5 Mag 2014 | Chiara Lubich, Spiritualità
“Cosa risponderesti a chi sostiene l’impossibilità di un dialogo vero ed autentico tra culture e religioni diverse?” È la domanda rivolta a Chiara durante un convegno di amici musulmani nel 2002. (altro…)
3 Mag 2014 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Cosa risponderesti a chi sostiene l’impossibilità di un dialogo vero ed autentico tra culture e religioni diverse?” È la domanda rivolta a Chiara durante un convegno di amici musulmani nel 2002. (altro…)
10 Apr 2014 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità

La cittadella di Fontem
«Merita oggi dire qualcosa [della storia] di Fontem in Camerun. Il suo titolo potrebbe proprio essere: “L’hai fatto a me”. È una storia che sembra una favola. In una foresta del Camerun vi era un popolo una volta molto numeroso. Era quasi tutto pagano, ma molto dignitoso, moralmente sano e ricco di valori umani. Un popolo naturalmente cristiano, si direbbe. Si chiamava Bangwa, ma ora era decimato dalle malattie. Il 98% dei bambini infatti, morivano nel primo anno di vita. Non sapendo che fare, quegli africani, con pochi cristiani che erano fra loro, si sono chiesti: “Perché Dio ci ha abbandonato?” E hanno convenuto: “Perché non preghiamo”. Allora, tutti d’accordo, hanno deciso: “Preghiamo per un anno; chissà che Dio non si ricordi di noi!” Hanno pregato, giorno per giorno, avendo in mente quest’unico pensiero: “Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà aperto”(Mt 7,7). E hanno pregato tutto l’anno. Alla fine vedono però che non è successo niente. 
Fontem, 19 gennaio 1969. Chiara durante la messa dell’inaugurazione dell’ospedale “Maria Salute dell’Africa”
Senza sgomentarsi i pochi cristiani dicono al popolo: “Dio non ci ha esauditi perché non abbiamo pregato abbastanza. Preghiamo un altro anno intero!” Pregano, quindi, un altro anno, tutto l’anno. Passa il secondo anno e non succede nulla. Allora si radunano e si chiedono: “Perché Dio ci ha abbandonati? Perché le nostre preghiere non valgono davanti a Dio. Noi siamo troppo cattivi. Facciamo una colletta, una raccolta di soldi, mandiamoli al Vescovo, che faccia pregare una tribù più degna, affinché Dio abbia pietà di noi”. Il Vescovo si commuove, comincia a interessarsi e va da loro e promette un ospedale, però passano tre anni e l’ospedale non c’è. A un dato punto arrivano dei focolarini medici. E il popolo dei Bangwa vi vede la risposta di Dio. I focolarini vengono chiamati ‘gli uomini di Dio’. Essi capiscono che in questo luogo non vale parlare. Non si può dire in quelle circostanze: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi” (Gc 2,16). Occorre rimboccarsi le maniche e operare. E iniziano un dispensario fra disagi inenarrabili. Mi ci sono recata anch’io tre anni dopo. Quella grande massa di persone radunate in una vasta spianata davanti all’abitazione del loro re, il Fon, mi è apparsa talmente unita, e talmente ansiosa di elevazione, che mi è sembrato un popolo preparato già da tempo da Maria per il cristianesimo nella sua forma più integrale e genuina. A quell’epoca il villaggio era già irriconoscibile. Non solo per le strade e le case che erano sorte, ma anche per la gente. Già l’opera precedente dei missionari, che solo raramente potevano visitare la zona, aveva posto delle basi ben solide. Già piccoli nuclei di cristiani erano nati qua e là, come un seme in attesa di svilupparsi. Ma ora il movimento verso il cristianesimo aveva assunto le proporzioni di una valanga. Ogni mese centinaia erano i battesimi di adulti che i nostri sacerdoti, pur rigorosi nella selezione, dovevano amministrare. Un ispettore governativo, che aveva fatto un giro nella regione per visitare le scuole elementari, alla fine ha voluto dichiarare: “Tutto il popolo è fortemente orientato al cristianesimo perché ha visto come lo vivono concretamente i focolarini”. E occorre dire che l’opera di evangelizzazione svolta dai focolarini in quei tre anni era stata quasi solamente un fatto di testimonianza. C’era stato tanto da lavorare, anzi quasi solo da lavorare, e nelle condizioni più difficili: per mancanza di mezzi adeguati, di capacità delle maestranze locali, e per difficoltà di strade e di rifornimenti. Niente riunioni quindi, niente grandi giornate, niente discorsi pubblici. Solo qualche colloquio personale in incontri occasionali. Eppure, ogni domenica il capannone-chiesa si era andato sempre più riempiendo di gente. Assieme al gruppo dei già cristiani, ogni volta cresceva il numero degli animisti che volevano avvicinarsi al cristianesimo. La chiesa straripava ed era più la folla che assisteva dal di fuori che quella stipatissima all’interno. Migliaia di persone ascoltavano la Messa, molte centinaia facevano la Comunione. 
1974 – L’inaugurazione della Chiesa con la presenza
del Fon di Fontem
Quella di Fontem per noi è stata una esperienza unica. Ci è sembrato di rivivere lo sviluppo della Chiesa nei primi tempi, quando il cristianesimo veniva accettato da tutti nella sua integralità, senza limitazioni e compromessi. E l’esperienza di Fontem già incominciava ad interessare altre comunità africane, come quelle della Guinea, del Ruanda, dell’Uganda e di Kinshasa nello Zaire[1]. Cosicché Fontem sempre più acquistava la sua funzione di centro pilota per l’onda di un’evangelizzazione caratteristica. Ora Fontem è un paese già grande, con tutto quanto di essenziale esso comporta. Ed è anche parrocchia. I focolarini sono stati creduti, perché hanno fatto a Gesù ciò che hanno fatto ai Bangwa, donando anzitutto la testimonianza dell’amore tra di loro e poi verso tutto il popolo».
Chiara Lubich
Stralcio di una conversazione al congresso del Movimento dei religiosi – Castel Gandolfo, 19 aprile 1995
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[1] Attuale Repubblica Democratica del Congo. (altro…)
10 Apr 2014 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Da destra: Fon Njifua Lukas (Fontem) , Chiara Lubich, Fon Njiendem Joseph (Fonjumetaw)
«Il 2 aprile scorso, verso le 10 del mattino, il Fon di Fontem, Njifua Lukas, ci ha improvvisamente lasciati. Al primo malore, è stato subito portato in ospedale, ma è deceduto durante il tragitto». Ce ne danno notizia da Fontem (Camerun), Winnie Nwafor e Frantisek Slavicek, responsabili dei Focolari sul posto. Come non ricordare lo storico incontro tra il Fon Lukas – che ha raccolto l’eredità del padre, Fon Defang – e Chiara Lubich nel maggio 2000 quando nella spianata del Palazzo Reale di Azi – di fronte all’ampio anfiteatro naturale gremito dalle delegazioni del popolo Bangwa – il Fon Lukas conferisce a Chiara il titolo di Mafua Ndem = “Regina mandata dal Cielo” che la onora come membro privilegiato del suo popolo. E Chiara risponde tracciando la storia comune che ha unito i focolarini e i Bangwa fin dal 1964 e coinvolge tutti a sancire un “patto di amore vicendevole forte e vincolante” nel quale impegnarsi, dice: “ad essere sempre nella piena pace tra noi e a ricomporla ogni volta che si fosse incrinata”. È un patto che successivamente Chiara invita il Fon Lukas a stringere anche con il Fon di Fonjumetaw perché sia “il punto di partenza per trascinare altri popoli ad unirsi in questo spirito”. Nasce da lì il progetto della Nuova Evangelizzazione, affidato in prima persona ai due Fon “gemelli”, come erano stati chiamati in quell’occasione. Da quel momento è iniziata una fitta corrispondenza tra Chiara e il Fon, che la teneva informata di ogni incontro e degli sviluppi ed effetti che questo progetto stava avendo su tutto il popolo. Il Fon Lukas si trovava a Yaoundé, capitale del Camerun, dove da alcuni mesi svolgeva il suo lavoro a servizio dello Stato, come senatore. «La notizia è stata accolta con profonda sorpresa e dolore da tutta la popolazione – scrivono ancora da Fontem – .Tutti si sono diretti con qualsiasi mezzo (macchine, motorini, a piedi) verso il Palazzo Reale di Azi, dove il Fon è arrivato nella notte tra le 3 e 4 del mattino per essere sepolto secondo il rito tradizionale. Nei giorni successivi, molti membri della comunità del Focolare si sono avvicendati al palazzo, per confortare la famiglia». Anche la presidente Maria Voce ha fatto pervenire a Fontem la più sincera vicinanza e la preghiera sua e di tutto il Movimento dei Focolari per l’improvvisa partenza del “caro amico e fratello”, il Fon Njifua Lukas. 
Fon Lukas Njifua (3° da destra) con Maria Voce e Giancarlo Faletti nel 2009
Nel 2001 gli era stato conferito il “Premio Luminosa” e nel suo discorso alla cittadella nei pressi di New York ha detto tra l’altro: «La Nuova Evangelizzazione lanciata da Chiara Lubich nel 2000 ha preso sempre più piede in Fontem. I frutti sono così tanti che preghiamo Dio che sia possibile per il mondo intero condividere con noi questa esperienza». Nel marzo 2008, alla notizia della morte di Chiara Lubich, è subito partito per Roma, ottenendo il visto a tempo di record, insieme al Fon di Fonjumetaw, ed è stato uno dei principali animatori nella preparazione del “cry die” di Mafua Ndem Chiara del gennaio 2009, grandissima celebrazione voluta all’unanimità da tutta la popolazione Bangwa. «Siamo grati a lui – concludono Winni e Frantisek – per aver accompagnato e sostenuto il lavoro del Movimento dei Focolari a Fontem, per aver accolto quanti sono arrivati nella cittadella durante il suo Regno (e sono moltissimi!!) come membri della famiglia di Chiara, non importa da quale parte venissero. Le porte del Palazzo erano sempre aperte per noi. Siamo sicuri che continuerà ad intercedere perché l’amore regni tra il suo popolo e perché, come Chiara disse nel 2000, “ anche nel futuro la vocazione di Fontem sia quella della ‘città sul monte’, perché tutti la possano vedere, ammirare ed imitare”». Una sua testimonianza: http://vimeo.com/91699633 (altro…)
21 Mar 2014 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Mentre siamo nell’oscurità e qualcuno ci porta una luce, non ci si chiede se costui è uomo o donna, giovane o anziano”, così con Chiara che “ci parlerà della luce che ha scoperto”. Sono diventate celebri le parole pronunciate dal Gran Maestro Buddista Ajahn Thong nel 1997 in Thailandia, durante la visita di Chiara Lubich in un monastero, su suo invito. Non solo un ricordo, quello di oggi, ma un passo per lanciarsi verso il futuro, radicato nell’esperienza aperta da Chiara Lubich, ma vissuta da molti al di là delle diversità di ciascuno. “Ci siamo incontrati in diverse parti del mondo, scoprendo che possiamo diventare fratelli. Insieme siamo chiamati a continuare su questa strada e renderla realtà nel quotidiano. Una testimonianza corale, una polifonia, conferma di una scelta e impegno comune” – afferma Roberto Catalano, corresponsabile del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari. E nel dirlo ha di fronte, tra la platea delle 500 persone radunate, i 250 che hanno partecipato ai 3 giorni precedenti di convegno interreligioso a Castel Gandolfo. Tra loro, una rappresentanza di 20 persone di 8 religioni aveva incontrato Papa Francesco prima dell’udienza generale del 19 marzo: “Una figura paterna che aumentava la fratellanza fra noi”, ha commentato la teologa musulmana iraniana Shahrzad Houshmand, che ha consegnato al Papa una lettera a nome dei musulmani riuniti nel convegno organizzato dai Focolari, in cui si esprime “il profondo amore e rispetto per la Sua persona e per la mano tesa più volte verso i musulmani nel mondo”. Kala Acharya, indù, docente a Mumbai, riferisce di aver accolto con gioia l’invito del Papa a camminare senza fermarsi: “Anche per noi la gioia di camminare è più importante di quella dell’arrivare a destinazione”. A tutti poi il Papa ha chiesto: “Pregate per me”.
Arricchiti da questo momento, il convegno interreligioso ha aperto le porte per un pomeriggio pubblico. La sede scelta è la Pontificia Università Urbaniana, un’accademia caratterizzata dall’attenzione particolare alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali. Il titolo è “Chiara e le religioni”, ma si potrebbe parlare anche di Chiara e i credenti di diversi cammini religiosi. “Fra le sue grandi capacità quella che forse più di altre ha parlato al nostro mondo è stata il ‘saper dialogare’” – ha affermato la presidente dei Focolari Maria Voce. “Aveva intuito, Chiara, che la strada dell’umanità poteva essere diversa, indirizzata alla pace, ma a condizione di un cambio radicale di mentalità” perché l’altro “non solo non è una minaccia, ma è un dono”. Quale il suo segreto? Maria Voce lo spiega così. “L’amore, che lei, cristiana, ha scoperto nel Vangelo e in Gesù, ma di cui ha trovato la presenza anche nelle altre fedi e culture”. Una proposta che trasforma così un “potenziale scontro di civiltà in un vero incontro di uomini e donne di culture e religioni diverse”. Riflessioni sull’impatto del carisma di Chiara sul dialogo sono quelle proposte dal Card. Arinze, già Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e che ha conosciuto personalmente Chiara Lubich: “I Focolarini e focolarine sono un popolo in cammino, in comunione, in movimento. Vanno nella periferia: escono, incontrano, dialogano, ascoltano e collaborano”.
E, infine, una serie di testimonianze dal mondo musulmano, buddista, indù e dal mondo ebraico, mostra un poliedro dalle mille sfaccettature: il dott. Waichiro Izumita, giapponese, buddista della Risho Kosei Kai; il monaco tailandese Phra Thongrattana Thavorn, che ama farsi chiamare col nome che affettuosamente gli ha dato Chiara: Luce Ardente. Racconta del suo primo incontro faccia a faccia con Chiara: “Fui travolto dalla sua persona, dai suoi occhi, la sua semplicità, la premura, il rispetto per quello che sono, l’ascolto profondo, dall’atmosfera indicibile… Mi parlò della sua vita cristiana, del carisma dell’unità… mi sento anche io un figlio suo, oltre che per la luce che ho ricevuto, per la passione di diffondere la luce dell’unità fra tutti”. C’è il rabbino David Rosen, di Gerusalemme: “il comandamento di amare Dio ci richiede di seguire l’esempio di Abramo: fare in modo che Dio venga amato anche dagli altri. Questo lo vediamo nel Movimento dei Focolari”. Parlano poi l’Imam Ronald Shaheed, della Moschea di Milwaukee, tra i più stretti collaboratori dell’Imam W.D. Mohammed e Ahmer Al-Hafi, docente di religioni comparate in Giordania: “Chiara mi ha aiutato a capire il Corano in tutti i suoi sensi più profondi. Ho capito da Chiara che l’amore è l’essenza di Dio, e che la religione dell’amore è una”. E Vinu Aram, indù, presidente onoraria di Religioni per la pace, racconta di aver conosciuto Chiara da ragazzina, perché “amica dei suoi genitori”, e di averne scoperto da grande il messaggio, da cui si sente costantemente ispirata, nel cammino per “costruire un mondo unito, un mondo dove ciascuno possa sentirsi a casa”.

(C) CSC Media
“Dialogo e profezia” di Chiara Lubich che continuano. Aveva un sogno Chiara? Chiede una giornalista a Maria Voce, che risponde: “Il suo sogno l’ha confidato una volta: voleva portare a Dio il mondo tra le braccia. Noi cerchiamo di essere le sue braccia per aiutarla a portare questo mondo a Dio, tutto unito”. Guarda i video del convegno su Vimeo Leggi anche: Incontro su Chiara Lubich e le religioni: testimonianze a sei anni dalla scomparsa (Radio Vaticana) Il metodo del dialogo secondo Chiara (Osservatore Romano) Il Papa e le religioni: importante è camminare non fermarsi mai (Avvenire) Le religioni e la promessa di essere unite nella famiglia umana (Vatican Insider) Religioni, guerra e pace (Città Nuova online) Il Papa e le religioni (Avvenire) Fermarsi sarebbe un grave errore (Città Nuova online) 250 membri di diverse religioni in dialogo a Castel Gandolfo (Radio Vaticana)
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