Movimento dei Focolari
Expo USA 2013: semi che crescono

Argentina: solidarietà più forte dell’inondazione

La Plata, 54 km da Buenos Aires, 750.000 abitanti. Tra il 2 ed il 3 aprile scorso sono caduti 400 millimetri d’acqua provocando un’inondazione massiva mai vista prima. Più della metà della città è sotto l’acqua, che in certi posti ha superato i 2 metri. Il giorno precedente era successo qualcosa di simile, su scala minore, a Buenos Aires e alcune città attorno. Il totale di 59 morti (6 nella Capitale Federale, 2 nelle città attorno e 51 nella città di La Plata) fino a questo momento è inquietante, e la prospettiva, desolante. Nonostante questo, la solidarietà ancora una volta si è fatta presente per sollevare le urgenti necessità dei sinistrati. La voce e l’azione della gente si è sentita e vista come mai… o come sempre, quando succedono questo tipo di tragedie. Attraverso la Caritas, Red Solidaria, Croce Rossa, diverse ONG, comitati di quartiere, parrocchie, ecc., si sono organizzati spontaneamente e in poche ore più di 500 punti di raccolta di ogni tipo di articoli imprescindibili per questo momento: vestiti, materassi, acqua minerale, candeggina, pannolini, cibo, coperte. Sabato 6 c’era una fila di persone lunga 400 mt per lasciare il proprio contributo davanti al Duomo di Buenos Aires da dove partivano camion pieni (quel giorno sono stati 19) verso le parrocchie dei posti più colpiti.

A questi fatti evidenti, si aggiungono una lunga catena di piccoli o grandi gesti che si conoscono poco a poco. Persone che hanno dato la vita (in senso letterario) per salvare altre persone, gente che chiama per offrire braccia e tempo per collaborare con chiunque, dappertutto, pronti a qualsiasi bisogno. Una tragedia che non ha fatto discriminazioni tra quartieri più agiati e settori umili. I giovani, instancabili, sono la “forza d’attacco” nel lavoro solidale per classificare tutte le donazioni che arrivano, distribuirle, aiutare a pulire le case, raccogliere le tonnellate di detriti ed immondizia che si accumulano sulle strade.

Le reti sociali ancora una volta sono il veicolo per una comunicazione immediata. Per esempio, nel gruppo Facebook “Focolares La Plata”, dal primo momento sono apparsi messaggi con richieste d’aiuti, con notizie su ognuno della comunità: chi aveva la casa piena d’acqua, chi metteva la sua a disposizione, chi si offriva a portare i bambini a scuola (sono moltissime le macchine inondate)… una vera corrente di solidarietà e amore reciproco. Papa Francesco, a conoscenza della situazione ha telefonato al governatore provinciale, che ha stanziato 50mila dollari per i sinistrati.

Sono gesti della solidarietà che scorre nelle vene quando si vede soffrire l’altro. Quella solidarietà che non si stanca e che dà sollievo, soprattutto quando succedono queste tragedie che sembrano aver spazzato via tutto. Adesso bisognerà essere vigilanti alle necessità dei più poveri quando sia passato questo momento di forte impegno di tutti. A cura di Carlos Mana, dall’Argentina (altro…)

Expo USA 2013: semi che crescono

Oltre i malumori e il disagio

Tutto è cominciato da una domanda: Cosa possiamo fare per la nostra città, Jànoshalma? “ Il primo passo è stato fare un Patto tra noi – ricorda M. C. –: ci siamo promessi di mettere in pratica il comandamento nuovo di Gesù: Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati. (Gv 15, 12) condividendo le gioie, i dolori, i beni, le esperienze. E, nello steso tempo, ci siamo impegnati ad avere questa misura d’amore anche con la nostra città. Un patto d’amore reciproco che ha richiesto tempo, energie e sacrifici. Tante volte abbiamo dovuto ricominciare. Insieme abbiamo dato vita all'”Associazione per Jànoshalma” che adesso ha 25 soci. Tante le idee che sono nate: aiutare i poveri, realizzare con i giovani programmi per i loro coetanei, fare mostre per valorizzare le tradizioni. Nelle nostre attività abbiamo anche stabilito una stretta collaborazione con alcuni istituti. Attraverso queste azioni oltre cento persone sono venute in contatto con noi. Tra le attività che desideravamo attuare c’era la ristrutturazione di un parco cittadino, molto rovinato. Coscienti che né nella nostra Associazione né in Comune c’erano i soldi necessari, ci è venuta l’idea di una raccolta di carta. Ci siamo messi in contatto con i negozi, ma il ricavato dell’azione è stato poco e ci è venuto allora in mente di organizzare un ballo di beneficenza nel centro della città. Questa volta il ricavato ha superato ogni attesa. Abbiamo contattato il Comune e la nostra proposta di usare quel denaro per la ristrutturazione del parco è stata accolta. Poco tempo dopo c’è stata l’inaugurazione e, poiché il parco non aveva ancora un nome, ci è venuta l’idea di promuovere un concorso per scuole e asili. Oltre 100 bambini hanno partecipato. In occasione della proclamazione del vincitore abbiamo preparato una festa e invitato i bambini. Per due anni abbiamo anche collaborato al programma di “abbellimento della città”, adesso il Comune ha delle persone che si occupano di questo aspetto. Abbiamo continuato invece il lavoro per i poveri, del quale c’è estremo bisogno, che ha portato alla nascita di una rete sociale. Poco tempo fa, vedendo la difficile situazione della sicurezza pubblica, abbiamo organizzato un’altra festa per raccogliere fondi. Molti non capivano il motivo del nostro sforzo, pensando che la sicurezza fosse di competenza dello Stato. In tanti, comunque, sono intervenuti appoggiando l’iniziativa con notevoli contributi. “Sono venuto  a questa festa – diceva uno dei presenti – perchè so che quello che promettete poi lo realizzate”». M. C. – Ungheria (altro…)

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È arrivata “Primavera”

«La nostra storia è stata, e lo è ancora, un cammino lungo e a volte accidentato, ma crediamo che i nostri figli e la nostra famiglia siano il regalo più bello che c’è stato donato. Il nome della nostra bambina più piccola è già una promessa; in vietnamita significa “Primavera”. Quando eravamo sposati da poco abbiamo incontrato una bimba splendida di circa un anno, affidata ad un centro per bambini gravemente disabili dove mia moglie, nell’ambito di un progetto internazionale in Asia, faceva volontariato. Dopo un periodo di affido, ci viene prospettata l’idea di adottarla. Vivendo con lei, abbiamo sperimentato come la maternità e la paternità siano un legame “di anime”, che va oltre gli aspetti biologici. Purtroppo la burocrazia ci ha costretto a rinunciare al nostro progetto. La tristezza è stata grande, ma la gioia è tornata con la nascita, sempre in Asia, del nostro primo figlio. Questa lunga esperienza è stata il primo incontro con la cultura diversa e affascinante dell’Oriente, dove abbiamo vissuto due anni e con cui abbiamo mantenuto un legame forte. Rientrati in Italia, nel 1999 nasce il nostro secondogenito e poco dopo ritorna anche l’idea dell’adozione. Nel 2002 decidiamo di rivolgerci ad Azione per Famiglie Nuove – onlus (AFN)  del Movimento dei Focolari   La strada percorsa è stata bella ma anche faticosa. Il primo agosto 2005 ci chiamano per dirci che dobbiamo prepararci a partire per il Vietnam il prima possibile. Vi restiamo un mese: un’avventura bellissima. Il nostro primogenito di nove anni ci ha detto: «È stato come partorire tutti insieme». Visitiamo Saigon e conosciamo le origini di nostra figlia. Se ripensiamo a quel periodo, ci si affollano nella mente tante istantanee: forse la più emozionante è il primo incontro, quando mia moglie la prese in braccio per la prima volta e poi tutti noi: in quei frangenti abbiamo avuto la sensazione di tenere tra le braccia un pulcino smarrito. Dopo qualche giorno si affaccia qualche sorriso; il primo lo ha rivolto ai suoi fratelli, come se avesse sempre saputo quale importante ruolo avrebbero giocato nella sua vita e per tutta la nostra famiglia. Hanno saputo “farle spazio” come quando il secondogenito, che aveva sei anni e amava stare in braccio a papà, di fronte alle proteste della sorellina si è offerto di cederle il suo posto. La “rete” di famiglie che frequentiamo da quando siamo rientrati in Italia è una parte importante dell’esperienza che stiamo vivendo. È come un’unica grande famiglia allargata fatta di famiglie adottive dal Vietnam e da altri Paesi. Si affrontano anche lunghi viaggi per potersi incontrare e far crescere questi figli nella consapevolezza che l’adozione è un’esperienza naturale che tante famiglie vivono. È una grande opportunità per sperimentare che l’amore è possibile tra persone di origini diverse. La nostra piccola ora ha quasi nove anni, sta crescendo ed è una splendida bambina, ben inserita, sia a scuola che nella famiglia allargata. Con i suoi fratelli ama naturalmente giocare a giochi “da maschio”, ma ha mantenuto delicatezza e una dolcezza incantevoli. Ha diversi interessi e ama molto la musica e il ballo. Così le abbiamo proposto di frequentare con la mamma delle lezioni di arpa celtica che, per il momento, è contentissima di seguire. Oggi viviamo una fase diversa, i figli più grandi stanno entrando nel periodo dell’adolescenza. È una nuova sfida che si presenta, con gli alti e i bassi che la caratterizzano. Gli ultimi anni, così belli ma anche così intensi, ci hanno portato a focalizzarci molto sui bisogni e sull’inserimento della bimba più piccola ed ora dobbiamo forse recuperare qualche passaggio con gli altri due, ma la ventata di “primavera” che ci è stata donata otto anni fa, con la sua voglia di vita spumeggiante e la sua dolcezza forte così tipica del suo Paese d’origine, ci aiuta a superare anche le giornate più difficili e burrascose. a cura di Marzia Rigliani Fonte: Spazio Famiglia, Bollettino mensile di AFNonlus, marzo 2013, pag. 12-13 (altro…)