2 Apr 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Nel volume “Comunione, le parole nuove dell’economia”, l’economista Luigino Bruni presenta l’Economia di Comunione (EdC) attraverso alcune parole-chiave: gratuità, lavoro, impresa, cooperazione, felicità, reciprocità, fraternità e povertà. Parole che, prese insieme, richiamano alla comunione. Parole antiche che, nell’esperienza dell’EdC, prendono un diverso significato. “La comunione è la tensione profonda dell’economia e il fondamento del progetto dell’Economia di comunione, che mira a far sorgere imprese gestite con una cultura nuova, la “cultura del dare”, scrive l’autore nell’introduzione. L’EdC è un progetto economico che coinvolge oggi centinaia di imprese, ma è anche molto di più. L’Economia di comunione, infatti, incorpora anche un umanesimo. Le aziende collegate all’EdC sono imprese private, pienamente inserite nel mercato, che pur salvando la proprietà privata dei beni mettono i profitti in comune. Nella premessa al suo libro, Bruni scrive che intende raccontare il significato del vivere la comunione in economia oggi, ma anche testimoniare l’evoluzione della sua comprensione dell’EdC, così come si è dipanata nei primi anni di vita. “Ho viaggiato in vari paesi del mondo e ho avuto modo di penetrare le varie dimensioni di questo progetto, che – occorre sempre ricordarlo – nasce da una spiritualità, e quindi si colloca costitutivamente tra ‘cielo e terra’, cioè tra profezia e storia. I vari capitoli del libro sono quindi le tappe di un viaggio, ben distinte, ma legate le une con le altre: un viaggio, personale e collettivo, che ancora continua. In particolare, testimonia una nuova comprensione delle dimensioni dell’impresa, del mercato e, soprattutto, della povertà, una realtà che mi si è aperta a mano a mano che l’ho guardata nei suoi diversi aspetti quando sono andato a cercarla in varie regioni del mondo”.
Secondo l’autore “comunione” è il nome nuovo della pace. Negli anni sessanta si parlava molto di sviluppo e si sperava che, generalizzato ed esteso ai paesi fino ad allora rimasti ai margini, esso avrebbe risolto alle radici le ragioni dei conflitti e delle guerre. Oggi, dopo decenni di forte sviluppo economico, dobbiamo constatare che da solo non è sufficiente ad assicurare la pace. La crescita economica può avvenire a scapito di altri valori importanti per la convivenza civile, quali l’ambiente, la giustizia, la solidarietà. Per questo motivo l’autore è convinto che la profetica frase di Paolo VI nell’Enciclica Populorum Progressio: “Sviluppo è il nuovo nome della pace”, oggi possa essere declinata come “comunione è il nome nuovo della pace”. Senza comunione, infatti, non c’è sviluppo autentico e sostenibile, né per i singoli, né per i popoli, né per il pianeta. di Gina Perkov Fonte: EdC online (altro…)
21 Mar 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Dopo cinque mesi di preparazione teorica presso l’Istituto Universitario Sophia (IUS) – racconta Cristina Viano vincitrice insieme a Jena Debbaneh della borsa di studio AIEC per una ricerca sull’impatto sulla povertà delle iniziative EdC–, la “Missione Edc in Serbia.” è stata un’ottima opportunità. Per intraprendere questo studio, infatti, è indispensabile entrare nella logica dell’Economia di Comunione: capire come queste imprese vivono la cultura del dare nel quotidiano e a quali bisogni concreti rispondono gli aiuti.
«Tre figure possono rappresentare idealmente – prosegue Cristina Viano – la varietà degli incontri con le aziende EdC che abbiamo incontrato in questo viaggio. Alcune famiglie di allevatori ci hanno ricordato le basi della comunione in economia e la semplicità dell’ambiente famigliare e comunitario in cui può svilupparsi, a partire dalla cooperazione tra piccoli produttori e dal dono non di utili, ma di parte degli animali allevati. Una realtà molto diversa: una grande azienda operante in campo agricolo, alimentare e commerciale, ha messo in luce i dilemmi e le sfide che comporta conciliare valori di comunione e crescita dimensionale, condivisione e investimenti, rapporti con la comunità locale e con le banche. Infine, la figura dell’imprenditore EdC, determinato nel garantire la qualità dei propri prodotti e del lavoro dei propri dipendenti, e nell’ampliare gradualmente la propria attività senza indebitarsi, anzi offrendo ai propri clienti dei crediti senza interessi in una solida fiducia reciproca. È evidente come ancora l’economia serba risenta delle conseguenze della guerra. In alcuni paesi la povertà è diffusa e la disoccupazione elevata. Per questo motivo la spontaneità, la coerenza, la passione che abbiamo incontrato nei tre esempi appena descritti, e in tanti altri nella regione della Vojvodina, sono testimonianze importanti. Ci è apparso ancora più evidente che fare economia di comunione non vuol dire limitarsi ad una donazione impersonale di denaro, o all’applicazione di un particolare sistema manageriale. Ma significa, innanzitutto, vivere appieno la propria realtà locale, avere l’energia per inventare un nuovo lavoro a partire da una piccola produzione familiare, farsi animatori di comunità in grado di offrire servizi e vicinanza a chi è in difficoltà».
«Vedere di persona la realtà – aggiunge Jena Debbaneh – è sempre molto diverso dal “leggerla” dai soli numeri. Abbiamo incontrato tante persone. Tutti erano pronti a condividere la loro storia: come e perché ricevono aiuti, per quanto tempo, e come li utilizzano. Era importante per noi capire le loro storie, per farci un’idea precisa di cos’è veramente un “aiuto”, ma anche i loro desideri per il futuro; le risposte denotavano sempre una certa fiducia nel futuro, il che ci fa pensare che queste persone non siano prigioniere di una “trappola della povertà”. Ricordo una famiglia residente nella campagna vicina a Belgrado. Le domande che avevamo in mente prima di far loro visita venivano meno davanti alla realtà della loro casa. Era evidente l’estrema povertà materiale, ma anche la gioia nell’ospitare e nel condividere cibo e bevande. Abbiamo ricevuto in abbondanza cibo, ma anche felicità e amore, comprendendo che questa famiglia donava e condivideva – come la vedova povera del Vangelo– , essendo in realtà ricchi perché sanno cosa vuol dire la “cultura del dare”. In questo viaggio – conclude Jena –, ho compreso cosa voleva dire e fare Chiara Lubich quando ha lanciato in Brasile nel 1991 l’Economia di Comunione: eliminare povertà e diseguaglianza, e per questo creare imprese con una cultura nuova. I poveri sono il fine dell’EdC e la loro inclusione nelle imprese è il mezzo per valutarne l’efficacia». Fonte: Edc online Leggi anche: Economia di Comunione: missione in Serbia (altro…)
6 Mar 2013 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Economia di comunione, impegno politico, lotta alla povertà. Sono solo alcuni degli “spunti” che hanno arricchito il programma del congresso gen 4 che si è svolto nella cittadella di Santa Maria (Brasile) dal 9 al 12 febbraio scorso. Erano 155 bambine e tra momenti di festa per il carnevale, gioco, musical e teatro, le gen4 – la diramazione più giovane del Movimento dei Focolari – hanno potuto sperimentarsi con tematiche impegnative ma anche necessarie per affrontare con speranza il futuro. La maggioranza di loro viene da famiglie povere. La cittadella del movimento dei Focolari Santa Maria si trova in un contesto di grande degrado: i due quartieri limitrofi sono passati in questi anni da ‘miserabili’ a uno stato di povertà dignitosa e questo cambiamento è stato anche riconosciuto ufficialmente dalla polizia in un documento dove dicono che la criminalità è diminuita negli ultimi 3 anni. È qui, nel territorio della cittadella, che sorge una scuola il cui metodo pedagogico è basato sull’Arte di amare, elaborato dalla spiritualità dell’unità di Chiara Lubich. Ed è stata proprio un’allieva della scuola – figlia di una famiglia molto povera e ora impiegata nel governo brasiliano in Brasilia – a raccontare alle gen 4 la sua esperienza dando loro forza e coraggio.
Si è parlato anche di Economia di comunione e lotta alla povertà. Alle gen 4 sono state infatti presentate le imprese del polo Edc di Santa Maria ed hanno potuto conoscere gli imprenditori che cercano di mettere in atto nelle loro aziende un modello economico che predilige la persona e pratica la condivisone degli utili dell’impresa in favore dei più bisognosi. Seguendo poi un metodo educativo che unisce la teoria alla sperimentazione in presa diretta, le gen 4 hanno lavorato nella piccola azienda ‘multinazionale’ “Scintilla d’amore”, felici di poter lavorare per i poveri. All’elaborazione del programma hanno collaborato tutti: adulti, ragazzi, giovani. La sera del carnevale, la cittadella era diventata un immenso parco gioco dove alle gen 4 veniva offerta la possibilità di vivere le realtà quotidiane di una vera città ma di “viverle con l’amore”, dalla spesa al supermercato alla elaborazione di “leggi per il bene comune”. Quattro giorni intensi di divertimento e approfondimento, vissuti anche in un profondo rapporto con Gesù: “Sei tutto per noi – scriveva una bambina – Sei stato un grande re e un grande bambino. Resta con gli angeli e proteggimi notte, giorno e sempre”. (altro…)
21 Feb 2013 | Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Una vera e propria “Missione Edc” quella che si è svolta in Serbia, nella regione della Vojvodina e a Belgrado, nei primi giorni di febbraio. Obiettivo: conoscere da vicino imprenditori e famiglie coinvolte nell’Economia di Comunione in Serbia. Le aziende EdC in Serbia si concentrano nella regione della Vojvodina. Non si parla di grandi numeri, ma di esperienze varie e rappresentative di una società dove le comunità locali sono ancora forti anche se provate dalla disoccupazione, dalla scarsa redditività dell’agricoltura e dalla carenza di servizi. Si tratta di artigiani che fin dall’inizio dell’EdC hanno condiviso i loro utili e che ora devono innovare la loro produzione, giovani che intendono avviare laboratori e botteghe, famiglie di allevatori che collaborano per la produzione del mangime, e donano in natura ai poveri non potendo donare gli utili, imprenditori accomunati dalla scelta di destinare parte degli utili al progetto EdC, seppure in conseguenza di strategie imprenditoriali diverse tra loro. Le persone destinatarie degli aiuti – Altri momenti significativi del viaggio, gli incontri con alcune delle realtà che beneficiano degli aiuti che provengono dalle iniziative di EdC: una mensa per bambini, famiglie e anziani, un centro Caritas che organizza attività ricreative per giovani e anziani. Sono soprattutto singole famiglie disponibili a raccontare la loro esperienza: famiglie che non possono sostenere le spese per l’istruzione dei figli; anziani che non possono permettersi le cure mediche; marito e moglie che, pur lavorando, sono costretti a vivere con due figli in una piccolissima abitazione costruita a poco a poco con materiali di recupero, in una situazione di estrema miseria materiale e grande dignità e apertura al prossimo allo stesso tempo. L’apporto dell’Edc in Serbia oggi – Si constata chiaramente che il modello economico fondato sulla cultura del dare continua ad attrarre e a proporsi come soluzione valida, fino a ripensare alla base il sistema socio-economico; è forte però, anche per le imprese EdC, la consapevolezza che oggi è fondamentale innovare e anticipare i cambiamenti (emblematici i costi non indifferenti che i paesi balcanici, per il futuro ingresso nell’Unione Europea, si troveranno a sopportare, accanto alle prospettive di sviluppo). Fondamentale, in questo processo, il ruolo delle nuove generazioni, di giovani attratti dall’ideale dell’EdC, e competenti non solo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ambiente, marketing, gestione di progetti, contabilità, ma anche nelle Linee guida per condurre una impresa Edc (studiate e sviluppate in dettaglio in riferimento allo specifico contesto locale ed aziendale) che possano offrire agli imprenditori un contributo concreto sia a livello locale, sia a livello di Commissione Internazionale. Formare 3-5 giovani, individuati localmente, che abbiano queste competenze è la proposta con la quale si è conclusa la missione: in questo modo si creerà lavoro per alcuni giovani e si aiuteranno le imprese che necessitano di consulenze per innovarsi. Non è mancato infine un momento di dialogo con la comunità ortodossa serba, e in particolare con l’Istituto per lo studio del Dialogo tra Cultura e il Cristianesimo: da questo incontro è probabile che in un futuro non lontano possa scaturire un incontro Edc con gli ortodossi Serbi. Nuove frontiere di dialogo all’orizzonte. Fonte: EdC online (altro…)
5 Gen 2013 | Cultura

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E’ stato pubblicato il Rapporto EdC per l’anno 2011-2012. Si tratta di un’agile pubblicazione che dà un quadro completo della vita delle aziende che aderiscono ai principi di Economia di Comunione, e delle attività che in tutto il mondo si portano avanti per promuovere una cultura che ha nella comunione la sua base fondante. Sfogliando il rapporto, si ha l’impressione di mettersi davanti a una finestra, spalancarla e vedere nell’insieme un paesaggio affascinante, dai contorni incerti e forse ancora limitati, ma che lascia il segno di una speranza propria delle grandi idee. E allora, andiamo a vedere cosa è successo da Settembre 2011 a Settembre 2012 nel mondo dell’Economia di Comunione: oggi le imprese che aderiscono al progetto sono più di 800. Ma, tra aziende che nascono e che muoiono, si ricava il fatto che in questi oltre vent’anni di attività sono state più di 1800 le aziende associate per almeno dodici mesi. Un dato sintomatico, che conferma la vitalità e il dinamismo della proposta EdC, soprattutto se si pensa alla crisi economica e alla diversità dei contesti socio-economici in cui queste esperienze prendono forma. Viene infatti in luce come la vita delle aziende EdC in tutto il mondo si pone in essere in maniera diversa: con il dono di una parte degli utili, con un contributo alla soluzione diretta di problemi sociali tramite l’azione stessa dell’impresa (per esempio l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate), ma soprattutto con un agire economico che crea comunione e fraternità. Com’era solita affermare Chiara Lubich, l’impresa EdC cerca di essere «una costruzione tutta d’amore» . In più non si può non notare l’incremento di aziende EdC in Africa, continente che nel 2011 ha ospitato la prima scuola EdC e oggi calcola un aumento del 60%, con 16 imprese in più. Infine è utile dare una scorsa alla tabella della distribuzione degli utili e contributi che mostra come da aziende e da privati ci sia un costante afflusso di beni, che non solo incoraggiano nuova condivisione, ma promuovono un cambiamento culturale ed economico che fa ben sperare. Gli utili maggiori provengono da due paesi molto diversi fra loro: Belgio, nella vecchia Europa, e Brasile, paese economicamente emergente e in costante crescita (senza dimenticare la Svizzera): segno che i principi che stanno alla base della vita di queste aziende sono universali, travalicano i confini e producono reciprocità, attraverso azioni che favoriscono altre attività produttive. Non manca l’aiuto agli indigenti attraverso l’integrazione del reddito là dove c’è un bisogno, con il sostegno per le cure mediche, la scolarizzazione e l’abitazione. Indigenti che sempre più si sentono parte integrante del progetto; non perché assistiti, ma perché messi a loro volta in condizione di “dare”, in un circuito virtuoso che ha presa sui giovani e che comincia a diventare novità interessante anche negli ambienti di studio. Per scaricare e leggere l’intero rapporto clicca qui. [1] LUBICH, Chiara. 2001. L’economia di comunione – Storia e profezia. Roma, Città Nuova, p. 52. (altro…)