26 Mag 2014 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Ut unum sint”, che tutti siano una cosa sola: questo il motto del pellegrinaggio di Francesco in Terra Santa, per ribadire l’impegno a “camminare insieme verso l’unità” dei cristiani, cercando pure “un autentico dialogo con l’Ebraismo, l’Islam e le altre tradizioni religiose” [dalla dichiarazione comune firmata da Papa Francesco e dal Patriarca Bartolomeo]. Se, infatti, il centro del viaggio era l’incontro al Santo Sepolcro con il patriarca greco ortodosso di Costantinapoli Bartolomeo ed i responsabili delle Chiese di Gerusalemme, per rinnovare l’unità espressa da papa Paolo VI e il patriarca Atenagora 50 anni fa a Gerusalemme, la presenza del Papa in Terra Santa ha avuto senza dubbio un risvolto forte nel dialogo tra le religioni e una spinta nel cammino della pace. Lo testimoniano le attese del rabbino David Rosen, direttore internazionale degli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee. Intervistato da Paolo Lòriga, inviato di Città Nuova, nella sua casa a Gerusalemme, dichiara che “la maggioranza degli ebrei e dei rabbini valuta questa visita in maniera molto positiva”, e che la presenza di Francesco “può produrre un profondo positivo impatto nella coscienza ebraica e nella concezione dei cristiani”. Rosen è uno dei 400 firmatari – tra rabbini e personalità ebraiche -di un messaggio di benvenuto al Papa, un gesto non solo di cortesia, ma segno della “riscoperta della fraternità tra ebrei e cattolici. Sono sicuro – aggiunge – che la visita sarà un evento meraviglioso, un’occasione di festa e di gioia”.
E lo testimonia il grido di esultanza al termine dell’invito di Papa Francesco a Peres e Abbas: “Invito il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il presidente israeliano Simon Peres ad elevare insieme con me un’intensa preghiera, invocando da Dio il dono della pace”. Il Papa parla da Betlemme, il 25 maggio, dopo la messa celebrata nella Piazza della Mangiatoia. “Offro la mia casa in Vaticano per ospitare quest’incontro di preghiera”. «Una sorpresa per tutti noi», dichiara mons. William Shomali, vicario per la Palestina del patriarca cattolico latino, grande tessitore di rapporti, dato che i tentativi di arrivare ad una preghiera comune durante la visita non erano andati a buon fine. Tana Imseeh viene da Ramallah e lavora al ministero del Welfare: “Abbiamo ascoltato un annuncio storico che, sono sicura, porterà frutti di pace”, dichiara all’inviato.
Il Papa era arrivato a Betlemme dalla Giordania, dove è stato accolto calorosamente dal Re Abdallah II. Lì il Papa si è recato nel luogo del battesimo di Gesù, incontrando 600 persone, tra i rifugiati siriani, giovani feriti e disabili. Una volta in Palestina, sfidando il protocollo, ha rivolto alle autorità palestinesi l’auspicio che “le spade si trasformino in aratri e questa terra possa tornare a fiorire nella prosperità e nella concordia”. Con forza ha sostenuto che “è ora di porre fine a questa situazione di conflitto sempre più inaccettabile”, indicando che “è giunto il momento per tutti di avere il coraggio della pace”. Nel percorso verso la Piazza della Mangiatoia si passa vicino al muro che divide Betlemme da Israele, il Papa chiede di fermare la jeep per avvicinarsi al muro: vi ha sostato davanti raccogliendosi in preghiera per qualche minuto. Poi è avanzato sino a poggiarvi la fronte, a condividere fisicamente la sofferenza di un popolo. La sosta non era prevista dal programma, ma papa Francesco confida: «È difficile costruire la pace, ma vivere senza pace è un tormento». Sito del Vaticano: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/travels/2014/outside/documents/papa-francesco-terra-santa-2014.html Sito ufficiale della visita in Terra Santa: http://popefrancisholyland2014.lpj.org/ Sito ufficiale della visita in Giordania: http://popevisit.jo/ Leggi anche: Un testimone dell’incontro tra Paolo VI e Athenagoras – Fonte Città Nuova online Giordania – Francesco elogia cristiani e musulmani – Fonte Città Nuova online (altro…)
24 Mag 2014 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Il dialogo può portare ad una azione benefica congiunta, sostiene Re Abdallah II di Giordania. Queste semplici ma incisive parole riflettono la grande statura umana e spirituale del sovrano e dell’intera famiglia hashemita. Lui davvero ci crede nel dialogo e non sta misurando sforzi per metterlo in pratica in questa parte del globo che da decenni ormai di sfide ne ha tante e dove non è per niente scontato mantenere alta la bandiera della convivenza pacifica e della tolleranza.
Accogliere papa Francesco è un’ulteriore dimostrazione concreta di chi vuole allacciare rapporti o rinforzarli, di chi vuole decisamente lavorare insieme per la concordia e la pace. Ed è impressionante quanto questo piccolo Stato, a stragrande maggioranza musulmana, sta adoperandosi perché la più alta personalità cattolica possa sentirsi a casa. Nelle vie di Amman da giorni si possono notare megaposters con i volti sorridenti di Francesco e Abdallah II che si stringono la mano. Accanto un espressivo “maan” che vuol dire “insieme”. Il Nunzio Apostolico, mons. Giorgio Lingua, alcuni giorni fa ci confermava entusiasta che si sente che la famiglia reale fa tutto con calore, col cuore. Possiamo sottolineare che non c’è niente di artificiale, ma è ovvio che il Paese ne guadagnerà sia in visibilità sia economicamente, se solo pensiamo alla maggiore promozione del turismo. Ma questo vuol dire intelligenza e non falsità. Papa Francesco non poteva fare a meno di cominciare qua il suo pellegrinaggio in Terra Santa! Così avevano fatto Paolo VI nel 1964 accolto dall’allora giovane Re Hussein, Giovanni Paolo II nel 2000, Benedetto XVI nel 2009, entrambi accolti invece da Re Abdallah II. Certo non sono giorni rosei in questa regione ormai segnata dall’instabilità. Il conflitto nella vicina Siria è una scossa per i paesi limitrofi in tutti i sensi. Basta pensare al milione e passa di profughi siriani, oppure le migliaia di iracheni che negli ultimi anni hanno trovato qui un rifugio sicuro. Ma accogliere tutta questa gente in un paese che è tra quelli che più soffrono per la scarsità di acqua ci dà un’idea dell’animo generoso dei giordani. Senza parlare del lavoro già scarso per i nativi, figuriamoci adesso con la popolazione che è incrementata, secondo le stime, almeno del 30% in soli 2 anni.

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La chiesa locale da alcuni mesi cura nei minimi particolari il programma del Papa del sabato 24 Maggio. Dopo l’arrivo all’aeroporto, la celebrazione della messa nello Stadio di Amman e in seguito il pellegrinaggio di papa Bergoglio sulle rive del Giordano, luogo del battesimo di Gesù. Lì è atteso l’incontro con alcune decine di persone diversamente abili, volontari, rifugiati. La domenica mattina il Papa lascia il Paese per continuare il pellegrinaggio a Gerusalemme. All’aeroporto abbiamo visto una anziana che arrivava da Baghdad, insieme a tanti altri cristiani che accorrono dai paesi vicini. Quella signora aveva difficoltà a camminare, una salute non proprio vigorosa, condizioni sufficienti per fare a meno di un viaggio così impegnativo. Invece trasmetteva una fede enorme, come di chi sente l’importanza di rimettere la propria vita, il proprio popolo, il futuro di questa regione ai piedi del vicario di Cristo, il solo che può infondere nuova speranza in giorni migliori di convivenza pacifica fra tutti». Fonte: Movimento dei Focolari in Giordania Leggi anche: Francesco elogia cristiani e musulmani Un’occasione per gli ebrei di conoscere i cattolici oggi (altro…)
21 Mag 2014 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Focolari e Rissho Kosei Kai: un ponte che continua a reggere felicemente, gettato anni orsono dai rispettivi fondatori, Chiara Lubich e Nikkyo Niwano. Sin dall’inizio degli anni ‘80, infatti hanno avviato, a partire da una semplice amicizia personale, un cammino di iniziative comuni tra i due movimenti religiosi, quello cristiano dei Focolari e quello buddhista della Risho Kosei Kai (RKK). Il 3 il 4 maggio scorsi, infatti, una delegazione di sette giovani del Movimento dei Focolari provenienti da tutto il mondo ha partecipato a Tokyo al Simposio dei giovani buddhisti e cristiani promosso dai due Movimenti, sul tema «Conserviamo la nostra fede nella vita quotidiana e ne trasmettiamo la gioia». Un viaggio – esteso dal 30 aprile all’8 maggio – che non è stato soltanto un semplice assistere ad una conferenza: «Il programma lo abbiamo preparato assieme alla RKK e ai Focolari del Giappone di cui siamo poi stati ospiti – spiegano i partecipanti -, e abbiamo vissuto la preparazione e il viaggio stesso come un’occasione per conoscere più in profondità la storia dell’amicizia con la RKK e consolidarla. Un piccolo passo nel dialogo con i nostri amici buddhisti, ma importante nel più grande ambito del dialogo interreligioso». Né ci sono stati momenti di scambio soltanto nell’ambito del Simposio: il 2 maggio la delegazione internazionale dei giovani ha trascorso una giornata con gli studenti del Seminario di Gakurin e incontrato il preside della scuola, mentre il 6 maggio è stata la volta della comunità dei Focolari di Tokyo, della quale fanno parte anche alcuni buddhisti, con momenti di dialogo ed esperienze.
Conoscere un Paese, poi, significa anche avvicinarsi alla sua storia e alla sua cultura: così il 5 maggio il gruppo ha visitato la capitale, e il 7 il santuario di Enoshima Hase-dera. Per quanto riguarda il Simposio, i partecipanti hanno ripercorso la storia dell’amicizia fra la RKK – che conta sei milioni di aderenti, risultando così il secondo movimento buddhista per consistenza numerica – e Focolari, presentati a turno dalle due parti; si sono poi succeduti gli interventi sul tema scelto per il confronto, accompagnati dalle esperienze dei giovani dei Focolari e della RKK, nonché vari momenti di dialogo e workshop. Nel secondo giorno di Simposio i giovani hanno portato i loro saluti all’attuale presidente della RKK, Nichiko Niwano, intervenuto assieme alla moglie per il memorial day (la ricorrenza della morte del fondatore, celebrata il 4 di ogni mese). Numerose le testimonianze lasciate dai giovani di entrambi i Movimenti alla fine del Simposio: «È nata una nuova collaborazione: vogliamo andare avanti insieme – ha affermato una ragazza giapponese -. È un giorno storico, e fra dieci anni sarò orgogliosa di dire: anch’io c’ero!». «Abbiamo trovato una famiglia», hanno concluso altri. «Siamo tornati con in cuore una grande gratitudine a Chiara e una grande passione per il dialogo interreligioso – hanno detto i giovani dei Focolari al rientro nei rispettivi Paesi -, che abbiamo riscoperto essere una strada importantissima nella nostra corsa verso il Mondo Unito». (altro…)
19 Mag 2014 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Finalmente riusciamo a farci vivi, prima di tutto per ringraziare tutti per le preghiere che ci sostengono in questo momento critico del nostro Paese». Comincia così la lettera di Friederike e George, della comunità dei Focolari in Nigeria, arrivata a pochi giorni dal precipitare degli eventi nel loro Paese. «Le due bombe esplose ad Abuja – in un posto molto popolato dal quale anche tanti di noi devono passare ogni giorno – e il rapimento delle studentesse a Borno, hanno portato una nuova onda di dolore e di disperazione nel popolo nigeriano. Le reazioni della popolazione sono varie: paura, rassegnazione, rabbia, vendetta…». Ma la loro testimonianza parla di pace: «Soffriamo con le famiglie delle tante vittime. Cerchiamo di radicarci bene nella vita del momento presente, coscienti che nella fraternità universale sta la via per la Pace». «È stata una ‘coincidenza provvidenziale’ che, in mezzo alla confusione, stesse per cominciare la Settimana Mondo Unito (1-11 maggio)». In questo periodo, annualmente, i Giovani per un Mondo Unito escono allo scoperto con attività pubbliche e visibili per sensibilizzare il maggior numero di persone al tema della pace, della solidarietà. Quest’anno è stato presentato l’Atlante mondiale della Fraternità.
E in Nigeria? «Con i giovani – continuano Friederike e George – insieme ai membri del Movimento dei Focolari sul posto, avevamo programmato varie attività sia ad Onitsha che ad Abuja e Jos. Ma, all’indomani dello scoppio della seconda bomba, ci siamo trovati con la comunità di Abuja e ci siamo chiesti se andare avanti ancora con la preparazione della Settimana Mondo Unito. All’unanimità abbiamo pensato che, ora più che mai, bisognava continuare a vivere per la pace e a dare speranza!» Così, il 4 maggio, al Millenium Park di Abuja, in 80 persone, musulmani e cristiani insieme, si è vissuta una giornata incentrata su “Accoglienza e fraternità”. Uno stop alle ore 12 per il Time Out: un momento di preghiera per la pace. Ad Onitsha, nella stessa settimana, i giovani hanno svolto una giornata di lavoro in un orfanotrofio, un’altra giornata al mercato con pulizia dell’ambiente e un breve programma per convocare tutti alla giornata conclusiva. «Con i membri dei Focolari – scrivono ancora – ci impegniamo con nuova fede nella preghiera del Time Out per la pace; ci siamo organizzati per inviare a tutte le nostre conoscenze, alle ore 11,55, un promemoria via SMS. Ancora, ogni settimana inviamo via SMS a migliaia di persone (prendendo numeri di telefono di vari regioni del Paese), una frase che invita a vivere per la pace. Un modo per dare un contributo alla maturazione dell’opinione pubblica verso una cultura del rispetto dell’altro». (altro…)
14 Mag 2014 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
In Argentina, da quasi 20 anni, si sta portando avanti un fruttuoso dialogo tra persone del Movimento dei Focolari e alcuni fratelli ebrei: si è maturati nella conoscenza gli uni degli altri e, nella reciproca stima, si sono intraprese iniziative congiunte.
Quest’anno, i membri del OJDI (Organizzazione ebraica di dialogo interconfessionale) hanno voluto celebrare la ricorrenza del Séder di Pesaj (celebrazione della Pasqua) – a cui sempre partecipano le persone dei Focolari -, il primo maggio, nella Cittadella “Mariapoli Lia” a 250 Km da Buenos Aires.
Un gruppo di ebrei, arrivato dalla capitale argentina, ed una numerosa rappresentanza di giovani, famiglie ed adulti della Cittadella hanno partecipato con raccoglimento alla celebrazione del rito pasquale ebraico. Le tre ore di liturgia e la cena sono state seguite con attenzione ed entusiasmo, ed alla fine qualcuno ha espresso ad alta voce l’invito ai nostri “fratelli maggiori” di ripetere tutti gli anni questa celebrazione nella Mariapoli, così importante soprattutto per i giovani che si fermano solamente un anno nella Cittadella. Molti di loro hanno scoperto che sono molto di più le cose che ci uniscono che quelle che ci separano, e che “come cristiani è stata una grazia speciale, che ci ha permesso di entrare nella mentalità e nella fede degli ebrei; questo ci sprona a vivere in modo più profondo e radicale la nostra fede cristiana”.
“E’ stata un’esperienza che mi ha colpito profondamente — ha dichiarato uno dei giovani presenti — perché è stato il mio primo incotro con l’ebraismo. dato che nessuno degli ebrei che conosco è praticante. Mentre leggevamo le preghiere e le letture, mi sembrava che le leggi di Dio siano perfettamente traducibili nei valori umani (la solidarietà, il rispetto, la libertà…) che tutti, credenti o non-credenti, possiamo comunque condividere”. Ed una giovane ha aggiunto: “È stato mettere in pratica il dialogo interreligioso e non restare solo nella teoria. Un’esperienza unica: sapere che la fraternità universale è possibile”. (altro…)