24 Set 2016 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
Unità, dialogo, comunione. Questi tre obiettivi, tipici dei Focolari, riassumono anche l’impegno del Dr. Tarunjit Singh Butalia, lo scienziato della Ohio State University di Columbus, che il 18 settembre ha ricevuto l’onorificenza Luminosa 2016 a Hyde Park (New York). “Il suo decennale e instancabile sforzo – ha dichiarato nel suo messaggio la presidente dei Focolari Maria Voce – merita la nostra ammirazione e il nostro profondo apprezzamento. Ci sentiamo solidali con lei e la comunità Sikh nel promuovere, insieme ad altri, la pace e la cura per la nostra casa comune”. Butalia, mosso dalla convinzione che le religioni svolgono un ruolo cruciale nella costruzione della pace, è un pioniere delle relazioni cattolico-sikh negli Stati Uniti. Ed è proprio per il suo grande impegno nel dialogo interreligioso che nel dicembre 2011 ha partecipato alla Preghiera per la pace ad Assisi invitato da papa Benedetto XVI. Nel suo discorso di accettazione, lo scienziato ha ricordato gli amichevoli inviti a cena e a picnic interreligiosi che hanno segnato l’inizio dei suoi contatti con il Movimento dei Focolari. Un’amicizia, ha spiegato, che nel tempo è diventata fiducia. Ha poi sottolineato che la fede ha sempre avuto un ruolo particolare nella società americana, proprio perché è una nazione di immigrati, gente che ha potuto integrarsi abbastanza e che negli ultimi 50 anni sta sempre più manifestando il desiderio di mantenere la propria identità religiosa. “Musulmani, buddhisti, sikh, indù, Jain e Baha’i, portando qui la loro religione – ha affermato Butalia – hanno reso gli Stati Uniti una nazione fra le più cosmopolite del mondo. Rilevava inoltre l’importanza di riconoscere il pluralismo come valore “nel quale ogni componente mantiene la sua identità e tuttavia rimane parte del tutto armonico”. “Dobbiamo concentrarci sulla costruzione di relazioni”, ha detto; “dobbiamo riuscire a parlare delle nostre differenze”.
Butalia ha poi proposto a se stesso un ulteriore passo avanti rispetto alla regola d’oro (“Fai agli altri come vorresti fosse fatto a te” Mt 7,12), definendo tale sua versione “regola platinum”: “Fai agli altri ciò che essi vorrebbero che tu faccia per loro”. Andare cioè oltre l’ipotesi di trattare gli altri col proprio metro, ma trattarli assumendo il loro. Ha poi invitato i 130 partecipanti a costruire un dialogo “ascoltando, più che parlando” e a non fare mai confronti su quale sia la religione migliore. Riferendosi alla islamofobia, Butalia ha sottolineato che dobbiamo lavorare contro la discriminazione nei confronti di qualsiasi fede. In chiusura ha citato il detto di un discepolo del fondatore Sikh Guru Nanak, “Nessuno è mio nemico, e nessuno è straniero. Vado d’accordo con tutti”.

Dr Tarunjit Butalia con la delegazione Sikh
La premiazione era stata preceduta dal 7° ritiro cattolico-sikh, organizzato dal Segretariato per gli Affari ecumenici ed interreligiosi della Conferenza Episcopale Statunitense e del Consiglio Sikh per le relazioni interreligiose. 25 rappresentanti della Chiesa cattolica e dei Sikh provenienti da varie parti degli USA si erano infatti riuniti alla “Mariapoli Luminosa” per una più profonda conoscenza all’insegna del dialogo. “Questo incontro – ha detto il direttore del Segretariato cattolico Antony Cirelli – è stato l’esempio di quel dialogo auspicato da Papa Francesco, il dialogo dell’amicizia”. Destinatari del Premio Luminosa, istituito dal 1988: il compianto card. O’Connor, Arcivescovo di New York; Norma Levitt, ex presidente delle Religioni per la Pace (RFP) e presidente onorario di Women of Reform Judaism; il rev. Nichiko Niwano, presidente dell’organizzazione buddista laica giapponese, Risshō Kōsei Kai; il Fon di Fontem Lukas Njifua, re del popolo Bangwa (Camerun); e Imam Warith Deen Mohammed, leader musulmano americano. (altro…)
23 Set 2016 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Organizzato dalla Diocesi umbra con le famiglie francescane e la Comunità di Sant’Egidio, l’evento ha raccolto leaders religiosi di tutto il mondo con la partecipazione anche di uomini e donne di cultura e delle istituzioni. Presente anche il Movimento dei Focolari, sia in fase di preparazione che di partecipazione, soprattutto dalle comunità in Umbria e da Rita Moussalem e Roberto Catalano responsabili centrali del dialogo interreligioso dei Focolari. Con la sua presenza, lo scorso 20 settembre, papa Francesco ha dato continuità a quanto Giovanni Paolo II aveva intuito nel 1986: la necessità di pregare per la pace e il ruolo che le religioni hanno per evitare i conflitti come pure per contribuire a risolverli. Nel 2011, Benedetto XVI aveva presentato la pace non solo come un impegno degli uomini di fede, ma anche come un progetto culturale. Ma il mondo non è più quello degli anni ’80, quello bi-polare della Guerra fredda. Si è arrivati al mondo globalizzato e multipolare di oggi, dove anche le guerre sono cresciute, senza mai essere di religioni. Papa Francesco ha salutato i leader presenti uno a uno, iniziando da un gruppo di profughi, immagine delle sfide del mondo di oggi. Non si è trattato solo di un atto formale. Sono stati attimi profondi, di rapporto intenso, capaci di stabilire intese importanti per il futuro. Un secondo momento è stato il pranzo per il quale, nel Sacro Convento, il Papa ha voluto tutti accanto a sé. Consumare un pasto insieme, sotto lo stesso tetto è in sé un atto di pace. È seguita, poi, la preghiera comune. Ben inteso, non insieme. Ogni religione aveva un luogo dove i suoi seguaci potevano recarsi per pregare, secondo la propria tradizione religiosa, per la pace del mondo. Ognuno lo ha fatto distintamente; un atto che ha inteso cancellare il dubbio che questi momenti trasudino di sincretismo. I cristiani hanno pregato insieme, a dimostrare che l’unità fra le Chiese è fondamentale per dare un contributo importante alla pace, come seguaci di Cristo.

Il Papa presiede la preghiera ecumenica nella basilica di S. Francesco. Foto: CNS/Paul Haring
Il momento finale, sulla piazza antistante la Basilica di San Francesco. Leader di ogni religione seduti a semicerchio, attorno a papa Francesco, a dimostrare che nessuno reclama una superiorità, nonostante la stima e il riconoscimento di tutti per il papa di Roma. Il suo nome, il suo esempio di vita sobria, le sue parole, i suoi gesti sono stati costantemente citati nel corso dei 29 panel o tavole rotonde svoltisi nelle due giornate precedenti in ogni angolo di Assisi. La conclusione è stata scandita da riflessioni profonde e vitali da parte di leader cristiani, buddhisti e musulmani, ma anche da condivisioni toccanti: quella di una giovane madre siriana arrivata in Italia attraverso i corridoi umanitari e quella di un anziano rabbino israeliano sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti. A coronare la serata è arrivato l’intervento di papa Francesco che ha tracciato una road-map della pace. Infatti, «Solo la pace è santa, non la guerra!». Il Papa ha declinato il significato di pace parlando di perdono, di accoglienza, di collaborazione e di educazione, come degli elementi fondanti per renderla possibile. «Il nostro futuro è vivere insieme», ha affermato. Un’idea che universalizza la lettura del grande Bauman che, nella cerimonia inaugurale, aveva sottolineato come l’umanità sia chiamata oggi a vivere la dimensione del “noi”, dimenticandosi del “loro”. Ancora una volta è stato decisivo l’ambiente Assisi. Qui, infatti, la pace si respira. La famiglia francescana ha offerto in questi giorni un esempio di ospitalità umile, intelligente, rispettosa, costantemente al servizio dei leader delle diverse fedi. È stata una dimostrazione evidente di come l’umiltà di cui Francesco d’Assisi parlava e che chiedeva ai suoi seguaci sia una condizione fondamentale per il dialogo e per la pace. Una dimostrazione che la pace la costruiamo tutti, insieme, e che ognuno porta un dono unico e imprescindibile per i processi di pace. di Roberto Catalano (altro…)
16 Set 2016 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Nel 2011 Maria Clara, neopensionata, si trasferisce nei pressi del penitenziario femminile di Pozzuoli (Napoli), una grande struttura di detenzione tra le più sovraffollate d’Italia. Colpita dal grido di dolore che arriva dalle finestre sbarrate, ne parla con gli amici della locale comunità dei Focolari e in 25 di loro (giovani, ragazzi, famiglie…) decidono di rispondere all’appello. In accordo con la Caritas diocesana e con altri Movimenti, il gruppo si immerge così in quell’umanità sofferente che sta dietro le sbarre. Un’esperienza non facile, che porta ad affinare, nel segno della misericordia, ogni gesto e parola per essere davvero quella vicinanza d’amore che quel mondo aspetta. Ognuno diventa sempre più consapevole che non va lì per “assolvere”, giudicare, o per fare semplice assistenzialismo, ma soltanto per amare, puntando alla ricostruzione della persona. Ed è forse per questo loro atteggiamento che ben presto vedono emergere in ciascuna il lato positivo. “Quando uscirò da qui voglio essere una persona nuova”, confida una di loro. E un’altra: “Adesso che so cosa vuol dire essere cristiana, voglio vivere secondo il Vangelo amando le mie compagne di cella, anche se mi rendono la vita impossibile”. E un’altra ancora: “Ho capito che il vero aiuto viene da Gesù Eucaristia e non dai ‘potenti’ della terra”. Questo fluire di luce e di grazia non si conquista con la bacchetta magica. È il frutto di una continua attenzione ai bisogni delle detenute, sostenendole nel ritrovare la propria dignità in una discreta e perseverante formazione a vivere il Vangelo. È andare con loro alla messa domenicale, animandola di canti, e mettersi a disposizione per ristrutturare la cappella. È chiedere ed ottenere il permesso dalla direzione del carcere di organizzare, nella Casa famiglia “Donna Nuova” che ospita donne a regime di detenzione alternativo, tutta una serie di laboratori di educazione sanitaria, corsi di cucina, yoga, cucito, ecc. Una delle necessità delle detenute – non detta, ma subito rilevata – è la cura della propria immagine. Ed è così che è nata l’idea della “Boutique rosa”, un luogo gratuito all’interno del carcere, con le pareti tinteggiate di rosa, con tende e mensole colorate in contrasto con il grigiore delle celle. Un punto in cui le recluse, spesso abbandonate o lontane dalla propria famiglia, settimanalmente possono ricevere prodotti per l’igiene e la cura della persona, vestiario, biancheria, ecc. Insomma tutto ciò che serve per migliorare il “look” ed aumentare la propria autostima. E intanto si ascoltano le loro difficoltà con le altre detenute o con gli agenti, si dà conforto al loro dispiacere di non potersi occupare dei figli a casa, costruendo rapporti sempre più stretti. È anche l’occasione per condividere piccole o grandi gioie, come ad esempio uno sconto di pena, una visita inattesa, i passi fatti nel ricominciare. Tante di loro sono di etnie e culture diverse e appartengono a varie chiese cristiane e diverse religioni. “Ricordo una donna ortodossa – racconta Maria Clara – che nella settimana di preghiere per l’unità dei cristiani ha voluto partecipare con un suo canto-preghiera. Piangendo, mi ha poi detto che offriva l’immenso dolore della detenzione per l’unità delle chiese. Siamo poi andati a Napoli a conoscere il marito e i 5 figli, portando loro degli aiuti. Abbiamo condiviso questa esperienza con alcune persone appartenenti a chiese cristiane di diverse denominazioni con cui in diocesi è aperto un dialogo ecumenico, proponendo loro di venire anch’esse in carcere per aiutare nella “Boutique rosa”. Non aspettavano altro! Adesso collaborano con noi anche 4 sorelle evangeliche. Grazie ad esse, i rapporti con le detenute di chiese diverse diventano sempre più stretti e, talvolta, continuano anche quando escono dal carcere”. (altro…)
1 Ago 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«I risultati di questo seminario superano di gran lunga le nostre più ampie aspettative». Così Roberto Catalano del Centro per il Dialogo interreligioso dei Focolari, al termine del primo appuntamento del gruppo di ricerca “Wings of Unity” (“Ali di unità”), conclusosi con la sottoscrizione di un’agenda a dir poco impegnativa, se pensiamo alla difficile fase che l’Europa sta attraversando. Co-direttori dell’iniziativa, il preside dell‘Istituto Universitario Sophia (IUS), Piero Coda e il prof. Mohammad Ali Shomali (Direttore del Centro islamico londinese Islamic Centre of England). L’idea di ritrovarsi a Loppiano risale all’aprile scorso, quando il prof. Shomali è stato invitato a svolgere una lezione all’Interdisciplinary Perspectives on Religions in the Contemporary World, un corso che si tiene a Sophia coordinato dal prof. Frizzi. Ma le radici di Wings of Unity affondano ben più lontano, in una storia di amicizia, di solidarietà, di fiducia tra amici musulmani e cristiani dei Focolari, iniziata 19 anni fa e che, intrecciando i luoghi della vita quotidiana a quelli della ricerca accademica, ha condotto ad immaginare una tappa comune di testimonianza e di fraternità. Ed è ciò che è stato per i 14 partecipanti al Seminario, svoltosi a Sophia da venerdì 8 a domenica 10 luglio, di cui cinque musulmani sciiti. Era presente anche la teologa iraniana Sharzad Housmand, docente alla Pontificia Università Gregoriana ed esperta di dialogo islamo-cristiano, che al termine del corso ne ha fortemente sottolineato la novità. Così pure una studentessa pakistana di Sophia, Arooj Javed, cristiana, che, a suo dire, non avrebbe mai potuto immaginare un tale spirito di comunione e allo stesso tempo di apertura e trasparenza tra cristiani e musulmani. I lavori hanno preso avvio con alcuni brani attinti al patrimonio di Chiara Lubich e proposti dai docenti Coda e Catalano, nei quali la fondatrice dei Focolari sottolinea, fra l’altro, coma l’unità sia da ricercare con tutti gli uomini, poiché tutti siamo figli di un unico Padre. Successivamente il prof. Shomali ha presentato contenuti e realtà estratti dal Corano e dalle tradizioni successive, che si sono spesso rivelati in consonanza con quanto fino ad allora esposto. Ed è così che, con sorpresa, man mano che il dialogo si approfondiva, la “durezza” della diversità si affievoliva, lasciando posto alla speranza che un dialogo improntato all’ascolto e alla reciproca comprensione è possibile. Apprezzato anche l’intervento dei professori Callebaut e Ropelato, che nella centralità dell’amore hanno individuato la capacità della persona di unificare, dentro e fuori di sé, i diversi ambiti umani e di intravvedere nuove linee per la vita sociale, economica e politica. Molto validi anche i contributi degli ospiti sciiti che hanno aperto nuovi scenari sull’esperienza dell’unità, un valore che – riprendendo le parole di Coda – diventa “kairos, momento opportuno”. Più che mai convincente è risultato l’auspicio della prof.ssa Mahnaz Heydarpoor, sciita, sull’importanza della formazione delle nuove generazioni al dialogo interreligioso. Tra le iniziative future, infatti, una Summer School interreligiosa per giovani a Sophia, già in calendario per l’estate 2017, con l’obiettivo di dare continuità al “laboratorio” di comunione inaugurato in quei giorni: “Dopo tanti anni spesi a costruire la fiducia tra noi – ha detto in conclusione una delle partecipanti musulmane –, ora le nuove generazioni non devono attendere: vogliamo fare tutto ciò che è possibile perché possano sperimentare l’unità che in questi giorni ci ha colmato cosi intensamente cuore e mente”. Fonte: Sophia online (altro…)
13 Lug 2016 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«“Un incendio non incomincia mai con un grande fuoco, ma sempre con una piccola fiamma. Oggi, qui siamo venuti ad accendere questa fiamma” queste parole di Mons. Gaspard Béby Gnéba nelle “Giornate della misericordia e della fraternità tra i popoli”, dicono cosa è stata l’esperienza vissuta», scrivono Vitoria Fransiscati e Bertin Lubundi dalla cittadella dei Focolari a Man, la Mariapoli Victoria, a conclusione delle “Giornate della Misericordia” organizzate dai Focolari su iniziativa del Vescovo di Man, dal 24 al 26 giugno scorsi. La preparazione ha permesso una serie d’incontri tra le categorie più svariate, in una diocesi che conta solo il 6% di battezzati. Le occasioni di dialogo, quindi, non mancano di certo! Alla giornata di formazione sulla Fraternità in politica, il 25 mattina, ad esempio erano presenti 15 capi tradizionali e 18 imam dei 33 quartieri della città. Risoluzione dei conflitti, pensiero ed esperienze sulla “pratica del potere” secondo la spiritualità dell’unità, sono tra gli argomenti trattati insieme, e che hanno suscitato un vivace dibattito. Tra tutte, una testimonianza interessante, quella dell’Imam Rev. Koné, della più importante moschea di Man. Parla del suo rapporto con il vescovo cattolico: “È stato lui che è venuto per primo da me, lui mi ha amato per primo. Abbiamo fatto anche un piano di azione; adesso è arrivato il momento per metterlo in pratica: dovremo istruire i nostri fedeli, imparare a rispettarci, accettare le nostre differenze e conoscere la fede dell’uno e dell’altro”. Il via era stato dato la sera precedente (venerdì 24 giugno) con un concerto dal titolo: “Molti popoli, una famiglia” che ha visto le prestazioni di alcuni gruppi artistici di diverse etnie. Le Giornate della Misericordia hanno svegliato Man con una marcia per la pace: cristiani e musulmani insieme, per 7 km a piedi dal centro città alla cittadella dei Focolari. Poi una serie di visite, per portare doni a 32 famiglie in necessità, toccando praticamente tutti i quartieri di Man. Protagonisti: il vescovo, con la sua delegazione e le famiglie. «Momenti di emozione e di gioia delle persone visitate, anche per la sorpresa di vedere il vescovo in persona portare un dono senza aspettarsi niente in cambio, come invece succede spesso purtroppo, soprattutto da parte di alcuni politici per “comprare” un voto», scrivono da Man. Un inizio, per arrivare a realizzare un sogno, come ha espresso il Vescovo: «Un progetto di formazione per chi ha responsabilità nella società: politici, amministratori, chi opera nel dialogo interreligioso», per continuare a «vivere la misericordia nella vita sociale». Il servizio di RTI (Radio Televisione Ivoriana) in francese https://www.youtube.com/watch?v=yvsr0KwISTs&feature=player_embedded Maria Chiara De Lorenzo (altro…)