28 Ago 2017 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Provenivano da paesi diversissimi tra loro (Repubblica Democratica del Congo, Angola, Uganda, Nigeria, Costa d’Avorio, Camerun, Burkina-Faso, Madagascar, Bénin e Olanda) i 55 giovani imprenditori desiderosi di mettersi alla prova con 30 progetti imprenditoriali innovativi, accompagnati da un team internazionale di “mentori” (sette africani, cinque europei e una sudamericana). Il primo StartUp Lab 2017 africano si è svolto nel giugno scorso a Fontem, nel cuore della giungla camerunense: cinque giorni di studio per imparare e approfondire i temi dell’imprenditoria legata ai valori dell’Economia di Comunione, così come già sperimentato da tanti imprenditori a varie latitudini. L’idea della settimana d’incubazione di progetti era nata due anni prima. A Nairobi, nel 2015, durante l’assemblea internazionale dell’EdC, alcuni giovani avevano condiviso con la prima generazione di imprenditori il sogno di realizzare alcuni progetti. La loro energia, capacità e motivazione non potevano che essere sostenute. Venne lanciata così la proposta di realizzare, entro due anni, una attività di incubazione dedicata appositamente a loro. A giugno 2017, alla StartUp Lab nella cittadella Mafua Ndem di Fontem, alcuni di quei sogni hanno già cominciato a camminare come attività produttive.
Il Laboratorio ha inizio. Anouk Grevin, docente francese al Polytech dell’Università di Nantes e al corso di Specializzazione in Economia e Management presso l’Istituto Universitario Sophia, presenta i valori dell’Economia di Comunione. L’argentina Florencia Locascio, esperta in comunicazioni sociali, spiega la tecnica dell’”elevator pitch”, che consente di descrivere la propria idea imprenditoriale a un potenziale cliente o investitore in maniera chiara, sintetica ed efficace, e in un tempo brevissimo, quello appunto di una rapida salita in un ascensore. Locascio fa parte di EoC IIN (Economy of Communion International Incubating Network) per l’incubazione di nuove aziende con lo spirito della comunione e della solidarietà. Pierre Chevalier, imprenditore francese, conduce un laboratorio dedicato alla ricerca delle idee più innovative e all’analisi dei progetti, senza dimenticare lo sforzo necessario per sostenerli. Come la parte sommersa di un iceberg che sostiene, invisibile, la parte in superficie: “l’illusione dell’iceberg” esprime al meglio la vita e l’impegno di un imprenditore, il cui successo si realizza al prezzo di grandi sacrifici, lavoro, fede e creatività.
L’approfondimento delle nozioni di bilancio, budget (“budget di gestione, cash flow e piano degli ammortamenti”), vendita, costi di produzione, rendicontazione finanziaria è affidato a Giampietro Parolin, docente di Strategia aziendale presso l’IUS. Le esercitazioni pratiche su costi e prodotti aiutano a comprendere la componente finanziaria, con particolare riferimento al calcolo e alla previsione delle vendite, al costo della produzione e alla rendicontazione. Markus Ressl, consulente della Ressolution e imprenditore EdC, analizza con i giovani imprenditori, nella teoria e nella pratica, diversi modelli di business. Infine, si esaminano i processi e il funzionamento di un’impresa EdC. L’ultimo giorno, nuovamente con Locascio, è dedicato alle strategie di comunicazione: nome dell’impresa, marchio, slogan e utilizzo dei mezzi di comunicazione, diversificati per i vari target di clientela. Un’immagine-simbolo, consegnata insieme ai certificati di partecipazione, a conclusione del Laboratorio, ritrae una rete di persone, protagoniste di un nuovo modo di fare economia, strette attorno alla cittadella Mafua Ndem. Le braccia alzate, collegate con una cordicella, simboleggiano un patto di reciprocità. Forse l’inizio di una nuova storia per queste giovani startup. (altro…)
24 Ago 2017 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
In seguito al terremoto dello scorso anno nell’Italia centrale, tanti si sono adoperati per essere vicini a quanti sono stati colpiti da questa tragedia. Una catastrofe di tale portata, infatti, mette a dura prova non solo le case, ma tutto il tessuto sociale e la capacità di resistenza personale e familiare, lasciando il segno su un’ intera generazione. Il Movimento dei Focolari si è dotato di un organismo stabile che conta sulla collaborazione di due ONLUS: AMU, AFN e di altre associazioni (AIPEC, B&F Foundation, Abbraccio Planetario, Dialoghi in Architettura e le comunità del Movimento in Italia) che, a fronte delle emergenze, offrono competenza e organizzazione per convogliare gli aiuti in azioni efficaci. «Il primo obiettivo che ci siamo dati è stato quello di attivare una modalità di raccordo e di conoscenza reciproca delle varie iniziative per aiutarci a mantenere alta l’attenzione e a non dimenticare – spiega Cesare Borin, del “Coordinamento emergenze” dei Focolari –. Gli aiuti economici che sono arrivati fin dall’inizio, hanno rappresentato solo uno dei tanti modi, con i quali si è concretizzata la solidarietà che ha visto coinvolte tante persone del Movimento, per essere vicini a chi ha perso tutto in questa situazione drammatica». Il progetto si compone di due azioni complementari:
“RImPRESA Aziende”, che consiste nel fornire materie prime, macchinari e piccole infrastrutture ad aziende e, dove possibile, rafforzare tra le aziende pratiche e processi virtuosi ispirati ai principi etici dell’economia civile, favorendo così il gemellaggio con altre imprese sul territorio nazionale. Nell’ambito di questa fase progettuale, sono state individuate e visitate 60 piccole aziende delle 4 regioni coinvolte ed attualmente si stanno ultimando le forniture di attrezzature e materiale a sostegno di 25 aziende agricole e artigianali, selezionate in base ad una valutazione concordata della protezione civile; La seconda azione del progetto: “RImPRESA GAS” promuove l’acquisto dei prodotti delle aziende colpite dal sisma attraverso la creazione di Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), favorendo di fatto la ripresa del turismo locale. Attualmente le aziende soprattutto del settore agroalimentare sono 13, circa 90 le iscrizioni totali, per un totale di 17.000 euro circa di ordinativi. La risposta alle necessità delle persone è stata tempestiva, come quelle, ad esempio, di alcune famiglie di Amatrice che avevano chiesto un container in lamiera. Così a marzo sono stati consegnati 10 container per altrettante famiglie di Amatrice e dintorni, per un costo totale di 19.000 euro. In collaborazione con la Caritas Italiana si sta inoltre organizzando, per la fine di agosto 2017, un campo estivo con base a Torrita di Amatrice. Le attività perdureranno per i mesi di luglio ed agosto, prevedendo l’ animazione di un centro estivo per bambini, attività ludico ricreative per ragazzi dei dintorni ed animazione nel centro anziani di Borbona. «Le persone di questi bellissimi territori – conclude Borin – non ci chiedono ‘ricostruiteci la casa’, ma ci chiedono con forza ‘non lasciateci soli’! Tra le lezioni apprese potremmo aggiungere l’importanza di non marginalizzare o soffocare il contributo della società civile. Accanto all’intervento competente delle agenzie di emergenza dello Stato, abbiamo bisogno di una più vasta e programmata inclusione delle componenti sociali attive, proprio per la loro capacità di attivare la catena di fraternità. E questo, come ci fa intuire la nostra piccola esperienza, forse renderà anche più efficace il lavoro delle istituzioni e la capacità di far ripartire i processi produttivi». Contatti: emergenzaterremoto.italia@focolare.org Leggi anche: Intervista a Cesare Borin (altro…)
23 Ago 2017 | Focolari nel Mondo
Istituita dall’ONU nel 2005, con l’intento di sensibilizzare la società nei confronti di chi vive una vita più disagiata, la Giornata internazionale della Solidarietà che si celebra il 31 agosto di ogni anno, ricorda alla comunità internazionale che l’atteggiamento più naturale, insito nell’uomo, non è quello dell’odio, della discriminazione e dell’indifferenza nei confronti di chi non riesce a emanciparsi e a vivere dignitosamente, ma quello della collaborazione, del sostegno, senza tornaconto personale. (altro…)
13 Giu 2017 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
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10 Giu 2017 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
L’allora arcivescovo di Trento, mons. Carlo de Ferrari, ebbe il compito di valutare ed approvare per primo, a livello diocesano, il Movimento dei Focolari. Il titolo del recentemente volume pubblicato dall’Editrice Città Nuova “Qui c’è il dito di Dio”, richiama una sua espressione nei confronti della esperienza evangelica che si generava attorno a Chiara Lubich. Siamo agli inizi del 1951 e non tutti, nella Chiesa, la pensano come l’arcivescovo di Trento. Anzi, ci sono da parte di alcuni ecclesiastici tante perplessità: una giovane donna, laica, seguita da religiosi, sacerdoti, laici, uomini e donne, giovani e adulti, in tempi preconciliari, desta sospetto. La prudenza suggerisce di allontanarla e, al posto suo, incaricare forse un sacerdote. È in questo contesto che s’inserisce il rapporto decisivo di Chiara con il suo vescovo. Porta la data del 5 gennaio 1951 la lettera che scrive da Roma, dove si trova, a mons. Carlo de Ferrari. La missiva traspare con forza il momento di prova che attraversa il movimento nascente e lei personalmente. Ma anche l’atteggiamento filiale e obbediente di Chiara verso chi le rappresenta la Chiesa, e del suo pieno abbandono ai piani di Dio. La lettera introduce il volume appena uscito. «Altezza Reverendissima, È vero: la croce fu pesante e lo è ed in questi giorni compresi Gesù “caduto” sotto il peso della croce. Però, Altezza, sono felice, felice. E da Gesù ho ricevuto la grazia per essere pronta ad ogni decisione che la Chiesa darà. Non solo: ma per lasciare i “miei” (per qualche tempo posso ancor dir così) cinquanta Focolarini e Focolarine in tale perfetta unità da poter proseguire il loro cammino senza che nessuno s’accorga di un qualche mutamento. Sono felice, Altezza, di poter donare a Dio tutto ciò che Lui nel campo soprannaturale ha fatto attraverso di me. E La assicuro che qualsiasi cosa succeda Lei mi saprà sempre fedele al mio Gesù abbandonato ed obbedientissima alla Chiesa. Sono arrivata a questo punto perché non ho voluto mai da parte mia rompere l’unità con la Chiesa o meglio con chi me la rappresentava. Se non avessi fatto così forse l’opera non ci sarebbe. Ma Iddio mi diede la resistenza fino all’inverosimile. Ora l’Opera c’è e non morrà. Che sia opera /di Dio/ lo dimostrerà forse il fatto che io dovrò allontanarmi da essa. Se debbo testimoniarLo annientandomi, dopo averLo testimoniato con l’Unità, sono felice. Il culmine della vita d’amore di Gesù è la morte: e nessuno ha maggior carità di colui che pone la vita per gli amici suoi. Lei, Padre, mi fu veramente Padre e mi mostrò (ciò che credevo solo per fede) che la Chiesa è Madre. Io La terrò sempre come Padre qualsiasi sia la Volontà di Dio su di me. Nessuno può proibirmi di obbedirLa e cioè di obbedire alla Chiesa. E ciò che importa per farsi santi è /obbedire/: esser uno. Poco importa che ci comandino di agire o di non agire in un modo o nell’altro. Vero, Padre? Padre Tomasi è un sant’uomo. Soffre moltissimo in questi giorni e non mangia. Soffre per me… Non avrei mai detto che in Lui vi fossero simili sentimenti. Però Lei non si preoccupi, Altezza, che noi Lo sosteniamo ed io in sua presenza rido sempre. Non so dirLe in fin fine che una cosa sola: sono tanto, tanto, immensamente, felice. E Le posso assicurare che Gesù Abbandonato mi sosterrà sempre. Del resto: “Beati quando vi separeranno e, /mentendo/, diranno ogni male di voi. /Rallegratevi /ed /esultate/ perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli.” Mi benedica sempre, sua figliola Chiara». Da “Qui c’è il dito di Dio”, Ed. Città Nuova, Roma 2017, pg 97-98. (altro…)