lambeth Palace, ricevuta in udienza dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams,
Primate della Chiesa d’Inghilterra.
Ne ha parlato Chiara Lubich stessa, in una conferenza stampa a Londra: “L’arcivescovo Williams era particolarmente interessato alla nostra esperienza del dialogo interreligioso. Mi ha chiesto quale era il nostro il segreto. Mi sono richiamata alla Novo Millennio Ineunte, dove il Papa approfondisce il mistero di Gesù che in croce grida: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’. Gesù, dopo che ha perduto la madre, i discepoli e la sua stessa vita, ha perso anche il senso dell’unità con il Padre che era tutto per lui. Gesù si è ridotto a nulla. E’ questo un punto della nostra spiritualità di comunione che ci insegna, di fronte a persone di altre religioni, a essere “niente”, “nulla di amore” per “entrare” in loro, perché – come è stato detto – bisogna “saper entrare nella pelle dell’altro”, sino a capire che cosa significa per loro essere buddisti, musulmani, indù. Ma non si può entrare nell’altro se non si è niente. Allora la figura di Gesù abbandonato è il modello”. “Poi abbiamo parlato di molti altri argomenti: del movimento ecumenico; dell’impegno che ci siamo assunti – insieme a molti altri movimenti cattolici, anglicani, evangelici e ortodossi – di contribuire a realizzare un’Europa dello Spirito. Questo ha suscitato in lui vivo interesse, essendo lui teologo”. “Sono rimasto molto colpito dalla ‘qualità’ del rapporto tra Chiara e l’Arcivescovo” – ci ha detto Callan Slipper, ministro della Chiesa d’Inghilterra, focolarino, presente all’udienza. “L’arcivescovo aveva un atteggiamento di profonda apertura, l’intelligenza di chi sa ascoltare e apprezzare. Quest’atteggiamento si vedeva dal primo momento, quando, dopo che Chiara ha nominato tutti i vari Primati della Chiesa d’Inghilterra che ha conosciuto, ha detto scherzosamente: ‘Allora, lei conosce la Chiesa d’Inghilterra meglio di me!’. Poi, informato degli appuntamenti pubblici in programma, affermava che quanto si sarebbe verificato in questi giorni capita proprio al momento giusto, perché – ha detto – “ne abbiamo tanto bisogno sia come nazione che come Chiesa” La pagina ecumenica, nei rapporti con la Chiesa d’Inghilterra, inizia nel 1961, con l’Arcidiacono Bernard Pawley, che incontra Chiara lubich a Roma. Più tardi alcuni ministri anglicani sono presenti ad un incontro a Grottaferrata (Roma) fra cattolici ed evangelico-luterani. Sono toccati dall’atmosfera suscitata dall’amore reciproco che li fa riconoscere fratelli e sorelle in Cristo. Nel 1966, a Londra, al Lambeth Palace, Chiara incontra per la prima volta il Primate della Chiesa d’Inghilterra, l’allora arcivescovo Michael Ramsey. Le dice: “Vedo la mano di Dio in quest’Opera” e la incoraggia a diffondere la spiritualità del Movimento nella Chiesa d’Inghilterra. In seguito Chiara incontra i successori: Coggan, Runcie e Carey. In Gran Bretagna, il Movimento dei Focolari si è sviluppato tra cattolici, tra anglicani, presbiteriani, metodisti, battisti. A Welwyn Garden City sta nascendo una cittadella ecumenica. E’ l’unità, cuore della spiritualità dei Focolari, che interessa in particolare gli anglicani. (altro…)
2 Giu 2004 | Chiesa
“Ci siamo sentiti trasformati, rinforzati. Questo incontro è un segno di grande speranza. In questi tempi ci arrivano dall’Europa soprattutto consumismo, moda,
valori materiali. Ho capito che possiamo dare i valori spirituali.” Così un fax dalla capitale della Lituania, Vilnius, che il 1° maggio, insieme ad altri 9 Paesi, aveva festeggiato l’ingresso nell’Unione europea, non senza timori di molti. E’ questa una delle 163 città d’Europa che l’8 maggio erano collegate via satellite con il Palasport di Stoccarda, gremito da 10.000 persone di tutto il continente per la grande manifestazione dal titolo: Insieme per l’Europa. Un incontro da molti definito “storico”, anche perché era il primo incontro a dimensione europea di oltre 150 movimenti cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani.
Un’anima per l’Europa “Siamo qui per dare un’anima all’Europa che generi un’unità spirituale forte” – aveva detto Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, in apertura – “come tante reti di rapporti fraterni che mettono insieme i popoli, quasi a preparare, a livello di laboratorio, la piena unità europea nella ricchezza delle diversità. Parole che a Stoccarda diventano esperienza viva: “L’impressione è di quelle che rimangono – dichiara in un’intervista a Città Nuova il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi. “Oggi si è mostrata l’Europa con la possibilità di chiudere un capitolo della storia senza più dolore, senza più divisioni”. Un’esperienza vissuta con la stessa intensità negli incontri collegati, come rivelano i moltissimi fax e e-mail. Da Trento scrivono: “Non sapevamo più se eravamo al di qua o al di là dello schermo”.
Una pietra miliare “Abbiamo bisogno di un’Europa dei cuori che non siano solo pieni di euro, ma pieni di valori, pieni di Dio”, afferma il card. Kasper dal palco di Stoccarda. “Abbiamo bisogno di questa Europa spirituale – dice – di movimenti spirituali che rendano tangibile questa Europa. Abbiamo bisogno di comunità che superino i confini dei popoli e delle nazioni: quella di oggi è una pietra miliare in questo cammino”. A Ginevra, tra le personalità presenti nella sede mondiale del Consiglio ecumenico delle Chiese, l’Alto Commissario per i diritti dell’uomo dell’Onu, Marie-Francois Charrin: “Questa Europa unita con un’anima, un cuore, due polmoni, guarirà le piaghe enormi nei Paesi in conflitto”.
L’Europa unita nasce dalle rovine del 2° conflitto mondiale Il processo di riconciliazione e il sogno di un’Europa unita nasce proprio dalle rovine di un conflitto: la seconda guerra mondiale. Lo ricordano il pastore evangelico-luterano Aschoff del Rinnovamento dello Spirito nella Chiesa evangelica e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, richiama la visione di Schuman, De Gasperi e Adenauer e i primi passi segnati dal trattato del carbone e dell’acciaio del 1951, poi dall’euro e dalla Costituzione in corso. Ricorda che i grandi padri hanno attinto alla loro fede per costruire l’Europa. Anche oggi – dice – i cristiani sono chiamati a “portare la loro creatività”, “perché l’Europa cresca non come una fortezza, ma come un soggetto politico che ha un’anima e fa della pace e della giustizia la sua identità e la sua vocazione”. E aggiunge: “di quest’anima, voi siete una componente essenziale”.
La visione dell’Europa alla luce dei carismi E’ una visione dell’Europa illuminata dalla luce dei carismi suscitati dallo Spirito lungo i secoli che percorre la manifestazione. Non a caso – ricorda Aschoff, “è proprio “nelle dure giornate della guerra” che sono nate nelle diverse Chiese molti dei nuovi movimenti spirituali e comunità. “Dietro a questi volti, c’è un cuore rigenerato dal Vangelo” dice Riccardi. Alla mancanza di “slancio dell’Europa”, vi immettono “il gusto del futuro”.
E’ un’Europa che “ha bisogno di un nuovo legame tra gli uomini”, afferma Ulrich Parzany, pastore luterano, segretario generale dell’YMCA in Germania e promotore di una vasta iniziativa di evangelizzazione, Pro Christ. “La stessa democrazia – avverte – si basa su presupposti che lei stessa non è in grado di creare”. E la parola chiave lanciata a Stoccarda è “fraternità universale”. Ne parla Chiara Lubich: è questa l’aspirazione più diffusa, quella fraternità resa possibile da Gesù che “ha abbattuto i muri che separano gli uguali dai diversi, gli amici dai nemici, compiendo una rivoluzione esistenziale, culturale e politica”.
La testimonianza dei movimenti e comunità Una carrellata di fatti di vita ha mostrato i semi di rinnovamento spirituale e sociale gettati dai vari carismi di Movimenti e comunità: dall’ ”apporto determinante” per la sopravvivenza della Chiesa ortodossa in Finlandia, dato dal Movimento della gioventù ortodossa (ONL), alla esperienza giovanile di un appartenente alla comunità evangelica Fcjg di Ludenscheid, passato “dal buio fitto dell’anima” in cui era piombato a causa della droga, alla liberazione con l’incontro con Cristo. L’iniziatore dei corsi-Alpha, l’anglicano Nicky Gumbel parla della trasformazione operata dal Vangelo anche nelle 124 prigioni del Regno Unito, mentre movimenti evangelici, come la Family Life Mission e cattolici come l’Equipe Notre Dame, parlano di rinnovamento cristiano della famiglia.
Come i giovani vogliono e si impegnano per l’Europa Forte risuona la voce dei giovani che con testimonianze, canti e bandiere in varie lingue dicono come vogliono e come si impegnano per un’Europa capace di perdono, di superare i confini e puntare ad un mondo unito.
Un patto di fraternità E’ questo l’impegno espresso nel messaggio finale: “Intensificare sempre più quella fraternità universale che altro non è che l’amore evangelico vissuto” nella “condivisione di beni e risorse”, “apertura alle altre culture e tradizioni religiose”, “amore solidale con i deboli e i poveri delle nostre città”,“senso profondo della famiglia e dei valori della vita”. E’ il momento culmine. Sul palco decine di rappresentanti dei movimenti e comunità che hanno preparato da oltre un anno questo appuntamento storico. L’assenso è corale. E non solo a Stoccarda. Scrivono da Varsavia: “Commozione profonda, in piedi come a Stoccarda, al manifesto finale. L’anima dell’Europa, oggi l’abbiamo vissuta e toccata”. Salgono anche 50 vescovi delle diverse Chiese. Con solennità leggono i passaggi chiave del testamento di Gesù: “che tutti siano uno”. Sul palco anche la regina Fabiola che recita il Padre nostro. Un’Europa unita per un mondo unito Il messaggio di Stoccarda ha raggiunto anche gli altri continenti: 35 città collegate. Da Buenos Aires: “Anche noi a migliaia in piedi, abbiamo unito le nostre mani per sigillare questo patto”. Da Brasilia ben esprimono la dimensione profetica dell’evento di Stoccarda: “Tutte le divisioni dei secoli della storia ci sembravano di cartone, e provavamo come il gelo dei cuori si scioglie con l’amore”. Da Mann in Costa d’Avorio si gioisce per un’Europa aperta su tutti i popoli del mondo, specialmente l’Africa. E’ questo il forte impulso impresso da Stoccarda, sottolineato anche dal messaggio del Papa, letto dall’Arcivescovo Stanislao Rylko, Presidente del pontifico Consiglio per i laici: “Non si può costruire una casa comune in Europa, senza occuparsi del bene dell’intera umanità, soprattutto dell’Africa che è segnata da così tanti e gravi problemi”. E da Singapore: “Le distanze erano annullate. Dopo l’Europa, si punta ora all’unità del mondo intero”. E’ questo l’orizzonte prospettato da Andrea Riccardi e Chiara Lubich: “un’Europa unita per un mondo unito”.
Un orizzonte evidenziato dal Papa: “I cristiani di molti movimenti spirituali radunati a Stoccarda – scrive nel messaggio – danno conferma che il Vangelo li ha portati a superare il nazionalismo egoistico e a vedere nell’Europa una famiglia di popoli, ricca di varietà culturale e di esperienze storiche”. “L’Europa di domani – afferma – ha bisogno di questa coscienza per prendere parte ai grandi eventi a cui la storia la chiama”.
Un primo passo Un’ondata di speranza si è diffusa da Stoccarda, “come un primo cerchio d’acqua, che andrà non sappiamo fino a dove” come ancora scrivono da Vilnius. Ma, dicono in molto, questo è solo un primo passo. (altro…)
27 Ott 2002 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Lo spirito che anima il Movimento è in un certo senso lo stesso spirito che anima il nostro Consiglio, nato con l’intento di formare una fraternità di Chiese”: così il Segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il pastore luterano Konrad Raiser, motiva l’invito alla fondatrice del Movimento dei Focolari alla Plenaria dei membri del Consiglio. E aggiunge: “E’ l’impegno di Chiara Lubich e dei suoi amici di tradurre la spiritualità dell’unità in forme nuove di convivenza, che ci avvicina, specie in un momento in cui il Consiglio ecumenico è alla ricerca di una nuova espressione”.
L’incontro si è svolto nell’auditorium della moderna costruzione che a Ginevra accoglie questo che è il maggiore organismo ecumenico mondiale. Abbraccia 342 Chiese, di 157 Paesi. Conta più di 50 anni di vita. A Chiara Lubich era stato chiesto di parlare del cuore del suo carisma, della “chiave” che apre all’unità: Gesù crocefisso e abbandonato. Le sue parole fanno penetrare nel mistero di amore di un Dio che giunge a gridare l’abbandono del Padre per ricongiungerci a lui e tra di noi. Un Dio che assume tutti i volti del dolore, dei traumi delle divisioni per ridare “al cieco la luce, al disperato la speranza, al fallito la vittoria, al separato l’unità”. Chiara mostra che in “Gesù abbandonato vi è anche ’la luce per ricomporre la piena comunione visibile dell’unica Chiesa di Cristo’.” “Possiamo vederlo – dice – come ‘il crocefisso ecumenico’. ” “Ho sentito nel suo discorso – ha detto subito dopo il pastore Raiser – l’eco di una intuizione che è stata al fondamento della ricerca dell’unità ed era stata fissata come programma sin dal 1925: ‘più ci avviciniamo alla croce di Cristo e più ci avviciniamo gli uni agli altri. E’ sotto la croce che possiamo stendere le nostre braccia gli uni verso gli altri’.” In un’intervista il vescovo di Basilea, Kurt Koch, vice-presidente della conferenza episcopale svizzera, dà alla crisi del movimento ecumenico un’interpretazione positiva: “Si può parlare di crisi nel senso che è ora di trovare nuove vie. Solo se riconosciamo Gesù abbandonato in questo corpo straziato di Cristo e ci buttiamo in questo dolore, potremo trovare nuove vie per arrivare all’unità”. Servizio della Radio Vaticana (altro…)
25 Ott 2002 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Carissimi fratelli e sorelle, che Gesù sia in mezzo a noi!
E può esserlo avendolo promesso Lui stesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome – che per alcuni Padri della Chiesa vuol dire uniti nel mio amore -, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). E noi siamo più di due o tre… Il 3 novembre prossimo si celebrerà qui a Ginevra l’anniversario della Riforma, una festa religiosa che auguro ricca dei migliori doni spirituali a tutti i cristiani delle Chiese Riformate, miei amatissimi fratelli e sorelle. In quel giorno risuonerà quindi forte una parola: “riforma”, appunto. Riforma, espressione che dice desiderio di rinnovamento, cambiamento, rinascita quasi. Parola speciale, attraente, che significa vita, più vita. Parola che può suscitare anche una domanda: il sostantivo “riforma”, l’aggettivo “riformata”, valgono unicamente per la Chiesa che ha a Ginevra il suo centro? O non sono parole applicabili in qualche modo a tutte le Chiese? Anzi non erano forse tipiche della Chiesa da sempre? Dice il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: “La Chiesa peregrinante è chiamata da Cristo a questa continua riforma di cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno” . E, se osserviamo bene la storia della Chiesa, e in particolare gli anni in cui noi cristiani eravamo ancora uniti, vediamo che Gesù, con lo Spirito Santo, ha sempre pensato, voluto, orientato la sua Sposa verso una continua riforma, sollecitandone un costante rinnovamento. Per questo ha mandato sulla terra, di tempo in tempo, doni, carismi dello Spirito Santo che hanno suscitato correnti spirituali nuove o nuove Famiglie religiose. E con esse ha riofferto lo spettacolo, in uomini e donne, d’una vita evangelica totalitaria e radicale. Così è anche nei nostri tempi, cari fratelli e sorelle, per decine e decine di carismi diffusi nelle Chiese, atti a rinnovarle. Di essi, a mo’ d’esempio, vi dirò qualcosa di quello chiamato “carisma dell’unità” che ha suscitato il Movimento dei Focolari. Questa realtà ecclesiale, infatti, pur nata in una Chiesa, quella cattolica romana, è formata ora da persone appartenenti a oltre 350 Chiese e Comunità ecclesiali. I suoi frutti abbondanti, la sua espansione nel mondo in 182 Nazioni e la sua consistenza, fatta di 7 milioni di persone circa, di 91 lingue, dicono che fino ad oggi, ringraziando Dio, è andato veramente bene. Il suo fine è quello di collaborare proprio all’unità fra tutti i cristiani ed alla fraternità universale fra tutti gli uomini e le donne della terra. Non solo. Questo Movimento è di una straordinaria attualità. E lo possiamo capire analizzando un po’ insieme la presente situazione del nostro pianeta. Tutti sappiamo che recentemente a Johannesburg c’è stato il summit delle Nazioni Unite (ONU) sullo sviluppo sostenibile definito come “una presa di coscienza” . Per esso le terribili cifre sulla povertà, in cui versa una grande parte dell’umanità, sono state davanti agli occhi del mondo. E si è capito che non è più possibile rimanere inerti. Occorre che impariamo e il mondo impari a vivere tenendo conto del disegno di Dio sull’umanità: siamo tutti sorelle e fratelli, siamo una sola famiglia. Inoltre oggi è vivo più che mai un pericolo di enorme reale gravità: il terrorismo diffuso. Non, quindi, soltanto 34 guerre, frutto dell’odio alimentato da motivi i più vari, che tuttora colpiscono e insanguinano decine di Nazioni, ma qualcosa di assai più grave, se eminenti personalità vi vedono implicate addirittura “forze del Male” con la M maiuscola. Per cui pensano che non basti rispondere umanamente per ristabilire l’equilibrio e la giustizia, ma occorra mobilitare forze del Bene con la B maiuscola, forze d’un mondo superiore, forze religiose. Occorre, come prima cosa, dare il via ad un’era nuova sostenuta da una preghiera comune per la pace e l’unità. Ma non basta. Sappiamo infatti qual è il perché più profondo di tanto male. E’ il risentimento, l’odio compresso, la ruggine, la voglia di vendetta covati da popoli oppressi da tempo, per questa divisione del nostro pianeta in due parti: quella ricca e quella povera e miserabile a volte. Ciò che manca, quindi, sulla nostra terra è trattarsi da fratelli, è la comunione, la solidarietà, manca la condivisione. I beni vanno suddivisi, ma si sa: essi non si muovono da soli. Occorre muovere i cuori. Occorre quindi vedere sorgere nel mondo una larga fraternità e – dato che il problema è universale – una fraternità universale. E’ questa una visione non assolutamente nuova. Testimoni della storia recente, come il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama e Giovanni Paolo II, l’hanno pensata e fortemente agognata. Ma è soprattutto Gesù che vuole la fraternità universale se ha pregato così: “Padre, che tutti siano uno” (cf Gv 17,21). Egli parlando di unità, parla di fraternità; fraternità che, per noi cristiani, può e deve essere addirittura sul modello della Trinità, alla cui vita noi possiamo partecipare, per il comune battesimo. L’unità. L’unità, dunque. La fraternità. Unità e fraternità che, per il carisma dell’unità, il Movimento dei Focolari è particolarmente impegnato a realizzare. Esso testimonia e insegna che, per vivere l’unità, occorre partire dall’amore annunciato nel Vangelo, quell’amore radicale tipicamente cristiano. Quell’amore che, se si accoglie con attenzione e diligenza e lo si pratica, può far sperare molto per il momento presente della storia. Anzi: può diventare un’ulteriore espressione, assieme alla preghiera, di quel bene con la B maiuscola invocato. Non è esso un amore limitato come quello umano, rivolto spesso solo ai parenti ed amici. Si indirizza a tutti: al simpatico e all’antipatico, al bello e al brutto, a quello della mia patria e allo straniero, della mia e di un’altra religione, della mia e di un’altra cultura, amico o nemico che sia. Un amore, quindi, ad imitazione di quello del Padre celeste, che manda sole e pioggia sui buoni e sui cattivi. E’ un amore ancora che spinge ad amare per primi, ad aver sempre l’iniziativa, senza attendere – come sarebbe umano – d’essere amati. Un amore come quello di Gesù il quale, quando eravamo ancora peccatori, e quindi non amanti, ci ha amato, dando la vita per noi. E’ un amore che considera l’altro come se stesso, che vede nell’altro un altro se stesso. Un amore non fatto solo di parole o di sentimento, ma concreto come quello mostratoci da Gesù con la lavanda dei piedi ed i molti miracoli. E, anche se diretto all’uomo, alla donna, quest’amore ti porta ad amare Gesù stesso nella persona amata. Quel Gesù che ritiene fatto a Sé quanto di bene e di male si fa ai prossimi. Lo ha detto parlando del giudizio universale: “L’hai fatto a me” (cf Mt 25,40) o “Non l’hai fatto a me” (cf Mt 25,45). E’ un amore finalmente che, vissuto da più persone, diventa reciproco, quel vicendevole amore che è la perla del Vangelo ed ha per misura la vita: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,12-13). Chi lo pratica nel Movimento dei Focolari, ad esempio, ha sperimentato che l’amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana, sì da far ripetere ai cristiani d’oggi quello che, secoli fa, dicevano i primi cristiani: “Siamo di ieri e già siamo diffusi in tutto il mondo” . Questa rivoluzione cristiana tocca non solo l’ambito spirituale, ma anche quello umano, rinnovandone ogni espressione: culturale, filosofica, politica, economica, educativa, scientifica, ecc. L’amore! Quanto bisogno d’amore nel mondo! Ed in noi, cristiani! Tutti noi insieme delle varie Chiese siamo più d’un miliardo. Molti, dunque, e dovremmo essere ben visibili. Ma siamo così divisi che tanti non ci vedono, né vedono Gesù attraverso di noi. Egli ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuti come suoi e, attraverso noi, avrebbe riconosciuto Lui, dall’amore reciproco, dall’unità: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). L’amore reciproco, l’unità doveva essere, dunque, la nostra divisa, il nostro distintivo. E il distintivo della sua Chiesa. Ma la piena comunione visibile non l’abbiamo mantenuta e non c’è ancora. Per cui è nostra convinzione che anche le Chiese in quanto tali debbano amarsi con questo amore. E ci sforziamo di lavorare in questo senso. Quante volte le Chiese sembrano aver obliato il testamento di Gesù, hanno scandalizzato, con le loro divisioni, il mondo, che dovevano conquistarGli! Infatti, se diamo uno sguardo alla nostra storia di 2000 anni ed in particolare a quella del secondo millennio, non possiamo non costatare come essa sia stata spesso un susseguirsi di incomprensioni, di liti, di lotte che hanno spezzato in molti punti la tunica inconsùtile di Cristo, che è la sua Chiesa. Colpa certamente anche di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali… Ma pure del venir meno fra noi di quest’elemento unificatore, nostro tipico: l’amore. E’ per questo che ora, per poter tentare di rimediare a così tanto male, per attingere nuova forza per ricominciare, dobbiamo porre tutta la nostra fiducia in quest’amore evangelico. Se diffonderemo amore e amore reciproco fra le Chiese, quest’amore le porterà, pur diverse, a divenire ognuna dono alle altre, come auspica Giovanni Paolo II nel suo libro Varcare la soglia della speranza: “Bisogna – scrive – che il genere umano raggiunga l’unità mediante la pluralità, che impari a raccogliersi nell’unica Chiesa, pur nel pluralismo delle forme del pensare e dell’agire, delle culture e delle civiltà.” Carissimi fratelli e sorelle, l’abbiamo capito: il tempo presente domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità lacerata da secoli. E’ questa la riforma delle riforme che il Cielo ci chiede. E’ il primo e necessario passo verso la fraternità universale con tutti gli uomini e donne del mondo. Il mondo infatti crederà se noi saremo uniti. Lo ha detto Gesù: “Che tutti siano uno (…) affinché il mondo creda” (cf Gv 17,21). Dio questo vuole! Credetemi! E lo ripete e lo grida con le presenti circostanze che permette. Che Egli ci dia la grazia, se non di veder realizzato tutto ciò, almeno di prepararlo. Chiara Lubich
21 Apr 2001 | Ecumenismo
L’irreversibile cammino del “dialogo della vita” verso la piena unità
Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma), 20-21 aprile 2001
“Abbiamo vissuto la realtà dell’unico popolo cristiano” “Oggi per me è una gioia grandissima. Mi sono resa conto che l’unità è possibile” “Si fondeva la molteplicità, variopinta, ricchissima, in una comunione profondissima” Impressioni a caldo del vice-decano luterano d’Italia, Denecke, di una giovane greco-ortodossa di Atene, e di un gruppo di luterani di Lipsia, che ben esprimono quanto il dialogo ha operato all’incontro internazionale ecumenico del Movimento dei Focolari. Come diceva il titolo del Congresso, è stato un “dialogo della vita” per “crescere insieme” nell’unità, dialogo possibile per la “spiritualità di comunione”. E sull’ecumenismo del terzo millennio è apparso “un arcobaleno di speranza” – come ha detto il pastore riformato della Svizzera Peter Detwiller. Tutto esprimeva la ricchezza dei contributi delle varie Chiese: dal coro, composto da 30 elementi di 8 paesi, di 5 Chiese, che ha fatto risuonare canti nuovi e inni tipici, ai 4 presentatori: Liz Taite, anglicana, Anke Husberg, evangelica, Fredy Bitar, ortodosso e Severin Schmid, cattolico. Il congresso si è snodato poi attorno a 4 sessioni che offrivano il dono della specificità delle diverse tradizioni cristiane alla luce di alcuni punti della spiritualità dell’unità vissuti insieme ai cattolici: la Parola degli evangelici-luterani, Gesù tra i suoi dei riformati, l’Amore e la vita degli ortodossi, dei copti e dei siro-ortodossi, l’unità degli anglicani. Membri delle Chiese orientali e occidentali – appartenenti in vario modo al Movimento dei Focolari – hanno fatto dono delle loro esperienze più profonde, dando una testimonianza straordinaria della maturità cresciuta in 40 anni. Come Oleg, ortodosso di Mosca, trombettista d’eccezione:”Già da tanto tempo le parole – per noi che siamo stati perseguitati per la fede – hanno smesso di funzionare! Sì, perché tutti, comunisti e fascisti ci hanno detto le stesse cose. Per 70 anni ci hanno ficcato in testa: ‘Prima pensa alla patria e poi a te stesso’. Per questo noi russi non crediamo più alle parole. Soltanto la vita può dirci qualcosa. E quando ho visto nei focolarini la vita concreta del Vangelo, quando – proprio nel momento di maggior crisi politica ed economica – sono venuti a vivere con noi, non come turisti, ma condividendo con noi tutto, per anni, allora ho capito la spiritualità del Movimento e sono fiero di condividerla”. Un momento “alto, “nuovo”: il tempo dedicato alla teologia: “Gesù abbandonato come unico Mediatore e Riconciliatore”, approfondito da tre focolarini teologi della Scuola Abba: Stefan Tobler, riformato, Joan Patricia Back e Hubertus Blaumeiser, cattolici. “Dalla spiritualità ecumenica ho visto emergere ora la dottrina ecumenica: è di una portata incalcolabile” ha commentato un partecipante. E un pastore evangelico: “un carisma che si esprime in dottrina e in teologia, un carisma incarnato”. Su questo sfondo l’ora tanto attesa con Chiara. 12 risposte di luce. Hanno illuminato tutti con la potente realtà del carisma. “Sembrava – come ha detto un ortodosso russo di Mosca – che tutti fossimo diventati un cuore solo, nel quale batteva la certezza che l’unità è possibile”. Forte infatti è stato sperimentare il “già” dell’unità in Cristo, pur nel “non ancora” della piena comunione fra le nostre Chiese. Battesimo comune e santità, tra i molti punti approfonditi. Momenti culmine sono state le risposte su Gesù abbandonato, chiave dell’unità, e su Maria. Le sue parole rivelavano la profondità del mistero di Gesù che in croce grida l’abbandono del Padre: “Succede che invece di vedere i traumi, noi vediamo Lui, il suo volto, è Lui che grida… Invece di vedere le divisioni, invece di vedere persone che si sentono abbandonate, tradite, noi sentiamo che è Lui, è la sua voce, è il suo volto […]. E allora noi lo incontriamo e incontrandolo lo amiamo e vogliamo con Lui superare [le divisioni], come ha fatto Lui ‘In manus tuas, Domine’ […]. La stella del cammino dell’ecumenismo è Gesù abbandonato”. Con un’unica voce è risuonato l’Alleluja pasquale “Jubilate Deo”: esprimeva gratitudine, speranza e decisione di “diffondere ampiamente questo carisma nelle nostre Chiese e Comunità ecclesiali” (così i partecipanti coreani). Solenne e molto sentito il servizio ecumenico in varie lingue. Si lodava Dio e si chiedeva a Lui il dono dell’unità, con il vigore di un cuore solo. Coincidenza programmata: proprio in quei giorni 100 capi di Chiese firmavano a Strasburgo (Francia) la Charta ecumenica come linea-guida per l’ecumenismo in Europa. C’è stato uno scambio di messaggi: erano all’unisono. Comune l’impegno di portare avanti il dialogo del popolo. Durante il post-congresso, con ottanta persone provenienti soprattutto dai Continenti, per tre giorni si è andati in profondità nella conoscenza vicendevole, in uno scambio di doni meraviglioso, che non avrebbe voluto finire mai. Il patto dell’amore reciproco alla conclusione ne è stato l’impegnativo suggello. Risultava evidente più che mai quanto Gabri Fallacara e Angelo Rodante, del “Centro Uno”, di cui ricorreva il quarantesimo, avevano detto aprendo il Convegno: la spiritualità dell’unità è quella spiritualità di comunione che l’oggi, anche quello ecumenico, sta cercando. (22-04-01) (altro…)