Natale, spirito di famiglia
https://vimeo.com/33913534 «Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: “Siate una famiglia”. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali? Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Patite con loro. Cercate di comprendere fino in fondo i loro dolori. Fateli partecipi dei frutti della vostra vita apostolica affinché sappiano che essi più che altri vi hanno contribuito. Vi sono coloro che muoiono? Immaginate di essere voi al loro posto e fate quanto desiderereste fosse fatto a voi fino all’ultimo istante. C’è qualcuno che gode per una conquista o per un qualsiasi motivo? Godete con lui, perché la sua consolazione non sia contristata e l’animo non si chiuda, ma la gioia sia di tutti.
C’è qualcuno che parte? Lasciatelo andare non senza avergli riempito il cuore di una sola eredità: il senso della famiglia, perché lo porti dov’è destinato. Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, né spirituale, né apostolica, allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete. E dove andate per portare l’ideale di Cristo […], niente farete di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma decisione, lo spirito di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia… è, insomma, la carità vera, completa. Insomma, se io dovessi partire da voi, in pratica lascerei che Gesù in me vi ripetesse: “Amatevi a vicenda… affinché tutti siano uno”». Chiara Lubich (La dottrina spirituale – Città Nuova Ed. pp.92-93) (altro…)
Corea del Sud: famiglia, giovani, solidarietà
In questo 2015, in concomitanza col Sinodo sulla famiglia non poteva mancare qualcosa di inedito organizzato dalle famiglie dei Focolari, che in Core del Sud sono molto attive. In questo tempo di crisi dei rapporti familiari, al Chong Hasang Education Center di Seoul, e contemporaneamente a Pohang, il week-end 2-4 ottobre è stato dedicato ad una ‘Scuola di perdono per coppie’ per 120 coppie. Le quali, alla fine, erano tutte concordi sulla necessità di un dialogo vero fra i coniugi. “Invece di lasciare sepolte meschinità e ferite – diceva una coppia – è necessario affrontare con coraggio la situazione, parlarne, chiedere e ricevere perdono”. Un dialogo che qui hanno sperimentato e che ora ritengono essenziale per rinverdire il rapporto e potersi comunicare cose che normalmente non si riescono a dire.
Anche le persone impegnate in parrocchia – 119, venute da tutte le diocesi della Corea del Sud – hanno avuto il loro momento di crescita. Accompagnate da 18 sacerdoti e 5 religiose, il 26 ottobre hanno riflettuto su ‘Parrocchia, casa di amicizia, scuola di comunione’. Una giornata vissuta all’insegna della spiritualità dell’unità per dare un contributo alla qualità del servizio alla parrocchia svolto nella piena comunione dei laici fra loro e con i sacerdoti, al di là delle differenze di ruolo, età, punti di vista. Le testimonianze confermavano che incomprensioni e conflitti possono essere superati dalla carità reciproca, e per ritrovare, nella riconciliazione, l’unità. A beneficio dell’intera comunità parrocchiale.
“Un giorno al caffè per il Nepal”. Obiettivo: raccogliere fondi per Ramjung dove, nell’aprile scorso c’è stato un terribile terremoto. Era questo l’invito dei Giovani per un mondo unito per sabato 5 settembre in un bar di Seoul. Momento culmine il video-collegamento con altre tre città dell’Asia: Katmandu, Mumbai e New Delhi. Ed è stato proprio dell’India il racconto di come sono riusciti a mandare aiuti in Nepal: lavorando part-time, organizzando cene, concerti. Una di loro, Natasha, nonostante fosse senza lavoro, ha donato 5.000 rupie, sperimentando il centuplo del vangelo: appena tre giorni dopo è stata assunta da una ditta. È ormai una tradizione. In una sala da pranzo riservata ai deputati del parlamento coreano, per chi lo desidera, i Focolari tengono mensilmente il Forum Sociale per l’unità, giunto, il 17 settembre scorso, alla sua 32^ edizione. In esso è stato presentato “Rainbow Dream Project”, un programma educativo–creativo per le scuole che, partendo da una visione integrale della persona (il colore bianco, la luce) intercetta sette principali aspetti educativi (corrispondenti ai 7 colori dell’iride). A ciascun colore è abbinato un comportamento che a sua volta abbraccia molteplici dimensioni, mantenendo uno sguardo sia unitario che variegato a seconda delle situazioni in cui l’alunno si trova a vivere. Il progetto prevede anche la lettura comunitaria, all’inizio di ogni mese, di un brano evangelico e la condivisione a turno, via radio, delle esperienze suscitate da tale brano. Dal 2009 tale progetto è in atto alla Maegoe High School di Chungbuk da quando cioè qualcuno aveva suggerito a don Matteo Park, preoccupato per il nuovo incarico di preside, di introdurre nei programmi della scuola la spiritualità dell’unità. Sabato 28 novembre è ripartita l’iniziativa: “Potare carbone” dei Giovani per un mondo unito. Agli anziani che vivono soli e abbandonati vengono consegnati carbone e combustibili per il riscaldamento. Ma è solo una scusa per un intreccio di rapporti. E per sensibilizzare i giovani. “Apri il rubinetto – scrive sorpreso uno di loro – e l’acqua calda esce abbondante; premi un bottone e la caldaia riscalda tutta la casa, stai sdraiato sotto la coperta imbottita a guardare la TV. Questo era un mio ordinario giorno d’inverno. Prima pensavo che fosse del tutto normale essere così… ma ora so che accanto a me c’è chi ha bisogno del mio amore…”. (altro…)
Salvare la famiglia con l’amore
https://vimeo.com/142517715 (altro…)
Famiglia: relazioni a immagine della Trinità
«È stato il Figlio di Dio, Gesù Cristo, a farci conoscere il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo e della donna. Dio è Padre, è Figlio, è Spirito Santo. Non si tratta però di tre dei, ma di un Dio in tre Persone, nell’espressione lungamente elaborata nella dottrina trinitaria. Questa dottrina la Chiesa la ha approfondita e conservata integra nei secoli. Oltre a trovare un linguaggio corretto nella sua professione di fede, la Chiesa ha sempre adorato le Tre divine Persone. La teologia spirituale trinitaria ha offerto fino adesso un rapporto profondo dei discepoli di Gesù con ognuna delle Tre divine Persone. La Parola di Dio non ci presenta Dio solamente come Spirito perfetto, creatore del cielo e della terra, (come appare nel Secondo Catechismo della Dottrina Cristiana), ma afferma: “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16). Sant’Agostino ha cercato di approfondire la strada dell’amore in Dio ed è arrivato ad affermare che Dio è l’Amante, l’Amato e l’Amore. Lui però si è sentito incapace di perseguire questa strada e ci ha lasciato l’approfondimento di questo mistero nell’uomo e nella donna nelle tre qualità: intelligenza, memoria e volontà. È rimasto, però, senza sviluppo sufficiente l’approfondimento intorno al mistero di Dio Amore. Nel momento attuale in cui la cultura afferma l’individuo al punto di cadere in un individualismo esasperato, in cui abbiamo difficoltà di realizzare la sintesi tra unità e diversità nei rapporti umani in questo mondo globalizzato, in cui ancora le relazioni umane sono rivalutate in tutte le direzioni, ci pare opportuno cercare nella Santissima Trinità, quale fondamento essenzialmente cristiano, il cammino per la realizzazione dell’amore come identità umana. Cos’è l’amore? Come capire e sperimentare l’amore? Il nostro cammino deve essere trovato nel cammino di Colui che è venuto a noi dal seno del Padre, cioè, il Figlio. Per trovare l’uomo, Dio, che è amore, si è fatto piccolo (Nazareth, Maria, Giuseppe, Betlemme, fuga in Egitto. Croce) (cfr testo di Paolo Fil 2,5-11). L’amore passa attraverso l’incarnazione ed il mistero pasquale. L’amore si fa piccolo per poter trovare l’altro. Questa è la dimensione kenotica dell’amore. Senza questa strada è difficile per l’uomo e per la donna trovare il cammino di rapporto con Dio, ma anche di rapporto con l’altro, sia uomo o sia donna. In questo senso mi pare che possiamo trovare il cammino trinitario dell’antropologia, non solo pensata, ma sperimentata». Fonte: Città Nuova online (altro…)
